| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Admira, il gusto di vincere in provincia

di Francesco Cositore, 22 Gennaio 2015

Quando si parla di “squadre provinciali”, in Italia pensiamo sempre a squadre con quattro caratteristiche fisse: peso politico pari a zero, numero di trofei pari a zero, gioco difensivista se non apertamente catenacciaro, sede in un piccolo centro nei pressi di una grande città. Magari non tutte le cosiddette provinciali rispettano tutti e quattro i punti, ma generalmente nel nostro paese questa definizione è sempre calzante. Ma si è sempre saputa una cosa: paese che vai, usanze che trovi. E infatti, se volessimo applicare quanto detto prima al campionato austriaco, cioè al principale torneo calcistico del paese immediatamente sopra di noi, faremmo una figura a dir poco barbina. Se infatti da un lato praticamente tutti sappiamo che Salisburgo (oggi noto, per motivi di sponsorizzazione, come Red Bull Salisburgo), Austria Vienna e Rapid Vienna non sono altro che l’alter ego delle nostre Juve, Milan e Inter – una triade, con due squadre della stessa città -, dall’altro c’è da scommettere che in pochissimi sanno che anche una squadra di nome Admira ha fatto la storia della Fußball-Bundesliga. Se vi sentite come Don Abbondio quando legge il nome di Carneade e non sapete chi sia l’Admira, continuate pure a leggere. Se invece l’avete già sentito nominare, continuate a leggere lo stesso, perché di questa gloria del calcio austriaco si dice sempre poco o nulla.

 

Volete la prova che nessuno ne sa abbastanza? E prova sia! Sapevate che l’Admira ha cambiato due nomi ed è il frutto della fusione di ben cinque (cinque!) squadre diverse? Sicuramente no, dato che dell’ultima fusione, avvenuta nel 2008, non si è saputo proprio nulla al di qua delle Alpi. È dunque giunto il momento di rendere giustizia a questa squadra con sede a Mödling, 20000 anime a 14 km a sud di Vienna. In teoria, una perfetta provinciale, bastarda fin dalle origini: nasce nel 1905 per la fusione tra Burschenschaft Einigkeit e Sportklub Vindobona. Luogo di nascita Jedlesee, quartiere nell’hinterland nord di Vienna: siamo lontani da Mödling e la squadra infatti prende il nome di Admira Wien. La grande storia dei Südstädter inizia però nel 1919, l’anno della prima promozione in massima serie. Siamo alla fine della prima guerra mondiale: un dato non casuale, visto che il periodo d’oro dell’Admira Wien è proprio quello a cavallo tra i due conflitti mondiali. Il primo titolo in assoluto arriva però nel 1927, quando i Nostri si piazzano davanti al Brigittenauer di tre punti, vantando anche l’attaccante più prolifico del torneo (Anton Schall con 27 reti). Ma questo è solo l’inizio di una storia tremendamente avvincente, perché fino all’Anchluss (l’annessione dell’Austria alla Germania nazista) del 1938 l’Admira staziona stabilmente sul podio, classificandosi sempre o al primo o al secondo posto. Insomma, prima che il popolo austriaco finisse nelle mani del suo folle vicino di casa l’Admira era una macchina da guerra: sei campionati, tre coppe nazionali e una finale di Coppa Mitropa, persa nel 1934 per 7-4 (tra andata e ritorno) contro il Bologna. Poi, però, l’interferenza della politica ha spento la stella: Austria unita alla Germania, ma le squadre austriache separate da quelle tedesche. Il nuovo campionato per l’Austria prende il nome di Gauliga Ostmark, ma all’interno del Reich era considerato poco più che un campionato regionale: poco valore ha la vittoria nel 1939, e ancora meno valore hanno le annate successive, in cui la squadra scende lentamente verso la parte medio-bassa della classifica. L’unico evento davvero degno di nota di questo periodo fu la partecipazione alla Gauliga, il campionato tedesco dell’epoca: l’Admira, ammesso in quanto vincitore del suo campionato regionale, si rende protagonista di un ottimo percorso, superando la fase a gironi e arrivando fino alla finale, dove però viene letteralmente disintegrato dallo Schalke 04, che gli rifila un roboante 9-0. Tuttavia, nonostante questa sonora sconfitta, il percorso dell’Admira, alla fine del conflitto mondiale, sarà comunque il miglior risultato di tutto il calcio austriaco “a livello internazionale” durante la guerra.

 

Come noto, nel 1945 la Germania è costretta ad arrendersi, e l’Austria si libera immediatamente dalle grinfie dei tedeschi. Ma intanto all’Admira è stato inferto un colpo mortale: i pochi anni passati in Gauliga Ostmark hanno praticamente devastato i fondi della società, che infatti negli anni ’50 entra in una spirale che porterà il club a fondo. Nel 1960 la squadra totalizza undici punti in ventisei partite, subendo la “bellezza” di settantuno gol! Logica conseguenza di un dato così scandaloso è l’ultimo posto in classifica, e quindi la prima scottante retrocessione della storia. Nel frattempo, ci sono altri cambi di nome: prima la fusione con l’ESV Vienna fa nascere l’ESV Admira Vienna, poi la sponsorizzazione con l’Energieversorgung Niederösterreich dà alla luce l’ESV Admira-NÖ Energie Vienna. Ma, nonostante tutti questi stratagemmi, l’Admira Energie (così lo chiamavano i media in quel periodo) si rivela un bel fuoco di paglia: coppa nazionale nel 1964 e accoppiata campionato-coppa nel 1966. In questi anni i primi passi nelle coppe europee dopo l’esperienza in Coppa Mitropa, ma si tratta di partite sfortunate che conducono sempre ad una rapidissima eliminazione. Ma proprio quando sembra che l’Admira stia ormai per rinascere, ecco di nuovo l’intervento del destino: la partnership con l’azienda energetica viennese salta per uno scandalo che travolge l’azienda, e la squadra si ritrova di nuovo vicina alla bancarotta. Si fa quindi strada l’idea di una nuova fusione: prima con il lanciatissimo Austria Vienna (che rifiuta la proposta), poi con il Wacker Vienna, che invece accetta.

 

Nel 1971 inizia quindi un nuovo capitolo nella storia dell’Admira, che nel frattempo è diventato FC Admira/Wacker Vienna. Ma cosa è a determinare questa fusione? Semplicemente, la situazione disperata per entrambe le società, perché se l’Admira rischia la bancarotta, il Wacker aveva problemi non solo finanziari, ma anche con lo stadio, e inoltre era continuamente soggetto a retrocessioni. Il nuovo sodalizio però non arriva a chissà quali grandi risultati, se non qualche sporadica vittoria nelle coppe europee. Ma i problemi riemergono nel giro di breve tempo, per cui nel 1997 si rende necessaria un’altra fusione, stavolta con il VfB Mödling, squadra stabilmente militante nella seconda serie e responsabile poi dello spostamento della sede del club da Jedlesee al piccolo comune a sud di Vienna. Ma anche dopo l’ennesima fusione i guai non finiscono: nel 2004 il club viene comprato dal businessman iraniano Majid Pishyar, che però aggrava solo la situazione, conducendo la squadra alla retrocessione nel giro di due anni a mezzo e vendendola poi a prezzo stracciato nel 2008 a Richard Trenkwalder, un uomo che sta facendo il bene del club. Riportata la squadra stabilmente nel massimo campionato, il presidente ha fissato per il 2020 l’obiettivo di vincere di nuovo il campionato. In un calcio monopolizzato da tre sole squadre (le due della capitale e il Salisburgo) pare difficile se non impossibile, ma l’Admira ha davvero intenzione di tornare quella grande squadra che un tempo tutta l’Austria ammirava.

 

 

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