| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Chi vuol esser lieto, sia. Di doman non c’è certezza

di Ciro Ruotolo, 19 Dicembre 2015

Quando mi è stato proposto di scrivere un articolo per commemorare la figura di Gianni Brera, stupidamente, ho accettato senza riflettere su tutto ciò che quest’esperienza avrebbe comportato.

In primis, ammetto la mia ignoranza. Conoscevo Il Figlio Legittimo del Po in modo superficiale e approssimativo, ignorando, totalmente, il grande apporto che quest’ultimo, nel tempo, aveva dato al giornalismo sportivo.

 

Prima di iniziare a scrivere ho cercato in rete notizie che lo riguardassero.

Notizie di qualsiasi genere.

Ho letto qualche suo articolo e ne ho apprezzato la prosa elegante e finissima, come si suol dire, alta.

In breve tempo ho imparato ad amare la sua scaltra e irreverente intelligenza, la sua testardaggine e la sua scomoda sincerità.

Ho letto qualche riga sulla sua tragica morte, avvenuta il 19 Dicembre 1992 (anno sfortunato per l’umanità, a quanto pare). E insieme con le sue virtù ho appreso, con piacevole divertimento e divertita complicità, i suoi innumerevoli vizi.

Le sue grandi abbuffate, Gianni era una buona forchetta.

Le esagerate bevute con gli amici, Gianni era intimo amico del dio Bacco.

Le circa cento sigarette fumate ogni giorno e l’amore incondizionato per la sua pipa.

Chi vuol esser lieto, sia. Di doman non c’è certezza.

 

Abbiamo deciso di pubblicare oggi questo scritto perché proprio il 19 Dicembre di ventitré anni fa, come accennato qualche riga più su, Brera smette di essere solo un uomo e diventa leggenda.

Smette di scrivere la Storia e ne diventa parte.

 

Osteggiato e criticato da tanti, amato, fino ad essere adorato, da moltissimi, Gianni faceva di una schietta e raffinata, sincera, intelligenza la sua arma migliore.

Gianni, con estrema convinzione, credeva nel Catenaccio all’italiana.

Un attaccante in meno, un difensore in più. A giocatori tecnici e ballerini, preferiva i guerrieri, i gladiatori che in ogni secondo della partita danno l’anima in campo. Preferiva gente con il suo stesso caratteraccio spigoloso, gente pronta a dar battaglia sempre e comunque. E quando Sacchi portò in Italia un modo tutto olandese di giocare a calcio, Brera osteggiò quella filosofia poco nostrana e celebrò (?) le vittorie del Milan che per lui erano solo il semplice frutto dell’estro dei singoli, giammai il risultato di un tatticismo, ben preparato, votato all’attacco e al possesso palla.

 

Il Calcio, non quello giocato sulle distese verdi, ma quello scritto in nero su morbide pagine bianche, a Gianni Brera deve tanto, forse tutto.

Grazie alla sua deliziosa genialità siamo capaci di dire che il Contropiede del Napoli di Mazzarri era devastante. Contropiede è un termine tratto dalla danza del coro delle tragedie greche utilizzato per la prima volta in relazione allo sport più seguito al mondo da Brera. Sempre grazie a lui Cristina D’Avena può cantare: “Holly è un grande Goleador, scatta e segna tanti goal!”, perché l’ispanismo è un’invenzione di Gianni con riferimento al toreador della Corrida. E che Iniesta sia uno dei Centrocampisti più strabilianti del pianeta è qualcosa che riusciamo a capire per merito della sua inventiva: Centrocampista è un termine coniato da Brera.

E poi ancora, Giggs è un Cursore incredibile! Baresi è il Libero per eccellenza!

Chiudendo con Eupalla, Dea protettrice del Calcio e del Bel Gioco. Dea inventata dal nostro Gianni.

 

E noi, abituati, stancamente, agli Dei che creano gli esseri viventi, ci inchiniamo all’Uomo che creò La Divinità.

 

 

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