| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

04.

Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte

di Ciro Ruotolo

Risultato finale 0-5.

Ventidue reti subite, zero segnate.

Ultimi in classifica.

Un solo punto.

Fischi, imprecazioni, grida sguaiate.

Applausi, sorrisi, urla felici.

Gli eterni sconfitti e i vincitori del momento si mescolano, i colori in campo si confondono, i commenti rabbiosi e quelli appagati si fondono in una troppo stonata melodia domenicale.

Una Melodia Domenicale Troppo Stonata.

I minuti passano.

Una stonata melodia domenicale.

Gli spalti si svuotano.

Una stonata melodia.

Ma Severin è lì, ancora seduto, gomiti sulle ginocchia, mento sulle mani giunte, l'ennesima brutta partita, l'ottava gara da dimenticare, eppure c'è qualcosa di bello, di estasiante, di poetico.

Il campo vuoto, l'odore dell'erba, l'aria di rigore, la porta con la sua rete e il suo specchio. Quello specchio, a volte Stregato, che se rotto non ti condanna a sette anni di Disgrazia, ma ti regala momenti felici, di pura e semplice gioia genuina.

Goal!

Il centrocampo è deserto, la tribuna è vuota, ma Severin è sempre lì, si gode il momento.

Il rettangolo di gioco abbandonato è una pellicola, lucida e piena di ricordi, al servizio della sua Fantasia.

Vecchie facce conosciute, delusioni e grandi imprese.

Il Momento.

Da spettatore a protagonista assoluto, è in campo.

Melodia.

Corre veloce, ma è fermo.

Tocca il pallone anche se non ne sfiora uno da anni. Ci gioca, ci scherza, ci parla, eppure sembrano secoli che non ne ha uno tutto per sé.

Immaginazione e passato si combinano nella sua testa, si rincorrono e si legano nella sua mente alla sua mente, impotenti gli occhi possono solo assecondare il Volere della Sua Memoria.

L'Erba non è più sola, c'è di nuovo una palla e ventidue anime a contendersela.

S'inganna, è in campo, i suoi piedi, immobili, freneticamente prendono a correre in compagnia delle sue gambe e poi delle sue braccia e finalmente appare.

Dalla tribuna spettatore di se stesso, è sfuocato ma felice, sorride soddisfatto, è in campo.

Uno dei ventidue.

La spalla, sì!, la spalla! Lo vede benissimo, lo sente, qualcuno cerca di fermare la sua corsa, un braccio, una mano, qualcuno lo trattiene per una spalla, è fallo! Ma perché l'arbitro non fischia?, è fallo! Possibile che nessuno se ne rende conto?

Possibile.

Sono soli.

"Ué, ma mi ascoltate o no? Eh, io qua devo pulire e che vogliamo fare mezzanotte? Ué, sveglia!"

Erba, solo erba, reti bianche e porte nuovamente abbandonate.

Quest'odioso barista. Non gli bastava parlarmi!

"Non le bastava?"

"Come? Come scusate?"

"Niente, lasci stare."

Si alza.

"Eeeh, e che state così nervoso per la partita? Ma non vi preoccupate, quella la squadra è buona, ci vogliono solo un buon allenatore e un paio di rinforzi e poi vedete come tutto si sistema!"

"Sì, come dice lei, io la saluto, ho degli impegni e non posso star qui a perder tempo."

"Come dite voi! Allora alla prossima, statemi bene!"

Severin si allontana e gli occhi di Carmine con Lui.

Incuriositi, lo Seguono, Ancora.

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L'immagine di testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.