| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Il giocatore che diede un senso alla maglia numero 14

di Roberto Scalas, 21 Luglio 2015

Non è un 9 ma neanche un 10, potrebbe vestire qualsiasi numero per il suo essere giocatore a tutto campo e, per mettere d’accordo tutti e non confondere nessuno, ha vestito e portato in gloria la maglia numero 14.

Sì, è proprio lui, Johan Cruijff.

Il massimo esponente del calcio totale è proprio l’olandese, nato e cresciuto nel paese che è stato la culla di questa mentalità ed espressione di calcio, con Rinus Michels che lo rese celebre al mondo apportando delle migliorie all’idea primordiale di Jack Reynolds, suo allenatore all’Ajax.

 

Hendrik Johannes Cruijff è la vera essenza del calcio: creatività, allegria, genio e talento. Lui è la sintesi di questo sport che giocò con la giusta leggerezza, tale da non sottovalutarlo ma, allo stesso tempo, nemmeno da prenderlo troppo seriamente.

Per lui il calcio è libertà di espressione, concetto che è stato in grado di trasferire dall’esperienza da giocatore a quella di allenatore, anch’essa ricca di soddisfazioni e vittorie.

Dopo aver gettato le basi per un Ajax vincente alla fine degli anni ’60, monopolizzò insieme al suo club e alla Nazionale Orange la prima metà degli anni ’70. Lo stile di gioco adottato dai Lancieri mise in evidenza le doti innate del “Pelé Bianco” che fu in grado di essere un giocatore a tutto tondo: buona difesa, ottimo nell’impostazione del gioco, grande assist-man e implacabile goleador.

Queste caratteristiche si sposarono in maniera perfetta con l’interscambiabilità dei ruoli, una trama infinita di passaggi e il pressing, componenti fondamentali del gioco richiesto da Michels.

Pur non essendo il classico cannoniere d’area di rigore, fu in grado a ventanni di siglare 33 reti in campionato e di andare spesso sopra il tetto dei 20 goal, tutti utili alla conquista del titolo dell’Eredivisie per diversi anni.

Questo calcio rivoluzionario portò il biondo di Amsterdam alla ribalta europea conquistando la finale di Coppa Campioni del 1969. L’epilogo fu amaro con una sonora sconfitta per 4-1 contro il Milan, ma fu evidente a tutti che quella giovane squadra poteva dominare il calcio negli anni avvenire.

E dominio olandese fu, iniziato dai rivali del Feyenoord e portato avanti da Cruijff e compagni. Nel 1971 conquistarono la loro prima Coppa Campioni battendo in finale il Panathinaikos allenato da Puskas. La vittoria europea consentì, al già celebre Johan, di surclassare tutti alle votazioni per il Pallone d’Oro e Sandro Mazzola e George Best poterono solo stare a guardare, rispettivamente, dal secondo e dal terzo gradino del podio.

 

Nel 1971 Michels fu sostituito dal rumeno Stefan Kovacs che diede ancora più libertà al “Profeta del goal” e, insieme, fecero il pieno di trofei: scudetto, coppa d’Olanda e Coppa dei Campioni. Ma tutte queste vittorie non gli consentirono di insidiare Beckenbauer che conquistò il Ballon d’Or forte della vittoria del campionato europeo del ’72 con la sua Germania.

Ciò non arrestò Cruijff che nei due anni seguenti riuscì a rimettere le mani al titolo di miglior giocatore europeo grazie al suo essere protagonista assoluto anche con la nuova maglia del Barcellona. Nel 1973 conquistò nuovamente campionato e Coppa Campioni e la prima edizione della Supercoppa Europea, mettendo alle spalle Zoff e Gerd Muller mentre, nel 1974, vinse la Liga con i blaugrana, impresa che mancava dai tempi di Helenio Herrera e Luisito Suarez, e arrivò in finale al mondiale in Germania.

Nell’ultimo atto della Coppa del Mondo dovette lasciare la scena a Franz Beckenbauer che, da capitano, sollevò il trofeo ma il tedesco non fu in grado di reggere il testa a testa per l’assegnazione del Pallone d’Oro.

Cruijff si confermò Re d’Europa per la terza volta, la seconda consecutiva: l’apice della sua gloriosa carriera.

 

Da qui la carriera di Johan ebbe un leggero declino e rimase a secco di vittorie sino alla stagione 1977/78, anno in cui vinse con gli Azulgrana la Coppa del Re.

Dopo quest’annata decise di chiudere con il calcio ma suo suocero nonché procuratore, Cor Coster, lo convinse a tornare sulla scena portandolo nella NASL, la lega professionistica americana di calcio.

Con le maglie di L.A. Aztecs e Washington Diplomats diede spettacolo anche negli Stati Uniti e, in mezzo all’esperienza americana, ci fu una fugace apparizione in Spagna al Levante che militava in seconda divisione.

Dopo aver riempito le tasche di dollari, tentò di chiudere il cerchio facendo ritorno al suo amato Ajax, il tempo necessario per vincere due campionati, una Coppa d’Olanda e passare il testimone ad un certo Marco Van Basten.

Ma il cerchio non si chiuse a causa di incomprensioni con la dirigenza, perciò, decise di fare uno smacco al club passando ai rivali di sempre del Feyenoord dove incrociò un altro futuro grande del calcio: Ruud Gullit.

 

Ovviamente la sua presenza fu nuovamente decisiva anche per la società di Rotterdam che conquistò, grazie al suo contributo, il titolo dell’Eredivisie e la coppa nazionale.

 

Qua si chiuse la carriera epica di Johan Cruijff che al calcio ha regalato genio, spettacolo, creatività e gioia, gli elementi fondamentali che rendono questo sport veramente speciale.

 

 

© 2016 Una Questione di Centimetri. Tutti i diritti riservati. Il sito è interamente ideato e realizzato da Ciro Ruotolo e Mario Bocchetti.

L'immagine di testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.