| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Giuseppe Giannini, il corso del vero amore

di Storie del Boskov, 20 Agosto 2016

Nelle favole che ci leggevano da bambini, il Principe alla fine, in un modo o nell’altro, riusciva sempre ad avere la meglio: sconfiggeva il mostro cattivo che teneva prigioniera la Principessa, la liberava dall’incantesimo con un bacio e, infine, la sposava. Poi, con il passare degli anni, abbiamo imparato che le cose quasi mai vanno così, nel mondo reale: la vita ci ha insegnato che le storie d’amore terminano con la stessa facilità con la quale sono nate; senza un perché o un percome. Succede e basta. Forse perché non esistono Principesse come quelle che immaginavi a quattro anni, né draghi o orchi dalle cui grinfie trarle in salvo; perché non cavalchi un cavallo bianco e non puoi contare sull’aiuto di un Mago. Eppure qualcosa rimane, al termine di una storia d’amore: il magone, forse, oppure il rimpianto; magari il rancore, o la semplice consapevolezza che, pur con tutti gli sforzi, non sarebbe potuta andare diversamente. Nella favola che andiamo a raccontarvi, ad esempio, il finale lascia l’amaro in bocca e gli occhi pieni di lacrime, e forse è proprio questo che la rende così bella.

 

Il Principe in questione si chiama Giuseppe, ma tutti lo chiamano Peppe. Di cognome fa Giannini: è nato a Frattocchie, Roma, e nel marzo del 1996 ha trentadue anni e mezzo, si è fatto ricrescere la chioma corvina che per tanto tempo ha fatto sussultare i cuori di parecchie ragazze, e indossa la maglia numero 10. La sua Principessa è la AS Roma, con la quale sta vivendo da ormai quindici anni un’intensa storia d’amore. Assai travagliata, come ogni storia d’amore che si rispetti: piena di passione, travolgente, irruenta, a tratti esagerata. Come quando, due anni prima, una parte di quella Roma gli ha voltato le spalle dopo il suo errore decisivo dal dischetto in un derby contro la Lazio. Quello è stato il momento in cui qualcosa si è rotto definitivamente ed è anche il motivo per cui questa storia d’amore sta volgendo al termine in una notte a cavallo tra inverno e primavera. Perché la corte di suddetta Principessa sa essere fantastica, sa trattarti come un Re, anzi, a volte anche come un Imperatore; sa donarti tutto quello che ha, cuore compreso. Ma è popolata anche da giullari, voltagabbana, venduti e semplici ruffiani: gente che non si fa il minimo scrupolo a darti le spalle, quando le cose vanno male.

 

Quindi, abbiamo un Principe e la sua Principessa. Il ruolo della Strega Cattiva, la notte del 19 marzo 1996, spetta allo Slavia Praga. Sono i quarti di finale di Coppa Uefa: all’andata la squadra ceca, su un campo che sembra più che altro una pista di pattinaggio, si è imposta per 2-0. Impossibile o quasi rimontare, ma quando stai vivendo gli attimi conclusivi di una favola, hai il diritto ed il dovere di sperare in un “…e vissero tutti felici e contenti”. Il Principe e la Principessa ci credono, alla rimonta e alla sconfitta della Strega Cattiva: per dirsi addio con un ultimo, splendido bacio, quello sfumato in finale con l’Inter cinque anni prima. Al quarto d’ora del secondo tempo, Moriero porta avanti la Roma e la corte, quella dello Stadio Olimpico, diventa una bolgia: ora ci credono tutti, sessantamila e passa persone che fremono e gridano e si abbracciano e hanno gli occhi spiritati. A otto minuti dal termine, la Principessa allenata da Carlo Mazzone conquista un calcio di punizione. Carboni butta nell’area avversaria il pallone, che si dirige proprio verso Giannini: il Principe, spalle alla porta, si abbassa e di testa spizza la palla quel tanto che basta a spiazzare il portiere avversario.

 

 

 

Dio, questo sì che è un Bacio! Lui corre sotto la Curva Sud, si leva la maglia e la sventola mentre raccoglie l’applauso e le lacrime del suo popolo, persino degli infingardi che hanno messo in dubbio la sua regalità. Perché le storie d’amore sono così, croce e delizia, tradimenti e sentimenti, baci rubati e baci concessi, litigi e rappacificazioni, grida e sussurri, e la vita è degna di essere vissuta per tutto ciò. «The course of true love never did run smooth”, scrisse il più grande poeta del mondo: «il corso del vero amore non è mai stato semplice”.Ai supplementari Moriero segna il 3-0: ormai è fatta, la Strega Cattiva venuta dal gelo di Praga non ne ha più. O almeno così sembra. Ma per questa favola il Destino ha previsto il peggiore dei finali. Al 112′ la Principessa in giallorosso si trasforma nella Bella Addormentata nel Bosco: il rilancio del portiere avversario cade sulla testa di un attaccante ceco, Aldair scivola e non riesce a contrastare Vavra, che dal limite dell’area lascia partire un tiraccio rasoterra che non lascia scampo a Cervone e si insacca nell’angolino. Sul Regno Olimpico crolla il silenzio, rotto solo dai tanti tifosi accorsi da Praga. La Roma è fuori: esce dal campo tra gli applausi dei tifosi, che non possono però certo lenire la delusione, quella di risvegliarsi da un sogno proprio sul più bello, proprio quando sembra che sia fatta.

 

L’ultima gara con la sua Principessa Giannini la giocherà il 5 maggio ’96 a Firenze, quando le doppiette di Balbo e Delvecchio travolgeranno i viola di Claudio Ranieri. Eppure, il vero addio del Principe c’è stato in quella notte di marzo: non era in sella ad un cavallo, Peppe, ma correva. Correva da un estremo all’altro della Curva Sud in delirio, sventolando la maglia con il numero 10. Non indossava stivali né mantello, ma un paio di scarpini neri e una canottiera. Ad inseguirlo, anche un biondino che si chiama Francesco e che all’epoca ha ancora in camera il poster del suo capitano. Peppe se ne va carico di rabbia e d’orgoglio, perché ha capito che la Principessa non lo ama più. O forse semplicemente non lo ama più come prima. Perché il tempo passa e a volte basta un errore per finire sul banco degli imputati a sentire la condanna emessa dalla giuria: ma il Principe vero è nobile di cuore, prima che di sangue. E sa che prima di dire addio alla sua amata, bisogna darle un ultimo bacio: uno di quelli che non hanno bisogno di parole né prima e né dopo.

 

Un ultimo bacio prima che la carrozza si trasformi di nuovo in zucca. Un ultimo bacio, poi ognuno per la sua strada. Senza voltarsi indietro, ché si rischierebbe di cambiare idea in un attimo di debolezza. Il Principe se ne va in Austria, quindi in Salento, poi in Campania. Vada pure dove vuole; tanto, da che mondo è mondo, nelle favole – anche in quelle dal finale triste come questa – il Principe e la Principessa si ameranno sempre.

 

Lorenzo Latini

 

 

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