| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Quanti ricordi dallo Stadio Atzeca di Citta' del Messico. Un pomeriggio Messicano va in scena la semifinale del Mondiale di calcio.

Una partita consegnata alla storia del calcio come LA PARTITA DELLE PARTITE. ITALIA-GERMANIA 4-3.

Ma quell' edizione ci fece conoscere la parola staffetta mai usata nel calcio. Vide protagonisti Mazzola e Rivera. A idearla fu il Commissario Tecnico.

Zio Uccio. Al secolo Ferruccio Valcareggi.

 

Nato a Trieste il 12 Febbraio 1919, e cresciuto fra le fila degli "alabardati", fu giocatore importante di centrocampo.

In un ruolo che oggi non esiste più : l'interno.

La sua carriera di giocatore lo vede protagonista in varie societa' tra cui Triestina ( dove esordisce), Fiorentina (40/43) il Milan (44) Bologna (44/47) Fiorentina di nuovo (47/48)....per poi finire l'ultimo campionato nel 1952/54 nel Piombino come allenatore /giocatore.

 

La parentesi Milan, o Milano come veniva chiamata la squadra per editto del Duce Benito Mussolini, ci ricorda un aneddoto. Fu prestato dalla società gigliata alla squadra rossonera per il Derby con l'Inter. Rimase per 11 partite e 650 lire di compenso. Al suo ritorno a Firenze scoprì che era stato ceduto al Bologna per ripianare un debito di 800 mila lire.

I felsinei pagarono la cifra record di 1 milione e 100 mila lire.

Terminata la carriera di calciatore inizia quella di allenatore.

Rimane a Piombino e inizia da lì, poi il Prato (promozione in B), Atalanta tre stagioni per riapprodare nella città dei Medici dove rimane per un campionato e mezzo perché esonerato.

Lo richiama l'Atalanta. Ma non trova l'accordo. Quindi viene chiamato da Artemio Franchi (allora presidente federale) per entrare a far parte dello staff tecnico della nazionale. Fa da vice Ct ad Edmundo Fabbri.

 

Dopo la disfatta del Mondiale 1966 in casa degli inventori del calcio, gli viene affidata la nazionale.

Il primo risultato non tarda a venire: 1968 l'Italia è campione d'Europa.

Dopo la doppia finale contro la Jugoslavia. 1-1 la prima e 2-0 per gli azzurri la seconda.

 

Nel 1970 guida la nazionale nel mondiale messicano.

La finale contro il Brasile valeva la vittoria della Coppa Rimet per sempre. Italia e Brasile avevano vinto per due volte la coppa. Alla terza rimaneva definitivamente alla nazionale vincitrice. 4-1 per i verdeoro e la coppa prende la strada delle spiagge di Copacabana.

Quel mondiale costo' feroci critiche, tanto che all'arrivo della squadra all'aeroporto di Roma fu accolta da lancio di pomodori.

Servì la scorta della polizia.

Rivera che gioco' solo 7 minuti di quella finale fu il suo grande errore e rimpianto per l'Italia.

 

Nel 1974 ai mondiali in Germania Ovest vittoria con Haiti 3-1 (condita dalla polemica con Giorgio Chinaglia) sconfitta con Urss e idem con la Polonia.

Esonerato.

Rimane fermo nel 1975.

 

Torna sulla panchina scaligera del Verona per tre stagioni.

Una parentesi sulla panchina della Roma per salvarla.

E ritorna nei quadri federali per guidare l'Under 23 dove scopre un certo Gianluca Vialli.

Nel 1984/85 viene chiamato a sostituire De Sisti per salvare la Fiorentina.

Ma a fine stagione lascia per accettare la guida del settore giovanile delle nazionali.

Per poi dopo tre stagioni ricevere una lettera fredda in cui gli si comunica: "Grazie di tutto,ma le nostre strade si dividono."

Una mazzata per Zio Uccio.

 

Rimarrà fino alla sua morte, 2 novembre 2005, nel mondo del calcio.

Ma quello minore, con l'incarico di dirigente della scuola calcio della Sttignanese, nei pressi di Coverciano.

Alla sua morte gli viene intitolata proprio quella scuola calcio.

Zio Uccio vinse nel 1956/57 e 1972/73 il premio seminatore d'oro.

Unico a vincerlo con una squadra di serie C (Prato) ed è stato il primo a riceverlo come C.T. della Nazionale.

 

 

 

 

 

 

Nato a Livorno il 19/04/1970. Il calcio è sempre stata la mia passione, un'attrazione sin da piccolo, ma a dire la verità, giocato per strada e poi nei campionati amatori. Oggi continuo a giocare ed allenare bambini, cercando di trasmettere loro i valori del calcio degli anni 80/90. La spinta per iniziare a scrivere i miei personaggi è una sorta di apertura di un vecchio cassetto. Scrivere. Ho provato con i racconti... ma poi smettevo. Allora per divertimento ho iniziato a scrivere di calciatori del passato. Scrivere di loro, è una continua sfida nella ricerca, scoprire chi sono stati e conoscere la parte umana di coloro che ci tenevano incollati alla tv.

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