| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

I portoghesi la perla la pescarono in Mozambico

di Roberto Scalas, 03 Agosto 2015

Nacque in una colonia portoghese e, i primi passi nel mondo del pallone, li fece a piedi nudi, in mezzo ad una realtà estremamente povera.

Da colonizzato riuscì, grazie al suo estro nel giocare a calcio, a conquistare i suoi colonizzatori e diventare il Re del Portogallo calcistico: ovviamente stiamo parlando del grande Eusebio.

La Pantera Nera è uno dei giocatori più importanti della storia del calcio e un’icona per tutti gli amanti di questo sport.

 

Dopo aver giocato in Mozambico, il Benfica riuscì a metterlo sotto contratto nonostante giocasse in un club affiliato allo Sporting Lisbona, garantendosi le prestazioni di un predestinato.

Nel ’61 il club lusitano vince per la prima volta la Coppa dei Campioni ed Eusebio è solo una riserva di quella squadra ma l’anno successivo riescono a bissare il successo grazie ad una sua doppietta che mise alle corde il Grande Real di Puskas e di Di Stefano. Per lui, da giocatore giovane e incosciente, la cosa più importante fu avere la maglietta di Di Stefano, più della vittoria della Coppa.

Proprio nel 1962 sfiorò il Ballon d’Or, ma la vittoria da protagonista della Coppa dalle grandi orecchie non gli bastò per battere Josef Masopust, autentico trascinatore della Cecoslovacchia ai Mondiali in Cile.

Ma la corsa della Pantera Nera fu solo agli inizi. Anche nel 1963 arrivò in finale di Coppa dei Campioni ma il suo goal non bastò per avere la meglio sul Milan di Rivera e Altafini.

 

Nel 1965, finalmente, arrivò anche una gioia personale: France Football gli assegnò il Pallone d’Oro. Eusebio apprese la notizia mentre era in macchina con la moglie e dovette fermarsi per la grande emozione.

E la striscia vincente proseguì con la storica qualificazione del suo Portogallo ai mondiali del ’66. Fino ad allora i lusitani non furono mai in grado di qualificarsi per le fasi finali della Coppa del Mondo e i portoghesi dovettero attendere l’arrivo dal Mozambico della perla nera per dare lustro al proprio calcio. Grazie ad Eusebio, il Portogallo fu in grado di arrivare sino alla semifinale eliminando il Brasile, vincitore delle due ultime edizioni, nel girone eliminatorio ed eliminando ai Quarti di Finale la sorprendente Corea del Nord (che aveva eliminato clamorosamente l’Italia) nonostante il passivo per 3-0 che i coreani avevano realizzato nei primi venticinque minuti di gioco. Eusebio firmò una quadripletta che scacciò l’incubo coreano.

In semifinale, i padroni di casa dell’Inghilterra ebbero la meglio ma la Pantera Nera scrisse il suo nome nel tabellino dei goal anche in quella gara segnando su rigore. Si dovettero “accontentare” del terzo posto vincendo la finalina contro l’Urss per 2-1.

 

Fu un grande traguardo per i portoghesi, fino ad allora ritenuti come la cenerentola del calcio mondiale, con Eusebio autentico protagonista della manifestazione vincendo la classifica dei cannonieri grazie alle 9 reti messe a segno.

Nonostante l’exploit mondiale, non riuscì a bissare il successo del Pallone d’Oro lasciando il trofeo per un solo voto al Campione del Mondo Bobby Charlton che eliminò proprio Eusebio e compagni nella semifinale della Coppa Rimet firmando una doppietta.

Eusebio, grazie alle sue innumerevoli reti, consentì al Benfica di vincere tantissimo in patria e nel 1968 ebbe la possibilità di riconquistare la Coppa dei Campioni ma in finale la spuntarono i Red Devils trascinati da

Best e il solito Charlton. In quello stesso anno vinse la prima edizione della Scarpa d’Oro grazie ad un bottino di 42 reti nel campionato portoghese, successo che ottenne pure nel 1973.

 

Eusebio fu veramente uno dei giocatori più completi della storia del calcio e, nonostante partisse da lontano non essendo un classico centravanti, è uno degli attaccanti più prolifici della storia. I numeri parlano per lui: con la maglia del Benfica in 439 partite ha segnato 473 reti e in carriera è riuscito a mantenere la media di oltre un goal a partita, numeri veramente impressionanti.

Il finale di carriera lo giocò principalmente negli Stati Uniti nella NASL, a parte una parentesi nel Monterrey in Messico e nell’Uniao de Tomar nella seconda divisione portoghese, dimostrando sempre una grande affinità con il goal nonostante fosse avanti con gli anni.

Fu uno dei giocatori più presenti nelle liste del Ballon d’Or, a dimostrazione che mantenne il suo livello di calcio sempre al top e, probabilmente, una sola vittoria di questo trofeo gli sta parecchio stretta.

Ci ha lasciato il 5 Gennaio 2014 ma il suo ricordo rimarrà per sempre indelebile nel cuore degli amanti del calcio per il suo essere un grande campione ma anche un giocatore estremamente corretto e leale che non si tirava indietro a far complimenti ai portieri che, con una prodezza, gli negavano il goal, come fece con Alex Stepney nella finale di Coppa dei Campioni del ’68 oppure quasi chiedere scusa quando li trafiggeva come capitò con Gordon Banks e Lev Yashin.

Abbiamo raccontato le gesta di un grande campione, un’autentica perla, oggi rarissima da trovare, perché Eusebio è unico.

 

 

© 2016 Una Questione di Centimetri. Tutti i diritti riservati. Il sito è interamente ideato e realizzato da Ciro Ruotolo e Mario Bocchetti.

L'immagine di testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.