| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Il Derby sarà sempre il Derby!

di Federico Lo Cicero, 16 Aprile 2018

Il sole si alza presto al mattino, prende le sue cose ed inizia il suo bel lavoro. Scalda l’aria, sembra una di quelle mattine di primavera in cui basta poco ed inizi a riconoscere il caldo dell’estate che si avvicina. Ma la mattina del 14 aprile è speciale per la città labronica.

 

Nel tragico pomeriggio del 2012, durante la partita Pescara- Livorno, moriva Piermario Morosini, centrocampista amaranto. Il 31mo del primo tempo lo vede stramazzare a terra, subito i soccorsi, trasporto in ospedale e la morte per arresto cardiaco. Da quel funesto pomeriggio, i tifosi ogni anno rendono omaggio alla memoria del loro giocatore.

 

A sei anni di distanza il calendario di C prospetta il derby per eccellenza in Toscana: Livorno-Pisa.

 

Il campanilismo tra le due città è di origine storica. Non esiste livornese o pisano che una volta nella loro vita non abbiano mai apostrofato con ilarità la città rivale. Ci sono tanti aneddoti sui derby passati, aneddoti anche spassosi, o altri che visto la brutta parata della partita, hanno portato all’allagamento del campo, per farla sospendere, si parla degli anni 60/70.

 

Ma di mia memoria labronica ci sono tanti ricordi, belli e brutti (sportivamente parlando) ma a cui siamo affezionati. I bambini che sabato erano allo stadio, non sanno ad esempio che negli anni 70 prima del derby Ardenzino (cioè dal quartiere Ardenza della città di Livorno in cui è situato lo stadio “A. Picchi”), gli ultras facevano il giro di campo con un carretto funebre su cui giaceva una cassa da morto con sopra la bandiera del Pisa. Neanche a dirlo, i Pisani facevano altrettanto anche al ritorno. Nel campionato 1978/79, prima dell’inizio del gioco, a centrocampo, vennero aperte 11 gabbie da cui uscivano 11 polli che indossavano la maglia del Pisa. I ricordi amaranto di quell’anno anno vedono la sconfitta casalinga 1-0 con gol di Casale, e vittoria esterna il 22 Aprile 1979 sempre per 1-0 con il gol dell’idolo della Nord Miguel Vitulano, con un siluro terra aria dal limite che incenerisce la porta pisana.

 

Sabato 14 aprile era Derby. Un derby carico di emozioni, e ricordi dell’andata, vinto dai nerazzurri per 1-0 non senza polemiche. Il popolo amaranto chiede vendetta, ma soprattutto una vittoria che stronchi le velleità pisane di rimonta in campionato e che alimenti la speranza della promozione diretta in serie B.

 

Perché il Livorno quest’anno, è stato un rullo compressore sino alla sosta di gennaio in cui aveva accumulato un vantaggio congruo sul Siena (11 punti) e Pisa (13), ma che dopo ha inanellato una serie di risultati negativi che lo hanno portato ad essere a ridosso del Siena(un punto sotto) ed a 2 punti di distacco sul Pisa. Il tutto condito con: dimissioni di Sottil, l’allenatore, poi rientrate, esonero dello stesso e panchina a Foschi, e ulteriore esonero di quest’ultimo dopo la partita di Olbia per il ritorno di Sottil. Chi ha il cuore debole, non può essere livornese, limitandoci allo sport. Aldo Spinelli può sempre far succedere di tutto nel bene o nel male. Il Pisa dal canto suo, non è stato da meno: dopo 9 giornate esonerato Gautieri, panchina a Pazienza che resiste fino alla 32ma e poi spazio a Mario Petrone. Insomma due presidenti che non si annoiano mai.

 

Il pomeriggio dell’Ardenza è bellissimo, il sole ha quasi un calore estivo, e riscalda i cuori dei supporters amaranto. Lo stadio si riempie in poco tempo, e 30 minuti prima della gara è già colmo nella parte amaranto. L’Armando Picchi è tutto amaranto, il tifo è organizzato in ogni dettaglio, vengono distribuite bandierine amaranto a tutti i presenti, ed il colpo d’occhio è impressionante. Per il tifo nerazzurro si deve aspettare sino a pochi istanti prima dell’inizio della partita perché i tifosi venuti in treno, la maggior parte, sono arrivati allo stadio in quel momento. Solo i temerari venuti con i loro mezzi sono entrati prima. Dei 1440 tagliandi venduti a Pisa, a colpo d’occhio sembrava fossero moltiplicati. Infatti circa un migliaio sono entrati con tagliandi contraffatti. Ma il Derby è il Derby.

 

Incessante il tifo, da entrambe le parti, la partita è piacevole, il Livorno gioca una sorta di 4-3-3, o 4-2-3-1, molto dinamico e con un perno fisso, ma non sul centro, sulla destra, il colosso Dumbia, che spadroneggia come il ras del quartiere da quella parte, ed il duo Vantaggiato/Maiorino a scambiarsi di posizione per favorire gli inserimenti dei centrocampisti o aprire il varco alla pantera Dumbia. A centrocampo una battaglia continua, in cui il Pisa schiera un uomo in più, ma con l’alternanza detta prima, sembra non portare effetti negativi per il Livorno. A turno uno dei due attaccanti arretra a centrocampo per arpionare la palla e lanciare nelle praterie della difesa pisana, un attacco alla porta difesa da Voltolini. Ed è proprio dopo 8 minuti che accade ciò che sognava la Nord. Giandonato, sradica un pallone a Negro nella propria area, serve a centrocampo Vantaggiato (un mestierante nella protezione della palla, un lusso in questa categoria) che resiste all’attacco di Lisuzzo che lo costringe a terra, ma con la coda dell’occhio vede Dumbia sulla linea di centrocampo e lo lancia nella falla della difesa pisana. Dumbia prende la palla e si invola nell’area di rigore avversaria, uno, due, tre tocchi e poi il destro ad anticipare l’uscita di Voltolini. La triglia salta e abbraccia tutti i giocatori. Sottil esulta verso la curva. Durante il match sembra di rivedere Carletto Mazzone da giovane, segue, consiglia, si arrabbia con i suoi e con l’arbitro.

 

L’arbitro… stendiamo un velo pietoso.

 

Non lo dico da tifoso, ma da amante del calcio. Decisioni inconcepibili e cervellotiche, come il non sanzionare entrate al limite della violenza dei giocatori pisani, o fermarsi ad una punizione senza ammonire. Ma il Livorno è granitico, non perde un colpo, il Pisa ha la sua occasione con Eusepi di testa, ma la spreca dinanzi a Mazzoni. Il primo tempo scivola via piacevolmente e a squadra amaranto è padrona del campo, gli attacchi alla porta pisana sono fioccanti. L’intervallo vede il popolo amaranto gongolante, ma per 2 striscioni apparsi nella curva ospite, riserva un caloroso e sentito applauso. Il primo riguardante la sentenza sul Moby Prince (1991) in cui non si evincono i colpevoli, l’altro recente, sui 2 operai morti sul lavoro nel porto di Livorno.

 

Il tifoso amaranto riesce a catalizzare simpatia e trasmettere sicurezza anche ai più scettici. La tifoseria ospite spera ancora, ed a inizio ripresa ha logicità questa speranza, perché la squadra nerazzurra, sfrutta la superiorità numerica a centrocampo ed inizia ad impensierire la retroguardia amaranto. Sottil corre ai ripari e toglie Dumbia e Giandonato per mettere due giocatori freschi, il veterano e capitano Luci e Kabashi.

 

La partita si riequilibra e al 73mo cala il sipario sul Derby. Cross dalla destra di Valiani (vero motorino amaranto del centrocampo), sfiora Vantaggiato, dalla parte opposta raccoglie Kabashi che senza pensarci su tira. Ne viene fuori un tiro-cross su cui si avventa Vantaggiato che la sospinge in rete. 2-0 e la Nord riesplode.

 

Niente da fare questo Livorno ha cuore, anima e la getta oltre l’ostacolo. Igor Protti, indimenticato goleador e capitano della squadra amaranto, oggi Team Manager esplode di gioia, si alza dalla panchina e corre con i giocatori sotto la Nord. Come se avesse segnato lui. Lui che i derby li vinceva, lui che ha fatto gol ed ha fatto fare gol a tanti attaccanti che hanno giocato con lui.

 

Il Derby vede un assedio sterile nel finale da parte del Pisa, Sottil passa infatti ad un trapattoniano 5-4-1. Il fischio finale è accolto con liberazione e gioa.

 

La Nord canta ai cugini Pisani “Cosa siete venuti a fa!”. Il Livorno distanzia il Pisa a 5 punti, a 3 giornate dal termine, ma con il Pisa che deve riposare. Protti porta i giocatori sotto la Nord e la gradinata esibendo la sciarpa amaranto e ricevendo il tributo concesso solo agli dei. Lo stadio si svuota lentamente, ed il sole vuole ancora risplendere sulla giornata ardenzina, accompagnando con il suo meraviglioso tramonto i tifosi alle proprie case.

 

Ma alla giornata perfetta manca ancora il carosello in città con motorini ed auto per festeggiare la vittoria nel Derby. Case festanti, più tardi quando la Luna accompagna la lettura del risultato di Arezzo-Siena.

 

L’ex-amaranto Cutolo con un gol al 51mo aveva piegato i bianconeri. Il capolavoro giornaliero era completo.

 

 

 

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