| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

⁠⁠⁠Andando a leggere su ogni rivista culinaria che si rispetti, il tempo di cottura di un uovo, oscilla tra i 4 minuti per quello alla coque, e i 9 per quanto riguarda un uovo sodo. Come ben sanno i milanisti, purtroppo, di minuti, per cucinare una squadra di calcio ne bastano 6!

 

L' arco temporale a cui facciamo riferimento è quello che intercorre tra il 54° e il 60° del 25 maggio 2005. La partita di cui stiamo parlando non è il classico Milan-Chievo, ma un certo Milan-Liverpool, niente poco di meno che la finale di Champions League.

 

Carlo Pellegatti , storico cronista rossonero, al 54° dopo aver visto Gerrard metterla dentro di testa, aveva quasi snobbato la cosa: non immaginando quel che sarebbe accaduto di li a breve...

 

Ma facciamo un passo indietro: il Milan si presenta a questo appuntamento come la stragrande favorita, essendo il Liverpool passato quasi per sbaglio ai Gironi grazie alla vittoria nello spareggio contro l'Olympiakos, e quasi mai convincente durante tutta la Fase ad Eliminazione Diretta.

L' inizio dei rossoneri è straripante, capitan Maldini dopo soli 54 secondi raccoglie un cross dalla destra e mette alle spalle del Polacco Dudek, già pregustando di alzare al cielo quella Coppa a forma di coniglio.

Il sogno diventa quasi realtà quando sale in cattedra un certo Hernan Crespo, autore fino a quel momento di un torneo anonimo: l’Argentino, nel giro di 5 minuti (al 39° e al 45°), mette a segno una magistrale doppietta, mandando le squadre al riposo sul punteggio di 3 a 0.

I rossoneri all'uscita dal campo già volgono lo sguardo alla Coppa alla loro destra. Purtroppo nessuno, a parte loro, potrà mai sapere cosa è successo negli spogliatoi durante l’intervallo...

 

Dubito che Carletto Ancellotti abbia detto ai suoi di alzare il piede dall’acceleratore, e mi è difficile immaginare che dall'altra parte un uomo dal grasso aplomb come Benitez abbia fatto una Muorinhiana strigliata ai suoi. Sta di fatto che in quei famosi 6 minuti accade l' mponderabile!!!

Gerrard prima, di testa, poi Smicer con un destro incrociato sul secondo palo, e infine Xabi Alonso che prima illude i milanisti, facendosi parare da Dida un calcio di rigore concesso per un ingenuo fallo di Gattuso, per segnare, prontamente, sulla ribattuta: la Remuntadasi completa cosi...

La partita scivola via, pian piano, fino ai supplementari; l'ultimo squillo è proprio dei Diavoli rossoneri, che costringono Dudek a un doppio miracolo in stile moderno Neur, al 118° su Shevchenko, da distanza ravvicinata.

 

Si va ai rigori, i due protagonisti diventano ancor di più i due portieri.

Uno è Nelson Dida eroe della finale del 2003 vinta "di rigore" sulla Juventus e l'altro è Jerzy Dudek. Lui, forse, già sapeva che le poche speranze della sua squadra di vincere l’ambita Coppa era quella della vittoria dagli 11 metri.

Preparandosi da lungo tempo a quest' evento, si ispira infatti al "predecessore" Bruce Grobbelaar (protagonista della finale del 1984 tra il Liverpool e la Roma), tenendo un comportamento a dir poco singolare: prima consegna di persona il pallone al rigorista avversario sfidandolo con sguardo di sdegno, e poi una volta sulla linea di porta si dimena come una scimmia ubriaca. Questo atteggiamento, unito al fatto di essere tutt'altro che un belloccio, raccoglie incredibilmente i suoi insperati frutti: prima il tiro di Serginho finisce alto, poi Pirlo e Shevchenko si fanno parare incredibilmente il rigore, e il Trofeo finisce nelle mani dei rossi di Liverpool…

 

Varcaturese Doc., ma con il cuore platealmente in tinte nerazzurre; sono stato uno dei primi a cogliere per questioni di centimetri al volo la brillante idea di un amico, e a divenirne ben presto parte integrante.

Folgorato dall' amore per la beneamata, ma ancor prima per quello che è lo sport più bello del mondo, sarò ben lieto di accompagnare tutti voi in questo lungo viaggio, non mancando di sottolineare anche con un velo di sottile ironia tutto ciò che ruota intorno alla magica sfera che ogni domenica riempie in nostri cuori.

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