| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Coppa Uefa 1981, il trionfo del "piccolo" Ipswich

di Sport Historia, 13 Novembre 2016

Ipswich è una città posta sull’estuario del fiume Orwell, nella contea di Suffolk, a circa 100 chilometri a nord-est di Londra, la cui attività principale è legata all’agricoltura ed il cui personaggio più famoso che vi ha avuto i natali è il “guru” della Formula 1, Bernie Ecclestone.

 

A livello sportivo, viceversa, poche volte la città è salita alla ribalta della cronaca, ivi compresa la squadra di football, l’Ipswich Town, che, ancorché fondata nel 1878, ha assunto lo status di club professionistico solo nel 1936, partendo dalla Third Division South (all’epoca la terza divisione, al pari della nostra serie C, era divisa in due raggruppamenti, il North ed il South appunto), da cui emerge solo nel 1954 con la promozione in Second Division, esperienza durata una sola stagione causa immediata retrocessione.

 

Ed ecco che, allora, si profila all’orizzonte la prima figura di spicco nella storia dei “Tractor Boys“, sotto forma del futuro allenatore della Nazionale inglese Alf Ramsey – il quale guiderà i “Three Lions” al loro unico titolo mondiale nel 1966 a Wembley – che assume la guida tecnica della squadra nell’agosto 1955 per restarvi per i successivi 8 anni, durante i quali ottiene nel 1957 la promozione in Second Division, vincendo il relativo campionato nel 1961 grazie alla strepitosa forma realizzativa del centravanti Ray Crawford, autore di ben 40 centri, per la prima avventura del club in First Division.

 

Avventura che non potrebbe concludersi in maniera migliore, dato che, sfruttando le capacità del citato Crawford, a segno 33 volte anche rispetto alle più agguerrite difese della “Top Division“, l’Ipswich compie l’incredibile impresa di vincere il titolo al suo primo anno, con 56 punti, precedendo Burnley e Tottenham, ferme a quota 53 e 52 punti rispettivamente.

 

Come tutte le belle favole, anche quella dell’Ipswich è destinata a finire, coincidendo con l’approdo di Ramsey alla guida della Nazionale e conseguente retrocessione in Second Division nel 1964, dalla quale risale nella massima serie quattro anni più tardi, al termine della stagione 1967/68, vinta in volata con 59 punti rispetto ai 58 di Queen’s Park Rangers e Blackpool.

 

Ed, ancora una volta, si materializza un altro tecnico che farà la fortuna del club e sua personale – visto i successi che avrà con più conclamati club a livello europeo, nonché anch’egli quale CT della Nazionale – vale a dire Bobby Robson, all’epoca 36enne e che ha da poco dato l’addio al calcio giocato.

 

Con l’abbandono dell’attività agonistica da parte di Crawford, Robson – che legherà il suo nome al club per 14 anni, guidando la squadra in 709 gare, record tra i vari tecnici – inizia una lenta opera di ricostruzione che lo porta a due sofferte salvezze nel 1970 e 1971 per poi scalare posizioni in classifica negli anni a venire, conquistando anche il primo trofeo nella storia della società, con la vittoria nella “Texaco Cup” 1973 superando nella doppia finale il Norwich (2-1 sia in casa che al ritorno a “Carrow Road”), stagione nella quale ottiene un lusinghiero quarto posto nella League.

 

Sono gli anni di Mick Mills, Allan Hunter e Kevin Beattie in difesa, Colin Viljoen a centrocampo e di Bryan Hamilton e Trevor Whymark in attacco, con l’Ipswich che, l’anno seguente, oltre a confermare il quarto posto in campionato, torna in Europa dopo l’esperienza in Coppa Campioni del 1963 (superato dal Milan, poi vincitore del trofeo), venendo eliminato dal Lokomotiv Lipsia nei quarti di Coppa Uefa solo ai calci di rigore, per poi sfiorare l’anno successivo addirittura il titolo di campione d’Inghilterra, giungendo assieme al Liverpool a due punti dal Derby County campione.

 

La formazione sta cambiando pelle, con gli innesti del portiere Paul Cooper e del terzino George Burley – che collezioneranno oltre 500 presenze con il club – mentre iniziano a muovere i primi passi in prima squadra due giovani elementi, John Wark ed Eric Gates che risulteranno decisivi per le sorti future del club.

 

E il lavoro di Robson inizia a dare i suoi frutti nel 1978 quando, a dispetto di una mediocre stagione in campionato, conclusa con soli tre punti di margine sulla zona retrocessione, l’Ipswich – eliminato ancora una volta ai rigori in Coppa Uefa al terzo turno dal Barcellona dopo aver inflitto ai catalani una pesante sconfitta per 3-0 a “Portman Road“approda alla sua prima (e sinora unica) finale di FA Cup contro i favoriti “Gunners” dell’Arsenal.

 

E’ invece una rete dell’ala destra Osborne a dare il successo per 1-0 alla compagine di Bobby Robson, il quale si rende conto di come la sua squadra possa aspirare a qualcosa di più concreto, sia in patria che in Europa e, per far ciò, ottiene dalla dirigenza l’innesto di due giocatori olandesi, Arnold Muhren e Frans Thijssen, entrambi prelevati dal Twente Enschede, con il primo che però ha già alle spalle il successo in Coppa dei Campioni 1973 con l’Ajax Amsterdam.

 

 

E’ questo un periodo dove in Inghilterra vige la dittatura del Liverpool, capace di aggiudicarsi 5 titoli in 6 tornei dal 1979 al 1984, e nell’unico, il 1981, in cui si piazza quinto, si limita a vincere la League Cup e la Coppa dei Campioni …

 

L’Ipswich, piazzatosi terzo la stagione precedente, vive proprio nel 1980/81 la migliore annata della sua storia, impegnato su tre fronti – League, FA Cup e Coppa Uefa – non riuscendo in patria ad approfittare dell’anno di appannamento dei “Reds“, giungendo secondo a quattro punti dall’Aston Villa campione e venendo sconfitto per 1-0 nella semifinale di Coppa dal Manchester City.

 

Resta l’Europa, e qui le cose vanno decisamente meglio, grazie soprattutto all’atmosfera di “Portman Road“, dove pagano dazio nei turni iniziali i greci dell’Aris Salonicco, sconfitti 5-1, i cechi del Bohemians Praga, superati 3-0, ed i polacchi del Widzew Lodz, travolti per 5-0.

 

Con l’accesso ai quarti di finale, l’Ipswich viene sorteggiato con i temibili francesi del Saint Etienne – nelle cui fila, a proposito di olandesi, furoreggia l’ex Ajax Johnny Rep ben spalleggiato da un ancor giovane Michel Platini – e all’andata al “Geoffroy-Guichard” è proprio Rep a sbloccare l’incontro poco dopo il primo quarto d’ora di gioco, con i locali che subiscono il pareggio di Mariner prima dello scoccare della mezz’ora e quindi vengono travolti nella ripresa da Muhren, ancora Mariner e Wark.

 

Detto rotondo successo esterno rende poco più che una formalità il ritorno in terra inglese, che l’Ipswich si aggiudica per 3-1 con reti di Osman, Wark su rigore e Mariner, in attesa di affrontare in semifinale il Colonia di Bonhof, Dieter Muller e Littbarski che ha eliminato a fatica i belgi dello Standard Liegi grazie ad una rete proprio di “Litti” a soli 4′ dal termine, mentre l’altro abbinamento pone di fronte gli olandesi dell’Az ’67 ai sorprendenti francesi del Sochaux, mai giunti ad un tale livello in una competizione europea.

 

Il confronto coi tedeschi, che possono contare anche sul portiere della nazionale Harald “Tony” Schumacher, il nazionale svizzero Botteron a centrocampo e l’inglese Woodcock in attacco, è quanto mai incerto e combattuto, e solo una zampata di Wark poco dopo la mezz’ora dà all’Ipswich il risicato successo per 1-0 che non lascia certo tranquilli in vista del ritorno in terra tedesca.

 

Per una volta, Robson tradisce il suo spirito britannico, schierando una formazione coperta, con l’inserimento del terzino Mills all’ala sinistra in luogo di Gates, e tale atteggiamento alla fine paga, poiché, dopo aver resistito agli attacchi dei “renani“, una rete di testa del difensore centrale Butcher a metà ripresa ne annienta le residue velleità, per l’1-0 conclusivo che significa qualificazione alla doppia finale contro gli olandesi dell’Az ’67, che hanno sofferto non poco (1-1 in trasferta, 3-2 tra le mura amiche) per eliminare i coriacei francesi del Sochaux.

 

Al pari dell’Ipswich, l’Az 67 sta vivendo la sua stagione di gloria, avendo dominato il campionato olandese con 60 punti – frutto di 27 vittorie, 6 pareggi ed una sola sconfitta – con ben 12 lunghezze di vantaggio sull’Ajax, ed è altresì impegnato, nel periodo di disputa delle due finali Uefa, nelle semifinali di Coppa Nazionale (la KNVB Beker), dopo il pareggio per 2-2 colto all’andata sul campo del Go Ahead Eagles.

 

La squadra allenata dal tedesco Georg Kessler può contare sull’esperienza del portiere Treytel, sui nazionali Hovenkamp e Metgod in difesa, Arntz e Peters a centrocampo e Kist in attacco, e, pertanto, sarà necessario per Robson ed i suoi uomini cercare di trarre massimo profitto dall’incontro di andata, in programma il 6 maggio a “Portman Road“, scenario che nei precedenti cinque turni ha concesso solo due reti agli avversari a fronte delle ben 17 realizzate.

 

Consapevoli di avere a disposizione l’ultima opportunità per non finire la stagione a mani vuote dopo le delusioni nella League e nella FA Cup, i ragazzi di Robson si gettano all’attacco sin dai primi minuti, sbloccando il risultato prima della mezz’ora grazie ad un rigore concesso per fallo di mano sulla linea di porta da parte di Hovenkamp (all’epoca, ciò non comportava l’automatica espulsione) su tiro a botta sicura di Mariner, e trasformato da Wark, punteggio di 1-0 sul quale le due squadre vanno al riposo.

 

La svolta del match avviene ad inizio ripresa, quando una verticalizzazione di Wark trova Brazil a fare da sponda per l’inserimento in area di Thijssen, la cui prima conclusione di piatto destro è respinta da Treytel, il quale nulla può sul successivo colpo di testa del connazionale per il punto del 2-0 che incanala la gara in discesa per l’Ipswich, che triplica prima dell’ora di gioco con Mariner che, da abile opportunista dell’area di rigore, devia alle spalle di Treytel un preciso cross dalla sinistra dell’imprendibile Brazil.

 

Nella restante mezz’ora, l’Ipswich pensa più a mantenere intatta la propria porta che a cercare la quarta rete, rischiando grosso in una sola occasione verso la fine del match, quando l’ala sinistra Tol spara alle stelle da buona posizione un invitante passaggio smarcante dell’austriaco Welzl.

 

Tre reti di vantaggio rappresentano un margine piuttosto rassicurante, ma mai fidarsi troppo di una squadra come quella olandese capace di realizzare 101 reti in campionato e che si allena per la gara di ritorno rifilando un sonoro 6-1 al Go Ahead Eagles che vale il biglietto per la finale di coppa nazionale contro l’Ajax del 28 maggio, ad otto giorni di distanza dal decisivo match contro l’Ipswich.

 

Stavolta, Robson non si concede ad alchimie tattiche, mantenendo invariato lo schieramento di partenza, sapendo altresì che una rete sarebbe determinante per il valore doppio attribuito ai goal realizzati in trasferta, e tale atteggiamento paga da subito, allorquando dopo appena 5′ è ancora Thijssen – lui che, curiosamente, aveva segnato appena tre reti in 31 gare nella League, va a segno due volte in finale contro i suoi connazionali – a sbloccare la gara con un gran destro dal limite su azione conseguente a calcio d’angolo che non lascia scampo a Treytel.

 

Non avendo oramai più nulla da perdere, gli olandesi si gettano in massa all’attacco, riequilibrando dopo appena 3′ le sorti dell’incontro grazie a Welzl, abile a deviare di testa alle spalle di Cooper un preciso cross di Metgod e passando in vantaggio al 25′, dopo che Welzl ha colpito la parte superiore della traversa da pochi passi, con lo stesso Metgod che raccoglie di testa a centro area un cross dalla destra di Peters.

 

 

Con ancora più di un’ora di gioco a disposizione ed ancora tre reti da realizzare, lo spettro di una clamorosa rimonta inizia a materializzarsi, ma a scacciarlo vi pensa Wark – capocannoniere della manifestazione con ben 14 reti al suo attivo – che al 31′ sigla il punto del 2-2 girando in mezza rovesciata una palla vagante in area su corner battuto da Muhren e prolungato di testa da Mariner, prima che la rocambolesca prima frazione di gioco si concluda con l’Az ’67 nuovamente in vantaggio per effetto di una conclusione al volo sotto misura di Tol su cross dalla destra corretto di testa da Jonker.

 

L’intervallo serve a riordinare le idee in casa Ipswich e, nonostante Kessler si giochi la carta Kist, inserendolo in luogo di Tol ad inizio ripresa, gli attacchi degli olandesi producono solo conclusioni dalla distanza ben controllate da Cooper, il quale è chiamato agli straordinari solo per deviare un colpo di testa da pochi passi del subentrato Kist, prima di arrendersi ad un bolide di Jonker su punizione al 73′ per la rete del 4-2, ma oramai il cronometro gioca a favore degli inglesi, che al fischio finale possono esultare per il primo trofeo internazionale della loro storia, con capitan Mick Mills a sollevare la sua seconda coppa nel giro di tre anni, e che, ad oggi, è anche l’ultimo in assoluto conquistato dal club a tutti i livelli.

 

E, a dimostrazione di come l’Az ’67 fosse un avversario di tutto rispetto, i campioni olandesi realizzano otto giorni dopo l’accoppiata superando per 3-1 l’Ajax nella finale di coppa nazionale, grazie alle reti di Tol, Spelbos e Nygaard a fronte dell’unico acuto di Vanenburg per i “Lancieri”.

 

Come a dire, per gli olandesi la gloria in patria, per l’Ipswich quella europea…

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