Parthenope e i suoi Figli

Parthenope e i suoi figli!

di Mario Bocchetti, 04 Maggio 2016

Affacciandosi dalla splendida terrazza naturale di Posillipo si viene colpiti dalla maestosità del Vesuvio che si erige sullo sfondo di una delle più belle e strane città del mondo: Napoli.

Gli antichi greci ammiravano il panorama da questi stesi luoghi cercando la pace dei sensi che solo queste terre possono dare. Si è proprio così, in una delle città più vive e caotiche della storia il caos disegna con la penna di madre natura il golfo degli elementi della vita: l’acqua, l’aria, la terra e il fuoco. Quale posto migliore per una vivace popolazione?

 

Il grande Goethe disse: “Come fanno i ragazzi più vispi quando si comanda loro qualche cosa, anche i Napoletani finiscono con l'assolvere il loro compito, ma ne traggono sempre argomento per scherzarvi sopra. Tutta la classe popolana è di spirito vivacissimo ed è dotata di un intuito rapido ed esatto: il suo linguaggio deve essere figurato , le sue trovate acute e mordaci”

Napoli è sempre stata storicamente una città difficile da prendere, il grande orgoglio del suo popolo ha permesso di scrivere importantissime pagine di storia che ancora oggi possiamo ammirare. Entrare nel cuore dei napoletani è molto difficile, ma Napoli ha nel suo DNA i geni della sirena Partenope capace di far innamorare tutti i calciatori che passano per queste terre.

 

La sirena che trova la sua dimora al magnifico Castel dell’Ovo non è una sirena convenzionale, tutta la sua magnificenza rivestita di azzurro non ammalia gli sventurati passanti per rubargli la vita, ma ruba il cuore a tutti coloro che aprono il loro animo e iniziano a vedere cosa c’è dietro la leggerezza e l’apparente superficialità dei Napoletani.

 

Come tutte le sirene che si rispettino anche Partenope ha un suo canto particolarmente ammaliatore: il canto del San Paolo. Subito alle spalle della collina di Posillipo sorge questo tempio moderno, lo stadio più caldo d’Italia, il luogo dove anche il calcio riacquista tutto il suo antico fascino. Tutti i bambini Napoletani sognano un giorno di poter calcare quel manto verde e rendere orgogliosa una città intera. Vedere settantamila anime tinte di azzurro aiutare la propria squadra è uno spettacolo indescrivibile, sebbene messi in guardia anche grandi campioni hanno subito l’urto dell’incontrollabile della marea azzurra. In un’intervista a Sky, il campione del Manchester City Yaya Toure dichiarò: “La mattina andammo a fare riscaldamento al San Paolo, Carlos (Tevez) mi parlava di questo stadio, ma io che ho giocato nel Barça mi dicevo, che sarà mai! Eppure quando misi piede su quel campo sentii un qualcosa di magico, di diverso. La sera quando ci fu l’inno della Champions, vedendo 80.000 persone fischiarci mi resi conto in che guaio ci eravamo messi! Qualche partita importante nella mia carriera l’ho giocata, ma quando sentii quell’urlo fu la prima volta che mi tremarono le gambe! Bene, fu li che mi resi conto che questa non e’ una solo squadra per loro, questo e’ un amore viscerale, come quello che c’è tra una madre ed un figlio! Fu l’unica volta che dopo aver perso rimasi in campo per godermi lo spettacolo!”

 

Il Giocatore ivoriano ha centrato il punto: il Calcio Napoli è qualcosa di diverso da una semplice club sportivo, troppo spesso è stato preso come simbolo di un riscatto sociale che tutto il popolo della sirena azzurra aspettano da anni, troppo spesso infatti viene infangata la storia di questa città per fatti di cronaca nera. Sognare un titolo, dare un’altra immagine alla città, evadere dai problemi quotidiani ed essere orgogliosi di un sentimento comune sono gli ingredienti che rendono speciale il tifo azzurro. Ma i Napoletani sono molto di più che dei semplici tifosi, la loro impareggiabile ironia non li abbandona neanche nei momenti più tristi, così dopo il primo fallimentare anno di Serie A con il Napoli mestamente ultimo i tifosi chiesero il cambio del simbolo ufficiale: “ Questo Napoli non assomiglia al cavallo rampante del suo simbolo, ma è proprio nu’ Ciuccio!”.

 

Ma i Napoletani non abbandonarono al suo triste destino quel ciucciariello ferito, ma iniziarono a sostenerlo e ad incoraggiarlo ancora di più. Tutti volevano che la squadra iniziasse a dare gioie ai propri tifosi, soprattutto coloro che hanno creduto in questa maglia e da dietro le scrivanie presidenziali hanno scelto di investire in grandi campioni e principalmente su coloro che continuano tutte le domeniche a rinnovare il candido canto della sirena che dimora sul lungomare e continua a far innamorare intere generazioni alla sola vista della città.

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Le immagini di sfondo e testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.