| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Diego Armando Maradona

di Federico Lo Cicero, 30 Ottobre 2016

 

Il tango, è una poesia ballata. Una fusione di passione e bellezza nei movimenti sinuosi. L'uomo che guida e la donna che si lascia trasportare, un elisir di edonistica vita.

Nel 1935 Carlos Gardel, di Tolosa ma argentino di adozione, scrisse e musicò "Por una cabeza", un tango che ancora oggi vien ricordato nel planetario sud americano.

Parla di un giocatore d'azzardo e di corse dei cavalli che compara la sua dipendenza dal gioco alla sua attrazione per le donne.

"Por una cabeza todas las lucaras! Su Boca que besa, borra la tristeza calma la amargura. Por una cabeza si ella me olvida que importa perderme mil veces a vida; Para qué vivir?"

 

Sì, "che importa perdere mille volte la vita pur di vivere?"

Quel tango, si taglia bene per un grande artista della palla. Un giocatore di umili origini in cui scorre il sangue argentino, quel sangue che contraddistingue chi vuole emergere ed ha un dono che per certi versi è anche un fardello.

Quando scendeva in campo, era come vedere un tango carico di passione tra lui (l'uomo) e la palla (la donna).

Pochi al mondo son riusciti a trasmettere emozioni nel gioco del calcio.

Uno di questi è lui, il "Pibe de oro", la "Mano de Dios". "El diez de cuero blanco".

Diego Armando Maradona, el Niño di Lanús.

 

 

 

Cebollitas

 

Nato in un sobborgo di Buenos Aires il 30 ottobre 1960 da genitori di umili speranze, terzo di sette figli. Il padre Don Diego, dopo aver girovagato tra tanti lavori temporanei, riesce ad ottenere un lavoro fisso in ferrovia. Con tanti sacrifici riesce a dare anche un tetto stabile alla propria famiglia. Compra casa nel quartiere di Villa Fiorito. La madre Dalma, casalinga instancabile, e piena d' amore per i figli.

Si racconta che la sua smorfia, nel momento della nascita di Diego Armando, sia stata simile ad un tifoso quando grida: "Gooooollll".

Diego cresce poco, sembra piccolo per l'età che ha, ma il suo estro con la palla, è sublime. Il suo sinistro morbido e vellutato gli permette di creare poesia anche nei campetti delle Marvillas.

 

Nel 1970 la stella luminosa di Diego ne indica la strada. Un suo acerrimo "nemico-amico" nelle sfide di strada, viene preso nelle giovanili dell' Argentinos Juniors di Buenos Aires. Goyo Carrizo.

Si presenta agli allenamenti e dice all'allenatore, Don Francisco Cornejo: "Mister, se volete, ho un amico ancora più bravo di me." Son cose che si dicono, ma Don Francisco, dice: "Ok portalo."

 

E così fu. Diego si presentò ad un provino. Era una giornata di pioggia con il campo di calcio ridotto ad un acquitrinio. I ragazzi iniziarono a palleggiare, ma uno ad uno si ritirarono per la pioggia battente. Tranne uno al centro del campo. Lui, Diego. Continuava con una naturalezza, come se fosse una giornata di sole.

 

Don Francisco ne rimane folgorato. Uno così da queste parti ne passa uno ogni 200 anni. Gli parla: "Ehi Niño, ma tu sei proprio sicuro di essere del '60?" "Sì Don Francisco lo giuro" naturalmente palleggiando.

Don Francisco crede che sia un nano, il nano più forte di tutti. Ma ha paura che sia la solita storia di chi per emergere in Argentina si fingeva più piccolo per risultare un fenomeno.

 

Si presenta alla casa dei genitori di Diego, non tanto convinto, per strada ripeteva tra sé e sé: "Es un nano... es un nano."

I genitori lo accolgono con semplicità. Alla richiesta di un certificato che dichiarasse che era del '60 la mamma tirò fuori dal cassetto il certificato di nascita: 30 ottobre 1960. Autentico. Ma c'era un problema: Diego non poteva disporre dei soldi per l'autobus per andare agli allenamenti. Don Francisco promise loro che avrebbe pagato l'Argentinos la cifra necessaria. E così fu.

 

 

CURIOSITÀ

 

Diego iniziò a giocare nella squadra acerrima nemica del Boca Juniors, la squadra per la quale la famiglia Maradona faceva il tifo.

Don Francisco si rende conto che Diego era un marziano. Uno che quando gioca potrebbe decidere di vincere la partita da solo.

 

Il nome del Niño inizia ad echeggiare a Buenos Aires, ad ogni partita la gente rimane entusiasta. Perfino la tv si scomoda per intervistarlo a 12 anni. La famosa intervista in cui svela i suoi sogni: "Giocare la finale della Coppa del Mondo e Vincerla."

 

Anche gli allenatori avversari lo temono.

Don Francisco era una volpe: ogni tanto cambiava, nella distinta i nomi dei suo "Cebollitas" con nomi inventati.

Una volta mise al posto di Diego Armando Maradona un nome tipo Ezequiel Montania, che entrerà nel secondo tempo. L' allenatore avversario vede la distinta e non vedendoci Maradona tira un sospiro di sollievo. Finisce il primo tempo e le "Cebollitas" son sotto di due gol. Ma dopo pochi minuti della ripresa un funambolo si impadronisce non solo della scena, ma anche della partita.

Segna tre gol... quattro gol...

Allora si accorge che è Maradona.

" Ehi Francisco, hijo de puta! Me puciste a Maradona por Dios!!."

Ma era troppo bello vederlo giocare.

 

La conquista dell'Argentina

 

La sua ascesa fu un lampo in un cielo celeste.

Il 20 ottobre del 1976, fa il suo debutto in prima squadra contro il Tallares con la maglia numero 16. Il suo allenatore, J. Carlos Montes, prima di metterlo in campo lo chiama a se e gli da un compito ben preciso: "Diego, vai e gioca come sai".

Si era reso conto che uno come Diego, non puoi ingabbiarlo, ingessarlo ad uno schema. Diego è passione, divertimento e felicità. Diego entra e piazza subito un tunnel al diretto avversario. Non male come prima palla toccata. Ma il primo gol arriva il 14 Novembre, anzi due gol al San Lorenzo.

 

Nel 1978 vinse la classifica cannonieri del campionato argentino con 22 gol. Poi per due anni consecutivi viene premiato con il Pallone d'oro Sudamericano. Si parla del 1979 e 80.

 

Il campionario di Maradona era gelato per i palati dei tifosi, e invidia ed ammirazione per gli avversari. Un cronista dirà: "È essenzialmente sinistro, ma credetemi basterebbe anche solo quello... siamo davanti ad uno che sarà il migliore di sempre. Siamo davanti a Maradona."

Si perché come diceva Don Francisco: "Maradona non l'ho scoperto io, ma Dio te lo porta, tu devi solo stare attento."

 

Maradona si ripete nel 1979 con 14 gol e 1980 con 25. Come detto precedentemente, Diego era nella squadra "sbagliata".

Si fa avanti il Boca Juniors. Lo "riportano" alla "Bombonera". Sì, perché da piccolo ogni partita del Boca Diego la viveva sugli spalti ad esultare per i suoi beniamini.

 

Si svuota mezzo spogliatoio del Boca. Salinas, Santos, Bordon, Zanabria e Randazzo passano all' Argentinos Juniors nella trattativa, con un conguaglio di 2 milioni di dollari. Inoltre fu organizzata un' amichevole con l' Argentinos Juniors. Maradona ottenne di giocare il primo tempo con la vecchia squadra ed il secondo con la nuova. Maradona segna solo per i primi.

Ma accade una scena che commosse Diego. Alla fine del primo tempo, Diego si sfila la maglia e va incontro a Don Francisco che era a bordo campo, e gliela regala. Don Francisco con le lacrime agli occhi, lo abbraccia e gli dice: "Adesso posso andare via." "Ma come va' via adesso mister?" " Si Diego, non posso vederti con una maglia che non sia quella dell' Argentinos."

 

Lascia così i rossi con 116 gol in 166 gare. Maradona si presenta alla Bombonera alla prima di campionato con due cioccolatini che permettono al Boca di vincere contro il Tallares per 4-1. Segnò 28 gol in 40 gare. Risultato: vittoria del campionato argentino. Il Metropolitano. 1981. Il figlio che realizza i sogni del padre.

 

 

 

L'Approdo in Europa

 

Ma purtroppo l' amore venne rotto dai problemi economici che attanagliarono le casse della società. Piombò come un falco il Barcellona che per 12 miliardi di lire acquistò l'argentino.

Diego dirà che qualche anno prima del Barça si era fatta viva la Juventus tramite Omar Sivori. Ma era troppo piccolo. Il presidente Josep Louis Nunez, lo presentò il 5 giugno 1982.

In due anni 3 titoli Coppa di Spagna, Coppa di Liga e Supercoppa di Spagna. Ma non tutto molto semplice. Venne accolto come un Dio che mettesse fine allo strapotere degli acerrimi rivali del Real Madrid. Unica soddisfazione averli battuti sia in finale di Coppa del Re e nella Coppa di Liga. In entrambe Diego fu decisivo. Ma anche una serie di infortuni ed un' epatite curata male minarono il rendimento dell' argentino.

 

Maradona ha un peso nello spogliatoio e nel suo club. Non lega molto con il Mister, Udo Lattek. La stagione successiva arriva, su sua richiesta l' ex Ct argentino Luis Cesar Menotti.

Inizio davvero promettente per la squadra Blaugrana, i tifosi vedono il materializzarsi dei propri sogni.

 

Ma alla quarta giornata, il Barça conduce per 4-0 sull' Athletic Bilbao. Sembra una passerella. Goikoetxea, difensore bianco rosso, entrò sulla tibia di Diego.

Crack rottura: 4 mesi fuori.

Si affida al suo medico di fiducia, Ruben Dario Oliva, un lavoro certosino sia a livello di recupero fisico che psichico.

Diego vive la Barcellona notturna, ed ha il suo incontro con la cocaina. Sì, la polvere bianca che in futuro lo abbatterà. Rientra in campo ad inizio 1984, e nonostante il promettente periodo di 6 partite utili consecutive la squadra tornò alla normalità. Diego quella stagione segnò 11 gol in 14 gare. Non arrivò nessun titolo. Nella finale della Coppa del Re, il Barça affronta l' Athletic Bilbao. La finale va all' Athletic per 1-0. A fine partita Maradona si avventa su Goikoetxea reo dell'entrata che gli costò la rottura della tibia. Si scatenò una rissa in campo.

Ma in seno alla società si pensa alla cessione.

 

Diego, nonostante la sua immensa classe, ha dissidi interni nello spogliatoio, svogliato in allenamento e sempre pronto ad uscite notturne.

Ma anche con la città l' amore non è corrisposto. I tifosi pensavano fosse un nuovo Crujiff. Ma come sappiamo ogni giocatore è diverso.

 

La scoperta di una nuova Casa

 

Arriva l' offerta del Napoli che per 13 miliardi di lire lo porta sotto il Vesuvio.

Lascia Barcellona dopo 36 gare e 22 gol. Ferlaino e Iuliano lo acquistano senza versare una lire. O meglio pagheranno più tardi, in quanto non aveva, il Napoli, la liquidità per saldare l' acquisto.

 

A dire il vero sembrò, ad un certo punto, che l'affare fosse saltato a causa degli intermediari Fifa che pretendevano una maggior percentuale.

Entrò in campo il presidente Partenopeo e senza scucire una lira di più, nella notte mentre i giornali sportivi andavano in rotativa con la notizia dell' affare saltato, Ferlaino concluse personalmente la trattativa.

Maradona fu portato in Italia la mattina seguente con il jet privato di Ferlaino.

L'Italia rimase spiazzata dalla notizia. Ma non a Napoli, dove si sa... San Gennaro può fare la grazia!

 

Le prime parole di Diego all' arrivo all' aeroporto di Napoli furono lapidarie. Si calò subito nella realtà partenopea. La sentiva sua.

Via lo sfarzo di Barcellona, ci vuole gente come lui per fare qualcosa di magico.

"Voglio diventare l'idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires."

 

Era il 5 luglio 1984. Maradona non fu presentato ai tifosi in una sala stampa. Il "Calcio" non poteva essere contenuto in quattro mura. Ma doveva essere visto da tutti nel suo prossimo Palazzo reale. Venne presentato da Ferlaino in persona allo stadio San Paolo, gremito di 80.000 persone che pagarono simbolicamente un prezzo di ingresso di 1000 lire.

L'allenatore di allora era Rino Marchesi e il Napoli nella sua prima stagione giunse all'ottavo posto. Maradona si ambientò gradatamente aiutato dal connazionale Daniel Bertoni, segnò 14 gol.

 

L' anno successivo arriva sulla panchina Ottavio Bianchi, e con il sergente di ferro arriva anche il centravanti della Lazio Bruno Giordano. Il Napoli arriva al terzo posto, ma sono memorabili i gol e gli assist di Maradona per l' attaccante.

 

Il terzo anno arrivano De Napoli e un altro attaccante: Carnevale. Il tridente composto da Maradona, Carnevale e Giordano fa meraviglie. Il San Paolo esplode con cadenza regolare, l' unica squadra in Italia capace di giocare alla pari per buona parte della stagione era l'Inter. Ma il Napoli aveva una regolarità spaventosa. Addirittura dopo 32 anni vinse al Comunale di Torino contro la Juventus. E con la vittoria sul Como ed il pareggio casalingo contro la Fiorentina per 1-1 a maggio, il Napoli si laureò campione d Italia.

CURIOSITÀ

 

il Napoli vinse tutte e 13 le partite della competizione ed i primi 3 nella classifica cannonieri erano 3 napoletani: Giordano, Maradona e Carnevale. Diego è l'oro di Napoli

Quello fu un anno magico, arrivò la vittoria anche in Coppa Italia contro l'Atalanta, vincendo entrambe le partite della doppia finale (3-0 al San Paolo e 1-0 in terra orobica).

 

Diego è l'oro di Napoli. L'anno seguente potrebbe essere quello della ripetizione. Arriva Careca ad impreziosire il reparto d' attacco.

Dopo un' apparizione in Coppa dei Campioni contro il Real Madrid, il Napoli è in testa alla classifica fino alla 20ma giornata. L' antagonista per la vittoria finale è il Milan di Arrigo Sacchi, per intenderci quello dei tre olandesi.

Si gioca al San Paolo Napoli - Milan ed i partenopei hanno 1 punto di vantaggio sui rossoneri in classifica. I lombardi danno una lezione di calcio agli azzurri imponendosi per 3-2. Li superano e volano verso la conquista dello scudetto.

Magra consolazione la vittoria di Diego nella classifica cannonieri con 15 gol.

 

Qualcosa si è rotto all' interno dello spogliatoio. Diego ed alcuni compagni mal digeriscono i metodi di Ottavio Bianchi. Si parla anche di uno scudetto perso a causa della camorra, il clan di Giuliano di Forcella che in caso di vittoria finale del Napoli avrebbe perso decine di miliardi di lire nelle scommesse clandestine.

Ma questa è un' altra storia.

 

Invece dal punto di vista umano Diego a Napoli è trattato da Re, si sente capo popolo, la città sembra tagliata per lui, una Buenos Aires italiana.

In ogni angolo di Napoli in quel periodo se chiedevate chi fosse il più grande personaggio storico partenopeo, prima di Masaniello vi rispondevano: "A Diego, il Dio del calcio".

Sì perché Maradona rappresentava la rivincita del Sud in un'Italia spaccata in due, l'industrializzato Nord e il bistrattato "Mezzogiorno."

Maradona era l'orgoglio partenopeo, non c'era nessuno che nelle proprie case avesse almeno un' effige del "Pibe de oro".

Pensate che in una via pubblica, in Via San Biagio dei Librai, c'è un altarino con una foto nella quale indossa la maglia del Napoli ed un suo cappello in una teca.

Ancora oggi i tifosi del Napoli vi si recano a chiedere la "Grazia Calcistica" prima delle partite degli azzurri.

Addirittura nel 1991 ci fu un convegno commemorativo, Te Diegum, a cui presero parte molti intellettuali tifosi della squadra azzurra. Insomma Diego era per i Napoletani il "Che" in versione calcistica. Napoli gli entra nel cuore, avrà mille donne, e da Cristina Sinagra nascerà Diego jr. che riconoscerà solo molti anni dopo.

 

Ma torniamo al calcio.

Era il 1988/89. Si va avanti con Ottavio Bianchi, con Ferlaino a fare da cuscino tra la squadra e l' allenatore. Questa volta sulla strada per il titolo gli azzurri trovano l' altra squadra meneghina: l'Inter. Quella era una squadra non facile da battere, e il Napoli si arrese solo a 4 giornate dal termine perdendo lo scontro diretto a Milano per 2-1. Matthaeus affonda le ultime speranze per gli azzurri con una micidiale punizione all' incrocio dei pali.

Era un Inter che entrerà nella storia per il suo record di punti, l'Inter dei tedeschi Brehme, Matthaeus e Ramon Diaz.

 

Il Napoli arrivò secondo in campionato, arriva in finale di Coppa Italia e Coppa Uefa. La prima la perde contro la Sampdoria nel doppio confronto, vittoria per 1-0 al San Paolo, e sconfitta senza appelli a Marassi per 4-0. La seconda la vince contro lo Stoccarda con un grande Maradona in campo. 2-1 in casa, dopo essere stati in svantaggio. Maradona con una magistrale punizione pareggia per i suoi, e poi Careca a dare la stoccata vincente.

Al ritorno in terra tedesca, la cittadina tedesca è invasa dai tifosi partenopei, sia provenienti dall'Italia, sia residenti in Germania. A Diego viene riservato in campo un trattamento al limite del proibito, ma il capo popolo non molla. Niente può fermare un Dio. Alemao, arrivato in estate firma l' 1-0 con un'azione travolgente, Klinsmann pareggia.

Un altro "CORE DI NAPOLI" , Ciro Ferrara, su assist di Diego segna il 2-1.

Nel secondo tempo, un travolgente Maradona serve a Careca la palla per il 3-1. Lo Stoccarda raggiunge il pareggio di 3-3 inutile. Il Napoli conquista la Coppa Uefa.

 

Ma una voce scuote Napoli in estate. Diego stava per lasciare Napoli per trasferirsi a Marsiglia.

Reo il suo rapporto conflittuale con Bianchi. Intervenne Ferlaino che, nonostante la firma di Diego sul contratto offertogli dall' Olympique Marsiglia, blocco' la cessione.

Risultato? Ottavio Bianchi lascia Napoli. Al suo posto Albertino Bigon. Maradona, reduce da un infortunio inizia in ritardo la stagione 1989/90. Ma appena rimette piede in campo, Bigon gli affida le sue sorti. Ed a ragion veduta.

 

Diego trascina, con 16 gol stagionali ,la squadra al suo secondo scudetto. I partenopei rimasero anche imbattuti per le prime 16 partite di campionato.

Questa volta si presero la rivincita sul Milan. Su quel campionato grava l'ombra della famosa monetina tirata in testa ad Alemao da un tifoso orobico che diede la vittoria a tavolino al Napoli sull'Atalanta. Napoli e Diego sono in cima ai sogni di gloria partenopei.

 

La stagione successiva promette bene. Si inizia con un perentorio 5-1 grazie alle doppiette di Careca e Silenzi ed al gol di Crippa. Maradona naturalmente direttore d'orchestra.

Ma succede che in campionato il Napoli non ingrani. La squadra sembra senz'anima e Diego inizia a rattristarsi. Esce sempre di più la sera, non lega più come un tempo con i compagni, addirittura nella trasferta di Coppa dei Campioni a Mosca, anziché viaggiare con la squadra, noleggia un jet privato ed arriva la sera prima della partita.

Luciano Moggi e Albertino Bigon rilasciano dichiarazioni piene di imbarazzo sull' argentino. Diego giocherà il secondo tempo, ma il Napoli lascia la competizione dopo i rigori.

 

Diego intanto continua a fare una vita irregolare, sposato con la bella Claudia, ma incline a scappatelle sempre più frequenti.

Ma sempre più frequente inizia ad essere nelle sue abitudini il presenziare a feste dei Boss malavitosi napoletani e l' uso della cocaina.

 

Uso che il 17 marzo del 1991, dopo un controllo antidoping al termine di Napoli - Bari in cui sbaglia anche un rigore, ne determina, oltre che la squalifica, anche la fine della sua esperienza a Napoli.

 

Il Napoli finì la stagione al 7mo posto. Se ne rammaricherà pubblicamente, riconoscendo di aver sbagliato. Si assunse le sue responsabilità.

Diego è così. Non gli piace nascondersi, sia nel bene che nel male. Dopo la squalifica di 1 anno e mezzo il Napoli lo cede al Siviglia.

 

 

Il Tramonto della Stella più lucente

 

1992. Un piccolo giallo.

Dei 7,5 milioni di dollari pattuiti per la cessione il Napoli ne riceve solo 4. Ma la Fifa era entrata nel merito, autorizzando il pagamento di soli 4.

Maradona a Siviglia ritrova Carlos Bilardo.

A Siviglia giocò 25 gare segnando solo 5 gol, ma regalando ben 12 assist ai compagni. Non si sentiva a casa. Rimpiangeva Buones Aires e Napoli. E dopo una sola stagione vuole andarsene.

Si presenta il Neeell's Old Boys che lo riporta in patria. Ma solo dopo 7 partite Diego scioglie il contratto che lo lega alla squadra di Rosario.

 

Si ferma Diego. Non ne vuole sapere di riprendere. È stanco, amareggiato. Pensa solo ad una cosa. Giocare un' altro mondiale.

Nel 1995/97 disputa le ultime due stagioni nella sua squadra del cuore. La squadra della sua famiglia: il Boca Juniors. Giocherà 30 gare regalando assist e 7 gol. Il suo canto del cigno il 25 ottobre del 1997 contro il River Plate.

2-1 per i Boca al Monumental.

I gol non portano la sua firma (Toresani e Martin Palermo) ma lo stadio gli riconosce un ultimo grande applauso. "El Mas Grande"

Quel giorno tutti concordarono che: IL FÚTBOL NON SARÀ MAI PIÙ LO STESSO SENZA DI LUI.

 

 

L'Albiceleste

 

In nazionale Diego fa la sua prima apparizione nel 1977. Esattamente il 27 febbraio. Cesar Luis Menotti lo convoca per l'amichevole contro l'Ungheria. Diego pensa che si avveri il suo sogno: giocare un Mondiale.

 

Nel 1978 l'Argentina organizza il mondiale di calcio. Allora la nazione era governata dalla dittatura militare con a capo il generale Jorge Rafael Videla.

Il generale, nonostante il riconoscimento della bravura del giovane talento, ne impose l'estromissione dalla Rosa per il mondiale. Troppo giovane e troppo influente sui giovani di allora. Diego piange lacrime amare.

Quel mondiale DOVEVA vincerlo l'Argentina. A qualsiasi costo. Si giocava a calcio a pochi passi dalla morte.

 

Dal 1979 Diego entra in pianta stabile nella nazionale maggiore dopo aver brillato nella vittoria mondiale under 20 dei biancocelesti in Giappone. Nel 1982 il sogno si avvera... in parte. Prende parte ai mondiali spagnoli.

Ma il suo carattere irruento gli gioca un brutto scherzo contro i nemici del Brasile. Espulso per un' entrata ai limiti della decenza su Barista.

L' Argentina perse quella partita per 3-1, e fu' estromessa dal mondiale.

Comunque Diego giocò 5 partite segnando 2 gol.

 

Il 1986 riserva a Diego la più dolce soddisfazione della sua carriera.

L' allenatore Bilardo gli consegna la squadra. "Portaci alla vittoria Diego."

Un mondiale senza pecche, tutte vittorie tranne il pareggio con l'Italia (1-1) nel girone.

Una squadra in cui Diego è il direttore d'orchestra, dove ci sono uomini di carattere come Passarella, e bomber come Valdano e Pasculli. Nel mezzo tanti portatori di acqua e "fabbri" in difesa.

E' una squadra muscolare e tecnica, ma che Diego prende per mano e la conduce alla vittoria finale. Diego segnò 5 gol nella manifestazione.

 

Memorabile è la partita dei quarti di finale. Avversario l'Inghilterra. Una partita che ha anche un significato storico. Ricordate la vicenda delle isole Falkland? Agli argentini non è mai passata la rabbia per la guerra. E chi poteva secondo voi abbattere il colosso inglese se non il capitano albiceleste? Due gol di astuzia e capacità tecnica.

Su un cross dalla sinistra del fronte d'attacco, Diego si avventa sul pallone colpendolo di testa anticipando l'uscita del veterano portiere inglese Peter Shilton. Gol 1-0. Ma c'è una cosa che a molti sfugge, ma non agli inglesi.

Diego anticipa sì Shilton, ma colpisce la palla non con la testa, ma con la mano sinistra, o meglio il pugno. L' arbitro, il tunisino Bennanceur, convalida tratto in inganno dalla folta capigliatura dell' argentino.

Polemiche a non finire. Diego in un' intervista disse: "È stato il volere di Dio di punire gli inglesi, la mia era la Mano de Dios." Dirà anche: "Chi ruba ad un ladro ha 100 anni di perdono."

Ma poi Diego mette tutti d' accordo. Prende palla entro la metà campo Argentina e si invola in una discesa solitaria verso la porta inglese. Salta ben 6 uomini e trafigge il povero Shilton per il 2-0. Questo gol per bravura tecnica, verrà eletto come gol del secolo.

Sua maestà inglese si inchina a Maradona, si inchina all' Argentina. 2-1.

In semifinale il sorprendente Belgio. Anche qua con una doppietta (2-0) porta la squadra in finale contro i panzer della Germania Ovest.

Allo stadio Atzeca, teatro della partita del secolo 1970, va in scena la finale.

Diego non segna ma regala tre perle che permettono agli argentini di segnare 3 gol con Brian, Valdano e Burruchaga. Inutili i gol teutonici di Rummenigge e Völler per il momentaneo pareggio da 0-2. Con il 3-2 l' Argentina è campione del Mondo: Diego ha realizzato il suo sogno. Partecipare ad un Mondiale (era già al secondo) e vincerlo. Inoltre viene premiato con il pallone d'oro del mondiale quale miglior giocatore.

 

Partecipa ad un terzo mondiale, quello italiano nel 1990. Riporta la squadra in finale contro la Germania, ma questa volta il risultato premia i tedeschi per 1-0 con un rigore dubbio trasformato da Brehme allo scadere. Anche in questo mondiale Diego si mette in mostra.

 

Ma la semifinale contro l'Italia di Azeglio Vicini è una sorta di "con o contro Diego." Si gioca nella sua Napoli. Il pubblico si divide. Sì, si tifa Italia, ma El Diez è anema e o core di Napoli. Lo stadio esulta anche alle giocate del suo capitano.

La partita terminerà sull' 1-1 dopo i tempi regolamentari. L' albioceleste vincerà ai rigori.

 

Nel 1994 Diego riesce a partecipare al mondiale organizzato dagli Stati Uniti. Si sa il popolo americano vuole le star. Si racconta, che l'ex segretario americano, Henry Kissinger sia nel comitato organizzativo.

Già sicuri partecipanti Baggio con l' Italia e Stoickov con la sua Bulgaria, Kissinger chiama la Fifa e chiede di..."quello la' che da solo vinse il Mondiale in Messico nell' 86. Che fine ha fatto?" Si era ritirato come abbiam visto.

La Fifa fa pressione sulla Federazione Argentina perché "quello là" sia in campo ai mondiali americani. Diego accetta. È la sua possibilità di far vedere al mondo di essere di nuovo lui il Re. A Boston incanta e segna un gol bellissimo e memorabile per la sua esultanza davanti ad una telecamera. 4-0 alla Grecia.

 

Nella seconda partita gli argentini battono la Nigeria 2-1. Ma qui finisce la carriera calcistica di Diego. Ad un controllo antidoping viene trovato positivo all'efedrina, sostanza stimolante. La FIFA lo espelle dalla manifestazione. Nuova squalifica con polemiche. Diego lascia così la nazionale dopo 91 gare e 34 gol.

 

Nel 2008 viene nominato C.T dell'Argentina al posto del dimissionario Basile. Tra varie difficoltà riesce a far qualificare la nazionale al mondiale in Sud Africa del 2010. Ma la Germania è ancora sulla sua strada. Ed ai quarti di finale la squadra teutonica elimina gli argentini con un secco 4-0.

Nonostante un'accanita critica dalla stampa, Diego e la squadra furono accolti al ritorno all' aeroporto di Montevideo come eroi da 20.000 persone.

 

 

 

Diego, è stato protagonista anche di altre vicende che con il calcio giocato hanno ben poco a che fare. Non ne ho parlato, per il semplice fatto che qui parliamo di calcio, e Diego è per me il calcio.

 

Non essendo Napoletano, posso dire però che ho avuto la fortuna di poterlo veder giocare dal vivo in una partita di Coppa Italia del 1987 Livorno- Napoli. Posso dire con estrema serenità che quello era un genio, era poesia.

 

Oggi si parla della "Pulce" Messi. Ma Diego era e resterà il migliore di sempre. Nel 1994, anno della definitiva radiazione di Maradona dal calcio che conta, a Napoli moriva anche un' altro pezzo di Napoli. Massimo Troisi, che morì 12 giorni dopo la fine delle riprese del film Il Postino.

 

Voglio finire questo racconto con una definizione di poesia dato dallo scrittore Pablo Neruda.

 

"Quando la spieghi la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione è l'esperienza diretta delle emozioni che può svelare la poesia ad un animo predisposto." -

 

"Sono orgoglioso di essere stato il migliore di sempre a Napoli" -

DIEGO ARMANDO MARADONA

Nato a Livorno il 19/04/1970. Il calcio è sempre stata la mia passione, un'attrazione sin da piccolo, ma a dire la verità, giocato per strada e poi nei campionati amatori. Oggi continuo a giocare ed allenare bambini, cercando di trasmettere loro i valori del calcio degli anni 80/90. La spinta per iniziare a scrivere i miei personaggi è una sorta di apertura di un vecchio cassetto. Scrivere. Ho provato con i racconti... ma poi smettevo. Allora per divertimento ho iniziato a scrivere di calciatori del passato. Scrivere di loro, è una continua sfida nella ricerca, scoprire chi sono stati e conoscere la parte umana di coloro che ci tenevano incollati alla tv.

© 2016 Una Questione di Centimetri. Tutti i diritti riservati. Il sito è interamente ideato e realizzato da Ciro Ruotolo e Mario Bocchetti.

L'immagine di testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.