| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Inter, zero alibi!

di Pierluigi Avanzi, 20 Agosto 2017

Le premesse per migliorare la scorsa deludentissima stagione – settima posizione in campionato, eliminazione immediata dall’Europa League e quasi immediata dalla coppa Italia – in casa Inter paiono esserci tutte: al di là delle buone prestazioni e degli ottimi risultati ottenuti nelle ultime amichevoli disputate contro Lione, Bayern Monaco, Chelsea, Villareal e Betis Siviglia (il calcio estivo è comunque materia poco probante e da maneggiarsi con estrema cura), in particolare sono tre i fondamentali aspetti che al riguardo fanno ben sperare.

 

Il primo aspetto è l’attuale conferma in blocco di tutti i più valenti “titolari” presenti in rosa – Handanovic, Miranda, Gagliardini, Candreva, Joao Mario, Perisic e Icardi – con alle loro spalle dodici ulteriori e importanti mesi di esperienza nell’ostica Serie A ed ai quali sono stati aggiunti, fra gli altri, giocatori di talento che anch’essi non necessiteranno di periodi d’ambientamento (in quanto in Italia come minimo da un anno e mezzo e dunque già “pronti”) rispondenti ai nomi di Skriniar, Borja Valero e Vecino. Dovessero arrivare ad Appiano Gentile, da qui al 31 agosto, ancora un paio di indispensabili regali sotto forma di un forte terzino destro e di una valida alternativa al centro della difesa, l’undici nerazzurro potrebbe senza dubbio spendere da protagonista le proprie carte contro le rivali in lotta per un posto in Champions League.

 

Il secondo aspetto concerne il nuovo staff tecnico, doverosamente insediatosi sin da inizio luglio (con la possibilità, quindi, di poter lavorare con la squadra per l’intero precampionato e non unicamente per circa dieci giorni come “sanguinosamente” accaduto lo scorso anno allo spaesato ma incolpevole Frank de Boer) e capeggiato da mister Luciano Spalletti, un allenatore che, sempre al contrario delle scellerate valutazioni compiute all’alba della passata stagione che ne hanno poi pesantemente compromesso l’esito, del torneo nostrano conosce già assai bene – oltre ovviamente alla lingua e alla cultura, ça va sans dire – le numerose insidie tecnico-tattiche e le caratteristiche sia degli atleti a propria disposizione che degli avversari da affrontare. Al puntiglioso e spesso permaloso trainer toscano (solitamente brillante nel far piazzare i suoi club fra i primi della classifica, molto più in difficoltà nel condurli alla vittoria) torneranno certamente utili le competenze accumulate in quattordici annate di panchine in Serie A, di cui poco meno di sette spese alla guida di una Roma fatta sovente giocare con l’amato 4231 che pare il modulo più congeniale pure per gli odierni interpreti della formazione meneghina.

 

Terzo aspetto, ma sicuramente non meno rilevante degli altri due, che deve infondere fiducia alla tifoseria del Biscione è una finalmente ritrovata organizzazione societaria (leggasi chiarezza su chi deve e dovrà prendere determinate decisioni) che non si vedeva dai tempi di Massimo Moratti e figlia soprattutto delle recenti scelte fatte da Suning, proprietà orientale giustamente indirizzata a cancellare la nefasta era Thohir-Bolingbroke e ad affidarsi dunque a uno staff dirigenziale quasi totalmente italiano e di conseguenza perfettamente a conoscenza delle dinamiche interne. Fondamentale, oltre ad aver designato amministratore delegato un professionista stimato e dal cuore nerazzurro come Alessandro Antonello, in particolar modo l’incarico assegnato ad un profilo esperto e smaliziato come Walter Sabatini, diventato l’abile e forte figura di riferimento del colosso asiatico che, pur dividendosi fra Italia e Cina, nelle vicende di campo e non solo collaborerà a stretto contatto con il vicepresidente Javier Zanetti e con il direttore sportivo Piero Ausilio. Un triumvirato di persone in gamba, capaci di navigare in un burrascoso mare come il football di casa nostra avendolo frequentato da protagonisti per lustri e, a differenza del 2016/’17 quando i mister di turno erano stati spesso abbandonati a se stessi e preda delle “voglie” dei calciatori, si spera ora anche in grado di spalleggiare adeguatamente l’allenatore in caso di bisogno.

 

In considerazione delle tre argomentazioni sopracitate, e valutata pure la mancanza d’impegni europei, classificarsi fra le prime quattro in campionato – quindi, entrare in Champions League – quest’anno per Icardi e compagni dovrà essere assolutamente obbligatorio: non ci saranno alibi che terranno, se non le “variabili impazzite” rappresentate da infortuni occorsi ai giocatori più importanti o da costanti errori arbitrali a sfavore (variabili che nelle stagioni interiste post-Triplete, ad esempio, sono costate parecchio ad Andrea Stramaccioni e a Walter Mazzarri). Chi era a San Siro la notte del 13 marzo 2012 ad assistere all’ultima gara del Biscione nella massima rassegna continentale, nella quale peraltro i nerazzurri hanno trionfato tre volte (nel 1964 contro il Real Madrid di Puskas e Di Stefano, nel 1965 contro il Benfica di Eusebio, nel 2010 contro il Bayern Monaco di Muller e Robben), ha impazienza di ricominciare a sognare in grande. I sostenitori della Beneamata, compresi quelli assenti nella succitata sfida con l’Olympique Marsiglia, si augurano vivamente che calciatori, allenatore e dirigenza lo desiderino altrettanto. Mettiamoci un punto, il futuro poi dirà.

 

 

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