| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Bobby Charlton

di Federico Lo Cicero, 11 Ottobre 2016

Il 21 ottobre del 1805 va in scena la famosa battaglia navale tra la flotta inglese e quella napoleonica. Nelle acque di Trafalgar si sfidano a duello, a suon di cannonte i due schieramenti navali. La flotta anglosassone è capitanata dall'Ammiraglio Nelson, un uomo capace di sovvertire le strategie di ingaggio navale, e con una mossa a sorpresa sconfisse la flotta transalpina capitanata dall' Ammiraglio Villeneuve... Nelson riscrisse il modo di combattere ormai vetusto e prevedibile.

 

Se immaginiamo i giocatori di calcio degli anni 60/70 del Regno Unito, li immaginiamo incasellati nella parte di campo di rispetto del loro ruolo. Ma dalla cittadina mineraria di Ashington, arriva il centravanti che lega potenza ed eleganza, e che svaria su tutto il fronte di attacco della squadra per cui gioca, un nuovo modo di essere attaccante, un modo di sottrarsi alla marcatura avversaria ed aprire varchi nelle difese avversarie. Stiamo parlando di Bobby Charlton, uno dei "Busby Babes".

 

Nasce l'11 ottobre del 1937, da genitori modesti e con un futuro quasi certo in miniera. Ma Bob con la palla ci sapeva fare, un gigante, tra i piccoli amici con cui giocava nei campetti vicino casa, tra uno studio e l'altro. Si gioca una partita della rappresentativa delle scuole dell'Est Northumberland. Negli spalti, si trova una leggenda della panchina del Manchester United. Guarda con interesse la partita e si accorge di una mezz'ala che ha un sinistro potente nel tiro e dolce nei passaggi, un biondo che sa giocare al calcio, non al pallone.

 

Sì, perché Matt Busby era un cultore del gioco del calcio. E quel ragazzone, gli piace per il suo Manchester. Cosi, si presenta, un giorno, a casa dei i genitori e parla loro di suo figlio, che ha doti e capacità per poter provare a fare il calciatore di professione. Nel gennaio del 1953, Bobby Charlton diviene un giocatore dei Red Devils, firmando il suo primo contratto.

 

 

Naturalmente per il ragazzo di Ashington, inizia la trafila nelle giovanili del Manchester, ma si sussurra che Matt Busby ne seguisse le partite di tanto in tanto. Veniva impiegato da attaccante esterno e questo ruolo se lo portò fino alla prima squadra. Versatile, potente, caparbio, sinistro educato nei lanci millimetrici, e gol a raffica. Così si presenta al suo ingresso in prima squadra.

Il suo esordio in campionato avviene nell'Ottobre del 1956, segna una doppietta e trascina il Manchester alla vittoria per 4-2. Ironia della sorte, Charlton giocó contro .....il Charlton. Il Charlton Athletic.

Quella stagione i Red Devils vinsero il campionato e Bob giocò ben 14 gare, segnando 10 gol.

Arrivò anche un altro trofeo, la Charity Shield. Ne vincerà ben 4.

 

La stagione 1957/58 sembra essere iniziata bene in campo europeo arrivando ai quarti di finale della Coppa dei Campioni, qua avrebbe dovuto affrontare i temibili Jugoslavi della Stella Rossa di Belgrado. All'Old Trafford i "Busby Babes" vincono per 2-1, e in terra slava, strappano il pass per le semifinali ottenendo un pareggio per 3-3. Sulla strada per la finale avrebbero trovato il Milan, ma questa volta poteva essere la volta buona.

Nella stagione precedente, vennero sconfitti dal Real Madrid in finale, quindi vincere era diventata la priorità, per una squadra che aveva avuto la grande idea del trofeo continentale.

 

Ma quella sera dopo la partita, la squadra, i giornalisti ed alcuni tifosi al seguito si imbarca in un volo noleggiato per riportarli in patria.

L'aereo, decollò con un'ora di ritardo, in quanto Johnny Berry, giocatore inglese, aveva perso il suo passaporto. L'aereo fece una sosta carburante nella città tedesca di Monaco. Il pilota provò tre volte a partire per il decollo, ma per due volte il motore di sinistra va in surriscaldamento. Al terzo tentativo si decide di ignorare il fatto ed il comandante porta l'aereo in pista per il decollo.

 

Decollo che a causa della neve e ghiaccio sulla pista non avverrà mai... alle 15:04 del 6 febbraio del 1958 l'aereo si schianta contro le recinzioni della pista e prende fuoco sul lato sinistro. 23 dei 44 passeggeri morirono nell'incendio.

Busby, Charlton, Berry, Blanchflower, Fulkes, Gregg, Morgans, Scanlon, Viollet e Wood i sopravvissuti della squadra.

 

Se vi trovate a passare per lo stadio del Manchester United, Old Trafford, e guardate l' orologio non sorprendetevi.... è stato fermato alle 15:04. L'ora della tragedia, e porta una data. quel 6 febbraio 1958.

 

 

Matt Busby non si è mai dato pace per la morte dei sui ragazzi. Bobby si riprenderà dallo shock della tragedia, che lo ha visto guardare la morte in faccia.

Iniziò la ricostruzione della squadra e Matt ripartí proprio dal bisonte inglese.

Ne fece il suo centravanti di manovra, Charlton era imprendibile, come detto, riusciva a coprire due ruoli: prima punta e rifinitore.

Non dava punti di riferimento agli avversari, e se questi lo seguivano, lui se li portava a spasso per il campo, aprendo varchi per i compagni.

Ma quando la palla incocciava il suo sinistro, il piú delle volte, si udiva il rumore della rete che veniva colpita dalla sfera, lasciando di sasso e senza speranze i portieri avversari.

 

Il Manchester nel 1963 torna alla vittoria di un trofeo nazionale: la Coppa d'Inghilterra contro il Leicester City per 3-1 allo stadio Wembley davanti a circa 100mila spettatori. Charlton protagonista anche nelle vittorie del campionato Inglese del 1964/65 e 1966/67.

 

Era arrivato da Belfast intanto un giovane che venne aggregato alla prima squadra dal '63. Un trio d'attacco con lui e Danis Law, che coloró il plumbeo cielo di Manchester. Non é un caso che nella stagione 1967/68 si arriva alla vittoria nella Coppa dei Campioni. Avversaria il Benfica di Eusebio, la pantera del Mozambico. Arbitro: Concetto Lo Bello.

 

Il fato vuole che sia Bob a portare in vantaggio i Red Devils. Ma a 11 dalla fine pareggiano i lusitani con Garca. Si va ai supplementari.

Matt Busby carica i suoi a dovere, infonde loro coraggio ed energia, il suo secondo dirà: "Fatelo per me, battete i portoghesi, che hanno bombardato nella seconda guerra mondiale la mia casa." Matt lo guardò e sorridendo disse: "Non ricordo che i portoghesi avessero combattuto la guerra al fianco della Germania." E l'altro senza scomporsi: "Allora fate finta che l'abbiano fatto."

 

Le squadre rientrano in campo e solo una squadra gioca per vincere. Sono gli inglesi con quel genio di Best in campo imprendibile. In 6 minuti, il Manchester mette a segno tre reti, con Best, Kidd ed ancora Charlton. Le lacrime scorrono sulla faccia del bomber d'acciaio. Il sogno di vincere quella Coppa maledetta dalla morte dei suoi compagni, era coronato.

Di quella squadra di monaco gli unici superstiti ancora nelle fila del Manchester erano proprio lui, Billy Foulkes e il Manager "padre" Sir Matt. Busby. Sará il suo ultimo trofeo.

 

 

Rimane a Manchester ( 606 gare e 109 gol) fino al 1973 quando passa nelle fila del Preston North End, come allenatore giocatore. Nel 1976 il canto del cigno.

Passa al Waterford per giocare 4 gare e segnare un gol, e poi si trasferisce al Melbourne Victory in Ausralia dove segna gli ultimi suoi gol in 14 partite: 7.

 

In Nazionale fa il suo esordio nel 1958 nel Derby contro la Scozia, risultato di 4-1 e segna 1 gol, partendo dall'ala destra.

Dirà: "Ricordo ancora la sferzata della palla contro la rete....e poi fu il silenzio."

Si guadagnó la convocazione per i mondiali del 1968 in Svezia, ma non giocherà neppure un minuto, in quanto il C.T. Winterbottom, non lo schiera perché pensa risenta ancora della tragedia di Monaco. Quella nazionale, non superò neppure il primo turno, a casa dopo lo spareggio contro l'Urss.

 

Nel 1962 ai mondiali in Cile, la musica fu decisamente diversa, Winterbottom, lascia tutte le perplessità e lo schiera stabilmente sulla fascia sinistra.

Segna contro l'Argentina, e l'Inghilterra passa ai quarti di finale, dove si arrende a sua maestà Pelé, che guiderà il Brasile alla vittoria finale.

 

Nel 1966 il calcio si gioca nella sua patria di nascita. Il Mondiale di calcio é organizzato dai maestri: si gioca in Inghilterra. Charlton è in grandissima forma, suo fratello Jackie guida la difesa, ma alla guida Ramsey. Uomo tutto d'un pezzo.

Charlton nella manifestazione segna 3 gol, ma apre spazi ai compagni. L'inizio non fu dei piú incoraggianti, pareggio contro l'Uruguay. Ma nella partita successiva contro il Messico, Bob inventò il suo capolavoro.

Si stava 0-0. Ruba palla a metà campo, e si invola verso la porta avversaria, semina i difensori messicani, e cerca un compagno a cui passare la palla.

Ad un certo punto, vedendo che non aveva altra soluzione, con il suo sinistro fece partire un missile terra aria che si infilò sotto la traversa lasciando di stucco il portiere messicano.

 

Si arriva alla semifinale contro i portoghesi. Con il suo dinamismo tiene in scacco tutta la difesa avversaria, con i suoi passaggi illuminava il gioco inglese.

Ma quando la palla arriva invitante, la scaglia con precisione millimetrica alle spalle del portiere. E non una volta soltanto. Un gol per tempo, stendono i lusitani.

La finale di Wembley lo vede duellare contro il Kaiser. La Germania Ovest si presentava ostica. Quando Charlton attaccava Beckenbauer difendeva, e viceversa. Una partita nella partita.

Il Kaiser dirà che... "l'Inghilterra ha vinto la finale del 1966 perché Charlton era un po' meglio di me."

Infatti il risultato, condito di gol fantasma, vide sorridere i "maestri" del football per 4-2. Ma nessuno dei due segnò. La vittoria del titolo gli valse la nomina dalla Regina Elisabetta a Sir.

Nel suo club gioca da attaccante, ma in nazionale da centrocampista. E nello stesso anno vince anche il pallone d'oro.

 

Nel 1970 in Messico l'Inghilterra trova ai quarti di finale la Germania Ovest. Sul risultato di 2-1 per gli inglesi Ramsey decide che, visto che mancavano venti minuti alla fine della partita, si poteva concedere a Bobby un po' di riposo in vista della semifinale. Ma mai dare i tedeschi per spacciati.

Seeler porta il risultato in parità e si va ai supplementari, dove i teutonici si riprendono la rivincita di quattro anni prima, ed eliminano gli inglesi per 3-2.

Quella fu la sua ultima partita in nazionale. 106 presenze e 49 gol.

 

Bobby Charlton dopo il ritiro dal calcio, si dedicò agli affari ed aprì numerose scuole calcio per ragazzi nel Regno Unito. Nel 1984 divenne dirigente del Manchester United.

 

-"Non è mai esistito un calciatore più popolare. Era così vicino alla perfezione, come uomo e come giocatore, che di più sarebbe stato impossibile."-

Matt Busby parlando di Charlton.

 

-"Qualcuno mi ha detto che noi calciatori siamo schiavi del calcio stesso. Be' se questa è schiavitù, condannatemi a vita"-

BOBBY CHARLTON

Nato a Livorno il 19/04/1970. Il calcio è sempre stata la mia passione, un'attrazione sin da piccolo, ma a dire la verità, giocato per strada e poi nei campionati amatori. Oggi continuo a giocare ed allenare bambini, cercando di trasmettere loro i valori del calcio degli anni 80/90. La spinta per iniziare a scrivere i miei personaggi è una sorta di apertura di un vecchio cassetto. Scrivere. Ho provato con i racconti... ma poi smettevo. Allora per divertimento ho iniziato a scrivere di calciatori del passato. Scrivere di loro, è una continua sfida nella ricerca, scoprire chi sono stati e conoscere la parte umana di coloro che ci tenevano incollati alla tv.

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