| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

⁠⁠⁠Il 28 maggio 2016 in un sabato sera delle grandi occasioni tutti i riflettori erano puntati sullo stadio Giuseppe Meazza di Milano, palcoscenico della finale di Champions League; a sfidarsi come già accaduto solamente 2 anni prima erano le due squadre di Madrid, da una parte l' Atletico del "Cholo" Simeone voglioso di rivincita dopo essersi visto scippare una coppa oramai già vinta a causa di una magia di Sergio Ramos in pieno extratime, e dall' altra i "Galacticos" di Zinedine Zidane intenti a ristabilire la loro supremazia non solo sulla città di Madrid ma bensì su tutta Europa.

 

A San Siro il primo pericolo lo creano i "Colchoneros" ma Koke colpisce male il pallone sul cross di Saul Niguez; il Real però non sta a guardare, e costringe Oblak al primo miracolo di giornata su un sinistro al veleno di Benzema.

Se due anni prima abbiamo dovuto attendere 93 minuti per vedergli mettere a segno la zampata, a San Siro ne passano solo 15 e Sergio Ramos sale in cattedra mettendo in rete il traversone di Tony Kross prolungato di testa da Bale.

L' Atletico improvvisamente inizia a rivivere i fantasmi di Lisbona, Simeone prova a scuotere i suoi, ma il risultato sono solo un paio di attacchi sterili che non mettono in pericolo il risultato della prima frazione del gioco.

Nessuno potrà mai raccontarci quali siano state le parole del "Cholo" negli spogliatoi, sta di fatto che nel secondo tempo i ragazzi in maglia biancorossa scendano in campo come iene affamate; dopo soli due minuti infatti Pepe stende Torres in area di rigore e concede la prima vera occasione all' Atletico.

Sul dischetto si presenta "le petit diable" Griezmann, il suo sguardo è spento, fisso sul pallone, la rincorsa è breve e il tiro è forte, troppo forte, e il pallone si stampa sulla traversa.

 

Nonostante l'ennesima delusione l'Atletico continua a fare imperterrito la partita: Torres è anticipato all' ultimo istante, Savic e Koke con le loro girate non trovano lo specchio della porta, ci prova anche Saul che manda alle ortiche un ottimo spunto del neo entrato Ferreira Carrasco.

Il Real Madrid prova ad uscire dal guscio, ma Oblak è straordinario prima sulla punizione di Bale e poi con una provvidenziale uscita su Benzema; anche CR7 prova a lasciare il segno, ma prima Godin e poi il solito Oblak gli negano l' ennesima gioia di questa Champions.

A undici minuti dalla fine succede l' imponderabile: Ferreira Carrasco brucia sul tempo Danilo e mette dentro un gran cross di prima di Juanfran.

Tutto da rifare insomma; i dieci minuti che restano sono vissuti con ansia e preoccupazione dai 22 in campo, tutti intenti a caricare le batterie in vista dei supplementari.

 

Nei 30 minuti di extra time i "Colchoneros" abbandonano quella arrembante veste indossata nel secondo tempo, e ritornano la squadra rognosa da tutti conosciuta; infatti la bellezza e i ritmi di gioco dei tempi supplementari stentano a decollare, ed in pieno stile Atletico terminano a reti inviolate, nonostante i tentativi di Ronaldo e Bale.

Saranno così i tanto temuti calci di rigore ad assegnare il prestigioso trofeo; le prime tre serie vanno tutte a segno, poi arriva sul dischetto Sergio Ramos che irretisce Oblak; tocca a Juanfran che però purtroppo nonostante la grande esperienza non regge la pressione e scaglia violentemente il suo destro colpendo in pieno il palo.

 

Il Real Madrid ha finalmente il vero primo Match Point e a prendersi questa responsabilità è il suo uono migliore, Cristiano Ronaldo; CR7 ha la testa alta, le gambe divaricate, non degna neppure di uno sguardo Oblak, nessuno ha il coraggio di guardare, si sente solo il rumore di un pallone che finisce implacabilmente in rete, seguito dal boato dei migliaia di tifosi in maglia bianca che mette l' accento sull' undicesimo trofeo conquistato dalla squadra più forte di tutti i tempi...!

 

Varcaturese Doc., ma con il cuore platealmente in tinte nerazzurre; sono stato uno dei primi a cogliere per questioni di centimetri al volo la brillante idea di un amico, e a divenirne ben presto parte integrante.

Folgorato dall' amore per la beneamata, ma ancor prima per quello che è lo sport più bello del mondo, sarò ben lieto di accompagnare tutti voi in questo lungo viaggio, non mancando di sottolineare anche con un velo di sottile ironia tutto ciò che ruota intorno alla magica sfera che ogni domenica riempie in nostri cuori.

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