| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Come Scegliere la Scuola Calcio per i nostri figli

di Mario Bocchetti, 30 Settembre 2018

Io vivo nell’attesa di provare un’emozione, una di quelle sensazioni che resta scolpita nell’animo. Vivo in attesa di quel giorno in cui finalmente potrò regalare la prima palla a mio figlio!

 

Vedere questi nanetti che spingono goffamente questa palla leggera vi tocca sicuramente le corde dell’anima. I pargoli, con una invidiabile tecnica personale, provano a giocare, si divertono, ridono, cadono per rialzarsi. E vedete, questi momenti sono l’inizio di un rito sacro che nel candore fa rinascere la magia del calcio!

 

I bambini crescono in fretta e nel mondo in cui non sanno “Non sanno [più] strisciare”!, nel mondo della corsa agli impegni in cui i bambini non hanno neanche più il tempo di poter giocare naturalmente con i propri coetanei, siamo costretti a doverli difendere e scegliere per loro la giusta associazione che possa accompagnarli nei primi passi nel mondo dello sport. Si avete letto bene: il mondo dello sport. Per scegliere la giusta scuola calcio c’è un primissimo requisito che troppo spesso, purtroppo, non viene preso in considerazione: i figli non sono la chiave del riscatto personale. Per proteggerli e farli crescere dobbiamo assecondare le loro passioni. Ogni tipo di sport insegna a relazionarsi con gli altri, a capire il valore delle sconfitte e la disciplina. Non ci sono sport pericolosi, non ci sono sport che rendono i bambini violenti, queste degenerazioni sono date da una cattiva educazione di base o uno scarso rendimento degli istruttori. Care mamme non vi preoccupate di un livido o di un paio di cerotti, lo sport è una delle migliori palestre per affrontare la vita da adulti.

 

Molti papà aspettano in ogni caso la dichiarazione d’amore dei propri figli verso il calcio (per chi non se ne fosse accorto oggi il calcio femminile è una realtà consolidata. Sveglia!), e in quel momento la passione e la gioia lascia sempre più spazio all’ansia. Qual è la migliore soluzione per mio figlio? La domanda non ha una semplice risposta, ovviamente i parametri della scelta sono davvero tanti. Il nostro amico Silvio Crisari (allenatore della selezione nazionale della Norvegia di futsal ndr) ci ricorda che in tenera età la vicinanza al campo di allenamento è fondamentale. Il bambino non deve essere costretto a lunghi tragitti che potrebbero alla lunga scocciarlo e in ogni caso toglierebbero del tempo prezioso per tutte le attività che aiutano alla crescita di un bambino. Anche un dirigente stimato nell’ambiente come Italo Palmieri concorda con questo tipo di analisi, ma punta soprattutto sull’aspetto ludico che una scuola calcio deve offrire ai piccoli calciatori. Per i Bambini ricordiamoci che lo sport è un gioco, un bellissimo gioco dove può imparare ad interagire con gli altri ragazzini, dove può imparare cosa significa essere in una squadra, dove può imparare a rispettare le regole e soprattutto dove può imparare un valore come la Lealtà. Tante belle parole, ma per riuscire in questa impresa c’è bisogno di poter trovare alla scuola calcio la giusta alchimia tra lo staff della scuola calcio stessa e ovviamente le giusta preparazione per affrontare la sfida più difficile, quella della crescita.

 

Cosa cerca i Genitori?

Nella nostra analisi ci siamo avvicinati ai genitori ed è emerso che la loro più grande preoccupazione sta proprio nell’ambiente che dovranno affrontare i piccoli calciatori. Oggi viviamo purtroppo in un mondo dove siamo costretti a rivolgerci a strutture competenti per permettere ai nostri bambini di poter giocare all’aperto. Le scuole calcio non sono sempre un’oasi protetta, i genitori voglio che il figlio viva un mondo sano, e in molti casi sono anche molto attenti all’igiene e alla sicurezza della struttura. La criticità per molti genitori la si ritrova sicuramente sulla valutazione dell’aspetto tecnico che la scuola calcio a cui ci si affida riesce ad offrire. In questa età, non ci stancheremo mai di dirlo a farla da padrone dovrebbe essere l’aspetto ludico, a questa età vogliamo che i nostri figli vengano seguiti da istruttori e non dai nuovi “Sarri”. I bambini devono essere spronati verso il miglioramento personale, ma non devono in alcun modo essere trattati da piccoli calciatori. Un vero esperto di calcio giovanile Marco Fanulli (ideatore del blog Promesse del Calcio ndr) ci assicura che “In ambito professionistico, c'è sicuramente molta più attenzione rispetto al passato (ma non nella totalità dei casi) nel selezionare istruttori ed educatori preparati, che rivolgono le giuste attenzioni - in modo corretto - alle esigenze dell'individuo in base alla loro predisposizione naturale. Ovviamente questo discorso non è replicabile in tutte le società, attente prima di tutto a far quadrare i conti, invece di investire su allenatori preparati e quindi progettare un futuro solido”. Questo succede anche per il gran numero di società che offrono servizi di scuola calcio. Uno dei problemi soliti di queste realtà spesso è la mancanza di organizzazione delle squadre, il nostro redattore Federico Lo Cicero, da una vita sui campi di calcio ed istruttore per l’ASD Picchi Livorno, ci fa presente che parecchie squadre pur di completare una rosa accorpa alcuni bambini appena arrivati al campo con ragazzi molto più avanti nella preparazione tecnico-tattica, in fondo anche loro portano una quota alla scuola, questo penalizza i ragazzini appena arrivati che difficilmente riescono ad integrarsi. Sempre Federico dice: “Vedere istruttori che pensano solo al risultato mi fa stare male. Io personalmente vedo una vittoria dove altri vedono sconfitte. La "mia" vittoria è vedere crescere sia sportivamente che umanamente i piccoli calciatori. Puoi perdere ogni partita, ma se vedi che danno il massimo, applicano il fair play e giocano aiutandosi e mettendo in campo ciò che con i tuoi colleghi hai insegnato loro, puoi considerarti un vincente”.

 

 

Cosa non Funziona?

In Italia siamo passati dal miglior campionato al mondo, da una vittoria al mondiale alla vergogna Russa e ai fallimenti di società come Parma e Bari, siamo stati buoni e non abbiamo parlato di tutti i problemi della B, della C e soprattutto della A. Ci chiediamo spesso come mai non riusciamo più a scovare i campioni che hanno da sempre contraddistinto il nostro calcio, per Marco Fanulli “Trovare la causa principale per la mancata produzione di talenti nel nostro calcio è quasi impossibile. A mio parere il talento non manca. Molto probabilmente si sbaglia a non assecondare la crescita naturale del bambino. Basti pensare ai ragazzini di 7/8 e allo stress che subiscono giornalmente da tutto un ambiente fatto a misura di adulto, che non tiene conto dei loro bisogni reali e che molto spesso prende il sopravvento sulle loro vite. Capita spesso che un'attività ludica - quindi votata al divertimento - si trasformi in una fonte di stress per colpa di ritmi non gestibili in tenera età, ma anche per atteggiamenti sbagliati da parte di allenatori e genitori, non sempre capaci di "vedere" il bene per il proprio allievo o figlio.” Infatti nella evoluzione delle scuole calcio negli ultimi anni il nostro amico ed ex procuratore Luca Vargiu ha ravvisato alcune criticità: “Credo che il problema più grave degli ultimi anni sia la gestione affidata sempre più a persone esterne ai club (anche a livelli professionistici) che pensano alla scuola calcio come puro business. La competenza serve in campo ma anche fuori. Per esperienza personale posso dire che il peggio si raggiunge quando un genitore diventa il responsabile di un settore giovanile. In generale quando il bambino è considerato prima di tutto una quota significa che la situazione è ormai ingestibile”.

 

Cosa pensano i più piccoli

I piccoli provano grandi emozioni, sono carichi di trepidazioni e di gioie, di paure e agitazioni. Hanno una forte carica emotiva che erompe all’improvviso: mentre inseguono un pallone, mentre cercano un tiro e quando si rendono conto di aver segnato o sbagliato. Ma non sanno spiegare il motivo di queste intense pulsioni che sentono crescere in loro, non sanno darne un significato. Un’esplosione di vitalità che trova la sua libera manifestazione attraverso il gioco, lo sport e il calcio in quanto tale, deve rappresentare un puro piacere che il bambino non smette di inseguire. il bambino ha bisogno di poche regole e di tanto spazio per far dimenare la propria fantasia, per creare autonomamente le diverse azioni e sentirsi in questo modo il protagonista. Tutto ciò è possibile solo se non si sente pressato, deve avere la libertà di ragionare da solo e di sbagliare, senza pensare al risultato. I bambini non posseggono per la loro età la capacità di astrazione, quindi non sono in grado di pensare a qualcosa che non possono vedere o toccare, perciò bisogna illustrare ciò che vogliamo da loro con molta chiarezza e senza doppi fini. Bisogna inoltre tenere presente che i bambini non sanno a cosa servono determinati movimenti, gli esercizi hanno degli scopi coordinativi ben precisi che loro ignorano, e dato che i bambini fanno semplicemente ciò che gli piace e gli interessa al momento, quando qualcosa li annoia, in quel preciso istante smettono di imparare e si trasformano in delle semplici marionette che imitano dei gesti che non metteranno mai in pratica. Imparare o meglio apprendere per il bambino è una condizione naturale, tutto ciò che il bambino assimila lo mette poi in pratica senza particolari sforzi. Un altra caratteristica importante su cui fare molta attenzione è l’individualismo del bambino, poiché hanno l’attitudine a pensare solo al proprio gioco, non sono inclini al lavoro di squadra e quindi bisogna dargli gli strumenti affinché si riesca a creare sintonia nel gruppo ed evitare scontri e rivalità, inoltre bisogna che il bambino capisca che a volte deve fare anche ciò che non lo coinvolge, ciò che non lo diverte per migliorare, anche come squadra. Tutti all’interno della squadra devono sentirsi parte attiva e non solo pedine che svolgono bene il compito assegnatogli. Ci deve essere un agonismo a prova di bambino, che lo aiuti a sviluppare le proprie abilità, a confrontarsi e a rispettare gli altri, ma senza rinunciare all’iniziativa personale.

 

Cosa vogliamo per i nostri figli?

Nell’analisi della scelta di uno sport, o di una struttura quello che spesso ci sfugge è capire che non sempre lo sport è un qualcosa che fa bene. Un’attività sportiva fatta nella maniera sbagliata potrebbe portare a grossi e spiacevoli contraccolpi negativi, sia personali che sociali. Lo sport non può essere visto come l’isola felice in cui il nostro bambino viene protetto da tutte le negatività dell’ambiente esterno. Per forza di cose il mondo reale e quello dello sport, per essere davvero formativi sono costretti non solo a coesistere ma addirittura essere uno propedeutico all’altro. Non demandiamo allo sport le nostre responsabilità nella crescita dei nostri figli. Accompagnamoli in ogni fase della loro esperienza facendo attenzione a lasciargli i loro spazi. Diamo la possibilità agli allenatori (che abbiamo ritenuto all’altezza) di creare un gruppo e forse una squadra da questo insieme variegato di bambini. Sopratutto non dimentichiamoci mai che il vero obiettivo della scuola calcio è far crescere insieme i bambini attraverso una esperienza ludica. Per essere utili ai nostri figli, come consigliato da Luca Vargiu, sarebbe utile “Lasciarli liberi di giocare, esprimersi e divertirsi nel loro percorso di crescita. Con occhio molto attento ovviamente, e con la grande responsabilità degli adulti all’interno e all’esterno del campo che devono sapere qual è il loro ruolo accompagnando i bambini e le bambine senza caricarli delle loro aspettative o peggio frustrazioni.”

 

 

Forzatamente bigamo (ma non lo dite in giro!). Divido il mio cuore tra la passione per la Napoletanità e il calcio. In molti mi definiscono un sognatore dalla maglia azzurra, ma allo stesso tempo sono convinto che Maradona non può fare i miracoli. Il mio amore incondizionato per la cultura che mi avvolge mi ha regalato una seconda Mamma, la mia città che mi accompagna e mi incoraggia in ogni mio scritto. In fondo anche Troisi disse: Chi ha detto che non è serio amare due donne nello stesso momento, o perder tempo per fare la formazione della propria squadra?

© 2016 Una Questione di Centimetri. Tutti i diritti riservati. Il sito è interamente ideato e realizzato da Ciro Ruotolo e Mario Bocchetti.

L'immagine di testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.