| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Il Fenomeno

di Federico Lo Cicero, 15 Dicembre 2017

 

Nel 1940 pubblicazioni della DC COMICS, fa la sua prima apparizione un supereroe con il potere di muoversi ad una velocità che supera sette volte quella della luce, distruggendo le leggi della fisica, il suo nome è Flash. Il suo creatore, o meglio i creatori, furono Garden Fox e Harry Lampert. Ma relegare il personaggio di cui parleremo al solo eroe dei fumetti, ci sembra inesatto. Negli anni ’60 una serie Tv molto amata allora quanto oggi, si svolgeva nel futuro, un’ esplorazione dello spazio,ed ad ogni puntata c’era una frase del capitano dell’astronave Enterprise:

 

“SPAZIO, ULTIMA FRONTIERA, QUESTI SONO I VIAGGI DELLA NAVE STELLARE ENTERPRISE, ALLA SCOPERTA DI ALTRI MONDI…”

STAR TREK.

 

L’astronave usava motori a curvatura, per coprire distanze improponibili per l’esplorazione spaziale, alla ricerca di altre forme di vita. La velocità a curvatura è quella che permette di accorciare il tempo di percorrenza da un punto A ad un punto B.

 

Nel panorama mondiale appare sul finire del secolo scorso un giocatore: taluni lo definivano l’alieno, altri il fenomeno, per tutti Ronaldo. La caratteristica principale era la velocità palla al piede e la sua devastante bravura. Ai tempi di Mariolino Corso, sarebbe stata una bella sfida decidere chi era Mandrake, ma per fortuna, han vissuto in due epoche diverse, perché il vecchio Mariolino faceva sparire la palla ad una velocità minore, ma non era amante della corsa.

 

Ronaldo aveva nel suo bagaglio tecnico tutto: potenza, dribbling da fermo e velocità, padronanza di entrambi i piedi, doppi passi, faceva sparire letteralmente il pallone davanti agli avversari con un controllo di palla in velocità, che per quanto ci proviate, non ci riuscireste mai ad imitarlo, neppure se vi chiamate Messi o Cristiano Ronaldo.

 

La Nascita di un mito

 

Luis nasce il 18 settembre del 1976, anche se all’anagrafe venne registrato il 22 a causa di una dimenticanza dell’impiegato, nel quartiere di Bento Ribeiro,esattamente al 114 di rua General Cesar Obino, zona nord-ovest di Rio de Janeiro. Terzo figlio di Nelio Nazario de Lima e Sonia dos Santos Barrata, al piccolo, viene aggiunto il nome di Ronaldo in onore del medico che lo fece nascere, Ronaldo Valente.

 

Al battesimo, il fratellino Nelinho, deve pronunciare il nome, ma siccome ha 3 anni e non riesce a pronunciare tutte quelle consonanti contenute perfettamente, dice Dadado. Diverrà il suo soprannome da piccolo.

 

Come ogni bambino di Bento Ribeiro, Luis aveva un amore per il calcio oltre ogni misura, e se c’era da scegliere tra una pagina di storia e una partita nei campetti di “pelada” ( calcio a piedi nudi ) con gli amici, bè lascio immaginare a voi la scelta. Diciamo che la storia lui l’ha fatta, e non studiata. Per la mamma una disperazione mettergli davanti un libro, per il padre bastava che sorridesse, già era difficile la vita in povertà. Anche se un piatto non mancava mai in casa Nazario. Qualcuno, come spesso accade in America Latina, nota le doti di Dadado, e lo segnala ad un amico, che poi lo segue, e lo segnala ad un altro che poi lo propone ad una squadra.

 

Ronnie, impressiona, veloce, più del pensiero, vede la porta a meraviglia, sembra che giochi al Maracanà, vista la leggiadria delle sue giocate. Ma, c’è un ma… e se non fosse accaduto, oggi non parleremmo di lui. Si fa vivo il Tennis Club Valquerie, una squadra di futsal, calcio a 5, ma lui si mette in testa di voler fare il portiere, quindi chiede ed ottiene il completo e guanti da portiere.

 

Tra i pali si annoia, si pente della sua scelta, in porta è bravino, ma per lui è senza emozioni. Un giorno, vedendo la sua squadra in difficoltà, si avvicina al Mister, e gli dice: “Mister, visto che perdiamo e non segnamo, perché non prova a mettermi in attacco?” Tutto questo, mentre si stava levando i guanti, e la maglia.

 

Se c’è una cosa del piccolo Luis che colpiva è la sua determinazione in quel che decideva, che si porterà dietro negli anni.

 

Al Mister, sembrò di sentire gli angeli che cantavano, gli vennero a mente le parole dell’amico che gli aveva parlato del piccoletto che furoreggiava nei campetti di Bento. Lo guardò e gli disse: “Guarda che se segni due gol, anche se perdiamo, da oggi giocherai sempre attaccante. Sei sicuro?”. Luis, aveva già preso la maglia di un compagno ed indossata. Non solo segna 3 gol, ma con la sua destrezza, acquisita nelle partitelle polverose, schianta gli avversari, e conduce i compagni alla vittoria. Da quel giorno Ronnie, segnerà una valanga di gol nelle porte avversarie, persino al ricco Vasco da Gama, addirittura 5. Tolta la maglia del portiere non smette più di far esultare i propri tifosi e i propri compagni. Le voci di un prodigio del futsal, iniziano a riecheggiare in città, e ad ogni partita uno spettatore o due in più per vederlo.

 

Ronaldo passa al Social Ramos, una squadra più ambiziosa della città, sempre calcio a 5, ma ogni volta che scende in campo pensa di essere sul prato verde del Maracanà ed indossare “LA 10”. Si la 10 del “Gallinho”, la 10 di Zico. In realtà per lui il Flamengo è un sogno, si addormenta la sera con il sorriso, e si risveglia al mattino ancora più contento, nei sogni era sul manto verde desiderato, e Zico lo guardava.

 

A colazione sempre la solita frase: “oggi è il giorno”. Fino a quando, il giorno arriva davvero: il Flamengo gli propone un provino. Potete immaginare la sua gioia, e mamma Sonia trattiene la sua contentezza, avrebbe voluto che studiasse con lo stesso entusiasmo, e il padre ancora in lacrime di gioia. La mattina del provino, la mamma lo chiama a se, e gli mette al braccio l’orologio regalatogli per la prima comunione, lo guarda negli occhi, fiera e felice per lui, lo accompagna alla stazione a prendere il treno.

 

Un treno con il suo carico di sogni, destinazione Gavea, centro degli allenamenti dei rossoneri.

 

Ma a volte si vince anche perdendo. Il Flamengo crede nelle doti di Ronnie, lo vorrebbe tra le sue fila, ma non può permettersi di pagargli il biglietto del treno o dei 6 autobus che servono per fargli raggiungere Gavea. La povertà non attanagliava solo le famiglie, ma anche le società.

 

Ronnie, dovette rinunciare al suo sogno per colpa dei soldi. Maledetti soldi. Come se non bastasse, due balordi, nel viaggio di ritorno, gli rubano l’orologio. Il giovane Luis ha una prima lezione dalla vita: la povertà è una brutta cosa, ma addirittura più brutto è rinunciare ai tuoi sogni.

 

La Svolta

 

Siamo in una banca di Bento Ribeiro, e due cassieri parlano tra loro, tra un’operazione e l’altra, uno di questi è Alexandre Martins, un uomo che a tempo perso gira per i campi di calcio alla scoperta di talenti. Ma per adesso que sto nome non vi dice niente, o meglio non ricordate a chi associarlo. L’altro è Reinaldo Pitta. Iniziate a capire?

 

Alexandre dice al collega: “Rei, ho trovato una pepita di proporzioni inimmaginabili, a Sao Cristovao, sarebbe un grosso affare farlo insieme, credimi.”

“ Si, ok, sarà una delle tue solite visioni, son tutti fenomeni quelli che vedi giocare, ma puntualmente poi i fatti ti smentiscono.”

“Rei, credimi, ti sembrerà un alieno, ed ha solo 11 anni. Vieni con me domani a vederlo, e poi se non sei convinto, non ti dirò più niente di calcio.”

“Paghi tu il biglietto?”

“Certo. Rei, ma sei sicuro di non avere antenati genovesi?”

 

Si dice che farsi offrire un caffè da Reinaldo era più difficile che scalare a mani nude e senza corda l’Everest. Nessuno però sa che quando andarono a vedere Ronaldo, Alexandre aveva organizzato tutto con un amico che di secondo lavoro strappava i biglietti all’ingresso del campo. Quindi non scucì neppure un Cruzeiro.

 

Reinaldo vede giocare il ragazzo, e rimane meravigliato:” Ehi, ma questo è più di un alieno, questo gioca come il canto degli angeli! Sai che c’è? Stavolta mi hai convinto!”. 7500 dollari, il costo del cartellino. Si guardano e fanno società: Il Gatto e la Volpe. Saranno i suoi agenti per il resto della sua carriera. Mettono la cifra sul piatto e si appropriano del cartellino del ragazzo. In quel momento nella testa dei due passa un pensiero: Se smettessimo con il lavoro?

 

Lo portano a Belo Horizonte, zona mineraria, dove raffinare la pipita. Ha 16 anni. Una sera Ronaldo, parlando con la madre gli dice: “Mamma per favore, ora ho 16 anni e sono un professionista, non chiamatemi più Dadado”. La madre lo guardò fiera di lui e con un sorriso le stampa un bacio sulla guancia, “E va bene Ronnie!”.

 

 

Ronaldo, inizia ad inseguire il suo sogno, ma è costretto a mettere l’apparecchio ai denti, cosa che poi gli diverrà utile nell’attirare le simpatie dei più grandi nel Cruzeiro. Anzi, lo adottano come mascotte, ma non una qualsiasi, ma una mascotte che sa veramente giocare a calcio, un prodigio, che dicono i più anziani: “Fortunatamente smetteremo di giocare al calcio prima che lui arrivi in alto, ne sentirete parlare, è un fuoriclasse. Uno così sulla terra non c’è mai stato. Mi chiedete di Pelè? Diciamo che Pelè è il calcio Brasiliano, o perlomeno lo è stato, Ronaldo sarà un alieno.”

 

Si scomoda anche Jairzinho, la leggenda della Selecao, D.S. del Cruzeiro, afferma con grande soddisfazione, che “Dare palla a Ronaldo è come aver segnato già mezzo gol.” Siamo nella stagione 93/94 e lo scuot finale recita 54 partite 56 gol. E chi lo aveva mai visto uno così a Belo Horizonte.

 

Destro, sinistro, velocità nel breve e nel lungo, gli avversari scartati come birilli. Ronaldo era la nuova Ginga. Questo il biglietto da visita che convince un altro mostro sacro, come Carlos Alberto Perreira, a portarlo in nazionale nel 1994. Non per una amichevole, si capisce, ma negli Stati Uniti, ai mondiali di calcio.

 

Un mondiale voluto fortemente dagli Stati Uniti, una parata di stelle della musica alla cerimonia d’apertura, che definire Hollyvoodiana sarebbe appropriato. Persino in campo le stelle erano assicurate, con Kissinger, ex segretario di stato, ed ora nel comitato organizzatore,ne vuole il più possibile. Vista la partecipazione dello squadrone tedesco campione del mondo ad Italia 90, e delle altre stelle come Hristo Stoichkov per la Bulgaria, Roberto Baggio per l’Italia, chiede alla Fifa notizie di “quello là che fece quel gol di mano all’Inghilterra. Come si chiama, non ricordo il nome…”. Bè la sua conoscenza calcistica era limitata, era solo Diego Armando Maradona.

 

Il Brasile dal canto suo aveva fior fiori di giocatori, basti pensare al duo d’attacco Romario- Bebeto. Neppure a risultati acquisiti, che portano i Verdeoro alla finale contro l’Italia, Carlos Alberto, mette in campo Ronaldo. Troppo giovane dirà. Addirittura in patria anche i giornalisti, oltre ai tifosi, lo chiamavano “Burro!!!!”, o meglio Asino, perché volevano vedere il prodigio di Belo Horizonte in campo. Al termine della finale, Carlos Alberto è portato in trionfo, il suo Brasile, battendo l’Italia ai rigori, porta a casa la sua quinta Coppa del Mondo. Ma a Ronaldo poco importa, era a contatto con il calcio che conta, per questa volta si poteva fare anche lo spettatore, ma la sua faccia sorridente, nella foto accanto al trofeo, ci dice: "Dalla prossima sarò protagonista”.

 

Nel frattempo dall’Olanda arrivano gli emissari di una squadra della Eridivise che vogliono il fenomeno.

 

 

Il Sogno Europeo

 

Il Psv Eindoven tratta il Fenomeno, e il Gatto e la Volpe favoriscono il trasferimento, per una cifra intorno ai 6 milioni di dollari. Anche perché avevano perso il loro centravanti principe passato al Barcellona, ossia Romario. Ronaldo, aveva troppe lacune scolastiche e così ricorda i noiosi pomeriggi di quando era piccolo: “Se avessi dato retta alla mamma, saprei dove si trova l’Olanda…quando mi diceva di studiare….”. Nessun problema, Romario lo conosce,lo chiama al telefono e gli chiede: “Ma precisamente a Eindoven cosa c’è?”

Dall’altra parte della cornetta una risata contagiante: “Molto, ma molto freddo!”

“E poi?”

“La Philips”

“E poi?”

“Accontentati, il freddo e la Philips.”

 

 

Effettivamente Ronaldo ritrova sia il primo che il secondo, ma il primo era insistente, e si racconta che dopo un allenamento, i compagni lo osservassero negli spogliatoi. Si toglie le scarpe e contano quante paia di calzini si togliesse, si dice ne contassero 10, ma in realtà erano 2. Su Ronaldo si esagera.

 

Era vero che il caldo della sua Rio era un ricordo, a Eindoven, se ti andava bene, era una bella giornata, quando non pioveva e il cielo era grigio. Non manca solo il sole, manca anche il calore, il cibo di mamma, e magari qualcuno con cui parlare. Ma qualcosa può migliorare, così la mamma arriva con la sua cucina che ridà il sole al suo viso. Ma anche un nuovo amico, Cesar.

 

Inizia a sentire un po' meno la saudade, e combattere contro i mulini del freddo, diviene molto più semplice che a Don Chisciotte. Rrrrrronaldoooooo!!!!. Era questo l’urlo con cui caricavano il giovane brasiliano i suoi tifosi del Psv. E lui ricambia con una stagione da leccarsi i baffi:30 partite per 32 gol. Ma nella seconda stagione i suoi duelli sono contro gli infortuni muscolari che ne condizionano il rendimento. Addirittura a Febbraio viene operato al ginocchio destro per apofisite tibiale, ossia una sofferenza ai tendimi e legamenti. Normale, stava crescendo in altezza e peso, ma i legamenti e tendini non seguivano la crescita, quindi era sottoposto a parecchi stop. Gioca solo 12 gare mettendo a segno “solo” 10 golù

 

 

Il Barcellona lo contatta, o meglio, contatta il duo ex bancario. Pitta ha un’ idea: litigare con il Psv, qualsiasi pretesto va bene. L’importante è che si facciano l’idea del Ronaldo viziato, che sarebbe meglio scaricare, guadagnandoci. Parte per l’olimpiade di Atlanta con il suo Brasile, ma non sarà una bellissima esperienza. I favoriti verdeoro perdono la semifinale contro la Nigeria e si accontenteranno del bronzo. Vacanze, e inizia il teatrino di Pitta.

 

Ronaldo punta i piedi e vuol essere ceduto, litiga con chiunque in società, fino a che il Psv, come da trama, se ne libera, cedendolo per 20 milioni di dollari al Barcellona, siamo nel 1996.

 

Un posto al Sole

 

 

A Barcellona ritrova il mare ed il cielo aveva il suo colore originale. Gli sembrava di essere di nuovo a casa. Era coccolato, e lui ripaga la fiducia di tutti con una partenza da brividi: 10 partite 12 gol. Un razzo immarcabile per le difese spagnole. Bobby Robson, coadiuvato da Mourinho, se lo gode. Mourinho lo aiuta a prendere confidenza con l’ambiente catalano, ma anche lo sprona per fargli capire che in Spagna il calcio è più duro che in altre parti meno nobili. Ronaldo ripaga con tenacia e abnegazione. I risultati si vedono.

 

Ma in quella partenza di stagione accadde che a Compostela, Ronnie metta a segno un gol indimenticabile, tanto da strappare l’applauso convinto del pubblico avversario. Siamo al 35mo, Ronaldo in fase difensiva attacca il centrocampista Passi, ed inizia la sua cavalcata, un capolavoro di tecnica e velocità: fantascienza! 47 metri di palla al piede, una frequenza di tocchi (14) per un controllo della palla perfetto, ed uno slalom di 5 avversari che sembravano bandierine in una discesa di Super G. Arriva dinanzi al portiere e lo fulmina. Robson non esulta, si gira verso Mourinho e gli dice : "It’s impossibile!”, aveva un’aria spaventata, come quando sei spettatore di un fatto che và oltre la tua conoscenza. Ah dimenticavamo, durata dell’azione 11 secondi. Marca titola “Extraterrestre”.

 

Ronaldo cattura i tifosi catalani, li fa sognare, un po' come fece Cruijff, anche se il 9 era uguale, ma lo stile di gioco diverso. Addirittura una Radio cittadina indice un concorso: “Che soprannome diamo a Ronaldo: E.T. o Inumano?”

 

Inutile dirvi che entrambi rendevano l’idea di cosa fosse Ronaldo.

 

Addirittura dopo essere stato in Brasile per giocare un’amichevole contro la Lituania, a cui rifila 3 gol, prende l’aereo per riessere dopo un paio di giorni, in campo con i Blaugrana, contro il Logrones. Riusltato: Ronaldo altri due gol e difensori avversari dal psicologo. Il tecnico del Logrones, Miguel Angel Lotina, con un passato di buon attaccante, ai microfoni dopo la partita, dice la sua su come fermare Ronaldo “Io un’idea ce l’avrei: sparargli! Altrimenti questo non lo prendi mai. E’ illegale!”

 

Nella sua prima esperienza catalana vince subito la classifica cannonieri (“Pichichi”) della Liga con 34 gol in 37 gare. E non solo, con un suo rigore, il Barca si aggiudica la finale di Coppa delle Coppe contro il PSG. Senza contare la Supercoppa di Spagna. Insomma per la prima stagione, non può certo lamentarsi il pubblico catalano. Ronaldo è esploso, adesso è il giocatore più forte del mondo.

 

Pitta e Martinez capiscono subito che la pepita ormai è stata sgrezzata, ed iniziano un braccio di ferro sul compenso catalano al giocatore, il tira e molla, non piace al presidente. La clausola rescissoria fissata era 48 miliardi. Ma in realtà il Barca non vuole cederlo, e tenta di trattenerlo, fino a quando da Milano, sponda Inter, capiscono che quello può essere un affare.

 

Massimo Moratti, inizia a tessere la sua tela, coinvolge nel progetto “FENOMENO” Marco Tronchetti Provera, ossia l’uomo Pirelli.

 

Lo Sbarco in Italia

 

Tronchetti Provera vede nell’operazione un possibile aumento dei suoi affari in Brasile, e quindi accetta di buon grado. Addirittura lo sponsor sulle maglie nerazzurre sarà proprio Pirelli. Ma non basta, serve qualcuno che fornisca altri soldi e immagine per portare a termine l’operazione. Allora la Nike diviene sponsor tecnico dell’Inter e mette una parte dei soldi perché sia pagata la clausola rescissoria. I 48 miliardi di lire vengono depositati nelle casse del Barcellona, ma si apre un contenzioso Inter/ Barcellona, in cui i catalani vogliono che siano versati ulteriori 3 miliardi per il danno ricevuto. Inutile aggiungere che la Fifa non diede loro ragione.

 

L’11 giugno del 1997 sulla Gazzetta dello sport appare il titolo “Inter al sicuro, Ronaldo è suo”. Il brasiliano aveva firmato un contratto per 5 anni. Ma ancora l’ufficialità da parte della Fifa non c’era. Si dovette aspettare il 26 di luglio perché il matrimonio fosse reso ufficiale, con la sentenza Fifa. Ronaldo aveva scelto Milano, ammaliato dal personaggio di Massimo Moratti, che definirà come un padre. A seguito della notizia il suo commento è pura felicità:”Grazie a Dio sto arrivando”. Con lui arriverà la fidanzata Susanna Werner, bella e sportiva, anzi, calciatrice.

 

Ronaldo accende gli entusiasmi del popolo nerazzurro, nelle amichevoli estive cattura gli obiettivi dei fotografi, e il suo sorriso non manca mai. Ma c’è un piccolo problema legato alla maglia, o meglio, al numero di maglia. L’Inter ha in squadra Zamorano, il cileno reso famoso dal Real Madrid, un autentico guerriero dell’area di rigore, e indossa già la numero 9. Anche a Ronnie sarebbe piaciuto indossarla, ma il cileno si oppose a lasciargliela, allora gli fu data la 10, come simbolo onorifico. A parte lo screzio del numero, i due si completavano a meraviglia.

 

Ronaldo era atteso con curiosità alla prima di San Siro. Ma lo stadio rimase parzialmente deluso, l’Inter vinse si con il Brescia, ma i due gol della rimonta (2-1) li mise a segno un ragazzino uruguagio di nome Alvaro Recoba, con due missili terra aria appena entrato.

 

Ronaldo non segnò, ma non era una novità per lui, alla prima di campionato non aveva mai segnato. Si rifà alla seconda giornata a Bologna dove sblocca il risultato con un gol fantastico di potenza, classe e precisione. Finta su Paganin che cade per terra e destro chirurgico. Gigi Simoni, tecnico dell’Inter se lo gode.

Ha impostato l’Inter con 4 difensori in linea come Capitan Bergomi,Galante, Zanetti e Taribo West, quello con le treccine dai colori nerazzurri. A centrocampo: Winter, Simeone, Djorkaeff , Moriero. E davanti i due pistoleri: Ronaldo e Zamorano. A gennaio poi arriverà anche Colonnese per la difesa.

 

Ma quel che Gigi Simoni ha in testa è avere la possibilità, in qualsiasi momento di innescare la potenza e rapidità di Ronaldo, e non solo, ma avere anche una difesa quasi imbattibile.

 

In una partita di Coppa Italia, contro il Piacenza, accade che mette a segno 3 gol, uno dei quali raccoglie l’ovazione di tutto il pubblico. Parte dalla destra del centrocampo, ah, piccolo particolare, la difesa è ben schierata. Alza lo sguardo, vede la porta, e sembra di assistere alla partenza a “velocità di curvatura”, inizia il suo slalom in velocità tra ben 6 difensori e centrocampisti piacentini, se li beve come birilli, palla attaccata sempre ai suoi piedi, cercano invano di contrastarlo, ma niente. L’attenzione del pubblico presente allo stadio è come risucchiato nel suo vortice, quell’azione veloce sembra interminabile per l’essere umano, e si conclude con il gol. Uno così non puoi che applaudirlo. Non puoi fare altro. Gigi Simoni è sicuro di avere un marziano che vale oro, o perlomeno vale più di qualsiasi fuoriclasse.

 

“IL Fenomeno, il Fenomeno, ce l’abbiamo noi!!!”Questo cantava la curva Nord ad ogni partita, e Ronaldo non sbagliava un colpo.

 

Arriva il 4 Gennaio, Inter- Juventus, una partita nella partita, e qui Ronaldo dà dimostrazione della sua capacità di ragionamento. E’ marcato benissimo, non riesce ad essere pericoloso, un primo tempo senza grandi lampi. Nella ripresa la musica cambia, Ronaldo cambia raggio d’azione, si allontana dalla porta, portandosi dietro uno dei suoi marcatori, e dall’out destro mette a servizio della squadra un capolavoro. Parte in controllo, ed innesca il turbo, tutto San Siro esulta, come se avesse capito, che sarebbe stato gol, gli occhi di tutti sulla progressione verso la porta difesa da Peruzzi. Iuliano, il suo marcatore non riesce a fermarlo, né con le buone (una strattonata) né con le cattive (aggrappandosi al suo corpo e cercando di scalciarlo). Il Jet Ronaldo è ormai lanciato, niente e nessuno lo può fermare,tutti si aspettano un tiro in porta dell’alieno brasiliano. Ma non stavolta, Ronnie vede al centro ben piazzato Djorkaeff e gli serve un pallone in cui c’è scritto “fai gol”. Yuri segna, e corre ad abbracciare il Fenomeno. Il goal decide la gara.

 

A Marzo è il turno del Derby, uno di quelli con la D maiuscola, Ronaldo è atteso con la contraerea milanista comandata da Baresi, ma basta un pallone lungo, il fenomeno lo prende sul rimbalzo ed allungando la gamba destra con l’esterno disegna un magico arcobaleno che scavalca Sebastiano Rossi in uscita. L’Inter vola. Persino l’avvocato Prisco si sbilancia:” Ronaldo? Un giocatore come tutti, ma superiore agli altri. Peccato per il 4-0 sbagliato da Cauet.”

 

Contro la Roma ancora due gol, con altrettante partenze che forse solo Jessie Owens poteva stargli dietro. A Fine della Gara, un atterrito Candela riconosce le doti del fenomeno: “Bè ad un certo punto, ho pensato, per fermarlo chiamo ad aiutarmi i carabinieri che sono qua a bordo campo, forse loro potevano fermarlo… per eccesso di velocità

 

Si va a Mosca, coppa Uefa, delicata partita contro lo Spartak. Campo ai limiti della praticabilità. Il ghiaccio la faceva da padrone, e si pensava che Ronaldo avesse delle difficoltà. Simoni è preoccupato, non vorrebbe schierarlo, ha paura che si infortuni. Ronaldo negli spogliatoi, prima della gara, lo guarda, vede che è come se l’allenatore fosse rassegnato. Lo avvicina, e con il suo sorrisone: “Ehi, Mister, che hai? Sai che vinciamo oggi?”.

Simoni lo guarda e pensa: E’ un pazzo! “Ronnie, vorrei tanto che tu sia prudente, questo campo è infame, non è per le tue caratteristiche”.

“Mister, ho giocato ad Eindoven, che differenza c’è? Qualche grado? Un po' di ghiaccio? Io non vedo nessuna differenza. Anzi, faccio gol e vengo ad abbracciarti”.

 

Si è decisamente pazzo.

 

Ronaldo scende in campo con calzamaglia, completo Inter, guanti e passata per tenere calda la fronte, visto che il fenomeno predilige la capigliatura a zero. Lo Spartak passa in vantaggio nel primo tempo, ma Ronaldo è di parola. Moriero mette al centro un traversone che un difensore per anticipare Zamorano sul secondo palo rimette al centro per l’alieno, controllo e destro che fulmina l’estremo difensore russo. 1-1 all’intervallo. Nel secondo tempo, Ronaldo si porta sulla tre quarti, controlla un pallone, lo mette a terra e converge verso il centro dell’area di rigore, scambio al limite con Zamorano, e con un gioco di prestigio, degno del miglior Copperfield, si sbarazza dei due difensori centrali, finta al portiere che si sdraia, e deposita la palla dentro per il 2-1 finale. Ronaldo guarda con un sorriso Simoni che esulta, come dire: Te lo avevo detto?. Finisce 2-1 per i nerazzurri. Ed è finale. Intervistato dirà: ”Si, ma mi sembrava di essere nei campetti di Bento Ribeiro quando pioveva forte, fango e pozzanghere. Da bambino, niente mi fermava”.

 

In campionato una data importantissima: 26 aprile 1998. Juventus- Inter. Arbitra Ceccarini da Livorno. I bianconeri passano in vantaggio, in una partita maschia,con Del Piero a 4 dalla fine. Ronaldo si invola al centro dell’area avversaria contrastato da Torricelli, Iuliano si abbatte su di lui e lo atterra. Rigore, pensano gli interisti. Ceccarini a due passi non è dello stesso avviso, anzi, su ribaltamento di fronte, a distanza siderale, vede (e benissimo) un rigore su Del Piero, che concede. Le proteste interiste non si fanno attendere, Gigi Simoni, si alza dalla panchina e perde la sua proverbiale fermezza e compostezza, lo si vede dirigersi verso l’arbitro dicendo “Si vergogni, si vergogni!!!”. Ovviamente viene Espulso. Ronaldo a fine gara è furioso, ma sempre educato dinanzi ai giornalisti:”Ci sentiamo derubati, il calcio è allegria se si gioca 11 contro 11, ma non se si gioca 11 contro 12. Ma il mondo ha visto, e giudicherà”. A dir la verità l’Inter era rimasta in 10 già nel primo tempo per un’espulsione inventata su Ze Elias. La polemica la si ricorda ancora oggi.

 

Voglio raccontarvi un aneddoto personale. Un giorno, mi fu presentato Ceccarini. Era una visita di cortesia nella sua agenzia di assicurazioni. Io non vi nascondo che sono Interista. Quando questo amico me lo presentò, mi disse: “Non so se conosci il Signor Ceccarini, ex arbitro internazionale….”

Gli strinsi la mano, e con un sorriso rispondo:” Bè penso che sia conosciuto da 58 milioni di italiani dopo il 1998…”

L’arbitro abbassò lo sguardo.

Voglio pensare che negli anni si sia convinto del suo errore, non dico in mala fede. Ma di errore causato dalla velocità dell’azione.

E pensare che lo stesso Moreno Torricelli anni dopo disse: “Ad essere sinceri, se non era rigore quello…”

 

Ma torniamo alla storia.

 

L’Inter si consola con la finale di Coppa Uefa al parco dei Principi a Parigi. Avversaria la Lazio. Un salotto quello stadio, pubblico equamente diviso sugli spalti quel 6 maggio. A colpo d’occhio, non sembra di essere a Parigi. Ronaldo durante la fase di riscaldamento, sorride sempre, è sereno, sa che quella sarebbe stata la sua serata, lo sente, e il buon Simoni, ha l’occasione della vita: vincere in campo europeo. Un’Inter, per la stampa, catenacciara. Ma che come nelle favole, nella città dell’amore si trasforma in un cigno. Ronaldo cattura sin dall’inizio le attenzioni dei marcatori Laziali, permettendo a Zamorano e Zanetti di portare già nel primo tempo i nerazzurri in vantaggio per 2-0. Il brasiliano timbra anche un incrocio dei pali da fuori area. La Lazio non riesce a stare a galla, Ronaldo con le sue accelerazioni imperversa sul muretto della difesa laziale, e con un’ azione delle sue, su lancio di Moriero, entra in area di rigore, con una doppia finta di corpo e gambe, mette a sedere uno spaesato Marchegiani, metterla dentro per il 3-0 è un gioco da ragazzi.

 

 

Ma la cosa che quella sera stupì tutti gli spettatori presenti, e alla tv, fu che ad un certo punto lo trovi sulla fascia sinistra, ma in difesa. Si avete letto bene, prende palla, e con un controllo di palla, in cui si evidenzia la sua classe e velocità, fa fuori Gottardi e Almeyda che erano andati a pressarlo. E tutto sull’out destro, sul filo della linea laterale, esterno, interno, esterno, e via in fuga solitaria. A gioco fermo Nesta, si avvicina a Mancini e gli dice: “ Roby, ma hai visto? Ma uno così lo hai mai incontrato?”

“Sandro, questo è un giocatore imprendibile, quando lo incontri devi farti il segno della croce, ti ridicolizza in un batter d’occhio. Credimi, giocatori forti ne ho visti e ci ho giocato insieme e contro, ma questo è di un altro pianeta!”

Si Ronaldo è proprio di un altro pianeta, uno così può semplicemente fare le fortune di qualsiasi compagno e allenatore. Uno così non puoi imprigionarlo in una gabbia difensiva, ti scappa sempre. Al triplice fischio, la cerimonia di premiazione. Capitan Bergomi alza al cielo la Coppa. Il cielo parigino si era colorato di nerazzurro.

 

Al termine di quella stagione, sulla casella gol regna il numero 34. Moratti, il presidente dell’Inter, gongola, e gonfia il petto. Definisce Ronaldo “Un enciclopedia che sfogliamo solo noi”. E a dicembre arriva anche il primo Pallone d’oro. Vuole portare in nerazzurro un allenatore di spessore, ma come fare ad accantonare Simoni che gli ha appena permesso di vincere in Europa? Non è un mistero che stimi Marcello Lippi, allenatore dei bianconeri, ma non se la sente di mandare via il suo allenatore. Quindi decide di tenere almeno un altro anno Gigi Simoni. Ma si permette il lusso di comprare Roberto Baggio dal Bologna. Zamorano, visto che Ronaldo lascia la 10 a Baggio, decide a sua volta di lasciare la sua 9 al fenomeno, e chiede la 18, ma con una particolarità: fra l’1 e l’8 fa mettere un piccolo +, come dire 1+8=9.

 

Nel frattempo, ci sono i mondiali di calcio in terra francese, e il Brasile ha in Ronaldo la stella per portare a casa la Coppa. Quel Brasile onestamente è fortissimo. Nelle fasi eliminatorie incanta, ed arriva alla finale da favorito. L’avversaria sarà la Francia che arriva alla finale, dopo aver battuto ai rigori l’Italia nei quarti, e una partita, diciamo accomodata contro la Croazia in semifinale. Ronaldo sarà un fantasma in quella finale, vinta dai transalpini per 3-0. Due colpi di testa di Zidane,non proprio parenti di quello che lo renderà famoso nella finale del 2006.

 

Ma c’è un ma. Ronaldo la sera prima della gara ha le convulsioni in camera, forse per un antidolorifico preso a causa del dolore al suo ginocchio destro che lo perseguita da un po'. Le immagini impietose, ce lo mostrano mentre scende dall’aereo all’aeroporto, per poi trasferirsi con la squadra nell’albergo del ritiro prepartita. Viene portato a braccia, è barcollante. Roberto Carlos dirà :” La sera prima mi sembrava che stesse per morire.” Semplicemente, tanta potenza nella fascia muscolare aveva sovraccaricato le due ginocchia, specialmente il destro, un po' come se un piccolo ponte di campagna dovesse sopportare il traffico di un’autostrada nelle giornate di punta. Quella finale, Ronaldo la vivrà da spettatore in campo. Lo curano i medici dell’Inter e dopo un inizio di campionato in cui le presenze erano altalenanti,ma segna 14 gol.

 

Ma qualcosa scricchiola in panchina, la fiducia in Simoni da parte della società inizia ad essere in dubbio, nonostante tutti i giocatori stessero remando nella direzione data dal Mister. E si arriva all’esonero, doloroso per Moratti. Dirà ”E’ il primo esonero che mi tocca fare per il bene di un allenatore. Si i risultati non soddisfano, ma a Simoni voglio bene e credetemi, non è facile.” Nonostante la vittoria per 2-1 sulla Salernitana, Simoni è esonerato. Parole poi ripetute anche dallo stesso allenatore, che ringrazierà Moratti con affetto. Ronaldo si incupisce, anche se arriva un allenatore che pratica un calcio offensivo. Mircea Lucescu.

 

L’Inter cola a picco, fuori dalla Champions ai quarti contro il Manchester, fuori in coppa Italia in semifinale con il Parma, e dopo un 4-0 rimediato contro i blucerchiati a Marassi, anche Lucescu viene esonerato, panchina prima affidata a Castellini e poi ad una vecchia conoscenza Roy Hodgson. 8vo posto finale.

 

L’estate arriva e porta con sé i regali sognati da ogni tifoso: Marcello Lippi dalla Juventus e Cristian Vieri dalla Lazio per 90 Miliardi di lire! Allenatore e centravanti. Arriva il 21 novembre. Inter-Lecce 6-0. San Siro, non è un granchè come campo, e con il freddo, ancora peggio, Ronaldo si abbatte sul Lecce come una furia, mette a segno anche un gol su rigore da lui procurato. le zolle di pelliccia talvolta si alzano da terra, mentre i calciatori corrono. Una di queste è fatale al fenomeno: torsione innaturale del ginocchio destro, tendine rotuleo partito. Nove giorni di riposo e Ronaldo ritorna in Francia, dove lo aspetta il professor Gerard Saillant, che gli ricostruisce il tendine in questione. Un lungo periodo tra convalescenza e riabilitazione. Ad anno nuovo inizia di nuovo ad allenarsi, con carichi leggeri all’inizio, ma gradualmente aumenta. Lippi, lo segue, lo incoraggia, Vieri è sempre in contatto con lui. Ronaldo sente la fiducia dell’ambiente intorno a lui, i compagni lo incitano: è felice. Si pensa possa rientrare a breve,intanto l’Inter và, buona posizione in campionato e finale di Coppa Italia.

 

Ad aprile 2000, esattamente il 6 fa un controllo al ginocchio dal Professore, il responso è positivo: il suo sorriso contagioso. “Oggi è nato mio figlio ed ho ricevuto la notizia più bella: posso tornare a giocare.” Lippi avute le assicurazioni dello staff medico decide di portarlo all’Olimpico di Roma e farlo entrare nella ripresa. E cosi accade, il 12 aprile al 13mo della ripresa della finale con la Lazio, Ronnie rientra in campo al posto di Adrian Mutu. L’Inter è sotto per 2-1. Tocca forse 5 palloni, ma 6 minuti dopo accade che: Ronaldo prende palla, punta Couto (difensore laziale) e lo salta con una finta, Ronaldo fila via come il vento. Ma un secondo dopo cade a terra come se una fucilata lo avesse colpito. L’arbitro Pellegrino ferma subito il gioco, lo stesso Coutho capisce che qualcosa di grave era successo, aveva sentito un rumore, come se si fosse frantumato qualcosa li vicino. Era il ginocchio destro di Ronnie, il tendine rotuleo, appena operato si era di nuovo rotto. Anzi spezzato come un elastico. Ronaldo in lacrime lascia il campo in barella, i compagni lo incoraggiano, ma le lacrime del fenomeno fanno il giro del mondo.

 

L’alieno è umano.

 

Il Professor Saillant lo riopera al ginocchio e stavolta in maniera vincente. Ma raccomanda una ripresa meno forzata. Lippi, lo rincuora:”Tornerai più forte di prima, ti aspettiamo.” Non farà in tempo. Nella stagione seguente, l’Inter fa il suo esordio in campionato a Reggio Calabria, Baggio se n’era andato dopo lo spareggio Uefa con il Parma alla fine del campionato precedente, con parole di fuoco contro Lippi. L’Inter quel pomeriggio inciampa nei semisconosciuti Possanzini e Marazzina che segneranno i gol della vittoria della Reggina per 2-1. Lippi ai microfoni, disse di essere molto arrabbiato per il comportamento dei suoi giocatori, di scarso impegno e che: ”Se io fossi Moratti, farei una cosa: o prendo a pedate nel culo i giucatori e li mando via, o esonero l’allenatore.”Moratti scelse la seconda.

 

Squadra a Tardelli, ma stagione a dir poco deludente. Via Tardelli e arriva Hector Cuper, tecnico argentino che aveva portato il Valencia in finale di Champions League.

 

Il rapporto con Cuper, non è idilliaco, ma Ronaldo a fine 2001, rientra in campo. I metodi di allenamento e di considerazione del tecnico, non vanno a genio a Ronnie, ma l’Inter và. Lotta per lo scudetto, e Ronaldo mette a segno il suo primo gol stagionale contro il Verona, anzi doppietta in 5 minuti.

Ma il suo ritorno in campo, fu qualche giorno prima in coppa Uefa contro il Brasov (3-0). Si arriva, con un duello a due con la Juventus all’ultima giornata. L’Inter gioca a Roma, contro la Lazio, la Juventus a Udine.I bianconeri sono sotto in classifica di 1 punto. Vincono ad Udine. I nerazzurri con Ronaldo in campo in coppia con Vieri, perdono 4-2 dopo aver condotto per due volte nel risultato. Quella data rimarrà impressa nella storia di tifosi: 5 Maggio 2002.

 

Ronaldo a fine partita piange in panchina.

 

Ancora una volta il destino gli aveva girato le spalle all’Olimpico, da festeggiare uno scudetto a piangere lacrime amare perché aveva preso la strada di casa Del Piero. Ma Ronaldo si rifà con la vittoria da protagonista del Campionato Mondiale Nippo/Koreano. Un ciclone verdeoro si abbatte sulla manifestazione, con 8 gol trascina i suoi sulla vetta del mondo. Nella finale contro la Germania, la stende con due gol (2-0).

 

 

 

 

Ma il gatto e la volpe sono lì e scrutano un posto per riempire le loro sacche d’oro. Durante la conferenza stampa dopo la finale, non passa inosservato che Ronaldo non nomini mai Moratti. Il presidente che lo aveva trattato come un figlio e che gli versava regolarmente l’ingaggio di un miliardo di lire al mese e che gli aveva permesso di tornare a giocare e vincerlo quel mondiale. Ronaldo rilascia poche interviste, ma il suo malumore cresce quando chiede a Moratti di esonerare Cuper, con il quale il rapporto era logoro.

 

Moratti non cede, anzi cede dopo che il Real Madrid mette sul piatto 45milioni di euro circa per il cartellino del Fenomeno. Dopo un tira e molla il 31 agosto del 2002 termina la sua avventura in nerazzurro ed inizia quella nei Galacticos, nel Real Madrid di Florentino Perez. Non sarà mai perdonato dai tifosi nerazzurri. Li lascia dopo 99 gare e 59 gol.

 

Gli ultimi anni dell’Alieno

 

A Madrid segna come mai, 104 gol in 177 gare, ma vince tutto il possibile. Il primo anno con le merengues, vince il suo secondo pallone d’oro. “Se un giorno tornerò in Italia, sicuramente torno all’Inter”. E invece 5 stagioni dopo, nel mercato di Gennaio, torna si a Milano, ma nella sponda opposta: il Milan.

 

Nel derby segna un gol all’Inter, ed esulta, il pubblico che un tempo lo amava, lo fischia. Ma Ronaldo ha il potere di affascinare chi lo guarda e perdonarlo in ogni caso, ma dopo. Con il Livorno nella stagione seguente, su un corner stacca di testa, ma il ginocchio fa crack. Nuovo infortunio e nuovo stop. Questa volta il tendine rotuleo del sinsistro. Nuovo intervento.

 

Anche se a dire il vero, il Ronaldo versione rossonera era un po' ingrassato, non proprio una figura atletica. Terminato il contratto con il Milan decide di tornare in Brasile e riparte dal Corinthians. Il suo nome è associato a qualsiasi tipo di gossip, stando alla stampa, aveva una fidanzata di giorno ed una di notte, e si registravano scommesse sul suo peso, sempre in aumento.

 

Ma Ronaldo due cose sa fare: segnare e vincere. Infatti vince il campionato paulista e la Coppa del Brasile.

 

Nel 2011, una conferenza stampa: Ronaldo annuncia il ritiro. “Il mio corpo non riesce più a farmi fare le giocate che mi riuscivano, sono un po' sovrappeso, quindi meglio smettere”. Se aggiungiamo anche l’ipertiroidismo, il quadro è completo.

 

Ora parlare di Ronaldo è come parlare di un alieno, si perché se guardate in giro di gente come lui, dotata di velocità e tecnica pura abbinata alla potenza, non troverete niente di simile.

 

 

Nelle chiacchiere da bar si parla dei più forti, molti dicono Pelè, altri Maradona, i più George Best e Crujiff, ma se parlate di fenomeni, bè Ronaldo è l’unico vero Fenomeno.

 

Alla festa in onore del suo ritiro, i tifosi del Corinthians lo omaggiarono con canti ed una bandiera gigante con sopra l’effige di Ronaldo si leggeva: FENOMENO DO BRASIL E DO MUNDO.

 

Non importa la traduzione. Semplicemente: FENOMENO.

 

-“Quando ero al Real Madrid, un giorno in allenamento, vedevo Ronaldo che non correva in gruppo, e lo avvicinai chiedendogli il motivo, “Ronnie, Casillas, fa più giri di campo di te, eppure è un portiere!”

Lui mi guarda, solito sorriso, e mi disarma:”Cosa ci posso fare se abbiamo un portiere iperattivo?”

Ma era un vero fenomeno.”

-Arrigo Sacchi-

 

Nato a Livorno il 19/04/1970. Il calcio è sempre stata la mia passione, un'attrazione sin da piccolo, ma a dire la verità, giocato per strada e poi nei campionati amatori. Oggi continuo a giocare ed allenare bambini, cercando di trasmettere loro i valori del calcio degli anni 80/90. La spinta per iniziare a scrivere i miei personaggi è una sorta di apertura di un vecchio cassetto. Scrivere. Ho provato con i racconti... ma poi smettevo. Allora per divertimento ho iniziato a scrivere di calciatori del passato. Scrivere di loro, è una continua sfida nella ricerca, scoprire chi sono stati e conoscere la parte umana di coloro che ci tenevano incollati alla tv.

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