| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Il Bambino innamorato del pallone

di Mario Bocchetti, 09 Agosto 2017

Ci sono alcune storie che devono essere raccontate dalla fine per dimostrare la grandezza di un uomo che ha scelto di scrivere la storia. A volte non servono grandi discorsi, ma anche da una semplice telecronaca possiamo capire la vera essenza del calcio.

 

“Vediamo il movimento di Pippo Inzaghi. Attenzione: Pippo, il Tiro. Goooool … Pippo, Pippo mio. Impazzisco. Pippo mio, impazzisco. Grazie Dio del Calcio. Graazie, Graaazie, Graaaazie. Graaaaazie Dio del Calcio, Grazie. Pippo, Pippo mio. Grazie, Dio del calcio.”

 

L’uomo impazzito per la più semplice delle emozioni che il tifoso possa provare, la gioia, è Carlo Pellegatti, un tifoso vero che ha visto passare da villa d’Arcore tantissimi campioni che attraverso le giocate, attraverso l’impegno, attraverso il sudore hanno reso ancora più grande il blasone di una delle migliori squadre in Italia. E pure per Pippo riesce a provare un sentimento diverso, un sentimento che l’ultima generazione di calciofili è fortunata se riuscirà a provarla per un solo calciatore: la Riconoscenza. Dodici lettere che permettono ad un qualsiasi calciatore di poter entrare di diritto nel cuore di un’intera tifoseria. Quale miglior vittoria per un professionista?

 

Ma si sa, entrare nel cuore delle persone non è mai cosa facile, bisogna saper dare davvero tutto quello che si ha in corpo. I tifosi vogliono vincere, ma soprattutto pretendono da tutti i propri beniamini maglie sudate e vera lotta sul rettangolo verde. Da sempre gli uomini cercano di poter imitare un campione, un fuoriclasse che permetta a tutti di potersi sentire anche per pochissimi minuti un trascinatore di folle.

 

Pippo Inzaghi ha imparato molto presto a diventare l’uomo della curva con un semplice mantra: metterci il cuore per far divertire i propri tifosi. Allora non si risparmia mai, riesce a diventare un vero pilastro per tutti i suoi compagni non mettendo mai in discussione le scelte degli allenatori ed entrando in campo cercando di mettere sempre la passione di quando ha conosciuto la palla. Così alla sua ultima partita ufficiale riesce a salutare i suoi tifosi a modo suo: è il ventiduesimo del secondo tempo, il piacentino scalpita, come al solito si è riscaldato a dovere. Il mister dei tanti silenzi e delle tantissime bocciature pesanti gli indica di togliere la pettorina. Pippo non è uno dei tanti, la sua professionalità è scritta nel suo DNA. Il suo momento arriva, per l’ultima volta la sua maglia numero 9 non calcherà più quell’erba. Nei suoi ultimi trentotto minuti bisogna continuare a stupire. Classico movimento sulla linea del fuorigioco, millesimo movimento a dettare il lancio lungo al compagno di mille battaglie Seedorf, stop sublime, tiro e boato della curva. Pippo va a prendere tutti gli applausi e l’abbraccio della sua curva e soprattutto di tutti i suoi compagni. Ormai è stanco e provato, nel suo cuore le emozioni si susseguono ad un ritmo prodigioso ma lui è SuperPippo e deve ancora fare un gesto semplice e naturale: abbracciare il suo compagno di squadra per ringraziarlo dell’opportunità che gli ha concesso.

 

Magari non sarà ricordato per i goal spettacolari, non sarà ricordato per le particolari doti tecniche, non sarà ricordato per il record di goal europei ormai stracciato dai due prodigi che hanno matato la Spagna, non sarà ricordato per gli innumerevoli goal in fuori gioco e nemmeno per quel goal reclamato in finale di Champions dopo una deviazione decisiva sugli sviluppi di un calcio di punizione, non sarà ricordato per un senso della posizione fuori dal comune capace di farlo trovare sempre al posto giusto al momento giusto. Pippo verrà ricordato sempre per la sua naturalezza, la sua semplicità, la sua voglia di fare, la sua emozione per il goal, la sua ricerca ossessiva di poter esplodere tutta la sua gioia ad ogni occasione. Pippo sarà ricordato per il suo essere un eterno esordiente che cerca sempre il primo goal di una gloriosa carriera, Pippo resterà sempre l’amico di tutti gli amanti del calcio, capace di far innamorare tutti con la sua contagiosa voglia di esultare.

 

Così anche all’ultima partita di Champions abbiamo potuto ammirare il vero Pippo Inzaghi. Al San Siro è aria di grande calcio: il Milan affronta il Real Madrid di Ronaldo e Kaka. I bianchi stanno vincendo con il minimo scarto. Allegri guarda in panchina e legge negli occhi di Inzaghi la giusta determinazione. A SuperPippo bastano solo 8 minuti per poter far uscire il bambino nascosto dalle rughe scavate dai tanti sacrifici e soprattutto dai tanti ritiri estivi. Una lunga corsa per abbracciare tutti i propri tifosi, ma la mente già alla prossima azione. In fondo i bambini non si fermano mai e Inzaghi continua a metterci il cuore. Solo dieci minuti e la Scala del calcio può abbracciare il suo Pavarotti: Solito galleggiamento sulla linea del fuorigioco e infilata con il destro (ovviamente il tutto condito dal solito fuorigioco!). Da quel momento tutti possono urlare con il Bambino più amato al mondo. Il Bambino capace di gioire ogni volta che una palla rimbalza rendendo possibile la Magia del calcio

 

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