| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

George Best, l'uomo che uccise se stesso

di Federico Lo Cicero, 22 Maggio 2017

 

 

 

 

 

 

Che cosa si intende per Genio?

Beh moltissimi Geni ci sono stati nella storia dell’umanità, in ogni campo, la fisica, la matematica, la musica, la pittura, la letteratura e potremmo anche stare ore a snocciolare i nomi di tutti. Ma un genio è sregolatezza pura, sperimenta, vive al di sopra di tutti i limiti convenzionali.

Nel Film “L’ uomo che uccise se stesso”, Roger Moore interpreta il personaggio di Harold Pelham.

Una sera questi, un uomo di elevata statura sociale ed intelligenza, uscito dal suo ufficio, sale in auto, ed esegue ogni movimento meticolosamente prima di accendere l’auto e dirigersi verso casa, dalla sua famiglia. Dopo poche centinaia di metri di strada, improvvisamente cambia espressione e slaccia la cintura di sicurezza, e preme sulla pedalina dell’acceleratore, con il risultato di andarsi a schiantare contro un muro con la sua Rolls Royce. Nella sua mente si vede seduto su un’auto sportiva mentre sfreccia sull’asfalto.

“Tutti siamo in un certo senso più di una persona. La bombetta, l’ombrello e quella camicia con il colletto duro, quelle cose simbolizzano tutto quello di cui ci si deve liberare. Non si renda schiavo delle convenzioni”... Queste le parole del suo psichiatra.

 

L’Uomo che uccise se stesso, direi è l’esatto titolo della nostra storia, una leggenda del calcio irlandese che ha saputo vivere e morire capendo che infondo poteva non uccidere se stesso, ma uccidere il suo malessere. Oggi a Belfast c’è un aeroporto che dal 2005 porta il suo nome.

 

Provate a chiedere ad un appassionato di calcio e tifoso del Manchester United quanti erano i Beatles a fine anni '60. Beh dopo il 1968 erano diventati 5... ed il quinto era lui, George Best.

 

Nasce a Belfast il 22 maggio 1946, da genitori modesti e protestanti, il padre Dickie operaio al cantiere navale Harland and Wolf di Cregagh, un quartiere ad est. La madre, casalinga, ogni tanto andava a lavoro alla fabbrica di tabacchi Gallagher’s, ma con un vizio che poi l’avrebbe condotta all’età di 56 anni alla morte: l’alcool. George aveva quattro sorelle: Barbara, Carol, Julie e Grace, ed un fratello Ian. Ma George, fin dai primi passi si troca un pallone tra i piedi, per la precisione c’è una foto che lo ritrae all’età di 13 mesi davanti alla casa dei nonni, con la sfera di plastica tra i piedi.

 

Entrambi i genitori erano desiderosi per i propri figli, di una buona istruzione. Ed è cosi che all’età di 12 anni George entra nella prestigiosa Grosvenor High School, ma il suo interesse era molto scarso, ed oltretutto lo sport scolastico era il Rugby. George convince i suoi a mandarlo alla Lisnasharragh Secondary School. Qua già meglio: c’è il calcio.

 

A 15 anni ha la possibilità di avverare il suo sogno, viene chiamato per un provino dalla sua squadra del cuore il Glentoran. Viene scartato: Troppo piccolo e leggero. La sua fortuna è stata questa. Pensate se fosse stato preso, forse oggi non avremmo conosciuto George Best. George rimase folgorato davanti alla tv guardando una partita dei Wolverhampton Wanders, era il 1954. Ma la famiglia Best non aveva la tv, e George, sentendo parlare spesso di quella squadra, escogitò un piano che merita la sua descrizione. La partita veniva data in tv di sera, George prende il suo pallone e inizia a tirarlo con potenti calci al muro di casa del vicino il signor Harrison, e questo 10 minuti prima della partita.

Il frastuono era talmente insopportabile, che questi si affaccia alla finestra e chiama a sé il piccoletto.

“Ti va’ di vedere la partita con me?” George alla velocità della luce si era accomodato sul divano a guardare la tv, un televisore in bianco e nero, ma era sempre meglio di non vederla, rimediò anche le patatine da sgranocchiare.

 

Ogni volta che c’era una partita si ripeteva la solita scena, fino a quando il buon signor Harris iniziò ad aprire la porta di casa per George, proprio 10 minuti prima dell’inizio. George, trascorreva i pomeriggi con i compagni a giocare a calcio in un campetto nel suo quartiere, il “pollaio”. Si, perché era contornato da reti metalliche, in modo che il pallone non uscisse dal campo. Inizia a giocare nelle giovanili del Grenagh allenate da Bud Mc Farlane, la squadra di quartiere, i primi tempi ha le scarpe da ginnastica, ma la sera di natale, trova sotto l’albero una scatola che conteneva il suo sogno: scarpini da gioco. Bud era uno che di calcio se ne intendeva e prese a spronare George a dare sempre di più e migliorarlo di giorno in giorno. George era terreno fertile, il calcio scorreva già nel suo sangue, tanto che lo stesso Bud, chiamò un giorno il suo amico Bob Bishop, per chiedergli di vedersi, per una bevuta dopo una partita dei suoi ragazzi.

 

Bob era un’ osservatore del Manchester United in Irlanda del Nord, quel Manchester di Matt Busby.

Lo vide giocare in una amichevole tra la Grenagh e la squadra dei Boyland, con un piccolo particolare, i secondi era più grandi di età dei primi. Vinsero i ragazzi di Bud, e George non solo segnò due gol nella vittoria per 4-2, ma dimostrò di avere i numeri da giocatore di calcio. Bob rimase affascinato dal talento e dall’imprevedibilità del furetto di Belfast. Subito dopo la partita vuole conoscere George e gli fa i complimenti,e manda il famoso telegramma a Matt Busby: “ I THINK I’VE YOU A GENIUS. BOB BISHOP”. “CREDO DI AVERTI TROVATO UN GENIO.”

 

 

L’impatto con Manchester fu esaltante e traumatico nello stesso tempo.Al loro arrivo i due ragazzini presero un taxi e chiesero di essere portati all’Old Trafford, sentendosi due pezzi da 90, ma il Driver li guardò sorridente e chiese loro se era per il giro turistico.Be’ George ed Eric avevano capito che erano ancora sconosciuti, ma il peggio doveva ancora arrivare. Arrivarono allo stadio e furono accolti dall’allenatore dei ragazzi,Joe Armstrong, che dopo averli salutati li fece accompagnare dal magazziniere a prendere gli indumenti da allenamento.Questi si gira e chiese ai due i loro nomi, quando fu il turno di George: “E tu figliolo come ti chiami?” “Best signore, George Best!”

Questi sorrise e disse:” Ragazzo giocare con quel cognome saranno affari tuoi.”

 

Al campo di allenamento conobbero anche Matt Busby che li salutò ( e riferito a George:” Ho sentito molto parlare di te ragazzo”) e li affidò a Joe. Si immersero negli allenamenti, ma vedevano gli altri più grossi ed alti di loro. Dopo l’allenamento furono portati alla loro abitazione, presso la signora Fullaway, che li accolse benissimo, ma si sentirono ugualmente fuori luogo. Il giorno seguente decisero di tornarsene a casa. Una volta giunti alle loro case, furono accolti con meraviglia, non si aspettavano il ritorno cosi presto. George disse ai suoi che non gli andava di rimanere là. Il padre uscì di casa e andò ad una cabina telefonica a telefonare, a carico del destinatario, a Joe Armstrong, come da accordi se fosse successo. “Non sono né i primi, né saranno gli ultimi a fuggire da una realtà più grande di loro, e lasciare casa alla loro età è durissima, ma suo figlio può tornare quando vuole signor Best, mi dica solo quando.” Dopo un paio di giorni il padre parlò dell’accaduto con il figlio, e alla proposta se se la sentiva di riprovare sotto Natale, George disse, “NO, voglio andare subito.” E così fu. George due settimane dopo era di nuovo a Manchester, questa volta per realizzare il suo sogno.

 

Ma la strada era costellata di impedimenti burocratici, dovuti ad una legge che impediva alle squadre inglesi di mettere sotto contratto i giovani giocatori che venivano dalla Scozia e dall’Irlanda. Quindi George, dovette allenarsi la sera e lavorare di giorno, all’inizio in una falegnameria, ma non durò molto, chiamò casa per dire che avrebbe lasciato. Lui voleva giocare a calcio,non lavorare. Fu trovato un accordo che fece tutti contenti. Un sostenitore del Manchester si offrì di “assumerlo” nella sua fabbrica di elettricisti. Bastava che timbrasse il cartellino all’orario di entrata, uscire da una porta secondaria, andare ad allenarsi con la squadra e poi timbrare l’uscita alla sera. Fine della giornata lavorativa di George. La sua paga? Poco più di 4 sterline a settimana, di cui 3 le mandava a casa dai suoi. I suoi colleghi più grandi prendevano cifre attorno alle 100mila, ma lui si sentiva ugualmente ricco.

 

George si allenava con gli juniores e già faceva parlare di se, ogni partita era una vera cuccagna per chi assisteva, un dribblomane nato, un genio nelle invenzioni di passaggi smarcanti, e mai domo fino al fischio finale dell’arbitro. A Matt Busby arrivavano ogni volta relazioni a dir poco incoraggianti e brillanti su George, come ad avallare l’intuizione del suo amico Bishop. Il 25 maggio del 1963 George ha il suo vero contratto da professionista: 17 sterline a settimana,ma milita ancora nella seconda squadra, quella delle riserve. Il tempo passava e Dikie decise di andare a Manchester, credendo che il figlio non fosse in grado di emergere.

 

Chiese un appuntamento a Matt Busby. Lo ricevette con cordialità, e decantò le lodi sul figlio ricevute dal suo staff al Manchester. Dikie propose a Matt di lasciar tornare George a casa, aveva ancora la possibilità di entrare a lavorare nella tipografia del suo amico. “Signor Busby, mi creda, un posto di lavoro per George, di questi tempi è una manna.” Il Boss lo guardò e sorrise : “Signor Best, questo è un biglietto per lei ad assistere alla prossima partita di campionato contro il West Bromwich. La invito ad assistere al match come mio ospite. Ah e comprando il giornaletto della presentazione alla partita, controlli i giocatori che scendono in campo, come ad esempio chi sarà il numero 8.” Si strinsero la mano e Dikie uscì con un sorriso sulla sua faccia che tradiva la sua contentezza, non perché il figlio la domenica successiva avrebbe giocato, ma perché in Matt Busby , George avrebbe trovato quella guida paterna che gli serviva lontano da casa.

 

Era il 14 settembre del 1963. La sua prima partita in prima squadra. Il mondo del calcio vie all’opera “ The Genius” : George Best. Avrebbe voluto non sentire mai il fischio finale della partita, fra l’altro vinta per 1-0, tanto che si avvicinò a Bob Charlton e gli chiese di rimanere con lui in campo a tirare dei rigori. “Ehi ragazzino, goditi la splendida partita, avrai tanto tempo e partite davanti a te!” Anche i giornali il giorno dopo parlarono di lui :” IL GIOVANE BEST SCHIZZA NELL’ATTACCO DELLO UNITED.”

Ma Busby decide che è ancora acerbo per stare con i grandi, fino al 27 dicembre quando gli fa recapitare a casa (a Belfast per le vacanze di Natale) un telegramma che era convocato urgentemente per il giorno successivo.

 

Il 28 dicembre segnò il suo primo gol con i Red Devils in Fa Cup nel 5-1 contro il Burnely. Un perfetto destro da fuori area che va ad insaccarsi all’incrocio dei pali. George camminava 3 passi da terra. Si sentiva una celebrità. Da quella sera George aveva definitivamente convinto Matt, ed entrò in pianta stabile tra le fila della prima squadra. Concluse la stagione con 6 gol in 26 presenze. Il Manchester arrivò secondo in campionato ed eliminato in semifinale di FA Cup. George, tornò nella “giovanile”, ma non perché aveva deluso, anzi, ma solo per vincere la FA Youth Cup.

 

La stagione successiva, Matt Busby decide di far fare a George degli allenamenti particolari, in modo da reggere gli urti con i rudi difensori avversari. Il metodo di allenamento del “Boss” dà i suoi frutti ed i Red Devils vincono il campionato per differenza reti sul Leeds United, ma George segna qualcosa come 14 reti in stagione. George inizia a farsi conoscere dal mondo esterno, è un astro nascente, uno di quei geni che nel calcio è meglio avere insieme a te, che contro. Lo stesso Charlton in alcune interviste post partita ne evidenzia le doti, addirittura in una il cronista gli chiese: “Signor Charton, ad un certo punto lei era solo davanti alla porta, e Best ha concluso da solo segnando. Lei cosa ha pensato?”

Lui lo guarda e dice:” Cosa ho pensato? Mentre stava entrando in area di rigore, gli ho urlato: Passala, passala. Ma poi….signori quella finta al difensore che va dalla parte opposta alla palla e quel suo tiro a dir poco perfetto, mi ha fatto esultare come se avessi segnato io. E’ un grande, anche se innamorato del pallone. Certo se non avesse segnato ora starei parlando con voi con la sua testa tra le mie mani….” E giù una risata.

 

Lo spogliatoio amava il ragazzino, e Matt lo preservava e lo lanciava nella battaglia. I media iniziarono a seguirlo in ogni partita, addirittura anche agli allenamenti, ma trovavano sempre sbarrata la porta del campo di allenamento. A Matt piaceva avere i sui atleti sereni.

 

Ma George aveva iniziato a frequentare bar del tipo il Twested Whel che nel 1963 divenne night club. Ed iniziò a fare amicizia con l’alcool. O perlomeno la rafforzò. Ed in quel locale strinse amicizie diciamo balorde, che potevano minarne la carriera. La stampa ne diede risalto e Matt intervenne a modo suo.

Dopo una partita in cui Best non brillò decisamente, lo convoca nel suo ufficio e lo mette a suo agio. Lo guarda e gli chiede: “Come ti sembra di giocare figliolo?” E li George capì che era una delle classiche conversazioni con il Boss in cui devi solo ascoltare. “Abbastanza bene ,Mister.” “E pensi di poter giocare ancora meglio?” “ Si. Mister!” “ Bè credo che tu abbia ragione, quindi domenica prossima vai in panchina.” “Ok Mister.” “Ah prima che tu vada George, c’è un’altra cosa che voglio dirti. Ho sentito delle cose che non mi sono piaciute sulla tua vita privata. Lascia perdere le cattive compagnie e le brutte abitudini- alzando un bicchiere di brandy- . Pensa solo al calcio e tornerai presto in squadra.” Lapidario e gentile come un padre. E George questo lo ha sempre amato.

 

Il 1965 è l’anno in cui George ottenne la definitiva consacrazione. Lo United gioca i quarti di finale contro il Benfica, guidato in attacco da Eusebio a Lisbona. Segna 2 gol nella bolgia del Da Luz, per il 5-1 finale targato Manchester. La stampa lo eleva a Dio, il Times intitola il suo articolo “BEST È SEMBRATO DA SUBITO INNAMORATO DEL PALLONE E TUTTA LA SQUADRA LO HA SEGUITO”.

In particolare scrive: “[…]un tenebroso fantasma che vola oltre i tre difensori , ed infila la palla in rete…. Un gol eccezionale.”

 

Ma se oggi lo conosciamo come “Il Quinto Beatles” lo dobbiamo al quotidiano lusitano “BOLA” che lo battezza EL BEATLE, sia perché anglosassone, sia per i capelli lunghi.

 

Al ritorno in patria, compra all’aeroporto un enorme sombrero, e all’arrivo guidò il corteo all’uscita.

La sua foto con il sombrero fece il giro del mondo. Best, il “quinto Beatles” divenne un’icona per i giovani ed un sex simbol per le ragazze. Chiunque voleva essere amico di George, anche solo per un saluto, anche imprenditori proposero a Best di entrare in società nelle proprie aziende. George aprì con un amico un negozio di vestiti,”Edwardia”, ed il giorno dell’inaugurazione era assiepato da ragazze (la maggior parte) e ragazzi. Il suo più grande amico ai tempi di Manchester gli propose di farsi amministrare dal suo agente, Ken Stanley, e grazie alla frase “George, la vita è come una torta di cioccolato. Il successo dipende da come tagli le fette.” Accettò di trovarsi un agente. Iniziano anche i contratti di pubblicità, George entra nelle case inglesi con il suo accento Irlandese attraverso gli spot. Tutti conoscono Best. Ma nessuno sa in realtà chi sia veramente.

 

Ma il 26 marzo di quell’anno, George ebbe un duro infortunio al ginocchio , e con il suo Genio in pessime condizioni, lo United dovette ammainare la bandiera nella semifinale di Coppa dei Campioni contro il Partizan Belgrado. George, non scese più in campo fino al termine della stagione. La stagione successiva il Manchester si laureò campione della First Division nuovamente.

 

Nel 1967/68 vince il titolo di capocannoniere a pari merito con Ron Davies (Sauthampton) con 28 gol in 41 partite, ma è il sogno di Matt Busby a realizzare la sua grandezza. Sir Matt, all’indomani della strage di Monaco in cui perse la vita gran parte della squadra, iniziò a ricostruire il Manchester per onorare i morti di quella sera. Il cammino in Coppa è da marcia trionfale. Nel secondo turno il Manchester gioca contro il Sarajevo, e Best, prima fornisce l’assist per il gol di Aston e poi segna un gol dei suoi. Goffrey Green del Times scrisse.” Il centro della scacchiera è Best. Un giocatore pieno di fantasia, un giocatore che dona magia a quelli che avrebbero potuto essere capricci.”

 

Capricci.

 

George di capricci in campo ne faceva ben pochi, tranne deridere a volta il suo avversario diretto, ubriacandolo di finte e contro finte per poi lasciarlo sul posto, oppure quando da fermo, a suon di finte indusse l’avversario a fermarsi sorpreso: si era tolto davanti a lui lo scarpino e questi lo guardò stupito passare la palla ad un compagno. Si a piede nudo.

 

Il problema di George sono le uscite serali. Andava dove si poteva bere e vedere qualche giovane donna, iniziò a vedersi con una donna sposata: Dahlia Simmons. Arrivò a Matt Busby la soffiata, il marito aveva mandato una lettera. Altra convocazione dal Boss, altra tirata d’orecchie.Ma non bastò. Al sesto richiamo Matt lo mise fuori squadra per 2 settimane, affidando alla stampa un comunicato con su scritto: “ George Best sarà fermo per due settimane per infortunio”. Il marito di Dahlia si rivolse a due picchiatori, ed in cambio di 100 sterline ciascuno avrebbero dovuto rompere le gambe a quello della foto che mostrò loro. I due lo guardarono e si misero a ridere: “ Ehi Mister ma lei sa chi è questo signore? Noi a lui non le spacchiamo le gambe, George is the Best. Se ne vada!”

 

In semifinale incontrano il Real Madrid. Il 6 volte campione d’Europa. George affondò da solo le Merengues in casa, 1-0 con un tiro da lontanissimo suo. E nella battaglia del Bernabeu, guida la rimonta per il 3-3 finale che permise di passare il turno ai Red Devils. Wembley, finale della Coppa dei Campioni: Manchester United- Benfica. Eusebio cerca la sua rivincita. Matt Busby tenne un discorso molto convincente in preparazione alla gara, diede disposizioni tattiche importanti e chiare ad ognuno dei calciatori, li avvertì di cosa li aspettava, una vera guerra psicologica, che solo i più forti avrebbero vinto e soprattutto disse: ” E noi siamo il Manchester.”

 

Il suo secondo prese la parola, ed anche lui voleva incoraggiare la squadra. “Andate, giocate e vincete, fatelo per voi, per l’Inghilterra e anche per la mia famiglia. La devono pagare i portoghesi per aver bombardato la casa dei miei genitori.” Matt lo guardò e disse sorridendo: “ Strano, mi risultava neutrale il Portogallo nella seconda guerra mondiale.” “ Bè allora fate finta che lo abbiano fatto.”

 

L’atmosfera di Wembley era elettrizzante, la finale aveva il suo fascino. Arbitro, l’italiano Lo Bello.

Il primo tempo vola via ed il Manchester attacca e corre, ma finisce 0-0, George è sempre fermato con falli sistematici. Nel secondo tempo la pressione inglese è più efficace e con Bobby Charlton di testa lo United passa in vantaggio. Sembra fatta, ma a pochi minuti dalla fine Jaime Graca segna il pareggio per i lusitani.

 

Si và ai supplementari. Matt Busby guarda i suoi ragazzi e li sprona a fare l’ultimo sforzo.” Tenete palla, fatela girare, fateli correre”. Il Manchester entra in campo furioso e quelle parole “ Fateli correre” piacquero molto a Best, che iniziò a correre con la palla sfiancando i difensori lusitani. Tanto che in una sua ripartenza, tunnel al centrale , salta il portiere Henrique con un dribbling e deposita la palla in rete per il 2-1. Kidd e Charlton segnarono poi i gol per il 4-1 finale. I “Busby Babes” erano sul tetto d’Europa, Matt e Bobby si abbracciarono in un pianto a commemorare i morti del disastro di Monaco di Baviera. Alla fine del 1968 George Best fu premiato con il pallone d’oro, aveva 22 anni e già era sul picco della sua carriera.

 

Ma come ci dice Isaac Asimov, “ Un impero al massimo dello splendore inizia una lenta e sicura decadenza”.

 

George giocò ad alti livelli anche la stagione successiva con 22 reti in 55 incontri, e con lui sempre al suo fianco brillarono Dannis Law e il “pelato” Bobby. Ma il campionato vide il Manchester rinnovato attestarsi all’ 11mo posto. Nella finale della Coppa Intercontinentale, Il Manchester incontra l’Estudiantes. Ora, ogni volta che c’era questa finale tra la vincente europea della Coppa dei Campioni e quella sud americana della Libertadores, bè signori era una guerra. Solo i parastinchi non bastavano.

Il Manchester perde per 1-0 all’ Estadio Camillo Cichero e pareggia per 1-1 in casa. Ma questa volta, il ragazzo di Belfast si mette in evidenza,non per un gol, ma per essere stato espulso.Per un fallo direte voi? Si, ma dell’avversario, un fallo assassino di Josè Hugo Medina, che non si limitò solo a quello, lo riempiva di sputi ogni volta. Ad un certo punto, Best, si alza da terra e sferra un pugno sulla faccia dell’avversario. Rosso diretto.

 

Ma come detto, a Best interessavano solo: donne, alcool e il Manchester.

 

Bene, secondo i suoi standard i primi due, malino la terza, se poi ci aggiungiamo che Matt Busby al termine di quella stagione diede la notizia del suo ritiro. George subì il colpo. Anche se per la verità a sostituire il Boss fu il suo secondo Wilf McGiunness, e George sperava di avere lo stesso rapporto che con il Boss. Ma non fu cosi, si nel 1969/70 George segnò 23 reti stagionali, e la squadra andò leggermente meglio, ma il suo rapporto con Wilf non decollò. Anzi, non fece altro che peggiorare di giorno in giorno. Nonostante questo, George mise a segno un record: 6 gol in una partita, la vittoria per 8-2 sul Northampton Town, in FA Cup. Sente la pressione della squadra sulle sue spalle, una squadra rinnovata, con buoni giovani, ma lui sente troppa responsabilità.

 

Un giorno si presenta al campo di allenamento in pelliccia e scortato da una schiera di giornalisti che lo assiepavano di domande, si presenta Wilf e gli chiede quando avesse deciso di andare a cambiarsi per allenarsi, lui gli sorrise e gli mise in mano delle banconote, vinte nella serata passata al casinò.

Oppure una mattina quando si presentò al solito campo una delle sue conquiste. Lui stava allenandosi e lei si presentò in abito succinto e gli disse: “George, andiamo a colorare di rosso Manchester.”

“No, baby , ho gli allenamenti.” E riprese a correre. Questo era Best, potevi aspettarti l’eccesso da qualsiasi latitudine.

 

Ritorna Busby alla guida dei Red Devils, ma le sorti dello United non cambiano, e George sprofonda ancora di più nella depressione, che combatte con le sue notti di alcool, e donne. Addirittura, Matt lo sospende per due settimane, per non essersi presentato alla partita contro il Chelsea a Stamford Bridge. Aveva soltanto deciso che Sinead Cusak era più attraente dei difensori del Chelsea.

Rimase con lei in camera per un’intero week end. 1971/72 George trascina il Manchester con 27 gol in 54 partite, ma sono dati statistici, la squadra non và oltre il consueto 8vo posto.

 

Contro lo Shelfield segna un gol memorabile, fa fuori come birilli 4 difensori e poi dribbla il portiere. Carolyn Moore, conquista le attenzioni di George tanto che decide di non allenarsi per una settimana. Matt lo chiama nel suo ufficio di dirigente, ancora un discorsetto dei suoi, e lo sospende per due settimane. Al termine della stagione decide di ritirarsi, salvo poi ad inizio della nuova essere di nuovo con i compagni. Ma a 28 anni, e collezionato un arresto per furto poi prosciolto, Best risolve il contratto con il Manchester.

Busby non c’era più e con la squadra George non legava, troppi dissapori, e troppi suoi eccessi. Decise di non lasciare il calcio, ma di andare a giocare per divertirsi quindi inizia a girovagare per il mondo.

 

In Sud Africa gioca per il Jewish Guild,contratto da 11,000 sterline per 8 settimane, attira allo stadio migliaia di persone, ma gioca solo 5 partite, la critica lo sovrasta non perdonandogli il fatto di saltare troppe amichevoli. Torna nel novembre del 1975 in Inghilterra, tre partite nel Stockport Country, che militava nei bassifondi della quarta serie inglese. Uno stadio che vedeva di solito sulle sue gradinate 3000 persone, arrivò ad averne 8000 con Best. Il Chelsea prova a proporgli un contratto che lo vedeva pagato per ogni partita giocata. George avrebbe accettato di buon grado, il Chelsea lo attirava, ma sparò alto nella sua richiesta: 1000 sterline al mese. Troppo, non se ne fece di niente.

 

Il nuovo continente chiama, i dollari sono tanti, e giocare, guadagnare bene e non avere troppe pressioni a George sembrava la cosa migliore. In passato aveva rifiutato il New York Cosmos che presero Pelè, George nella sua biografia dirà:” Però che sostituto presero!” Questa volta è diverso, lo chiamano il Los Angeles Atzecs, e oltre al contratto George chiede che venga ingaggiato anche Bobby McAlinden. Disse al proprietario, Chaffetz che questi aveva giocato tantissimo nel Manchester e che se lo avesse preso sarebbe stato utilissimo alla squadra. Chaffetz non conosceva minimamente chi fosse costui, ma gli bastò sentire del City che fu convinto. George, in realtà mentì spudoratamente, perché Bobby nel City giocò solo una partita. Ma per lui era compagno titolare in bevute e scommesse sui cavali.

 

La stagione seguente torna in Inghilterra nel Fulham, dove giocò con Bobby Moore. Fu un’esperienza che lo rese felice e lontano dai suoi demoni. Torna ai Los Angeles Atzecs. In pratica George gioca in Inverno in Europa ed in estate negli Stati Uniti. La continua spola lo riportano sulla vecchia strada.

Nella sua biografia dirà: ”Dietro casa mia c’era una spiaggia ed un mare fantastico, non ci crederete, ma me ne sono reso conto una mattina di ritorno da un bar. Si vede che avevo bevuto meno del solito”.

 

Nel 1978 si sposa con la modella Angela Mc Donald Janes, che gli darà alla luce il figlio Calum. Un matrimonio che durò fino al 1982, per una serie di circostanze, fra le quali una nuova donna:Mary. Nella sua esperienza americana gioca anche nel SanJosè per 2 stagioni. Ma il ricordo che Best ha della preparazione tecnica e sui regolamenti degli allenatori americani se la fa a Fort Lauderdale pochi anni prima. In realtà era inglese, trapiantato in America. Giocano una finale doppia contro il Tampa Bay. A pochi minuti dalla fine l’allenatore sul risultato di parità toglie George ed altri due per spiegare loro come si tirano gli Shout Out. Il famoso rigore lungo, una corsa di 30 metri palla al piede e concludere in porta entro 15 secondi, potevano anche scartare il portiere. Mentre parlava, George lo interruppe. “Perché ci dici questo?” “Siete i primi tre della lista….” “Guarda che non possiamo tirarli noi…..ci hai tolti dal campo!!” “Sei sicuro?” “Ma non hai letto il regolamento??” Ed infatti non solo non calciarono gli Shout out. Ma persero pure.

 

In Verità George ebbe anche l’occasione di tornare a giocare nel Manchester nel 1981, chiamato da Big Ron Atkinson. Ma per sua onestà dovette declinare all’insistente invito del Mister, non era più la freccia rossa con il numero 7 sulle spalle. Si accasa in terza categoria al Bournemounth. In Australia ai Brisbane Lions in Australia chiude la sua carriera.

 

In Nazionale George gioca 37 partite e segna 9 gol, senza mai riuscire a partecipare ad una manifestazione iridata. Sono due gli episodi di George che si ricordano.

 

15 maggio 1971: Irlanda del Nord- Inghilterra : Gordon Banks, portiere inglese, sta per fare un rinvio con i piedi. È al limite dell’area di rigore, la palla in mano e dietro di lui George che corricchia.

Gordon lancia la palla in aria per colpirla con il piede, George lo sorprende da dietro intercettando con il destro la palla a mezz’aria. Pallonetto sul portiere (oggi chiamato sombrero) e corsa verso la porta per depositarlo in rete. L’arbitro annulla per fallo di Best. Ancora oggi se ne discute e non si trova tale giustificazione.

 

La seconda, durante un’ Olanda- Irlanda, fece tunnel a Johan Cruijff e si girò dicendogli: Tu sei il migliore, solo perché io ho altro da fare.” In verità nel 1982 avremmo potuto vedere George in campo ai mondiali Spagnoli. La nazionale si era qualificata, ma George non ne faceva più parte dal 1977.

L’allenatore di allora lo chiamò e gli propose di far parte della squadra al mondiale, lui era la bandiera, l’orgoglio calcistico irlandese, semplicemente the Best. George ci pensò pochissimo, in realtà, attratto dall’idea, ma rispettoso verso chi aveva sputato sangue sul campo per ottenere il pass decise che era meglio non partecipare. In Spagna andò ugualmente come commentatore della TV irlandese.

 

Inizia un periodo difficile, sia nel privato che nel pubblico, oltretutto anche una bancarotta che lo costringerà a privarsi tra le altre cose dei suoi trofei e del pallone d’oro. Nel 1984, arresto per stato di ebrezza, 4 mesi di detenzione. Nel 2002 ebbe un trapianto di fegato, distrutto dall’abuso di alcool.

Il 2 ottobre 2005 venne ricoverato in terapia intensiva al Cromwell Hospital, per una infezione ai polmoni. Inizialmente ci fu un lieve miglioramento, per poi il declinio finale. Il 20 novembre “NEWS OF THE WOLD” pubblica la foto di Bets in un letto d’ospedale con sovrimpresse le sue ultime parole:”DON’T DIE LIKE ME”. “ Non morite come me”

 

 

 

A causa di una infezione epatica il 25 novembre del 2005 George muore in quel letto. I funerali si svolsero a Belfast il 2 dicembre, a commemorare George due bandiere intramontabili del Manchester: Alex Ferguson e Bobby Charlton oltre al grande amico Dannis Law. Best è stato, come detto, un’icona sportiva e mondana, ha vissuto la vita a 300 all’ora, ha deliziato palati fini del calcio e nelle scorribande notturne e vacanziere il gentil sesso, naturalmente tutte Miss.

 

A tal proposito una citazione speciale la merita la frase: “C’è chi gli viene chiesto: cosa scegli tra sengare un gol al Liverpool ed andare a letto con Miss Mondo? Beh io sono fortunato, non ho avuto l’imbarazzo di scegliere”.

 

Geniale in campo, ogni cosa che faceva, non era mai fine a sé stessa, George, il quinto Beatles, era lo spauracchio di ogni difesa, un’imprevedibile attaccante, caparbio, geniale, visionario, ma sempre con la palla attaccata al suo piede, non importa quale, tanto era indifferente. Lo stesso Pelè lo definì il più grande giocatore di tutti i tempi.

E per ricambiare George: ”Oggi parlate di Pelè perché io sono troppo bello”.

 

La sua famosa frase dello sperpero della sua vita, sembra la disse in un albergo ad un ragazzo che si occupava del suo piano.

 

“HO SPESO GRAN PARTE DEI MIEI SOLDI PER ALCOOL, DONNE E MACCHINE VELOCI. IL RESTO L’HO SPERPERATO.”

Signori questo era The Genius Best.

George Best.

 

 

 

 

 

 

Nato a Livorno il 19/04/1970. Il calcio è sempre stata la mia passione, un'attrazione sin da piccolo, ma a dire la verità, giocato per strada e poi nei campionati amatori. Oggi continuo a giocare ed allenare bambini, cercando di trasmettere loro i valori del calcio degli anni 80/90. La spinta per iniziare a scrivere i miei personaggi è una sorta di apertura di un vecchio cassetto. Scrivere. Ho provato con i racconti... ma poi smettevo. Allora per divertimento ho iniziato a scrivere di calciatori del passato. Scrivere di loro, è una continua sfida nella ricerca, scoprire chi sono stati e conoscere la parte umana di coloro che ci tenevano incollati alla tv.

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