| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

W.R. Burnett è uno scrittore e sceneggiatore americano, a molti è sconosciuto, ma talvolta adattava lui stesso i suoi racconti per il cinema.

Nel 1932 scrive il romanzo Sfida Infernale (conosciuto anche come Saint Johonson). Un western che nel 1953 Nathan Juran porta sul grande schermo con il titolo di " Il Giustiziere" (Law and order) con Ronald Reagan, Dorothy Malone e Preston Foster. Be' con qualche anno di ritardo, rispetto al romanzo, in un pomeriggio brasiliano, il giustiziere veste i panni uruguagi. Quel pomeriggio al minuto 69 della Finale del campionato del mondo di calcio i panni del giustiziere li veste un 24 enne di nome ALCIDES.

 

La vittima una nazione intera.

 

Ma la vera vittima è stata la presunzione di una squadra che non ha tenuto conto del fatto che la vittoria si conquista con la fatica ed il sudore, non con la spocchia di chi si sente Re.

Quel pomeriggio sara' ricordato come Maracanazo '50.

Il nostro giustiziere prende i natali a La Blanqueada, in periferia di Montevideo, il 22 dicembre del 1926. Nasce in una famiglia di ceto medio, ma Alcides ama lo sport, ma non lo studio.

Inizialmente gioca a basket nel Nacional nonostante il fisico non fosse prestante. Ma in famiglia si pranza e cena a Penarol e pane. Si, perché nessuno in famiglia Ghiggia non conosce i colori della giallonera. Addirittura quando il Nacional si rifà vivo per la parte calcistica, la madre Gregoria lo guarda dritto negli occhi e lo convince con parole amorevoli a non andare: "se vai da quelli li, non metti più piede in questa casa".

 

La rivalità tra le due squadre era sentita a Montevideo.

 

Alcides aveva iniziato a studiare meccanica ed elettrotecnica all' Universitad Tecnica del Uruguay. Ma come detto la prima passione era il calcio. Chiese ed ottenne dal padre Alfonso di poter lasciare gli studi a 18 anni per proseguire a giocare al calcio nel Sud America. Siamo nel 1944/45 e l'anno dopo passa al Club Atletico Progresso in cui fa il suo esordio nella massima serie uruguagia. La squadra retrocesse Ghiggia gioca l' anno successivo in seconda divisione. Ma nel 1948 torna nella sua squadra di famiglia. Il Penarol lo acquista.

 

Qui trova due suoi miti: Schiaffino e Miguez. Ma soprattutto il mago ungherese Imre Hirschl che appena prende la squadra decide che per Alcides è arrivato il momento di giocare in pianta stabile con il duo sopraffatto e Hohberg. Vista la velocità e la tecnica del giovane lo schiera come ala destra anziché centravanti. Arrivano due scudetti nel '49 e nel '51.

 

Ma nella stagione '52/'53 fu protagonista di un fatto increscioso. L'arbitro gli annullo' una rete nel derby contro il Nacional Montevideo e Alcides non contò neppure fino a 2. Si scagliò contro l'arbitro e lo picchio', fu squalificato per 8 mesi.

 

Ma nel vecchio continente un uomo, presidente della Roma, si ricorda di quel giovane che gelò il Maracana'. E il 31 maggio 1953 al teatro Sistina, durante un' assemblea dei soci del sodalizio giallorosso, quell' uomo, Renato Sacerdoti, ne annuncia l'acquisto.

 

Nel Penarol Alcides aveva giocato 169 gare segnando 26 gol. A Roma rimane fino al 1961. In 8 campionato non raccolse titoli, se non sui giornali, per le sue notti brave. Giocava con la foto della signora Gregoria nel calzino e aveva cura di un giovane calciatore: Carletto Mazzone . Amava la Roma e quando ebbe il primo figlio lo chiamò Arcadio in omaggio al capitano di quella squadra Arcadio Venturi.

 

La capitale lo aveva cambiato, auto di lusso, donne, vita notturna, e continue liti con i paparazzi. Nel 1957/58 gli fu data la fascia di capitano per 2 stagioni.Questo perché fu sorpreso in auto con una quattordicenne che divenne madre in quell' anno (1959). Ghiggia riconobbe il nascituro, ma fu denunciato per atti osceni in luogo pubblico. Condannato a due mesi e 20 giorni di carcere.

 

L'unico trofeo che riuscì a vincere ebbe il sapore europeo: la Coppa delle Fiere nella sua ultima stagione 1960/61, con a fianco Schiaffino. Lascia la Roma dopo 201 gare e 19 gol, ma anche tante donne avute come riportavano i giornali dediti al gossip.

 

Nel 1961/62 passa al Milan, dove gioca solo 4 gare ma vince lo scudetto. Ma la madre patria gli manca. Decide di tornare in Uruguay dove si a casa nel Danubio dove termina la carriera nel 1968 a 42 anni.

 

Ghiggia era genio, in campo, e sregolatezza fuori.

 

 

 

 

In Nazionale fa il suo esordio grazie al C.T. Juan Lopez il 6 maggio 1950 nella Coppa Rio Blanco contro il Brasile a San Paolo. Vittoria della Celeste per 4-3. Giocò 12 partite consecutive con la Celeste, e nel 1950 partecipò ai mondiali carioca.

Quell' Uruguay annoverava campioni del calibro di capitan Varela ( uno a cui non dovevi dire niente, ma che all'occorrenza sapeva cosa poteva o non poteva fare in campo), Peréz, Miguez, Moran e la stella Schiaffino. Ghiggia gioca e segna in ogni partita, le vittime : Bolivia,Spagna, Svezia.

 

Si arriva così alla finale del 16 luglio 1950 ore 15,00. Stadio Maracana'. Per il popolo carioca si pensa ad una formalità, i giornali la mattina intitolavano "Brasil Campeon". Ancor prima di giocare, pensate, mancava solo il risultato per dar via ai festeggiamenti. Per una formula assurda, al Brasile sarebbe bastato un pareggio. Il sogno inizia a materializzarsi al 46mo con Friaca che porta in vantaggio i Verdeoro. Il Maracana' aveva sugli spalti 200.000 presenti.

 

Si accende la Torcida.

 

Ma accade che, anziché galvanizzare la squadra, il vantaggio ha un effetto boomerang. Il Brasile pensa di giocare al gatto con il topo. Al 58mo Ghiggia serve una palla invitante a Schiaffino che batte Barbosa inesorabilmente. L'Uruguay inizia a crederci e il Brasile al contrario inizia ad aver paura. Quella paura che si materializza al 69mo minuto, quando Schiaffino rende l'omaggio a Ghiggia che con un diagonale affonda il Brasile.E Manuel Barbosa si inchina per la seconda volta. 2-1 per la Celeste.

 

L'urlo di Ghiggia nell' esultanza con i compagni sarà surreale.

 

Un Maracana' ammutolito, attonito. È come se un incantesimo si fosse impossessato del prato verde in cui si gioca. Al 90mo al giungere del fischio finale,Schiaffino e Ghiggia don portati in trionfo.

Una nazione in festa, l'Uruguay e una nella disperazione: il Brasile. La vergogna per la Seleçao era incancellabile, gli imbattibili giocolieri carioca schiantato dal tango uruguagia con tattica europea.

I giocatori scapparono negli spogliatoi.

Si racconta che Ghiggia fu ferito e malmenato dai tifosi brasiliani e visto come un elemento non gradito. Varela invece si volle gustare la vittoria in un bar sorseggiando una birra. Vide intorno a se il dolore di un popolo per una sconfitta.

49 anni dopo Ghiggia fu invitato dalla federazione Brasiliana al Maracana' per immortalare lo stampo del suo piede nella Hall of fame. Un segno di riconoscimento al talentuoso uruguagio.

Ghiggia smesso di giocare iniziò a fare vari lavori tra cui il direttore di una sala da gioco e il parcheggiatore, fino a quando il governo uruguagio non gli riconobbe una pensione di 700 dollari per sostentamento.

 

Scampo' anche alla morte per un incidente stradale che lo portò al coma per 37 giorni. Ebbe 3 mogli di cui l'ultima di 35 anni più giovane. Ironia della sorte rimase l'ultimo atleta in vita dei 22 della finale del 1950.

 

La dea Eupalla gli riservo' una data speciale per raggiungere i 21 in paradiso: Il 16 luglio 2015, proprio il giorno della finale, Alcides muore ne la sua Las Petras e riposa nel Panteon de Los Olimpicos del cimitero del Buceo di Montevideo.

 

Guarda caso la sua tomba è accanto a quella di Schiaffino.

 

E con lui se ne và quella finale di Golia contro Davide.

 

 

-"Solo tre uomini sono riuscite a zittire il Maracana': Frank Sinatra, Papa Giovanni Paolo II ed io."

ALCIDES EDGARDO GHIGGIA.

 

 

Nato a Livorno il 19/04/1970. Il calcio è sempre stata la mia passione, un'attrazione sin da piccolo, ma a dire la verità, giocato per strada e poi nei campionati amatori. Oggi continuo a giocare ed allenare bambini, cercando di trasmettere loro i valori del calcio degli anni 80/90. La spinta per iniziare a scrivere i miei personaggi è una sorta di apertura di un vecchio cassetto. Scrivere. Ho provato con i racconti... ma poi smettevo. Allora per divertimento ho iniziato a scrivere di calciatori del passato. Scrivere di loro, è una continua sfida nella ricerca, scoprire chi sono stati e conoscere la parte umana di coloro che ci tenevano incollati alla tv.

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