| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Il Pallone che rende Immortali!

di Roberto Scalas, 20 Giugno 2015

C’era una volta il Pallone d’Oro, trofeo ricco di fascino che metteva in palio un biglietto per l’eternità nella storia del calcio.

La preparazione della cerimonia veniva vissuta con un’emozione tutta particolare rispetto alle edizioni moderne.

La fusione con il Fifa World Player ha reso la rassegna un vero e proprio spettacolo da show business per la celebrazione del giocatore che più si è distinto per le sue doti nel corso dell’anno solare appena concluso.

 

L’insieme di prestazioni individuali e di squadra, il talento e il fair play, la carriera, la personalità e il carisma estendevano le possibilità di vittoria anche a calciatori e a nomi meno blasonati. Il trionfo finale, quindi, era aperto anche a quei giocatori che oggi verrebbero definiti di seconda fascia, che grazie ai propri exploit riuscivano, nel corso della stagione, a distinguersi, rendendo il tutto imprevedibile e poco scontato, superando i top player dell’epoca.

 

In un’Europa molto più competitiva esistevano realtà come la Cecoslovacchia, la Jugoslavia, l’Urss e l’Ungheria che potevano vantare delle squadre che battagliavano con le più rinomate compagini di Spagna, Italia, Germania e Inghilterra, arrivando spesso fin in fondo a competizioni come la Coppa Campioni, la Coppa delle Fiere (l’antenata della Coppa Uefa) e la Coppa delle Coppe grazie ad una generazione di campioni che ha reso grandi i propri club di appartenenza. Anche nelle nazioni più blasonate si facevano largo delle realtà provinciali che stupivano in campionato e in tornei continentali.

Squadre come Stade de Reims, Rot-Weiss Essen, Fulham, Wolverhampton, West Ham, Cagliari, Colonia e tante altre, fornivano prestazioni di alto livello nei campionati nazionali trascinate da giocatori che sono diventati leggendari per aver compiuto il miracolo di regalare la ribalta a società senza grandi risorse economiche.

Anche i “piccoli” potevano dire la loro e fare lo sgambetto ai “grandi” che padroneggiavano nel mondo del calcio, favole che accendevano i sogni di tifosi che poi potevano accarezzare e toccare con mano il successo diventato realtà.

 

Questi veri e propri miti dello sport hanno avuto l’incredibile funzione di portare fama e successi in contesti diversi e lontani e che spesso superavano gli stessi aspetti calcistici, caratterizzando una svolta sociale e, per questo motivo, verranno ricordati ancora oggi come assoluti monumenti viventi.

Una deliziosa e vincente dimostrazione di come tutto sia possibile nel calcio come nella vita quotidiana.

Piacevoli esempi da emulare.

 

Immersi in questi meravigliosi racconti, che a tratti diventano leggende, vogliamo parlarvi, attraverso i ritratti dei protagonisti e delle loro indimenticabili imprese queste magiche storie.

Nella nostra rubrica, Il Pallone che rende Immortali, vogliamo trasmettervi tutto il fascino delle vittorie dei grandi campioni del calcio (Di Stefano, Cruijff, Platini, Van Basten, George Best) ma anche di tutti i vincitori con carriere meno prestigiose come Belanov e Sammer, delle sconfitte eccellenti e del mito di uomini che, con la loro classe, si sono fatti largo fra i titani del calcio.

 

 

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