| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Gigi Meroni

di Federico Lo Cicero, 24 Febbraio 2017

Ci sono farfalle che possono essere catturate e farfalle che catturano i vostri sogni. Farfalle che avete visto svolazzare sui manti erbosi delineati da un rettangolo. Dove alle estremità trovate due porte...

Non importa in quale porta doveva entrare la palla... ma quale farfalla doveva portarcela o farcela depositare.

Quella farfalla dal colore granata aveva il numero 7 sulle spalle... il suo nome?

Luigi Meroni.... per i tifosi granata Gigi.

 

Il suo svolazzare irridente accendeva i cuori dei sostenitori del Torino. Scesero in piazza per impedirne la cessione ai cugini bianconeri per mezzo miliardo di lire... All'epoca esistevano ancora le bandiere.

 

Nato a Como il 24 febbraio 1943, in pieno conflitto mondiale, da genitori umili, rimane orfano all'età di 2 anni. La madre lavorava come tessitrice, ma aveva difficoltà nel mantenere i tre figli: lui, Celestino e Maria.

Gigi iniziò a giocare nell'oratorio di S.Bartolomeo con il fratello, ma viene preso ben presto nelle giovanili del Como. Inizia anche a lavorare come disegnatore di cravatte.

Nel Como gioca due stagioni in prima squadra dal 1960, in seconda divisione.

I dirigenti del Genoa rimasero folgorati dalla sua bravura e decisero di portarlo sotto la LANTERNA.

 

Qua si impose definitivamente all'attenzione di tutti, tanto che a suon di serpentine e gol conquistò prima la fiducia del suo allenatore, BENIAMINO SANTOS, e poi un ottavo posto in campionato condito dalla conquista della Coppa delle Alpi.

 

Nel 1964 l'estate si fa torrida, i tifosi del Grifone scendono in piazza... Ma niente.

Gigi Meroni passa al Torino, guidato dal "PARON" Nereo Rocco, per 300 milioni di lire.

Arrivato a Torino ed esplode l'esultanza dei tifosi granata che gli affibbiano il soprannome di FARFALLA, dovuto al suo stile di gioco e al suo vestire anticonformista. Per i suoi interessi artistici e stile di capellone: il Beatnik del Gol. Talvolta anche Calimero... ma solo ironicamente dai più anziani.

 

Con Nestor Com formò una delle coppie d'attacco più forti dell'epoca. Nel 1965 arriva la prima convocazione in nazionale contro la Polonia. Ma il primo gol azzurro arrivò solo a Bologna nel 1966 in Italia Bulgaria 6-1. Nel 1966 partecipa alla spedizione del Mondiale Inglese.

Sotto la guida di Edmundo Fabbri giocò solo la seconda partita contro l' U.R.S.S.

Risultato finale? Azzurri eliminati e pioggia di critiche.

 

Nel 1967 a S. Siro contro l'Inter segna un gol di pallonetto all'incrocio dei pali. Sarebbe normale se non fosse stato preceduto da una serpentina. E che fu la prima sconfitta dell'Inter dopo 3 anni di imbattibilità. Ma ogni suo gol era una perla. Non gli piaceva tirare i rigori, amava l'azione e l'agonismo. Lottatore su ogni palla, artista di gol impossibili e dribbling fantascientifici. Sembrava il tutto disegnato su una tela da un grande pittore. Un genio del calcio.

Le sue finte ubriacanti in area di rigore avversaria procurarono diversi rigori al Torino.

E non solo, uomo assist per i compagni che si trovavano a segnare gol a raffica.

E come detto prima il suo più fedele cliente era Combin.

 

Giocatore amato dallo spogliatoio, persona su cui si poteva sempre contare, amico di tutti e capace di essere fondamentale per la compattezza del gruppo nonostante la sua sregolatezza di vita.

Amante del Jazz e dei Beatles, pittore di quadri, scrittore anche di poesie, lettore di libri... uomo di tutti i giorni.

 

Nel privato convive in una mansarda con Cristina Uderstadt, la "più bella tra le belle". Cerco' in precedenza di impedirne il matrimonio con un altro uomo. Aspettò che la sua bella si separasse.

 

Altro soprannome della farfalla granata fu Mister Mezzo miliardo. Un po' di più a dire il vero. Questo perché Agnelli cercò di portarlo alla Juventus offrendo 750 milioni... ma invano. I tifosi granata scesero in piazza e sollevarono la protesta.

Gigi non tradì le loro aspettative.

Precursore del 1968 portava i capelli lunghi, baffi e basettoni. Idolo a cui somigliare per i tifosi di tutta Italia. Ma questo poteva rappresentare un limite.

Quando Edmundo Fabbri lo convoca in Nazionale, come prima cosa gli impone il taglio dei capelli... Risultato? Beh come potreste immaginare rinuncia alla convocazione!

 

Si dice che girava per Como con al guinzaglio una gallina, e tal volta si divertisse a vestirsi da giornalista ed intervistare la gente per strada e sapere cosa pensassero di Meroni. Comunque in Nazionale come visto poi ci andrà.

 

Era un personaggio scomodo per la società dell'epoca. Ancora conservatrice e del bon ton. Gigi era troppo avanti. ..come il calcio che giocava. Vivere in quel modo lo rendeva felice. Anche George Best,irlandese del Manchester United, in un'intervista rilasciata a Gianni Minà disse piu' o meno cosi: "Si....Gigi Meroni è davvero forte. Lo devono lasciare giocare il suo calcio. Senza limiti. L'aspetto esterno? Dovrebbe giocare qua in Inghilterra... guardate me."

 

Ma il 15 ottobre 1967 passerà alla storia. Nel pomeriggio Meroni trascina il Torino nella vittoria contro la Sampdoria per 4-2. La squadra di solito dopo la partita va in ritiro. Ma quella sera godono di una serata di libertà.

Con il suo compagno di squadra Poletti va in un bar sul Corso Re Umberto per un gelato.

Dalla cabina telefonica chiama la sua Cristina dicendole che l'avrebbe raggiunta da li a poco.

Uscendo dal Bar saluta l'amico e si dirige verso l'appartamento. Basta attraversare la strada. Lo fa a modo suo come se dovesse saltare ogni difensore che in questo caso erano le auto.

 

Ma l'ultimo dribbling gli fu fatale...viene travolto da una Fiat 124 guidata da un giovane neo patentato. Quel giovane di nome Attilio Romero tifoso granata molti anni dopo sarà presidente del Torino.

 

Gigi è seriamente ferito. Trasportato in ospedale morirà la sera stessa, fra le braccia della sua Cristina. Ai funerali parteciparono in migliaia.... tifosi di tutte le squadre.

Nel punto in cui fu investito, ancora oggi i tifosi granata portano un fiore per commemorare il campione.

 

Quella farfalla granata volo' in cielo con il suo numero 7 a disegnare magie per gli angeli.

 

 

 

 

 

 

Nato a Livorno il 19/04/1970. Il calcio è sempre stata la mia passione, un'attrazione sin da piccolo, ma a dire la verità, giocato per strada e poi nei campionati amatori. Oggi continuo a giocare ed allenare bambini, cercando di trasmettere loro i valori del calcio degli anni 80/90. La spinta per iniziare a scrivere i miei personaggi è una sorta di apertura di un vecchio cassetto. Scrivere. Ho provato con i racconti... ma poi smettevo. Allora per divertimento ho iniziato a scrivere di calciatori del passato. Scrivere di loro, è una continua sfida nella ricerca, scoprire chi sono stati e conoscere la parte umana di coloro che ci tenevano incollati alla tv.

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