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Afro-Napoli United, per dare un calcio al razzismo!

di Antonio Sorrentino, 29 Marzo 2017

"Lo sport è un potenziale strumento di aggregazione e di coesione sociale in grado di creare occasioni di interscambio tra soggetti appartenenti a culture differenti; inoltre è una pratica che permette di intervenire in contesti dove i processi di sviluppo sono ostacolati o rallentati da condizioni socio-economiche difficili. In questo scenario, il campo di calcio, spazio sociale per eccellenza, è il luogo in cui l’integrazione sembra essere riuscita in molti casi.”

 

Nello scenario moderno del calcio mondiale, si assiste con frequenza non trascurabile ad episodi di razzismo sul rettangolo di gioco e sugli spalti, e questo rappresenta un comportamento deprecabile, non allineato alla cultura della sportività e del fair play. Fortunatamente esistono anche storie antirazziste che meritano di essere raccontate, nelle quali il calcio viene vissuto nel suo significato originale di allenamento per il corpo, nonché come fenomeno aggregativo che prescinde dalle etnie e dal colore della pelle di chi rincorre un pallone per battere il portiere avversario o per salvare la propria squadra da segnature avversarie. Nel prossimo paragrafo, vi raccontiamo il progetto Afro-Napoli United, bella realtà del panorama dilettantistico napoletano.

 

 

Il progetto Afro-Napoli United nasce nell’ottobre 2009 grazie all’iniziativa di Antonio Gargiulo e dei senegalesi Sow Hamatt e Watt Samba Babaly, il cui scopo era quello di creare un polo di aggregazione al fine di facilitare la convivenza tra napoletani ed immigrati africani. La maggioranza degli atleti in squadra è infatti africana, in particolare molti di questi provengono da Senegal, Tunisia, Capo Verde, Niger, Nigeria e Costa d’Avorio e vivono in varie zone di Napoli; negli ultimi anni sono stati aggregati al progetto anche ragazzi provenienti dal Sudamerica e dall’Asia.

 

Dopo i primi anni passati a livello amatoriale, con le prime sgambate utili a socializzare e a conoscersi meglio, nella stagione 2013/14 l’Afro-Napoli United si iscrive al campionato di Terza Categoria. A fine anno, la squadra sarà promossa in Seconda Categoria dopo un campionato esaltante, condito da numerose vittorie e da un affiatamento non proprio comune per una squadra formatasi in poco tempo. La stagione 2014/15 vede la squadra antirazzista di Napoli affrontare il campionato di Seconda Categoria: a fine anno, una nuova promozione per l’Afro-Napoli United, che in due anni di storia ha già scalato due categorie partendo dal livello calcistico più basso. La scorsa stagione ha visto l’Afro-Napoli United partecipare al campionato di Prima Categoria: sarà un campionato molto combattuto, e all’ultima giornata l’Afro United riceve il Mari Football Club. Teatro della sfida sarà lo stadio “Vallefuoco” di Mugnano di Napoli, per l’occasione gremito di tifosi “afronapoletani”. In campo, l’Afro United non sentirà la pressione per l’appuntamento con la storia e liquiderà la pratica Mari con un comodo 4-0 frutto delle reti di Soares, Dommarco, Manna e Iervolino. Questo risultato consente all’Afro United Napoli di ottenere la terza promozione consecutiva, e di iscriversi al campionato di Promozione per la stagione in corso.

 

Sulla base degli stessi valori, dalla stagione 2015/2016 è nata l’Afro-Napoli United Juniores che vede la partecipazione dei ragazzi under 18 e dalla stagione 2016/2017 è dato un rilievo significativo anche al settore giovanile.

 

La storia dell'Afro-Napoli ha ispirato anche un film, "Loro di Napoli", il film realizzato da Pierfrancesco Li Donni, in associazione con Minollo Film, racconta la storia della squadra e le difficoltà incontrate dai promotori per iscriverla al campionato FIGC.

 

 

L’attualità vede l’Afro United Napoli al quarto posto nel girone B del campionato di Promozione, distante 2 punti dal secondo posto ma ben 8 punti dalla testa della classifica occupata dal Bacoli Sibilla. Sarà quasi impossibile ottenere la promozione diretta, ma sicuramente i ragazzi afronapoletani ce la metteranno tutta per scrivere un altro capitolo importante della loro giovane storia.

 

Questo breve articolo ci dimostra come nel calcio moderno siano ancora possibili storie ispirate a sani valori, in cui il calcio non è solo visto come una battaglia all’ultimo sangue contro gli avversari, o come un’occasione per sfogare le proprie frustrazioni contro altre tifoserie, ma bensì come un momento in cui l’aggregazione è ispirata a motivi di integrazione e benessere fisico / personale, con conseguenti ricadute positive sia in ambito sportivo che di tranquillità sociale.

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