| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Gigi Di Biagio, quel peso mai dimenticato

di Antonio Sorrentino, 04 Luglio 2017

Tante volte, nel calcio e a maggior ragione nella vita, ci si trova di fronte a degli scenari che possono cambiare, in positivo o in negativo, a seconda degli esiti delle nostre azioni, in cui un dettaglio può indirizzare la nostra sorte verso la strada luminosa del successo oppure far crollare le nostre certezze, dando luogo a momenti di scoramento più o meno intensi e persistenti. Nel caso analizzato nei paragrafi successivi, vedremo come il fattore “questione di centimetri” sia l’elemento discriminante tra successo o fallimento, stelle o stalle, passare alla stella come eroe oppure essere ricordato per quel che poteva essere ma non è stato.

 

 

Romano di nascita, classe 1971 di famiglia operaia (il padre era metalmeccanico), Gigi Di Biagio muove i suoi primi passi nella Lazio, squadra della quale era tifoso sin da piccolo. Inizia a 10 anni a calcare i prati verdi dei campi romani, sognando Mattheus e ispirandosi a Ruben Sosa, ma ancor prima agli insegnamenti del padre, dal quale Di Biagio trae il valore fondamentale del “sacrificio in ambito lavorativo”. Tuttavia, spiegherà Di Biagio, il sacrificio non è sufficiente se non è accompagnato dal divertimento, in quanto è fondamentale saper distinguere i due momenti, dando il massimo e, nel contempo, non bruciando troppe energie nervose nel raggiungimento dei propri obiettivi. Di Biagio trovò un altro maestro in Materazzi, suo allenatore agli esordi in Serie A con la Lazio: nella gara di esordio assoluto in Serie A in casa della Juventus (1988), Di Biagio era tesissimo ma l’allenatore biancoceleste minimizzò la portata dell’impegno, dando un semplice suggerimento al giovane Di Biagio. Divertirsi, poi quello che verrà sarà analizzato nel dopo partita.

 

Nelle successive 3 stagioni, Di Biagio giocherà con la maglia del Monza (dal 1989 al 1992): i primi due anni sono abbastanza anonimi, un totale di 19 presenze e la retrocessione in Serie C1 nell’annata 1990/91, a cui fa seguito un rapido ritorno in Serie B ed un utilizzo sempre più frequente di Di Biagio, che viene notato da Zeman, lesto ad accaparrarsi le prestazioni del giovane promettente del Monza. Al centrocampo del Foggia serve uno coi piedi buoni, capace di dettare il ritmo del gioco con passaggi precisi e di sapersi inserire per arrivare alla conclusione a rete: l’identikit perfetto di Gigi Di Biagio, che resterà a Foggia per 3 stagioni. L’inizio di stagione è alquanto anonimo, con Di Biagio che deve ancora trovare feeling con la posizione di mediano in campo; tuttavia riscontri positivi non tarderanno ad arrivare: campionato 92/93, alla sesta giornata Di Biagio mostra le sue abilità trafiggendo Tacconi con un potente tiro dalla distanza; che sarà replicato qualche giornata più avanti con una rete spettacolare contro il Torino al Delle Alpi. In memoria degli insegnamenti del padre, stupisce un aneddoto di Di Biagio sugli allenamenti zemaniani, infatti “durante la settimana, ci allenavamo in campo; poi verso il venerdì l’allenamento era svolto presso la zona del mercato di Foggia. Eravamo in Serie A ma ci allenavamo come se fossimo dei dilettanti; ed in tutto questo faceva clamore il fatto che il Foggia battesse la Juventus, l’Inter….”.

 

Colpisce soprattutto la personalità del giovane Di Biagio, che non ha paura di presentarsi dal dischetto per battere un calcio di rigore e non esita a prendere per mano la sua squadra nei momenti di difficoltà, anche a costo di tentare una giocata ricercata. Nel corso del tempo Di Biagio diventa una colonna portante del Foggia di Zeman, andando a segno per ben 12 volte in 3 stagione. Tuttavia, nella stagione 1994/95 Zeman abbandona il Foggia ed i risultati sono devastanti: il Foggia retrocede in Serie B e Di Biagio, attirato dalle sirene della capitale, del Parma e dell’Inter, approda alla Roma di Mazzone, Balbo e Fonseca. Fu un duro colpo per i tifosi della Lazio, squadra per la quale ha sempre tifato Di Biagio, ma la professionalità ed il carattere del mediano nato a Pomezia faranno ricredere anche i laziali ed aumentare la stima nei confronti di Di Biagio, nonostante i fischi dei tifosi romanisti nel primo anno in giallorosso.

 

Di Biagio giocherà 4 stagioni alla Roma, la prima delle quali sotto la guida di Carletto Mazzone, che si rivelerà un ottimo maestro per la crescita di Di Biagio in quanto “spesso mi martellava, ma con lui avevo il posto fisso a centrocampo, dovendo spesso fronteggiare situazioni di inferiorità numerica a centrocampo in quanto erroneamente si riteneva che Mazzone fosse un allenatore difensivista, quando poi spesso ha schierato assieme come titolari Balbo, Moriero, Totti…”. Di Biagio rimarrà per sempre grato agli insegnamenti di Mazzone; non ebbe però un buon rapporto con l’allenatore della Roma nella stagione 1996/97, ovvero Carlos Bianchi. Non abbiamo riscontri più precisi in merito, ma Di Biagio ha affermato che Bianchi non seppe proporsi in modo adeguato alla Roma, e che un mix tra superficialità di alcuni calciatori e scarsa disponibilità ha portato all’esonero di Bianchi dopo la sconfitta col Cagliari, in un anno in cui la Roma si è salvata per appena 4 punti.

 

 

Nella stagione 1997/98 ritrova Zeman alla guida della Roma, ed in questa stagione Di Biagio si consacra anche in Nazionale, diventando uno dei punti fissi della mediana degli azzurri di Cesare Maldini. In quel mondiale, le prestazioni di Di Biagio rispecchiavano le caratteristiche principali del giocatore: entrato al posto di Di Matteo nel secondo tempo della partita d’esordio contro il Cile, Di Biagio sfodera una serie di prestazioni guardinghe che gli valgono il posto fisso in mediana nelle partite successive. Tuttavia, il fattaccio è sempre dietro l’angolo: nella partita di quarti di finale con i padroni di casa della Francia, nei 120 minuti le due squadre si annullano e quindi si arriva ai calci di rigore. Lizarazu ed Albertini sbaglieranno il loro tiro, e la palla arriva a Di Biagio per il decimo rigore: esecuzione buona ma non troppo, palla che si schianta sulla traversa e viene respinta verso il centrocampo, così come viene respinto l’assalto italiano al quarto mondiale della propria storia. Appena Di Biagio capisce di aver colpito il legno, non riesce a capire dove si trovasse, e gli unici ricordi connessi a quei momenti sono Albertini che lo aiuta a rialzarsi e Baggio che gli sussurra qualcosa. Un tarlo si insinua nella mente del mediano romano, quel legno colpito in violenza ribadisce il suo rumore nella mente di Di Biagio, che per alcuni mesi non riesce a pensare ad altro; una ferita aperta rimasta nel corso degli anni, quando “chiedeva ogni volta scusa a Cesare Maldini per quell’errore, che avrebbe potuto determinare un diverso corso per gli eventi”.

 

La tappa successiva della carriera calcistica di Di Biagio sarà l’Inter, nella quale resterà fino al 2003. A livello personale Di Biagio continuerà a sfoderare prestazioni interessanti, coronate anche da gol stupendi come il bolide dalla distanza nel derby contro il Milan del 2000/01, ma purtroppo per lui i titoli non arriveranno in questo periodo. Nell’estate 2000, negli Europei in Olanda, segna un gol nei gironi contro la Svezia. In semifinale contro i padroni di casa dell’Olanda, l’Italia gioca una partita eroica in difesa, aiutata anche da un Super Toldo, che consente agli azzurri di arrivare ai calci di rigore. Il fantasma francese riecheggia nella mente di Di Biagio, ma Zoff farà uno straordinario lavoro psicologico in quanto “se ne hai fallito uno decisivo una volta, non puoi sbagliare per la seconda”. Di Biagio va sul dischetto: rincorsa lunga, palla in rete, fantasma francese dissolto. A livello di vittorie di trofei furono anni difficili per l’Inter, costretta a fare i conti con avversario spesso fortissimi e con episodi sfortunati: nel celeberrimo 5 Maggio 2002, l’Inter conduceva 2-1 in casa di una Lazio demotivata, e si apprestava a portare a casa la vittoria del campionato. Tuttavia, come ha riconosciuto Di Biagio, “strane circostanza arbitrali” avevano portato l’Inter a giocarsi tutto all’ultima giornata e “dopo il gol del vantaggio l’Inter si era semplicemente liquefatta, assentandosi completamente dal campo per motivi che tutt’oggi non possono essere compresi”.

 

 

Nella stagione 2002/03, l’Inter poi approderà alle semifinali di Champions League, ma verrà beffardamente eliminata dal Milan in una doppia sfida al cardiopalma, con due pareggi in cui ad essere decisivo fu il gol di Shevchenko nella gara di ritorno e la prodezza di Abbiati su Kallon. Per le successive tre stagione Di Biagio militerà nel Brescia, dove non perderà il vizio del gol mettendo a segno ben 16 reti. Di fatto si conclude qui la carriera di Gigi Di Biagio, che nella stagione 2006/07 viene tesserato dall’Ascoli ma per problemi burocratici si rende disponibile solo nell’anno 2007, giocando peraltro poche partite.

 

Terminata la carriera calcistica, Di Biagio ha iniziato ad allenare dapprima il La Storta, club dell’hinterland romano, poi è passato alla Cisco Roma nel 2011. Il vero salto di qualità avviene però nel biennio 2012-2013, nel quale è coach sia dell’Under 20 prima che dell’Under 21 l’anno successivo. Attualmente riveste il ruolo di commissario tecnico della nazionale Under 21, e può contare su una rosa di tutto rispetto, ai quali dovrà essere abile ad inculcare i valori del sacrificio e del divertimento, perché è solo tramite questi due concetti che si costruiscono i campioni del domani.

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