| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Il Derby del Livorno!

di Federico Lo Cicero, 27 ottobre  2019

Un raggio di sole scalda la mattina sulla costa labronica, la temperatura si può definire quasi estiva.


Atmosfera perfetta per tutti coloro che con trepidazione cercano di consegnare alla storia l’ennesimo sfotto per gli odiati cugini . Il primo Derby dell’anno è sentito soprattutto perché il Livorno naviga in brutte acque con i suoi quattro punti e dall’altra la rivelazione di questo campionato, ma che poi tanto non lo è, che al contrario degli amaranto dall’alto dei dieci punti in classifica potrebbe chiedere alla sfida il via libera di sognare.


Ma se giochi un derby sai che non giochi una partita di calcio, giochi semplicemente LA partita di calcio.


Di prima mattina sul gruppo di facebook “LIVORNO VS PISA IL PRIMO GRUPPO SU FB CHE DURO’ MENO DI DUE GATTI SULL’AURELIA”, iniziano le schermaglie in vista del match.


Da una parte la cultura che i pisani cercano di far valere, e dall’altra la vita da scoglio e infradito dei labronici. Gli sfottò non mancano, ma alla fine prevarrà il tramonto sul mare rispetto a quello dalla torre pendente.


L’ attesa è spasmodica, si respira aria di sfida decisiva, aria da ultima spiaggia, ma aria da supremazia territoriale. Non conta la storia, non conta l’Università Normale, l’Università del mare, conta soprattutto mettere la testa davanti agli avversari.


Alle 16.00 i gradoni dell’”A.Picchi” iniziano a vedere l’affluenza del popolo amaranto, per quello nerazzurro l’ingresso sarà più tardi (si parla di 1400 sugli spalti, forse qual cosina in più).


A centrocampo viene preparato un campo da 7 vs 7 per il derby di quarta categoria che vede opposte le squadre amaranto del Livorno ( in pratica la NUOVA ARLECCHINO SPORT LIVORNO, allenata da Matteo Salvini, che niente ha a che vedere con l’omonimo leghista) e quella nerazzurra del Pisa. Prima un giro di campo delle due squadre e staff tecnico accolti dai calorosi applausi dei presenti. Lo sport è bello a qualsiasi livello, e queste due squadre han dato vita ad una gara in cui han reso omaggio al vero significato di cosa sia il calcio: abbattimento delle barriere.


Bravi, chapeau a tutti.


Il Pisa passa in vantaggio per 2-0, ma alla fine gli amaranto rimontano e ribaltano la situazione, per finire con la vittoria per 4-2. Ma questo, permettetemi, è solo un dato statistico, un numero non può racchiudere la poesia che viene fuori da questa gara. Alla fine nuovo giro di campo per i protagonisti a ricevere i meritati applausi e salutare tutti i tifosi che hanno assistito alla gara.


Le due squadre maggiori entrano in campo per il riscaldamento prima della partita, e si nota subito che gli amaranto sono concentrati a dare il massimo e quindi fanno un riscaldamento di intensità, mentre i nerazzurri ne fanno uno di mantenimento. Potrebbe significare che il Pisa vuol fare la partita di possesso palla per poi colpire ai primi accenni della stanchezza amaranto.


Le statistiche sul Livorno dicono che nella seconda parte dei secondi tempi, i labronici hanno un calo verticale, infatti le ultime sconfitte nei minuti finali lo dimostrano. Il Derby oggi voleva dire molto di più dei tre punti. Orgoglio, voglia, tenacia e desiderio di uscire dal tunnel della paura erano gli in gradienti di cui Mr. Breda ha tenuto conto.


Dalla parte opposta D’Angelo, conscio della capacità di Masucci di giocare sulla linea del fuorigioco e della buona vena di Marconi, si affida al fraseggio per verticalizzare inaspettatamente per le due punte. Ma talvolta la torta non viene secondo i nostri gusti. Un Pisa, che al fischio iniziale di Sacchi di Macerata, inizia con buon piglio, agli amaranto lascia poco e niente, producendo subito possesso palla per circa 10 minuti, che porta 3 occasioni da gol pisane.


I ragazzi di Breda oggi avevano un Marras formato delizia, che combatteva e metteva genio sulle giocate, un Porcino che come affondava sulla sinistra creava panico nelle maglie gialle. Si perché oggi il Pisa ha giocato in maglia gialla. Al 13mo si vede il Livorno con Aya che chiude su uno spunto di Raicevic lanciato da Marras. Un preludio.


Infatti al quarto d’ora Marras per Porcino che dalla sinistra mette in mezzo all’area pisana,Braken si tuffa e di testa sfiora la palla che sorprende Benedetti. Il povero ragazzo ex interista si ritrova nel posto meno indicato, la palla gli sbatte sul polpaccio nel tentativo di anticipare alle sue spalle Raicevic e devia in porta spiazzando l’estremo difensore Gori.


1-0 per gli amaranto, la Nord esplode, la sud di marca pisana si ammutolisce per pochi istanti per poi riprendere a sventolare bandiere e cantare per sostenere i propri giocatori. Il popolo amaranto intona subito il canto ormai celeberrimo: “CHI NON SALTA UN PISANO E’!”


D’Angelo, sprona i suoi , mentre Breda predica calma e sangue freddo, ma non nasconde un pizzico di soddisfazione nel risultato amico. Nel tentativo di anticipare un attaccante pisano in mischia su un cross Braken (21mo) gira di testa verso la propria porta e Zima con un colpo di reni devia sulla traversa, forse la dea bendata oggi guarda agli amaranto. Dal possibile 1-1 al possibile secondo gol del Livorno sempre con Braken che con un colpo di testa sorvola la traversa.


Un primo tempo che scivola via tra “sportellate” con i difensori gialli degli avanti amaranto imbeccati a turno da Marras, Agazzi, Porcino e di un grande Luci. Dalla parte opposta un ottimo possesso palla che però non trova finalizzazione negli avanti arginati dal ministro della difesa amaranto Bogdan, coadiuvato da Boben (oggi meglio di Frosinone) e Gonnelli.


Nel secondo tempo il Pisa parte alla carica, sempre però specchiandosi, come un edonista narcisista, nella sua bravura nella circolazione della palla sino all’area di rigore avversaria.


Qua accade che il Livorno erge un muro invalicabile. E dove non arrivano i difensori arriva Zima. Lisi era in fase confusionale, poco lucido specialmente nel secondo tempo, Marin Gucher e Verna costituivano un triangolo su cui poggiavano le buone fondamenta della squadra della torre, meglio del collega di fascia è andato Siega.


Ma al 55mo il buon Bogdan commette un’ingenuità andando a commette un fallo, a dir poco inutile a centrocampo, che gli costa un secondo giallo e quindi l’espulsione. Il Pisa lievita nella manovra e nel conquistare il centrocampo, grazie anche al fatto che Breda è costretto a togliere il buon Braken per mettere Gasbarro in difesa. A questo punto Raicevic rimane solo in avanti, ma non si abbatte, anzi dà il 200% in difesa di ogni palla lanciata in avanti sino a lasciare tra gli applausi il campo per grampi all’85mo. Marconi sfiora il pari con un colpo di testa fuori di poco, Meroni lasci il campo a Birindelli, che dopo pochi minuti si fa cacciare per una manata a Luci. Che ingenuità.


Ma nella supremazia di campo del Pisa è il Livorno a sfiorare il 2-0 con Dal Prato che per una frazione di secondi non impatta sul traversone sottoporta di Porcino. Entra Moscardelli, il Pisa ha peso in avanti. Moscardelli è un lusso in serie B. Arriverebbe anche al gol, se non fosse stato annullato per fuorigioco.


Il Pisa però ha l’ultima occasione per chiudere in pareggio al 95mo, ma Rocca spreca con un tiro fuori da ottima posizione. Sacchi dà il triplice fischio che regala i tre punti al popolo delle infradito.


Per un pomeriggio la leggiadria ha avuto la meglio sulla maestosità dell’arte. Ma non sarebbe giusto non riconoscere la supremazia territoriale e tecnica dei nerazzurri. Oggi il Livorno è stato quello paventato da Breda poche settimane fa in una intervista post partita: vincere giocando male.


E questo è stato.


Il catino ardenzino si svuota molto lentamente, perché i giocatori amaranto vanno a raccogliere il meritato applauso sotto la Nord. Le strade limitrofe dello stadio imbandiscono una vettovaglia di clacson e calici di urla festanti.


Livorno è questa, Livorno non ha euguali in tutta italia. Un derby giocato con la clava, mentre i pisani lo han giocato con il fioretto. E cala la sera su Livorno, portando un sorriso anche dalla luna.

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