| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Claude Makelele, tanto silenzioso quanto efficace

di Antonio Sorrentino, 30 Agosto 2017

Come già premesso nelle precedenti uscite, noi appassionati del pallone spesso tendiamo a ricordare con maggiore affetto i giocatori che, grazie al loro immenso talento, sono in grado di risolvere partite con le loro giocate geniali o con il loro senso del gol nei momenti topici. Più raramente, ricordiamo chi salva la propria squadra dalle offensive avversarie con un intervento spettacolare o con una parata decisiva. In poche parole, si tralasciano spesso i giocatori che fanno il cosiddetto “lavoro oscuro”, che non trova spazio nelle statistiche ma ha un peso determinante nell’economia tattica di una squadra. L’articolo seguente sarà un tributo ad uno dei profeti del lavoro oscuro, all’anagrafe Claude Sinda Makelele.

 

Nato a Kinshasa (Zaire) il 18 Febbraio 1973, il piccolo Claude vive i primi anni della sua vita nella capitale congolese, in uno stato in cui imperversa la dittatura di Moputu il quale, in nome di un altezzoso nazionalismo, impone alle famiglie di utilizzare cognomi in lingua locale. Il futuro mediano acquista quindi il cognome “Makelele”, che in swahili significa “rumoroso”. Da notare che questo cognome stride ampiamente con la personalità che il mediano dimostrerà nel corso della carriera. Quando Makelele aveva solo 4 anni, la famiglia si trasferisce a Parigi, nel quartiere Savigny-le-Temple: qui l’ambientamento procede in modo forzato, in quanto in Francia sono presenti molti africani ma a farla da padrone è la diffidenza dei francesi. Recentemente, il centrocampista ex Chelsea e Real Madrid avrà modo di raccontare che “fu un’esperienza molto influente ai fini della sua crescita umana, ma alla fine essere nato in Africa faceva si che non potevi essere considerato uno di loro (riferito ai francesi), quindi fu difficile integrarsi in quanto ci si sentiva meglio tra connazionali”. Quindi, quando Makelele aveva 16 anni, la famiglia fu costretta ad emigrare verso Brest, la città più ad occidente di Francia. Qui il tenore di vita è più basso e il giovane Claude si iscrive ad una scuola calcio, dove viene notato dagli emissari del Nantes.

 

 

La carriera di Makelele inizia proprio con i gialloverdi del Nantes, in cui il giovanissimo giocatore dal cognome “rumoroso” rimane per 5 stagioni, risultando spesso e volentieri tra i migliori in campo ed essendo uno dei protagonisti della cavalcata nella stagione 1994/95, in cui i bretoni conquistarono un inatteso quanto meritato titolo di Campioni di Francia.

 

Nonostante Makelele si faccia notare per aggressività e temperamento, rimane comunque tra i giocatori più sottovalutati del periodo, nel quale imperversava un certo Zinedine Zidane del Bordeaux. Una non esaltante stagione a Marsiglia sembrerebbe quasi far perdere le tracce di Makelele, costretto ad emigrare nel modesto Celta Vigo: qui però sarà Makelele ad essere il fulcro del centrocampo, portando una squadra imbarazzante come il Celta a piazzamenti interessanti. L’ambizione di Makelele mirava a club di alto rango: ma bisognava “creare” la circostanza affinchè potesse concretizzarsi l’approdo in un club di ben altro spessore rispetto al Celta Vigo. Ebbene, questo motivo ci viene raccontato da un grottesco aneddoto: il suo procuratore Marc Roger, da buon volpone, finse che la macchina di Makelele era stata attaccata da tifosi del Celta Vigo con lanci di pietre, che gli avevano sfondato i finestrini. Il tutto in accordo con il piccolo centrocampista franco-congolese. Il piano riuscì e nel Luglio 2000 Makelele diventa un giocatore dei galacticos, nello stesso giorno in cui avviene uno dei trasferimenti all’epoca più costosi, il passaggio di Luis Figo dal Barcellona al Real Madrid per 100 miliardi di lire.

 

Al Real Madrid Makelele era quel giocatore di quantità necessario in una squadra altamente sbilanciata come i galacticos. In particolare, Makelele dichiarerà in un’intervista che “gran parte dell’interpretazione del ruolo di mediano è stata perfezionata a Madrid, dove era l’unico giocatore di contenimento”. In particolare, Makelele ribadirà la sua stima per Zidane, con il quale “bastava uno sguardo per capirsi”. Nonostante l’importanza acclamata di Makelele nello scacchiere tattico del Real Madrid, Florentino Perez diede sfoggio della sua enorme competenza calcistica con le seguenti dichiarazioni: “non ci mancherà Makelele, ha una tecnica mediocre, gli manca il talento e la velocità per recuperare la palla”. Invece, Zidane aveva pienamente compreso l’importanza del mediano francese per il Real Madrid, e la sua risposta mise alla berlina le strampalate teorie di Perez. Secondo Zizou, la cessione di Makelele era paragonabile “ad un’ulteriore mano di vernica dorata ad una Bentley senza motore”. Le dichiarazioni di Zidane non riuscirono a trattenere il mediano alla corte di Perez: Claude Makelele diventa un giocatore del Chelsea nell’estate del 2003.

 

 

Il primo anno al Chelsea non fu felice per Sinda, che non riuscì ad esprimersi al meglio sotto la guida di Ranieri. Negli anni successivi, la musica cambiò: al Chelsea approdò Josè Mourinho, che riconobbe l’importanza di Makelele a livello tattico infatti, oltre al solito compito di rubare palla, il piccolo centrocampista era spesso inserito tra le linee, con compiti di avvio azione nonché di copertura degli spazi lasciati liberi da Lampard oppure Ballack. Makelele dichiarerà che “nella sua posizione non occorre pensare al fatto di poter segnare pochi gol, bisogna pensare a divertirsi, nonché essere consapevoli dell’importanza che si ricopre ai fini degli equilibri di squadra.” Makelele dividerà la sua esperienza al Chelsea in due periodi: nel primo (2004-2006), il mediano descrive la situazione come “un gruppo unito, di amici che si allenavano e vincevano assieme, bevendo, uscendo a cena e condividendo molte cose al di fuori del campo”. Il secondo periodo individuato da Makelele è il biennio 2006-2008, nel quale “molti degli equilibri si ruppero, lo spirito di fratellanza andava disgregandosi e Mourinho rifiutò il consiglio di Abramovich di dare maggiore libertà alle colonne portanti del Chelsea, accaparrandosi tutti i meriti. Verso la fine della sua permanenza, Mourinho si sentiva minacciato appena un giocatore occupava la scena più di lui”.

 

 

L’esperienza di Makelele al Chelsea giunse al termine nell’estate del 2008, in cui il piccolo centrocampista fu acquistato dal Paris Saint Germain. In tre stagioni nella capitale francese, Makelele arricchirà il suo palmares con un campionato francese, prima di decidere di appendere le scarpette al chiodo con questa simpatica dichiarazione: “sono arrivato per giocare una sola stagione, ne ho giocate tre. Ho superato il limite”.

 

 

Attualmente Makelele è direttore tecnico del Monaco, club che sta emergendo negli ultimi anni seguendo una politica incentrata sul lancio di molti giovani in prima squadra. Tuttavia, il piccolo centrocampista sarà ricordato per la sua versatilità in qualità di centrocampista difensivo, del quale è stato uno dei massimi interpreti tanto che il suo modo di approcciare al ruolo è stato definito come “The Makelele Role”. Ora lo stile di Makelele sembra rivivere in N’Golo Kante, mediano tuttofare del Chelsea, per il quale Makelele ha speso parole di elogio, ammonendo tuttavia che lo stesso va valutato in una stagione in cui si gioca anche in Europa, e non occorre solo correre ma anche saper leggere i ritmi delle partite. Un’investitura del genere è importante, vedremo se N’Golo riuscirà a ripercorrere le orme del piccolo mediano franco – congolese e scolpire il suo nome sul cuore dei tifosi del Chelsea e della nazionale francese.

 

 

 

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