| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Nettuno. Per gli amanti delle odi omeriche è associato a Poseidone,Dio pagano,protettore del mare. Che volle punire Odisseo (Ulisse), per aver accecato suo figlio Polifemo, costringendolo alla famosa Odissea Omerica nel ritorno alla sua Itaca. Per i lettori di Virgilio invece è la zona dove,dopo una lunga odissea, Enea riesce a trovare terra dopo la fuga da Troia. Per i lettori di Una Questione di centimetri è solo la città natale del "più brasiliano dei brasiliani": Bruno Conti,

"er sindaco de Roma". Semplicemente Marazico!

 

Il calcio a Nettuno non è uno sport molto seguito, contrariamente alla totalità del suolo italiano, qui a farla da padrona è il gioco americano per antonomasia il Baseball.

Una eredità lasciata dagli Yankees durante la liberazione della nostra patria dal giogo nazista, e proprio in questo luogo particolare la dea Eupalla ha scelto di dare i natali a colui che fu eletto miglior giocatore del mondiale 1982.

 

Bruno nasce il 13 Marzo 1955, famiglia modesta dove il padre muratore, Andrea, lo spronava a studiare, niente. Di scuola solo il minimo indispensabile...si va si sta' e si torna. Studiare?.....leggere è meglio .Lavora sin da bambino nel negozio di casalinghi della zia. Gioca a calcio e ovviamente a baseball.

Calcisticamente era un talento, buoni piedi e ottimi assist. Ottimo lanciatore anche nel Baseball. Tanto che un giorno bussarono alla porta di casa Conti due emissari del SantaMonica.Volevano fargli un provino per portarlo negli Usa. Andrea si oppose: Troppo piccolo per lasciarlo andare.

Pensate un istante: se avesse ceduto alle lusinghe americane non avremmo mai potuto vedere l'estro e il genio del mancino di Nettuno. Grazie a quel diniego ci siamo deliziati dei suoi tanti momenti di vero genio.

 

Un funambolo lo definirono ad ogni provino.Ma ovunque fosse chiamato, fra le altre Bologna, Lazio e Roma veniva sempre scartato per il suo fisico non certo gigantesco: un metro e sessantanove la sua altezza, gli valse il soprannome di GNAPPETTA, un lanciatore di Baseball famoso ai suoi tempi.....e guarda caso anche lui non un gigante.

Ma entrambi accomunati da umiltà e spirito di sacrificio. Viene visto di nuovo dai dirigenti della Roma e da un certo "Barone". Ora se siete a Roma e chiedete ad un tifoso giallorosso chi è il Barone, una sola risposta udirete dopo una prima occhiata di incredulità: NILS LIEDHOLM. L'uomo che dopo 40 anni riporto' la Lupa a cucire sulla maglia lo scudetto.

 

Bruno era piccoletto, e i difensori lo aggredivano, lo menavano e lui spariva dal campo. Possibile che un giocatore così tecnico fantasioso e veloce sparisce dal campo per la sua timidezza? Ci penso' il tecnico Svedese: lo prese in disparte e gli fece il classico lavaggio del cervello. Gli fece capire che nel calcio se si è bravi, il fisico conta relativamente. "Si deve essere sicuri dei propri mezzi e siccome tu sei bravo con la palla al piede, dribla e corri....se necessario dribbla anche i pali.

Ma niente paura in campo".

 

Diventa un altro giocatore, contrariamente al suo carattere chiuso è più sfrontato. Lo fa esordire in prima squadra a quasi 19 anni contro il Torino il 10 febbraio 1974.

Da allora 4 apparizioni. Ragazzo talentuoso con potenzialità da campione, ma deve fare esperienza. Viene deciso di farlo andare in prestito al Genoa.

Due campionati nella serie cadetta. Sotto la lanterna conosce un compagno di squadra nativo di Crocefieschi in provincia di Genova: Roberto Pruzzo. Quel Pruzzo che poi lo seguira' nel suo ritorno alla Roma e con cui farà sognare il popolo della curva Sud. Con i colori del Grifone Rossoblu conquista la vittoria del campionato di serie B. Nei due anni colleziona 46 presenze e segna 3 gol. Ma non si contano gli assist per i compagni.

 

Corre e lotta sulla fascia sinistra come un forsennato. Ritorna alla Roma dove ritrova il Barone. E' un giocatore diverso, piu' sicuro di se' e piu' maturo.Quanto alla sua genialita'....be' quella era rimasta intatta. Due stagioni 1976/77 e 1977/78 dove gioca 46 partite e segna 4 gol. Il primo un sapore speciale: Alla Juventus.

Capace di fare la differenza ma non ancora leader. È preso da tutti come esempio di professionalità e quindi guadagna quel rispetto che solo i grandi possono avere.

Dicevamo del suo primo gol in serie A e con la maglia della Roma. 30 gennaio 1977 vittoria per 3-1. Ma il secondo gli dà più soddisfazione: dopo 15 minuti c'e' un' azione convulsa in area di rigore avversaria. La difesa ribatte due tentativi giallorossi di Bono e De Sisti.La palla arriva fuori area dove da trenta metri al volo Conti lascia partire un missile terra aria che si insacca alle spalle dell'incolpevole Pulici. Si avete capito bene Roma - Lazio 1-0.

 

Torna al Genoa per una stagione dove colleziona 32 presenze ed 1 gol. Ma Roma lo richiama e da qua non si muoverà più.

Con Pruzzo, Di Bartolomei,Ancelotti e Falcao forma l'ossatura della squadra giallorossa. Dal 1979 al 1991 (anno del suo ritiro) rimarrà in giallorosso dove colleziona 254 presenze e 33 gol. Nel 1982/83 la Roma conquista l'agognato scudetto dopo 40 anni di inseguimento. Quella Roma era un'autentica macchina da guerra.

43 punti 16 vittorie, 11 pareggi e soltanto 3 sconfitte. Alle sue spalle Juventus 39 ed Inter 38. Tancredi fra i pali, centrali difensivi Di Bartolomei e Wierchovood, terzini Nela e Maldera. A centrocampo Falcao, Ancelotti Chierico e Conti, in attacco Pruzzo e Iorio. Ma quella Roma aveva anche Righetti, Prohaska, Scarnecchia, Turone Nappi e tanti altri.

 

Un tripudio.

 

Prima di diventare campione d'Italia, Conti divenne Campione del Mondo con la nazionale Italiana del " Vecio" Bearzot. Pelé rimase folgorato dalla bravura e tasso tecnico di Conti. Sempre miglior uomo in campo nelle partite della Nazionale. Imprendibile.

Dopo un girone di qualificazione deludente, la nazionale si libera nel gironcino di Argentina (2-1) e Brasile (3-2). Approda in semifinale dove si sbarazza della Polonia per giocarsi la finale con i panzer della Germania Ovest. Quella sera al Santiago Bernabeu Conti fa' impazzire la difesa tedesca. Italia sul tetto del mondo: 3-1.

La stagione successiva allo scudetto 1983/84 arriva la terza Coppa Italia di 5 e la famosa finale dell'Olimpico.

La finale di Coppa dei Campioni. 30 Maggio 1984.Avversario il Liverpool.

Passano in vantaggio al 15mo gli inglesi con il terzino Neal dopo un clamoroso pasticcio difensiva in area giallorossa. Al quarantatreesimo pareggia la Roma. Un numero di Conti sulla sinistra e cross per l'accorrente Pruzzo che di testa insacca alle spalle di Grobbelaar. I tempi regolamentari e supplementari finiscono in parità.

Si va ai calci di rigore. C'e' il famoso rifiuto di Falcao.

Vince il Liverpool grazie anche agli errori di Conti e Graziani.

Svanisce un sogno.

 

Gli anni successivi regalano altri trofei come visto precedentemente. Si ritira nel 1991.Il 23 Maggio dello stesso anno gioca la sua ultima partita.

80 mila spettatori. Bruno e' commosso e piange come un bambino. Va sotto la Sud e si toglie lo scarpino sinistro. Lo strumento della sua arte. E lo lancia verso chi lo acclama in segno di gratitudine. Come se Picasso lasciasse in aria i suoi colori verso i suoi estimatori. Intraprende la carriera di allenatore della Primavera giallorossa e nel 1994 nominato responsabile del settore giovanile. Guida la prima squadra da marzo a giugno 2005 a seguito delle dimissioni di Del Neri.

Arriva alla finale di Coppa Italia persa contro l'Inter. Dopo diviene responsabile dell'area tecnica della prima squadra.

Ruolo che ricopre tutt'oggi.

 

"Piaceva e non piaceva quel suo modo di giocare come se usasse il piumino da cipria: più che tirare randellate alla palla, la accarezzava, disegnava dribbling e passi doppi come se fosse cresciuto a Copacabana"

-Edson Arantes do Nascimento " PELE' "-

Nato a Livorno il 19/04/1970. Il calcio è sempre stata la mia passione, un'attrazione sin da piccolo, ma a dire la verità, giocato per strada e poi nei campionati amatori. Oggi continuo a giocare ed allenare bambini, cercando di trasmettere loro i valori del calcio degli anni 80/90. La spinta per iniziare a scrivere i miei personaggi è una sorta di apertura di un vecchio cassetto. Scrivere. Ho provato con i racconti... ma poi smettevo. Allora per divertimento ho iniziato a scrivere di calciatori del passato. Scrivere di loro, è una continua sfida nella ricerca, scoprire chi sono stati e conoscere la parte umana di coloro che ci tenevano incollati alla tv.

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