| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Il Soldatino tanto amato

di Emanuele Presciuttini, 26 Luglio 2016

La modernità tende ad appiattire il sacro che risiede in tutte le cose. Le strade, ormai, non hanno più nulla di misterioso, portano sempre da qualche parte grazie a Google Maps, l’unicità dei momenti, condivisa sui social media, trasforma tutto in un prodotto da supermercato, bello e lucente, ma vittima della serialità e quindi della somiglianza che scaturisce dalla sola apparenza. È come se ci sia stia dimenticando della bellezza e del sacro che dimora nell’estraneità.

 

Accade questo quando Sky, per la prima volta nella storia del calcio, entra con le telecamere negli spogliatoi della Serie A. Rompe un confine, squarcia un velo, infrange l’ultima solitudine del calciatore, sempre più vittima di una continua persecuzione data dagli insensibili occhi delle videocamere che registrano senza giudizio. Ad un primo livello e con un po’ di ingenuità si potrebbe sorvolare su cose del genere, ma specialmente per chi a calcio ci ha giocato, l’idea di avere un intruso negli spogliatoi (ipotizziamo un avversario di una finale importante) farebbe storcere il naso se non far saltare i nervi che fine a quel momento erano tesi verso il calcio di inizio. E queste reazioni non sono parte di tutti i giocatori, di certo non delle big stars assuefatte alla continua rifrazione di un vetro registrante, ma di quei calciatori che creano la pasta di una squadra, l’humus da cui poi nasce magicamente il frutto del gruppo. Ce ne sono tanti, da juventino ne citerò alcuni: Padoin, Pepe, Salihamidzic, Storari, Di Livio, il Soldatino, che ha festeggiato una Champions League in mutande, che scherzava dicendo che il più lento della Juve era Valentino – cosa? – si, Valentino, perché Và lentino… e che oggi compie gli anni: auguri soldatino! Sembra un amico, senza averlo mai conosciuto il suo volto ispira maledettamente fiducia e allegria, è l’uomo della fascia, non del centro, uno degli scafi che regge la rete centrale del catamarano e che tiene a galla tutta l’imbarcazione. Uno di quei giocatori capaci di far sempre lo stesso dribbling, riuscendoci ogni volta! Come dimenticare le sue discese sulla fascia, quasi fino alla bandierina del corner, interrotte bruscamente da una finta di calcio che frena la corsa, rientro sul sinistro e cross in area (per la testa di Vialli o Deschamps).

 

Festeggiando Angelo Di Livio, regaliamo i nostri auguri a tutti quei calciatori che sono la forza motore di una squadra, i soldatini che tirano i 22 fino al termine della stagione, che ripiegano sui dribbling sbagliati, che entrano a cinque minuti dalla fine con carica e concentrazione, che spingono sempre, senza mai creare attriti. Quei giocatori che dopo una sconfitta, quando il morale è a terra, riportano equilibrio e serenità, scherzando o motivando, con l’umiltà dei santi. Ed è l’equilibrio, al solito, a rendere un collettivo un insieme vincente. E quindi tanti Padoin quanti Pogba, tanti Ronaldo quanti Gravesen, tanti soldatini quanti giocolieri. È parità, e la palla è ancora al centro.

 

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