| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Il Calcio

di Ciro Ruotolo, 13 Agosto 2016

Perché il Calcio è lo sport più seguito al mondo?

Domanda banale, risposta scontata. Pura e mediocre retorica.

 

Una decina di ragazzini sta giocando a palla poco lontano dal tuo gruppo di amici. Siamo in una grande piazza. Il sole è ormai tramontato da un pezzo. La fioca luce dei lampioni illumina il piastrellato rettangolo di gioco.

Per i nostri giocatorini, quelli sono fari accecanti, i più luminosi dell’universo. Corrono, lottano, sudano, esultano imitando gli idoli di un Olimpo sempre più incomprensibile.

Il più basso dei dieci, il più rapido, il funambolo del grande match, salta un avversario, ne salta un altro, ancora una finta e libera il suo tiro preciso.

Preciso ma sempre troppo alto. Non ci sono traverse e non ci sono pali. Solo quattro felpe, a incorniciare lo specchio della porta più bassa che esista. Ogni tentativo di buttare la sfera nell’invisibile rete è contestato, osteggiato, contrastato con le argomentazioni più fantasiose e assurde.

Quella più gettonata, “È alta!”, viene utilizzata se la palla supera il metro e mezzo d’altezza.

“È fuori!”, anche se è palesemente dentro.

“Il vento ha spostato la mia maglia, la porta è diventata più grande!”. Ma non c’è vento, “Prima c’era!”.

Il tiro del funambolo sfiora la testa dell’improvvisato portierino. Goal.

“No, no, non è goal!”

“Ma comm’ non è goal?”, protesta il campioncino. “T’agg’ tagliat’ e capill’!”

“No, no. È alta!”

“Ma famm’ o piacer’. È alta se nun tien’ e bracc’!”

 

Intanto il pallone, dopo la sfrenata corsa, rotola piano nella tua direzione.

Non puoi fare a meno di guardarlo. Ti ha già stregato. Speri che nessuno venga a riprenderlo. E sai che la tarantella legata alla regolarità della marcatura durerà ancora un po’. Sei ottimista.

Ma stai attento. Lì con te ci sono i tuoi amici.

Per fortuna sei l’unico in piedi. Gli altri sono comodamente seduti sulla panchina alle tue spalle. Hai un innegabile vantaggio.

Ti senti sicuro.

Sarai tu a restituire la palla ai ragazzini.

La sfera rotola, sempre più lentamente. Ormai la sua spinta va esaurendosi. Allora, come il più appassionato degli amanti, le vai incontro. Raggiante, sicuro di te. Passo deciso, innamorato.

Solo una manciata di centimetri.

Ma c’è qualcosa che non va. Da svariati secondi ti senti osservato.

I ragazzini ti urlano “Palla!”, tu non riesci a procedere. Sei come bloccato.

Qualcosa di terribile sta per accadere. Qualcosa di tremendo.

Tre contro uno. È così che lo vivi, ma in realtà è un “tutti contro tutti”.

Li senti arrivare, un’orda di barbari. Sono alle tue spalle. Tu ti muovi, provi lo scatto, ma ormai è troppo tardi.

Alla tua destra, a tutta velocità, uno ti sfiora, alla tua sinistra, una spallata ti sbilancia. Il contatto è inevitabile. Frani a destra, sul corpo di chi ti aveva appena toccato. Un terzo fa il giro lungo e sulle piastrelle della piazza viene disegnata la più elegante e affascinante delle mezze lune. Supera tutti.

Riesci a vedere un mezzo sorriso, dipinto sul volto dell’amico che, con il suo sinistro, calcia, di collo piede, il pallone verso i ragazzini.

Pallone calciato.

 

La sfera non è stata raccolta con le mani per provare un tiro da tre. Non è stato restituito con una mirabolante schiacciata. Il tuo amico non si è lanciato nella pozzanghera più vicina per rilanciare con le mani. Non ha usato una racchetta, non una mazza da golf, non una da baseball. Non è salito in bici, per riportare, pedalando, il pallone ai legittimi proprietari. Con il suo fischio non ha richiamato Furia.

Ha corso, veloce, nel modo più intelligente, aggirando tutti e ha calciato.

Chiunque al suo posto avrebbe fatto lo stesso.

Donne, uomini, bambine, bambini, ragazzi, ragazze, anziani, anziane. Tutti.

Quando un pallone vi arriva vicino, voi non lo raccogliete, chinandovi, tra le braccia. Voi, tutti, lo calciate!

In campagna, in spiaggia, in città, in montagna, in casa, ovunque, per giocare a calcio non serve altro che una palla.

Non serve un canestro, non serve, necessariamente, una rete, non servono mazze o mezzi di locomozione, non serve una vasca piena d’acqua.

 

I ragazzini, ora, vi fissano. Il pallone è tornato in gioco. Il più basso di tutti vi fissa.

Fissa te e i due amici rimasti al tuo fianco. Solo in due.

Il terzo, il più furbo di tutti, il più rapido, già corre verso quell’improbabile rettangolo duro e grigio. Vi incita a seguirlo, correndo, agitando un braccio.

Voi, senza pensarci, gli andate dietro a passo sempre più svelto.

“La partita come sta andando, guagliù?”, ma non attende risposta. “Noi siamo in quattro. Facciamo due di qua e due di là”.

Palla al centro.

 

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