| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Esteban Cambiasso, un argentino che amava il nerazzurro

di Antonio Sorrentino, 24 Agosto 2017

Nel panorama calcistico mondiale, ci sono giocatori che incantano con colpi ad effetto e giocate geniali, accendendo la passione dei tifosi ed alimentando i loro sogni. Poi ci sono altri giocatori che difendono strenuamente la porta del loro guardiano dai pericoli provenienti dagli attaccanti avversari. Per ultimi, non certamente a livello di importanza, ci sono una serie di “gemme rare”, quei giocatori dotati non solo di muscoli, cuore e polmoni, ma anche di un’intelligenza tattica e un senso di disciplina che portano i tifosi ad innamorarsi di loro. In quest’articolo si parlerà di uno dei protagonisti del magico 2010 nerazzurro, culminato con la conquista del triplete. Il protagonista dell’articolo risponde al nome di Esteban Matias Cambiasso, detto Cuchu, uno dei tanti argentini che hanno amato i colori nerazzurri.

 

Nato a Buenos Aires il 18 Agosto 1980 da genitori appassionati di basket, alla tenera età di 3 anni il piccolo Cambiasso incantava i playground di Buenos Aires giocando come playmaker sui campi in cemento della capitale argentina. Il ruolo di play nel basket è tra i più delicati e richiede un’analisi dei movimenti di tutti e 10 i giocatori sul parquet, che deve essere effettuata con la massima razionalità. Durante questo periodo, gli viene affibbiato il nomignolo “Cuchu”, in riferimento ad un famoso personaggio televisivo argentino dei primi anni 80. Ad inizio anni 90, Ramon Maddoni (talent scout argentino dal palato sopraffino) si dice estasiato dall’intelligenza tattica di Cambiasso, e il futuro centrocampista argentino si iscrive al Club Social y Deportivo Parque, coltivando nel frattempo la sua passione per la palla a spicchi. Nel 1991, il giovane Esteban dovette effettuare la scelta per la sua vita futura: non serve specificare quale sport abbia scelto, tuttavia in un’intervista il Cuchu ha avuto modo di sottolineare che “sarebbe stato un peccato di presunzione pensare di aver due carriere importanti, ma un giorno magari si potrà dire che avrebbe reso meglio nel basket che nel calcio”.

 

 

La carriera calcistica del Cuchu inizia nell’Argentinos in qualità di difensore centrale di sinistra, con spostamento successivo nella zona centrale del campo; tuttavia la svolta per la carriera di Cambiasso avviene nel torneo di Tolone del 1996, quando il Cuchu viene notato dal CT argentino Pekerman, che convocherà Cambiasso per i mondiali Under 17 del Qatar dopo che alcuni club avevano rifiutato di far andare i propri giocatori nel caldo paese asiatico. La corsa dell’Argentina si ferma in semifinale, ma la storia del Cuchu inizia nella finale per il terzo posto, nella quale debutta mostrando un’inaudita personalità abbinata ad una visione di gioco che consente a Cambiasso di fornire un assist pregevole per Biagini, autore del gol decisivo.

 

Agli osservatori del Real Madrid non era certo sfuggita la personalità del giovane centrocampista argentino e, per permettergli una crescita graduale, segnalarono il giocatore al Castilla, squadra satellite del Real Madrid. Furono anni in chiaroscuro per il Cuchu, che nella prima stagione al Castilla riuscirà a totalizzare solo una decina di presenze; andò meglio nella seconda stagione in cui Cambiasso mostrò le sue qualità migliori. Tuttavia, il Real Madrid deciderà che ancora non è il momento di esordire tra i grandi: il Cuchu emigra quindi all’Independiente, in cui resterà per 3 stagioni. Il campione argentino non mancherà di sottolineare la sua ambizione in quanto “il suo non era un capriccio, si sentiva realmente in grado di dare un contributo alla prima squadra del Real Madrid, ma i dirigenti avevano deciso che non erano maturi i tempi”. Nei tre anni all’Independiente, Cambiasso completa la sua maturazione ed il Real Madrid valuta offerte europee per garantire un ambientamento ottimale in ottica futura: le offerte non sono convincenti e così il forte centrocampista viene acquistato dal Boca Jrs, nel quale disputerà una stagione sensazionale mettendo a segno 12 reti. A questo punto il Real capisce che non si può più aspettare: Esteban Cambiasso diventa un giocatore del Real Madrid nell’estate del 2002.

 

Tuttavia, quel sogno a lungo rincorso rivela anche il suo lato negativo: il centrocampista argentino racconterà che “a Madrid l’ossatura della prima squadra è composta prevalentemente da galacticos e da giocatori formatisi nella cantera; ed io non facevo parte né dell’una né dell’altra categoria, quindi non mi integravo nel modello di business del Real Madrid”. Le conseguenze di queste lapidarie dichiarazioni si riflettevano nel numero di presenze di Cambiasso come titolare, il quale dovette seguire molte partite dalla panchina, in nome di giocatori più talentuosi oppure di “prodotti” del vivaio madridista. Riguardo al fattore pressione, potenzialmente deleterio per ogni giocatore, Cambiasso spiegherà che lui era da sempre stato abituato a giocare in contesti caratterizzati da forte spinta mediatica (il riferimento all’Argentina è lampante) e che fu proprio la mancata integrazione col modello di business del Real Madrid a portare al mancato rinnovo del contratto: nell’estate del 2004, Esteban Cambiasso viene acquistato dall’Inter a parametro zero.

 

 

L’acquisto del centrocampista proveniente dal Real Madrid è accompagnato da un certo scetticismo, date le modalità di cessione a parametro zero. Tuttavia, nel corso degli anni, la cessione di Cambiasso si rivelerà uno dei tanti disastri della pur competente dirigenza del Real Madrid. Il Cuchu resterà per 10 anni in maglia nerazzurra, risultando uno tra i giocatori più amati dal pubblico interista nonché uno degli eroi dello straordinario Triplete della stagione 2009/2010. Nei primi anni a Milano, il Cuchu rimarrà sorpreso dall’atteggiamento del patron Massimo Moratti, del quale dirà che “è come un padre che segue i propri figli: fa spesso visita agli allenamenti e cerca di infondere sicurezza ad un ambiente in cui la pressione mediatica è elevatissima. Tuttavia, si rimane sorpresi se si considera la sua umiltà, a fronte degli ingenti investimenti per l’Inter”. Un’altra figura a cui Cambiasso resterà molto legata è quella di Giacinto Facchetti, del quale il Cuchu racconta un aneddoto significativo: “era in condizioni gravi e andammo a fargli visita prima della Supercoppa con la Roma (2006), ed era presumibilmente l’ultimo trofeo che avrebbe potuto vederci sollevare. La partita fu difficilissima perché la Roma era in vantaggio per 3-0 ma il goal di Vieira a fine primo tempo fece capire che eravamo ancora vivi. Al gol del 4-3, ci fu un boato dello stadio talmente forte, non da finale di Supercoppa Italiana ma da finale di Champions League”. Cambiasso poi non mancherà di sottolineare il cambiamento avvenuto sotto la guida di Mancini, il cui merito principale è quello “di aver cambiato la mentalità di una squadra, la quale fu trasformata in una corazzata abituata a vincere”. Ma il salto di qualità definitivo fu opera di Mourinho, al quale Cambiasso deve molto sia in termini di tattica, dal momento che Mou fu capace di riadattarlo come difensore centrale, sia in termini di mentalità poiché “era una squadra composta da giocatori di differenti nazionalità, ma diventò un team molto unito con tutti i protagonisti che remavano da una sola parte. Il capolavoro di Mourinho fu nell’andata della semifinale di Champions League 2010, quando l’Inter vinse 3-1: per la partita di ritorno, Mourinho fu abile a motivare la squadra, subito pronta a reagire all’ingiusta espulsione di Thiago Motta”. Quella partita fu decisiva, in quanto lanciò l’Inter verso la finale di Madrid, vinta per 2-0 contro il Bayern Monaco grazie ad una doppietta di Milito.

 

 

Raggiunto l’apice calcistico, i due anni successivi saranno in chiaroscuro: nella stagione 2010/11, si vociferava di una possibile “congiura” di Cambiasso per chiedere l’esonero di Benitez; mentre nella stagione successiva il Cuchu fu accusato di essere intoccabile nonostante prestazioni non all’altezza, sottolineate dai fischi di San Siro durante la partita contro il Catania, nel quale Cambiasso, sostituito, viene inquadrato dalla telecamere mentre piange. Siamo quindi agli sgoccioli della carriera interista di Cambiasso, che si concluderà nel Maggio 2014 sul campo del Chievo Verona: la prossima meta di Cambiasso è l’Inghilerra, destinazione Leicester.

 

Nelle “Foxes”, Cambiasso fu uno dei protagonisti dell’assurda rimonta salvezza, nel quale il Leicester fu salvo al termine di una serie incredibile di vittorie finali. In un’intervista rilasciata al Sun, il Cuchu dichiarerà che “lottare per la salvezza, seppur comporti una visibilità minore, è caratterizzata dalla stessa pressione che accompagna i grandi scontri per le coppe internazionali”.

 

 

Nonostante l’impresa, a Cambiasso non viene rinnovato il contratto ed il Cuchu si trasferisce nella capitale greca, firmando un contratto per l’Olympiakos. In quest’esperienza durata 2 anni, Cambiasso avrà modo di arricchire il suo palmares con scudetti e coppe nazionali, sottolineando una differenza importante con Milano a livello di ambiente: infatti, mentre “a Milano il derby è una tappa nel campionato, negli ultimi anni mai decisiva per lo scudetto, ad Atene il calcio è vissuto con estrema passione, anche in modo violento, con atteggiamenti delle tifoserie spesso sopra le righe”. Attualmente Esteban Cambiasso è svincolato, ma potrebbe essere ancora un buon affare su cui investire, in quanto la sua intelligenza calcistica e la sua conoscenza del gioco lo rendono una delle gemme rare di cui si parlava ad inizio articolo, difficile da trovare ma facile da apprezzare.

 

 

 

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