| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Emerson Ferreira Da Rosa, carriera e progetti sociali

di Antonio Sorrentino, 18 Luglio 2017

“Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa, lì ricomincia la storia del calcio”. L’aforisma di Jorge Maria Borges potrebbe essere visto come un esempio di vana retorica, ma se contestualizzato in modo opportuno si rivela un ricco contenitore di valori che vanno oltre il mondo del calcio così come mostrato ad alti livelli, fatto di lusso sfrenato e tenore di vita riservato ad un’elitè ristretta, non a contatto con la realtà quotidiana del vivere.

 

Una nuova storia di calcio comincia nel profondo Sud del Brasile, nel quartiere di Fragata, frazione di Pelotas. Tra le strade sconnesse di questo paese, prepara la sua ascesa nel mondo del calcio Emerson Ferreira da Rosa, conosciuto in seguito semplicemente come Emerson, centrocampista tuttofare che si affermerà prima al Bayer Leverkusen e poi alla Roma con il soprannome “Puma”. Come vedremo, questo piccolo quartiere avrà un’importanza cruciale per la vita di Emerson, sia prima della sua esplosione che dopo la sua carriera calcistica. In una zona dove la povertà è dilagante ed emergere è quasi sempre una chimera per tanti giovani, Emerson inizia a farsi notare per il suo talento nel calciare un pallone, ma sarà perlopiù limitato da una persistente bronchite asmatica, che creerà più di un dubbio circa la sua efficacia su un campo da calcio.

 

I dubbi vengono però fugati dal Gremio, nel quale Emerson militerà dal 1994 al 1997: due coppe nazionale, due campionati ed una Libertadores attirano l’interesse del Bayer Leverkusen, che riuscirà ad assicurarsi le prestazioni del Puma nell’estate del 1997.

 

La Bundesliga è un campionato molto duro a livello fisico e lì solo i giocatori forti sopravvivono: l’infortunio al ginocchio patito agli inizi della carriera al Gremio contribuì ad alimentare i tanti dubbi su Emerson, ma nei tre anni da giocatore nella “città delle aspirine” Emerson si rivelò al mondo come un giocatore capace, nello stesso tempo, di rompere le trame di gioco avversarie e procedere all’impostazione di azioni offensive per il Bayer, in modo stilisticamente non impeccabile ma tremendamente efficace.

 

Questo portò all’interesse della Roma, nella quale Emerson si trasferirà nell’estate del 2000. A Roma riceve l’ovazione dei settantamila dell’Olimpico nel giorno della sua presentazione, scoppiando in lacrime dopo aver sentito ripetere il suo nome; tuttavia i primi sei mesi nella capitale saranno bui in quanto caratterizzati da un brutto infortunio. Riuscirà comunque a vincere lo Scudetto in maglia giallorossa, l’ultimo della storia della Roma, prima di trasferirsi a Torino, alla corte di quel Don Fabio Capello che solo pochi anni prima aveva categoricamente negato ogni eventualità di trasferimento a Torino. Alle accuse di tradimento dei tifosi giallorossi, il Puma obietterà che “un traditore è colui che non contribuisce ai successi della squadra, prende soldi e poi scappa; invece lui si era sempre impegnato al massimo per la maglia della Roma”.

 

 

La tappa di Torino fu fondamentale per la crescita dell’Emerson giocatore ed uomo, infatti egli avrà modo di dichiarare che “a Torino si respira aria di vittoria, che si rinnova puntualmente allenamento dopo allenamento, e la gente chiedeva sempre la vittoria della Champions League”. Inoltre, Emerson esprimerà eterna gratitudine a Capello, in quanto “con lui si impara il senso della parola disciplina, ed occorre allenarsi sempre per essere al top e consolidare la propria mentalità vincente”. Il centrocampista brasiliano resterà fino all’estate 2006 in maglia bianconera, periodo in cui scoppiò il caso – Calciopoli che portò ad una piccola diaspora dalla maglia bianconera. Il Puma rivelò che “Capello aveva chiesto Cristiano Ronaldo in quel periodo, io sarei rimasto volentieri anche in Serie B ma il presidente aveva detto che avrebbe accettato eventuali offerte per me”. Le offerte arrivarono puntuali, ed Emerson seguì Capello nell’avventura al Real Madrid.

 

 

L’esperienza annuale al Real Madrid fu senza dubbio positiva per il Puma, il quale riuscì a farsi apprezzare dall’esigente pubblico madrileno con le sue prestazioni tutte cuore e grinta; Emerson sottolineò una certa similitudine tra le mentalità della Torino bianconero e della Madrid “blanca”, aggiungendo che “(a Madrid) tutti sono necessari ma nessuno è indispensabile, e meriti e demeriti vanno suddivisi equamente tra tutti i componenti del team”.

 

 

Il centrocampista brasiliano non mancherà però di sottolineare una differenza sostanziale con l’esperienza precedente a Torino, in quanto “qui (a Madrid) la pressione è molto più elevata, e gran parte della stagione è affidata al mercato, con l’idea di prendere sempre i migliori giocatori senza badare a spese”. Da segnalare un simpatico aneddoto: nel corso del Clasico, in casa del Real Madrid, durante il riscaldamento Emerson si avvicina all’amico e connazionale Ronaldinho “intimandogli” di evitare di fare troppi giochetti, altrimenti il Puma avrebbe azzannato le sue caviglie con le cattive.

 

L’estate del 2007 segna l’approdo di Emerson alla corte del Milan di Ancelotti. Sarà un anno e mezzo tormentato dai guai fisici, ed il Puma riconoscerà di non aver mai reso al meglio in maglia rossonera, dalla quale si svincolerà nell’Aprile del 2009 per approdare al Santos, nel quale militerà per pochi mesi prima di appendere definitivamente le scarpe al chiodo, causa fastidiosi e persistenti problemi fisici che ne condizionavano il rendimento.

 

Chiudiamo l’articolo parlando dell’iniziativa sociale di Emerson, impegnato nella gestione di una scuola calcio a Pelotas, suo quartiere di nascita. La scuola calcio si chiama “Fragata Futebol Clube” ed conta 20 dipendenti, 3 campi da calcio ed un’ottantina di iscritti, suddivisi in tre fasce d’età: under 17, under 15 ed under 13. L’obiettivo della scuola calcio di Emerson è quello di dare un’opportunità ai giovani per poter valorizzare la loro cultura sportiva ed allontanarsi dai pericoli sociali che caratterizzano le zone povere del Sud del Brasile, in primis spaccio di droga e delinquenza giovanile. Non sono però mancate le difficoltà, in quanto il Puma sottolinea come in Brasile manchi una certa cultura della meritocrazia, la cui conseguenza fondamentale è il trovarsi in determinati incarichi solo in base a conoscenze personali specifiche. Tuttavia, questo malcostume brasiliano (ma non solo) non ha influito sulla produttività del vivaio del Fragata, che nel corso degli anni ha portato ben 18 giocatori a vivere il calcio in una dimensione professionistica; inoltre a partire dalla fine del 2014 il Fragata è satellite della Roma che quindi può vantare diritti di prelazione sui giovani cresciuti nel vivaio del club di Pelotas; la Roma si impegna a fornire aiuto economico per finanziare la costruzione di nuove strutture. L’accordo ha durata quinquennale.

 

La storia di Emerson ci dimostra come nella vita esistono possibilità per emergere e dimostrare il proprio valore, anche in condizioni particolarmente sfavorevoli, attraverso la voglia di non arrendersi mai e l’impegno sociale. Il Puma ci è riuscito in modo magistrale, risultando nei suoi anni migliori uno dei mediani più forti nel decennio scorso, nonché diventando un punto di riferimento per giovani brasiliani di Pelotas, i quali possono ringraziare Emerson per il cuore d’oro e lo spirito di iniziativa dimostrato. Quindi, se doveste chiedere a romanisti, juventini, madridisti e bambini di Pelotas cosa pensano di quel centrocampista sgraziato ma efficace, sappiate che difficilmente sentirete parole negative nei confronti di un centrocampista di animo nobile.

 

© 2016 Una Questione di Centimetri. Tutti i diritti riservati. Il sito è interamente ideato e realizzato da Ciro Ruotolo e Mario Bocchetti.

L'immagine di testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.