| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Il Ciro Ferrara che nessuno ricorda più...

di Mattia Di Maro, 07 Agosto 2017

Questa che vi vogliamo raccontare oggi è una storia strana, quella di un calciatore di cui quasi nessuno ormai si ricorda più. Ma non per demeriti suoi, ci mancherebbe. La storia che vi raccontiamo oggi è iniziata a Napoli, nell'anno 1967. Un anno come un altro. Per tutti, ma tranne che per il protagonista di questa storia.

 

Nell'anno 1967, a Napoli, nacque Ciro Ferrara. Il nostro Ciro si appassiona al gioco del calcio, sin da bambino. Comincia la trafila delle scuole calcio fino ad arrivare al punto più alto per un giovane calciatore napoletano: le giovanili del Napoli.

 

Arriva persino in prima squadra, nell'anno 1985-'86.

 

E fin qui penserete io stia parlando di quel Ciro Ferrara lì, insomma quello che poi ha vinto praticamente tutto, o quasi, con la maglia di Napoli prima ed Juventus poi. E fin qui potreste avere anche ragione, perché in effetti tutta la storia combacia.

 

Il problema è che io vi sto raccontando un'altra storia, quella di un altro Ciro Ferrara. Di cui come vi dicevo, nessuno si ricorda più, o quasi.

 

Il nostro Ciro Ferrara non è nato l'11 Febbraio, come il suo più celebre omonimo, ma il 07 Agosto, ed oggi compie 50 anni.

 

La sua è una storia molto curiosa, perché con l'altro Ciro ha condiviso praticamente gli inizi, e di aneddoti che mettono il sorriso sulle labbra ce li ha raccontati lui stesso.

 

"Io - ricorda il nostro Ciro Ferrara - sono arrivato nel Napoli prima di lui, ma siamo partiti assieme nella Berretti. Era singolare quel che accadeva in campo quando allora l'arbitro, prima della partita, procedeva all'appello: chiamava il numero 2 e io, facendo un passo avanti, rispondevo Ciro Ferrara; l'arbitro proseguiva chiamando il 3 e lui, facendo un passo avanti, ripeteva lo stesso nome. Talvolta qualche arbitro alle prime armi si sentiva preso in giro e si arrabbiava. Fino a quando non veniva chiarito il fatto dell'omonimia. Poi, andando avanti, sia io che lui venivamo chiamati nelle varie rappresentative azzurre. I problemi nascevano con l'arrivo dei rimborsi o dei regalini che ci venivano fatti. Spesso i miei arrivavano a lui e i suoi a me. Nei primi tempi c'era una gran confusione, poi abbiamo capito il mistero e ci scambiavamo rimborsi e regali"

 

Ma non era difficile solo per gli arbitri, anche i compagni di squadra per distinguerli, sia in campo che fuori, dovettero affibbiargli dei nomignoli:. E gli equivoci non si fermavano al campo, persino sui giornali:

 

"Quando lui ha esordito in serie A un giornale sportivo napoletano ha pubblicato la notizia in prima pagina corredandola con la mia fotografia e il mio curriculum sportivo. Questo sicuramente l'equivoco piu' appariscente, ma ne potrei ricordare tanti altri, uno piu' gustoso dell'altro"

 

Ed i due hanno anche "giocato" assieme nel Napoli, in prima squadra, nella stagione 1985-86 come lui stesso ha raccontato:

 

"Nell'ultimo mio anno in azzurro e in piu' di un'occasione la domenica siamo stati convocati assieme ma io finivo in tribuna o in panchina, mentre lui giocava regolarmente"

 

 

Sì, perché poi le loro strade si sono divise. Il nostro Ciro lascia il Napoli per approdare alla Salernitana, dove tutt'ora detiene il record di presenze nei tornei ufficiali (269 partite di cui 223 in campionato, 6 in Coppa Italia e 40 nella Coppa Italia di Serie C) e poi al Palermo . Coi granata ed i rosanero trascorre gli anni più importanti della sua carriera, ben 12. Dopo l'esperienza rosanero, torna per un anno a Salerno per poi cominciare a girovagare nelle serie minori: Lucchese, Lodigiani, Palmese, Savoia e Sacafatese dove chiude la carriera da giocatore nel 2004-2005.

 

Dopo la carriera da calciatore, ha intrapresa quella da allenatore, come il suo omonimo del resto. L'anno prossimo allenerà la Juve Stabia in Lega Pro, primo incarico da allenatore di prima squadra, dopo i tanti anni passati da vice in numerose squadre italiane (è stato vice di Somma sia a Grosseto che a Catanzaro).

 

A chi si è chiesto se i due ragazzi fossero parenti, riportiamo le parole dello stesso: "A Napoli Ferrara e' un cognome molto usuale e uno che si chiama Ciro si trova in tutte le famiglie. Nessuna parentela, anche se sia io che lui abbiamo indagato per cercare di trovare un ceppo comune"

 

E a chi gli ha chiesto se ancora è in contatto col più celebre Ciro Ferrara: "Quando capita ci sentiamo e quando ci vediamo e' una grande festa"

 

 

NB: Gli stralci dell'intervista da noi riportata è stata rilasciata a Vito Maggio, e pubblicata sulla Gazzetta dello Sport il 14 Febbraio 1997.

 

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