| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Il suo nome è Gabriel Omar Batistuta

Ciro Ruotolo, 01 Febbraio 2017

Il Leone è uno degli animali più affascinanti del Pianeta. Il più grande predatore in terra africana, con un peso che, per gli esemplari maschi, può raggiungere i 250 kg. Segno distintivo, sempre per gli esemplari maschili, è la folta criniera che, se non caratterizza, molto probabilmente, le abitudini dell’animale rispetto alla femmina della sua specie, svolge una funzione protettiva durante gli scontri con gli altri maschi o gli altri animali. Nonostante la statura, il Leone è un predatore incredibilmente agile e veloce, estremamente rapido.

 

Mentre scrivo, un esemplare in particolare occupa i miei pensieri.

 

Un esemplare che della sua elegante forza e della sua incredibile esplosività ha fatto caratteristiche devastanti per tutti gli altri… abitanti della foresta. Il suo nome è Gabriel Omar Batistuta. Il Re Leone.

 

Come il suo alter ego, Gabriel, in campo, era considerato un vero e proprio leader, e non solo per le sue immense doti tecniche e atletiche. La sua tenacia, il suo carisma e la grande intelligenza tattica lo rendevano un giocatore completo, capace d’incutere terrore, in qualsiasi difesa, fin dal fischio d’inizio. Tutti conosciamo la sua storia calcistica. Tutti conosciamo, grosso modo, le sue prodezze.

 

Quelle prepotenti magie che hanno stregato, soprattutto, i tifosi del centro Italia. I fortunati tifosi di Fiorentina e Roma. In maglia Viola tante sono state le soddisfazioni raccolte da Batistuta e tanto, i sostenitori gigliati, devono al Re che li fece esultare ed emozionare anche in Champions. Ma tra tutte le grandi imprese compiute dall’Argentino, di certo, quella che resterà nel cuore e nella mente di tutti i tifosi toscani, e di tutti gli amanti dello sport più seguito al mondo, sarà la scelta di disputare il Campionato di Serie B con la Fiorentina, dopo la retrocessione della stagione 1992-1993, invece di andare via, come fecero in tanti.

 

Batistuta, dopo nove anni, lascerà Firenze tra le lacrime, detenendo il record di reti realizzate in Serie A con i colori Viola stampati sulla pelle. Con la maglia giallorossa, invece, arrivò la più grande gioia italiana per il campione sudamericano: la vittoria dello Scudetto alla fine dell’annata 2000-2001.

 

A 36 anni, Gabriel lascerà il calcio giocato, totalizzando 551 presenze e 300 goal tra i professionisti d’Italia, Argentina e Qatar, di cui 242 proprio durante l’esperienza vissuta nel Bel Paese. Ora, nel giorno del suo quarantasettesimo compleanno, voglio prendermi qualche minuto per raccontarvi, a modo mio, la tragica storia legata ai suoi spaventosi problemi di salute.

 

Lontano dai riflettori, nel tranquillo dramma della sua vita privata, Gabriel negli ultimi anni della sua carriera aveva cominciato a soffrire, in silenzio.

Il regale animale a cui è da sempre accostato, si sa, non ha una grande resistenza agli sforzi prolungati, a causa della conformazione del suo cuore, che a stento arriva a rappresentare lo 0,57% della massa corporea totale.

 

Il problema che ha perseguitato, e ancora tormenta, anche se in maniera meno incisiva, il Campione Argentino non riguarda il muscolo cardiaco, ma le articolazioni degli arti inferiori, caviglie e ginocchia che, nel tempo, partita dopo partita, allenamento dopo allenamento, sono arrivate al punto di non avere più tendini e cartilagine.

 

C’è chi, dopo la prima fuga di notizie ha pensato subito alla SLA e alle probabilità che il giocatore avrebbe di contrarre la malattia per via delle tante infiltrazioni, e non solo, a cui, anche per sua volontà, nell’arco della sua carriera, si è sottoposto. Sì, per sua volontà.

 

Perché Gabriel era uno di quelli che la Panchina non voleva vederla neanche durante le gite al parco e che la Tribuna la lasciava volentieri ai magistrati, funzionari e militari dell’antica Roma.

 

Un turno di riposo per Batigol era qualcosa di simile a una tragedia da evitare, a tutti i costi. E quindi per recuperare, o meglio, smaltire, velocemente, infortuni, più o meno lievi, tollerabili, ha preferito sottoporre il suo corpo a discutibili cure che, nel tempo, l’ hanno, letteralmente, consumato.

 

Il suo amore sfrenato per la Caccia gli è costato caro e il conto, alla fine del banchetto a cui hanno partecipato migliaia di tifosi, dove la portata principale sono state le sue 300 reti, l’ha pagato da solo.

 

Le voci riguardanti la tanto temuta SLA, messe in circolazione, molto probabilmente, da imbrattacarte che scrivono storie con penne d’avvoltoio e sangue di iena , sono state, all’epoca, prontamente smentite dall’Argentina.

 

Ma il risultato non cambia: il nostro Re Leone ha trascorso svariati anni tra le sofferenze più atroci. Non riusciva neanche più a camminare, non riusciva ad alzarsi dal letto dov’era costretto, e in un momento di estrema angoscia psico-fisica, straziante, pensando a Pistorius, Gabriel propose al medico che lo seguiva di amputargli entrambe le gambe.

 

Questa era, per lui, in quell’attimo di cosciente e ordinaria follia, l’unica soluzione possibile. Il dottore non volle accontentare la lecita richiesta del Campione Argentino, e cominciò, insistentemente, a cercare un modo per migliorare la situazione.

 

Senza tendini e cartilagine, il suo peso poggiava tutto sulle ossa. Assurdo. Dopo la penosa richiesta rifiutata, Batistuta decise di tornare a combattere. Infilando degli scarpini immaginari, giocò la sua partita più difficile. E come spesso è accaduto durante la sua carriera, in campo Gabriel fece la differenza.

 

Con una forza d’animo inimmaginabile e un numero indefinito di operazioni, oggi, Batigol è tornato a camminare e… a segnare!

 

Ha ricominciato a praticare sport, scegliendo una sfera molto più piccola e tutta bianca, dainsaccare non in una rete, ma in una buca: il golf!

 

Batistuta resterà nel cuore di tutti gli amanti del Calcio per il gran giocatore che è stato, un attaccante unico nel suo genere, dotato di un tiro devastante, un’elegante e felina tecnica individuale e una personalità ammaliante, come poche ne esistono al mondo. E resterà nella memoria di tutti per la sua straordinaria umiltà, la sua incredibile tenacia, la sua impeccabile serietà, la sua discreta e preziosa riservatezza e l’incredibile forza d’animo.

 

Tanti auguri a Te, Gabriel, indissolubile Campione, Buon Compleanno!

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