| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

08.

Vecchie Conoscenze

di Ciro Ruotolo

Dentro.

Finalmente anche i ragazzi della Virtus scesero in campo per il riscaldamento. Mister Mautone li attendeva da qualche minuto, passeggiando nervoso, sull'erbetta fresca di taglio. La sua espressione non raccontava nulla di buono. Come la sua squadra, appariva demotivato e sfiduciato, camminava su e giù, ingobbito dal peso delle sette sconfitte consecutive e dei ventidue goal subiti.

Su con quella schiena! Non puoi lasciarti schiacciare così, tu devi essere l'esempio, dannazione!

Severin e Carmine erano seduti fianco a fianco, accomodati al primo gradino della tribuna e in uno scambio di battute assolutamente mentale e inconsapevole, alle considerazioni del primo, seguì il pensiero del tuttofare, puntale e automatico: 'questo se ne deve andare, cu chist' in panchin' nun jamm' a nisciuna part, facimm' sul' figur' e...

"Ma chi ha scelto quest'allenatore per la squadra? E chi è?".

...Merd'

Carmine sospirò e aspettò qualche secondo prima di rispondere. La domanda di Severin meritava tutta la sua attenzione e, cosa più importante, necessitava di una risposta precisa, ma ben articolata, esauriente!

"Eh, Sevè, l'ha scelto direttamente il presidentissimo, uno ca nun' capisc' niente e pallon', che mette solo i soldi, ma che doveva fare un piacere a un vecchio amico.

Sevè stu Moreno Mautone è nu pacc' raccomandat', fin'e mmo ha allenato quattro squadre, prima della Virtus, tre retrocessioni e un esonero! Questo se ne deve andare Sevè! Questo ci fa retrocedere!"

Le parole di Carmine lasciarono le sue labbra come un fiume in piena, una cascata di lettere che sotto una pioggia battente non lasciava scampo. Il suo tono, caratteristico come sempre, era freddo, quasi cinico, ma anche caldo, pienamente partecipe e appassionato.

"Immaginavo stessero così le cose, ma dopo sette sconfitte consecutive nelle prime otto giornate e i ventidue goal incassati, il presidentissimo, come hai detto tu, non ha ancora capito l'enorme errore che ha commesso? Voglio dire: che aria tira? I tifosi sono stufi e questo è chiaro, evidente, ma a livello socetario? E la squadra?

Mi hai detto che praticamente la tua vita la passi qui, al campo, i ragazzi come stanno vivendo questa situazione?"

"Allora Sevè, la prima cosa che devi sapere è che qua tutti se ne fottono. Per il presidente la Virtus è solo un passatempo, mantiene la squadra solo perchè così può dire agli amici che lui ha una squadra di pallone. Della società non ne parliamo proprio, so sei di loro che non si capisce che fanno, dove vanno, quali sono i loro compiti. Solo uno si salva, il direttore, Salvatore Esposito. Eeehh, ne abbiamo fatti di campionati insieme, noi due, e pure questa squadra, l'abbiamo costruita insieme quest'estate, tutti quanti i tesserati li abbiamo seguiti io e lui, qualcuno l'ho portato io, e qualcun l'ha portato lui.

E mo t' ric' na cosa Sevè, a squadr' verament' è bon, ci stanno un paio di loro che sono di categoria superiore, qualche ragazzino interessante, tre o quattro che conoscono bene l'ambiente e poi c'sta 'o capitan' Sevè! 'O capitan'! Peppino, l'ho visto crescere, mo è n'omm', quello ha giocato anche in Serie B! Ma comm' fai a fa sett' sconfitt', un'aret'a n'at', cu sta squadr'?"

La retorica domanda di Carmine restò, come da copione, senza risposta e il silenzio cominciò a farla da padrone.

Severin prese a seguire con particolare interesse il riscaldamento della Virtus e gli bastarono solo pochi minuti per capire una cosa fondamentale: l'insostenibile leggerezza delle zero reti realizzate, pesava, in modo quasi oltraggioso, sulle spalle di quei ragazzi, più delle ventidue incassate. Dovevano sbloccarsi, quanto prima, ma per farlo avevano bisogno di ripartire, avevano bisogno di essere motivati, incoraggiati, stimolati. Necessitava un cambiamento.

Non c'è più armonia, non c'è complicità, non c'è concentrata spensieratezza. Così non va! Sembra una squadra già retrocessa che sta per giocare la sua ultima partita.

Tu sapresti fare meglio, di questo Mautone? Tuuu! Saresti capace di risollevare le sorti di questa squadretta?

Severin decise di non prestare attenzione alla provocatoria voce che da sempre associava al padre. Cercò di scacciarla, ignorandola.

Ti prego, oh, ti prego, lo sai quanto mi incuriosisci, dimmi, dimmi ciò che pensi veramente? Ti senti migliore di lui? Credi di poter fare un lavoro migliore di quello che sta facendo lui? Tu-uu? Tu-u sei migliore di lui? Sì? Siiiì!? Dimostralo!

"Ma che fine ha fatto il preparatore dei portieri?"

Ecco un buon modo per mettere a tacere l'irritante voce arrogante: chiacchierare, fare conversazione, impegnarsi con un altro essere umano, o anche un animale, o un oggetto!

Ne sei certo?

No! E lo sai bene, ma così almeno riesco a non lasciarmi trascinare da te, in qualche assurdo e fastidioso ragionamento.

Fastidioso? Assurdo? Solo perché ti dico sempre ciò che penso

(pensi)?

Solo perché so sbatterti in faccia la verità e la realtà delle cose, ciò che sei

(sono)

veramente, meglio di chiunque altro?

"Qu-quale preparatore? ....aaah! Sì! Forse parli di Massimo! Quello che si occupava del riscaldamento di Federico prima della partita? Preparatore dei portieri....puahahah..."

Carmine scoppiò a ridere, inaspettatamente e con una genuinità che spiazzò Severin, che non riuscì a contenere la sua sorpresa.

"Ehm, sì, insomma, penso sia lui..."

Carmine continuava a ridere.

"L'ho visto durante il riscaldamento pre-gara, nelle prime tre o quattro partite, adesso non ricordo..poi però..."

Carmine rideva.

"Non l'ho visto più, e quindi ho pensato..."

(Ahahahaha)

Ahahahahahahahahahahah!

L'iniziale sorpresa stava per tramutarsi in fastidiosa irritazione: "Ma che avete da ridere!? NON CAPISCO!"

Carmine tentò di ricomporsi: "Eeeeh, Sevè, che ti prende, ora mi dai addirittura del voi? Tu-uu? Non me l'aspettavo proprio!". E riprese a ridere!

Il tuttofare della Virtus non poteva immaginare il motivo di quella domanda, quasi urlata da Severin. Non poteva immaginare che la voce nella testa del suo nuovo amico aveva cominciato a ridere, sbraitando, in modo sguaiato, tutt'altro che piacevole. Non immaginava che La Voce rideva del Russo. Maliziosamente, senza ritegno. La risata era quella che, facilmente, d'istinto, puoi attribuire a un folletto dispettoso, magari irlandese, magari ubriaco della tua momentanea irritazione.

Severin guardava Carmine, imbambolato, senza parlare, non aveva neanche ascoltato la sua ultima considerazione.

Sparisci. Lasciami in pace.

Di colpo fu silenzio.

"Ecco qua, ora va meglio, mi sto calmando. Scusa Sevè, ma mi è presa così, all'improvviso, per la tua domanda.

Massimo è il nipote del presidente, non è e non era l'allenatore di Federico e Gennarino, è sul' nu scem', che ogni tanto veniva al campo a dare una mano e si occupava lui del riscaldamento dei portieri, ma nun sap' fa nient' e l'hanno messo da parte dopo che tutti si lamentavano del suo comportamento. Iss, Massimo, s' pensav' e esser' un' buon', nu grand' allenator' e nisciun' o suppurtav'"

Ma Severin continuava a fissarlo. Ammutolito.

"Seveeeè? Mic' t'e pigliat' coller'? Mica t' sì offes'?"

Niente. Non c'era. Vagava nella sua testa, totalmente assorto.

"Sevè!

Pacca sulla spalla.

Ritorno.

"Sì Carmine, ho capito, pensavo a quello che mi dicevi e mi sono distratto, ecco tutto. Non scusarti, non ce n'è bisogno, anzi ti chiedo io scusa se ho reagito in quel modo, ma..."

"Eeehh e che sono tutte queste scuse, mica abbiamo ucciso a qualcuno, mo bast'!"

Si guardarono, per qualche secondo, e stavolta scoppiarono a ridere, insieme, quasi fino alle lacrime.

"Io ora devo aprire il bar, che il riscaldamento è quasi finito, e sta arivann' pur' a gent'. Lo sanno tutti che la gente, qua, viene subito dopo mangiato e vann' truann' o' cafè!"

"Oh, certo Carime, tranquillo tranquillo, vai pure, ci vediamo dopo, magari nell'intervallo. Io mi sposto più su, così vedo meglio la partita!"

 

Fischio d'inizio.

La prima frazione di gioco scorre veloce, ma senza particolari sussulti. La maggior parte dei quarantacinque minuti di gioco iniziali si gioca a centrocampo, e le occasioni da rete sono praticamente inesistenti. La Virtus si difende bene, preoccupandosi solo di bloccare sul nascere l'iniziativa avversaria. Un po' come la famosa Penelope che di notte disfaceva la sua trama, i ragazzi di mister Mautone sfilavano le azioni offensive della formazione in trasferta, dimenticando però la lezione della Bella di Itaca: ogni tanto bisognerebbe anche tessere.

Il riposo viene accordato dalla terna arbitrale, dopo il canonico minuto di recupero, e regala a tutti gli spettatori un quarto d'ora per lasciarsi andare a sfrenati e divertenti commenti sullo speccatolo noiso e inconcludente al quale avevano assistito fino al duplice fischio.

Severin, in diverse occasioni, nell'arco del primo tempo, aveva sbadigliato rumorosamente, ma comunque poteva ritenersi contento del fatto che si era ancora sullo 0-0.

La giornata era afosa, la temperatura era decisamente alta per essere una domenica d'ottobre e la gola del Russo cominciò a protestare, urlando il suo bisogno d'acqua.

"Ah! Eccoti! Finalmente!"

Una voce familiare, una voce fin troppo familiare, gradevole e inaspettata, sfiorò le orecchie di Severin, che prontamente decise di individuarne l'origine.

Si alza. Si volta. Sorride: Alessandro.

Il suo coinquilino, con un'agile corsetta si avvicinava a grandi passi, sbracciandosi per attirare l'attenzione dell'amico. Severin ricambiò il goffo saluto e gli andò incontro.

"Guarda guarda chi si vede! Qual buon vento! Come mai questa sorpresa?"

"Oh, ero lì a casa che mi annoiavo, il Napoli ha giocato ieri sera e non avevo nulla da fare, faceva caldo e così mi son detto: 'Perché non fare un salto dal mio caro coinquilino, magari a vedere quanti goal becca oggi la sua adorata squadretta'. Ahahah."

"Mi dispiace deluderti, ma siamo 0-0!"

"Beh, non disperiamo, c'è ancora tutto il secondo tempo!", e accompagnò questa considerazione con un sorriso a suo modo accattivante.

Con simulata disapprovazione Severin propose di andare a prendere qualcosa da bere, ma Alessandro prontamente tirò fuori dal suo zaino una fresca bottiglia d'acqua.

"Ecco, qua! Non c'è nessun bisogno di sprecare i tuoi pochi spiccioli quando qui hai me, che penso a tutto!"

"Oh, ma che bravo ragazzo! Ma andiamo comunuque verso il bar, ti presendo una persona."

"Tu che presenti una persona a me? Chi? Il tuo amichetto immaginario?!"

Sorrisero.

"Vieni, invece di sparar cazzate!"

Carmine era lì, indaffarato a preparare per poi servire profumati caffè ai clienti del piccolo bar dello stadio. Una volta acquietata la ressa, a suon di tintinnanti tazzine, alzò lo sguardo, e distese le labbra in un simpatico sorriso nel vedere Severin avvicinarsi, poi si accorse dell'alta figura slanciata che era in sua compagnia e l'espressione del suo viso cambiò, mutò in modo così repentino che il sorriso si tramutò in una sorta di ghigno.

Alessandro incontrò lo sguardo del tuttofare della Virtus e capì che la persona che l'amico aveva intenzione di presentargli era proprio Carmine Vorzillo.

© 2016 Una Questione di Centimetri. Tutti i diritti riservati. Il sito è interamente ideato e realizzato da Ciro Ruotolo e Mario Bocchetti.

L'immagine di testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.