| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Brasile - Svezia 1978, il gol fantasma di Zico

di Sport Historia, 01 Ottobre 2016

3 giugno 1978, stadio José María Minella di Mar del Plata. Il Brasile di Claudio Coutinho, deludente quattro anni prima in Germania, debutta nell’appuntamento mondiale in Argentina contro la Svezia, con il dichiarato intento di riscattarsi e magari provare a vincere per la quarta volta la Coppa del Mondo, puntando sul fatto che si gioca in Sudamerica.

 

Invece… invece è un Brasile che ancora una volta non rispetta le attese, nella prima sfida del torneo. Una squadra senza indentità, con un solo leader discreto, capitan Roberto Rivelino, che sembra predicare nel deserto; e così agli scandinavi basta giocare con ordine, senza spingere sull’acceleratore, per contenere i tricampioni. Il Brasile adotta un più moderno 4-4-2 al posto del classico 4-3-3, con Zico che rientra a centrocampo, ma la Svezia applica marcature serrate e nonostante la minor qualità del suo centrocampo così come del reparto d’attacco ha buon gioco, riuscendo addirittura a passare in vantaggio con Sjoberg al 37′, prima del pareggio di Reinaldo proprio in chiusura di primo tempo. Il Brasile segnerà con Zico un gol-fantasma a tempo scaduto, ed in buona sostanza non avrebbe certo meritato la vittoria.

 

Ericsson, il selezionatore svedese, schiera una ragnatela difensiva composta da Borg, Andersson, Nordqvist che gioca da libero, ed Erlandsson, protetta dalla cintura di centrocampo che si avvale dell’operato di Lennart Larsson, Tapper, Linderoth e Bo Larsson. Erlandsson si occupa di Gil, che agisce sulla fascia destra, fino a quando questi non viene sostituito da Nelinho, che gioca più arretrato ed obbliga lo spostamento in avanti di Toninho, senza risultati confortanti. Borg e Andersson si prendono cura di Reinaldo e Zico, sui quali si concentrano grandi speranze, ma se il primo ha il merito di ristabilire l’equilibrio con la rete dell’1-1, il campione del Flamengo è assolutamente in giornata negativa.

 

La squadra di Coutinho parte a spron battuto procurandosi due clamorose occasioni con Toninho e Reinaldo, che impegnano l’attento Hellstrom. Ma è un fuoco di paglia, dopo il primo quarto d’ora di gioco il Brasile si spegne, mostrando poca coesione dalla metacampo in su e scarsa forza penetrativa. Batista e Cerezo non incidono, Rivelino è il più costante e il più intraprendente ma come detto sembra ben poco assistito dai compagni. La Svezia è compassata ma solida, non ha grosse soluzioni in attacco e un paio di palloni persi da Sjoberg consentono a Reinaldo e Gil di farsi vedere ancora dalle parti di Hellstrom, per altro sempre abile in uscita. Il vantaggio dello stesso Sjoberg al 37′, abile nell’infilarsi nelle maglie della difesa carioca e battere Leao con un preciso rasoterra, è il giusto premio al gioco ordinato della Svezia, che poco dopo colpisce con Lennart Larsson la traversa sugli sviluppi di un calcio di punizione dalla sinistra battuto da Bo Larsson.

 

Il Brasile trova dunque il pareggio con Reinaldo in chiusura di tempo, bravo nell’anticipare difensore e portiere per la zampata che regala linfa vitale alla sua squadra che al rientro in campo per la ripresa sembra aver trovato le giuste contromisure. Macché, ancora una volta è solo un’illusione, a Dirceu che tanto bene ha fatto con l’Atletico Madrid vengono concessi solo cinque, inutili minuti di tempo per mettersi in luce, Rivelino è l’unico con le idee chiare ma è Zico a mancare, nonostante una sua conclusione deviata da Borg impegni severamente Hellstrom. Wendt impegna a sua volta Leao con una conclusione all’incrocio dei pali, il Brasile attacca con veemenza ma senza troppa lucidità ed ecco che il cronometro segna il 90° minuto, quando il fattaccio si compie.

 

C’è un calcio dalla bandierina, battuto da Nelinho, zona sinistra della porta difesa da Hellstrom. Zico svetta di testa e mette nel sacco anticipando l’estremo difensore avversario che non fa una piega. Incredibilmente però gli svedesi festeggiano… ma come, hanno subito la rete e hanno pure voglia di abbracciarsi? Certo, perché l’ineffabile signor Clive Thomas, di nazionalità gallese, ha fischiato la fine del match proprio nel momento in cui la palla iniziava la sua parabola dal calcio d’angolo, per trovare poi l’impatto con la testa di Zico a tempo ormai scaduto. Il sibilo galeotto, che nessuno ha sentito, ad eccezione forse proprio di Hellstrom, salva la Svezia dalla sconfitta e nega al Brasile una vittoria, ad onor del vero, non proprio meritata.

 

Povero Zico, esordio mondiale più amaro non poteva esserci, si parlerà di gol-fantasma e magari ha inciso in quel che poteva essere e non è stato il campionato del mondo 1978 del Brasile.

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