| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Francesco "Ciccio" Graziani

di Federico Lo Cicero, 16 Dicembre 2016

Nel 1938 Bob Karl e Al Taliaferro portano sulle pagine del Daily Strip il personaggio Gus Goose, nella sezione fumetti. A molti questo nome non dice granché, ma è un personaggio che farà parte dell' eroe Disney Paperino.Quella striscia di fumetti d'esordio porta il titolo di "Arriva Ciccio".Si il cugino di Paperino Paolino. Ciccio un personaggio pigro, un po' tonto, ma soprattutto affamato.

 

Sicuramente il personaggio di cui andiamo a parlare non ha tutte queste caratteristiche. Anzi solo una. Da grande centravanti era affamato di palloni da scaricare dietro le spalle dei portieri avversari come l' anatra delle comix del cibo del frigo del povero cugino.

 

Ecco tra il Ciccio Disneyano e il nostro Ciccio l'unica corrispondenza era questa. Il nostro centravanti è Francesco Graziani, per noi tutti " Ciccio".

 

A Subiaco, in provincia di Roma, il 16 Dicembre del 1952 nasce il bomber tutto cuore, Francesco Graziani. Il padre, un muratore che lavora dalla mattina alla sera e la madre come donna delle pulizie in una villa di signori agitati.

 

L' infanzia non è per niente facile per lui e i suoi tre fratelli. Nel paese esiste la scuola, lavoretti in casa e il calcio per le strade diventa l'unica evasione dal mondo di difficoltà. Graziani segna i suoi gol nei tornei parrocchiali, non si arrende mai. Ha il fiuto del gol che colpisce i dirigenti della Vis Subiaco. Ha visione di gioco, e quindi i suoi allenatori lo avviano al ruolo di trequartista.

 

Ma la tecnica di Ciccio non è un granché, e quando partecipa ai provini per le giovanili di Roma e Lazio viene scartato. Una doppia bocciatura che lascia l' amaro in bocca, ma insiste e va a giocare nel Bertini Quadraro nei dilettanti.

 

Inoltre lavora con il padre come muratore. Ma si sa' la fortuna a volte passa inaspettata. Alcuni osservatori dell' Arezzo ( all' epoca in serie B) vanno a vedere una partita della squadra, ma si accorgono del ruggente Ciccio e senza pensarci su lo portano nella città di Petrarca.

 

Ma la cosa che accade è che gli cambiano il ruolo in campo. Una forza del genere doveva giocare più avanti. Infatti segna molti gol nelle giovanili, tanto che proprio quell' anno fa il suo esordio con la prima squadra dei granata.

 

Rimarrà ad Arezzo per 3 anni collezionando 48 gare e mettendo a segno 11 gol, tutti tra i cadetti.Proprio le sue movenze ed i gol richiamano l' attenzione delle grandi squadre, ma è il Torino a battere tutti sulla concorrenza mandando nella sede aretina a trattare Giacinto Ellena che con maestria porta Graziani nella città della Mole.

 

In realtà il Toro lo aveva già preso nel 1972, ma lo lasció in prestito in Toscana anche a causa del servizio Militare. Dalla B all' Europa.

 

Ciccio fa' il suo esordio nel Toro di Giagnoni, il 3 Ottobre 1973 contro il Lokomotiv Lipsia, sconfitta per 2-1. Mentre in serie A il 18 novembre. Il primo gol in serie A un mese dopo nel pareggio per 2-2 contro il Bologna. A dire il vero il giorno del suo compleanno.

 

Paolo Pulici e Gianni Bui lo aiutano a migliorare e Ciccio il primo anno granata lo vive in pratica studiando dai due mostri sacri. 22 presenze e 6 gol.

 

Un aneddoto curioso. Ciccio era molto estroso e focoso mentre Giagnoni era molto rude ed amava la puntualità. Un giorno si presenta all' allenamento in ritardo. Alla fine dello stesso Giagnoni lo chiama e gli comunica, senza diritto di replica, che gli arriverà una multa salatissime da parte della società. Ciccio si infuria, il mister non fa una piega. La multa arriva.

 

L' anno seguente (1974/75) arriva Edmundo Fabbri. Un' altro allenatore a cui non piace l'insubordinazione. Decide di sfruttarne le doti atletiche e lo sposta sull' ala destra lasciando il centro dell' attacco a Pulici e Claudio Sala.

Anche qua Graziani non le manda a dire.

 

Ma nonostante questo Graziani risulto' il giocatore con maggiori presenze in campionato (30) e stagione (42) segnando in totale 16 gol, mettendo però la sua potenza per l' ariete Pulici che segnò qualcosa come 23 gol.

 

Il Torino non andò oltre il 6sto posto e per l'anno successivo fu affidato a Radice.

Scelta azzeccata, perché non solo arriva lo scudetto, anche se l' inizio della stagione non fu dei migliori, ma anche perché con Radice Graziani ritorna al centro dell' attacco con Pulici , aiutando la squadra con 15 gol in 29 gare.

 

Questa coppia fu soprannominata "i gemelli del gol".

 

Non solo lo scudetto, ma arriva il riconoscimento personale come Calciatore d'Oro. Il tricolore arriva all'ultima giornata contro il Cesena. Un pareggio. Ricorderà per sempre quel pomeriggio. Sulla curva Maratona campeggiava lo striscione " Forza Ragazzi Superga Vi Guarda" sentì Il peso della storia di quella maglia addosso.

 

La stagione seguente per poco il Toro non bissa lo scudetto, nonostante i 50 punti, ma con 21 reti Graziani vince il titolo di capocannoniere del torneo. Ma quella stagione fu protagonista in Coppa dei Campioni nella partita di ritorno contro il Borussia Monchengladbach. A Torino finì 1-2 per i teutonici. In terra tedesca l' arbitro Delcourt ci mette del suo. Prima espelle Caporale, poi inspiegabilmente anche Zaccarelli. Cartellini, il "Giaguaro" perde la testa e si fa espellere anche lui, lasciando il Toro senza la possibilità di fare la sostituzione di un giocatore con il portiere di riserva. Mancavano 20 minuti, sostituzioni già terminate e quindi il Ciccio prende i guanti e va' a difendere la porta granata. La partita terminò 0-0 grazie ad alcune grandi parate dell' improvvisato portiere. Il Toro non passò il turno, ma Graziani si dimostrò cuore granata.

 

Graziani aumenta nelle stagioni successive il suo rapporto con il gol, fiuta la preda come un felino e non le da scampo. Il gol scorre nella sue vene pompato dal cuore di un ragazzino che ancora si emoziona per un gol anche banale. Questo anche grazie al suo gemello del Gol.

 

Il rendimento di Pulici iniziò logicamente a scendere, ma saliva di paripasso quella di Ciccio che si assestò nella doppia cifra in fase realizzativa.

 

Nel 1979/80 l'inizio di campionato del Toro fu a dir poco nefasto. 18 gare con pochissimi punti,il quart' ultimo posto in classifica, ed i tifosi in contestazione, convincono il Presidente Orfeo Pianelli ad esonerare Radice ed affidare la squadra ad Ercole Rabitti, promosso dalle giovanili granata.

 

Graziani continua a segnare, e il Toro riprende la corsa per 11 partite imbattuto. Tanto che a fine campionato si piazzerà al terzo posto. Ma rimane scosso dalla contestazione alla squadra ricevuta nella prima parte di campionato. La squadra era disunita a causa delle divisioni interne allo spogliatoio, e la società era in difficoltà economiche.

 

Il Toro gioca la Finale di coppa Italia contro la Roma. Vincerà la Roma ai rigori, e Ciccio sarà tra quelli che sbaglierà dal dischetto. Graziani rimane a Torino contro voglia.

 

La stagione 1980/81 sarà anche l' ultima sua in maglia granata. Chiude con 19 reti stagionali. Il Toro arriva per la seconda volta in Finale di Coppa Italia. Ancora la Roma. Ancora sconfitta (1-1 a Roma e 1-1 a Torino) ai calci di rigore per 4-2.

 

Anche qua Ciccio si fa ipnotizzare dal portiere capitolino Tancredi che gli para il tiro dagli 11 metri. Chiude così con il Torino dopo 222 presenze e 97 gol.

 

Arrivano i Pontello e lo portano a Firenze in maglia viola dove giocherà per 2 stagioni. Con lui si trasferisce in Toscana anche un altro eroe dello scudetto granata Eraldo Pecci. Sotto la guida di Giancarlo De Sisti la squadra sfiora lo scudetto di un punto. All' ultima giornata si consuma il dramma, pareggio casalingo 0-0 con il Cagliari (con gol regolare annullato ai Viola) e vittoria 1-0 della Juventus a Catanzaro regalano lo scudetto ai bianconeri. Stagione oltretutto che ha visto il grave infortunio a Giancarlo Antognoni.

 

La stagione di Ciccio si conclude con 11 reti ma fu da incorniciare. Sotto Palazzo Pitti la vena di gladiatore di Graziani trova l' ammirazione dei tifosi, uomo capace di gettarsi nella mischia e mantenere la sua caparbietà in ogni azione, generoso nei recuperi palla e assist man per i compagni. L' argentino Bertoni ne fu il maggior beneficiario segnando 10 gol.

 

La seconda stagione non fu memorabile, un quinto posto e solo 7 gol in stagione.Ma si affaccia alla finestra della citta' dei Medici la Lupa. Si la Roma del presidente Dino Viola. Immancabili le sue battute con l' Avvocato Agnelli. Segnarono il calcio di quei tempi.

 

 

La Roma aveva appena vinto il suo secondo scudetto sotto la guida del "Barone" Nils Liedholm. Servivano giocatori di spessore internazionale per dare l' assalto alla Coppa dei Campioni, che oltretutto avrebbe visto giocare la finale allo stadio Olimpico capitolino. Con Graziani, arriva anche Toninho Cerezo che farà coppia con Falcao in un grande Centrocampo giallorosso.

 

Ciccio invece con Roberto Pruzzo.

 

La stagione della Roma non sappiamo come definirla. Un po' come quel sognatore che arriva ad accarezzare il sogno che svanisce come un soffio di vento tra le sue mani. Arriva seconda in campionato dietro gli acerrimi rivali della Juventus (43 punti i bianconeri e 41 i giallorossi).

 

In Coppa dei Campioni la Roma si esalta, arriva a sfiorare il cielo con un dito. Ciccio è fra i protagonisti della splendida cavalcata che porterà la " LUPA" a giocare la finale contro il Liverpool. 30 maggio 1984 appuntamento con la storia. La Roma parte forte, ma a passare sono gli inglesi con Phil Neal. I giallorossi accusano il colpo, ma ci pensa il Bomber Roberto Pruzzo a riportarla in parità con un colpo di testa su cross di Conti allo scadere del primo tempo. Graziani lotta e sgomita in mezzo alle maglie rosse, ma non trova il guizzo vincente. I supplementari mantengono la parità. Quindi si và ai rigori. E Globbelaar con fare scimmiottesco tra i pali induce Bruno Conti e Ciccio a fallire il penalty. Risultato: vittoria Liverpool per 5-3.

 

Ciccio purtroppo tradisce ancora una volta dal dischetto colpendo la parte alta della traversa. Ma una soddisfazione Arriva ugualmente. La Roma si aggiudica la vittoria in Coppa Italia ai danni del Verona nel doppio confronto (1-1 al Bentegodi e 1-0 all'Olimpico ).

 

La stagione di Graziani è da protagonista, 44 gare e 9 gol.

 

La seconda stagione per Ciccio non sara' delle migliori, segna due soli gol contro Udinese ed Ascoli. Il cambio tecnico con l' arrivo del duo Eriksson/Claguna non produce granché, un settimo posto.

 

Ma Ciccio vuole rifarsi nella stagione successiva, non gioca moltissimo (24 gare), ma segna 6 reti, di cui una nella tragica partita casalinga contro il Lecce (gia' retrocesso) che la Roma perde per 3-2 regalando il tricolore alla Juventus.

L'unica soddisfazione è La riconquista della Coppa Italia nella doppia finale contro la Sampdoria (vittoria Ligure in casa 2-1 e vittoria capitolina all' Olimpico 2-0). La sua esperienza giallorossa arriva al capolinea. 57 gare e 21 gol.

 

Passa all'Udinese. I Pozzo, padroni della squadra, lo portano in Friuli nel 1986 e qui rimarrà per due stagioni. L' Udinese di Picchio De Sisti tentò il miracolo. L' indagine sul tornerò bis porto' molto sconquasso sia in serie A che in B. L'Udinese riuscì ad ottenere di rimanere nel campionato di serie A, ma con 11 punti di penalizzazione. Un macigno.

 

La squadra bianconera al giro di boa del campionato, non solo aveva rimontato lo svantaggio iniziale, ma aveva anche messo 6 punti di distacco dal tredicesimo posto valido per la retrocessione in cadetteria.

 

Ma nel girone di ritorno ci fu il tracollo, e la squadra non riuscì ad evitare la retrocessione piazzandosi all' ultimo posto con 15 punti. Graziani giocò con il coltello tra i denti 22 gare riuscendo a segnare 7 gol.

 

L' anno successivo in serie B la squadra visse un campionato anonimo, con 4 cambi di allenatore ed un 10mo posto. Ma Ciccio aveva finito le energie, gli acciacchi iniziavano a non mollato e giocò solo 10 gare segnando un solo gol.

 

Ha ancora il fuoco dentro,e prova a sbarcare in Australia per 2 mesi nel APIA Leichhardt, ma furono due fugaci apparizioni, e decise di attaccare le scarpette al chiodo.

 

 

In Nazionale, fece il suo esordio il 19 aprile 1975 contro la Polonia. 0-0 ma Fulvio Bernardini lo fece esordire dal primo minuto. Destò buona impressione. Ma per il suo primo gol aspetterà un anno, proprio a Torino contro il Portogallo, un gol da vero centravanti, segna ed esulta sotto la "Maratona".

 

Da quel giorno collezionò ben 64 gare e 23 gol. Ma quello che ricorderemo tutti è il gol realizzato contro il Camerun che regalò all' Italia il pareggio (1-1) ed il passaggio del turno ai mondiali di Spagna 82.

 

Gia' aveva preso parte a quelli d' Argentina del 78 sempre con Bearzot come C.T. Quell' esperienza non fu molto esaltante per Ciccio. Scalzato dal posto di titolare affianco di Bettega da un giovane Paolo Rossi. Paradossalmente al Mondiale spagnolo accade che Roberto Bettega non possa partecipare per infortunio, quindi il battagliero Ciccio parte titolare affiancando in attacco proprio Pablito Rossi.

 

Quella al Camerun, nonostante abbia giocato titolare tutte le partite rimarrà l'unica ed ultima rete segnata ad un mondiale. La sera della Finale di Madrid contro la Germania Ovest è costretto a lasciare il campo al settimo minuto del primo tempo per un infortunio alla spalla sinistra, al suo posto subentrò Spillo Altobelli.

 

L' Italia vinse 3-1 e salì sul tetto del mondo.

 

Da allenatore Graziani guidò, subentrano a Bruno Giorgi, la Fiorentina nel 1990 portandola alla Finale di Coppa Uefa persa poi contro la Juventus. 3-1 a Torino per i bianconeri e 0-0 al ritorno del Franchi. L'anno seguente va ad Ascoli, ma viene esonerato prima dell' inizio del campionato.

 

Allenerà anche Reggina,Avellino e Catania ( promozione degli etnei in serie B) e Montevarchi (2003). Ma la panchina che tutta Italia ha apprezzato di Ciccio è stata quella del biennio a Cervia, dove guidò la squadra, sotto le telecamere del reality show "Campioni,il sogno", ad una promozione dall' Eccellenza alla serie D.

 

Memorabili le partite, non tanto per il gioco, ma per la sua verve in panchina, un Mazzone riveduto, ma non corretto.

 

Chi non ricorda le sue esternazioni ai suoi giocatori?

 

Gullo ad esempio...

 

 

Ma Ciccio Graziani è stato un grande interprete del ruolo di attaccante, dotato di forza fisica e senso del gol, destro o sinistro nessuna preferenza quando c' era da tirare in porta, ed a colpi di testa niente male.

Ma a Ciccio si è affezionata la gran parte d' Italia che vedeva nel grezzo la forza di volontà di divenire campione.

 

Una volta disse:" Il passato è come un ladro: non ti porta alcunché, ma può rubarti il futuro."

 

Un attaccante che se avesse vissuto di ricordi non sarebbe arrivato in tetto al mondo.

 

Nato a Livorno il 19/04/1970. Il calcio è sempre stata la mia passione, un'attrazione sin da piccolo, ma a dire la verità, giocato per strada e poi nei campionati amatori. Oggi continuo a giocare ed allenare bambini, cercando di trasmettere loro i valori del calcio degli anni 80/90. La spinta per iniziare a scrivere i miei personaggi è una sorta di apertura di un vecchio cassetto. Scrivere. Ho provato con i racconti... ma poi smettevo. Allora per divertimento ho iniziato a scrivere di calciatori del passato. Scrivere di loro, è una continua sfida nella ricerca, scoprire chi sono stati e conoscere la parte umana di coloro che ci tenevano incollati alla tv.

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