| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Cronaca di una Morte annunciata

di Mario Bocchetti, 28 Dicembre 2018

 

 

  Ogni anno peggio, ogni anno sto qui negli ultimi giorni di dicembre  a scrivere qualcosa contro il Calcio Italiano. Dodici mesi fa eravamo qui per dirci che i nostri vertici federali erano quanto di peggio poteva capitarci, dodici mesi fa eravamo anche felici per il nostro “Rettangolo dei Sogni”, il libro di un ritorno ai veri valori di questo sport, il libro che voleva analizzare l’atteggiamento giusto che i genitori dovrebbero avere per accompagnare i loro figli in uno dei percorsi più importanti della loro vita. Una nostra piccola speranza, un nostro piccolo sogno.  Tutto molto bello, tutto inutile.


Ogni giornale parla di un tifoso morto e di cori razzisti, nessuno parla del campo, nessuno parla di quello che hanno offerto. Ho letto anche in giro che hanno fatto più notizia i cori che il ragazzo morto, fermiamoci un attimo, analizziamo la situazione. Oggi in Italia stiamo assistendo ad una deriva fascista e molto pericolosa, chi lo nega ha un problema di cultura storica o di intelligenza.  Sono qui a scrivere, a cercare dati su internet e mi rendo conto che nessuno, in questo momento storico è interessato a quello che abbiamo assistito, nessuno ha voglia di leggere quanto la Juve ha deliziato il palato dei propri tifosi, nessuno vuole leggere le storie di chi ha avuto il coraggio di diventare un esempio. Tutti vogliono leggere di chi ha sbagliato, di chi sia la colpa, di chi ha reso l’ultimo turno il peggior Boxing day della storia del calcio.   


Anche noi abbiamo la nostra opinione e siamo giunti ad una conclusione: Siamo un ammasso di imbecilli!


Finiamola con la scusa di un gruppo di stupidi, tutti noi abbiamo colpe in questa deriva. Tutti noi continuiamo ad alimentare questo clima, nessuno cerca di cambiare le regole, applaudiamo per tutti coloro che si indignano, scriviamo milioni di post (e per fortuna che non usiamo la carta, altrimenti avremmo distrutto il resto degli alberi) ma a conti fatti tutti restano nel loro immobilismo. Il campionato nel frattempo continua, nessuno ha intensione di rinunciare al gioco, e pazienza se solo qualche giorno prima una persona, tutt’altro che innocente, sia morta. Anche io ho le mie colpe, anche io non ho fatto nulla per migliorare il mondo che vivo, e lo stato, gestito da burocrati vuoti capaci di fare solo foto su Twitter con la Nutella o proclami di Mussoliniana memoria da balconi romani, ha fatto il resto. Poi è chiaro che le nostre forze dell’ordine non riescono più a controllare il fenomeno e difendere persone per bene che vanno a vedere la partita in pace, persone che non vogliono scontri ma vogliono divertirsi per un paio di ore. E se gli scontri sono conditi da  spranghe, catene e asce è sempre più probabile avere a che fare con feriti gravi e morti.


Noi abbiamo un grandissimo rispetto per la vita umana, nessuno dovrebbe perdere la vita per una partita, nessuno potrebbe neanche prendere botte se per passione sceglie di sacrificare le proprie domeniche per arbitrare le serie minori e amatoriali.  Ma partire da Varese con il desiderio di creare disordini non è giustificabile. Ora dovremmo dirci: impareremo qualcosa da questa morte. Ma non impareremo nulla. Sabato c’è Juventus-Sampdoria alle 12,30…


Forzatamente bigamo (ma non lo dite in giro!).  Divido il mio cuore tra la passione per la Napoletanità e il calcio. In molti mi definiscono un sognatore dalla maglia azzurra, ma allo stesso tempo sono convinto che Maradona non può fare i miracoli. Il mio amore incondizionato per la cultura che mi avvolge mi ha regalato una seconda Mamma,  la mia città che mi accompagna e mi incoraggia in ogni mio scritto.  In fondo anche Troisi disse: Chi ha detto che non è serio amare due donne nello stesso momento, o perder tempo per fare la formazione della propria squadra?

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