| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

1953: Inghilterra-Ungheria 3-6, una partita che fu leggenda

di Sport Historia, 01 Gennaio 2016

Anno del Signore 1953. L’Europa ha cominciato lentamente a ricostruirsi dalle macerie e dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale e lo sport, veicolo d’eccezione in tempi di vacche magre, manda in scena una partita che fu subito leggenda: Inghilterra-Ungheria a Wembley.

 

Gli inglesi, è arcinoto, hanno brevettato il football e presuntuosi quali sono hanno pure sempre avuto l’ardire di considerarsene gli indiscussi maestri. Quindi, ad eccezione di due trionfi olimpici in era giurassica nel 1908 e nel 1912, e la sola, raccapricciante partecipazione mondiale nel 195o in Brasile conclusa con l’ignobile debacle con gli Stati Uniti, hanno sempre snobbato il resto del pianeta calcistico. L’orgoglio britannico è in parte ferito ma indubbiamente smisurato, ed allora quale migliore occasione per dimostrare al mondo che l’Inghilterra è ancora capace di insegnare football affrontando la squadra d’oro che in quegli anni esporta ovunque un magnifico calcio totale?

 

Il 25 novembre, in uno Stadio di Wembley stracolmo di 105.000 spettatori, Inghilterra e Ungheria si affrontano ma non è una sfida ad armi pari, è un’esecuzione. Hidegkuti l’universale, Puskas il fuoriclasse, Kocsis il bomber, Czibor il tornante… troppa grazia al cospetto di campioni come Sir Stanley Matthews, Alf Ramsey che da allenatore si prenderà una rivincita nel Mondiale casalingo del 1966, Mortensen che segnò all’Italia da fondocampo, il capitano Bill Wright. Ma il modulo proposto da Winterbottom, l’obsoleto WM – comunemente detto sistema -, rivela ben presto le sue crepe tecnico-tattiche, travolto dalla sinfonia danubiana che ha le stimmate dell’opera paradisiaca. Un minuto di gioco e Hdegkuti già sblocca il punteggio, Sewell al 13’pareggia ma l’equilibrio è effimero: nel breve volgere di sette minuti ancora Hidegkuti e una doppietta dell’imprendibile Puskas, tra i più grandi di sempre, dilatano il parziale, 4-1 ungherese. Mortensen accorcia prima dell’intervallo, il copione nel secondo tempo non cambia, con i magiari padroni del campo ed ancora a bersaglio con Hidegkuti che fa tripletta personale e Bozsik. Il 3-6 finale porta la firma di Ramsey che trasforma un calcio di rigore.

 

Gli inglesi, battuti per la prima volta nella storia sul proprio terreno, si leccheranno ferite ancor più amare esattamente sei mesi dopo, quando nella rivincita a Budapest ne prenderanno addirittura sette e si vedranno costretti a cambiare atteggiamento nei confronti del calcio mondiale: quel 25 novembre 1953, la partita del secolo divenne la partita della svolta. Sì, perché negli anni a venire i sudditi di Sua Maestà torneranno a governare il gioco della palla.

 

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