| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Intervista a Carmine Esposito

di Mario Bocchetti, 05 Febbraio 2016

Il Calcio è fatto dagli uomini che vengono ispirati dalla dea Eupalla, uomini che hanno il difficile, e dolcissimo, compito di regalare emozioni ai tifosi. Noi abbiamo avuto il piacere di parlare con un attaccante che ha sempre raggiunto un invidiabile obiettivo entrare nel cuore dei tifosi di tutti i colori che ha indossato: Carmine Esposito.

 

Ciao Carmine, ti chiedo subito una curiosità: Come mai tanti giovani napoletani hanno trovato l’ambiente adatto ad Empoli?

 

Questa è una curiosità di tantissime persone. Empoli è adatto non solo ai napoletani è una città adatta a tutto il popolo del sud. Qui danno tranquillità, serenità e soprattutto la società è predisposta a lavorare con i giovani e a far star bene i ragazzi a prescindere dalla loro provenienza. Effettivamente tanti attaccanti napoletani hanno fatto la storia dell’Empoli, quindi qualcosa di buono abbiamo noi partenopei.

 

Il tuo primo goal in Serie A lo hai segnato al San Paolo proprio contro il Napoli. Che ricordo hai di momento?

 

Mi è solo dispiaciuto non esultare più di tanto, in fondo quella è la mia Città, i miei colori. Però penso che più bello di così non poteva essere: già alla seconda di campionato esordire al San Paolo e fare il primo goal in serie A è il massimo soprattutto davanti al tuo “popolo”, ai tuoi familiari. Sono emozioni indescrivibili.

 

La squadra che ti ha lanciato nel grande calcio è però l’Avellino, una rivale del Napoli. Che ricordi hai di quegli anni?

 

Avellino non si dimentica mai. Mi piacerebbe un giorno tornare ad Avellino anche solo per assistere ad una partita: tornare anche solo per due ore tra quella gente sarebbe stupendo. Purtroppo ne parlo sempre poco perché è giusto parlare sempre del presente e del futuro però Avellino resterà sempre la tappa più importante della mia vita. Ho sempre detto di essere orgoglioso di averne fatto parte nonostante tutti i problemi che abbiamo avuto.

 

Ad Empoli hai conosciuto Spalletti che in più di un’occasione hai definito Amico e anche il miglior allenatore che hai conosciuto.

 

L’ho conosciuto come allenatore ma l’ho scoperto come un grande amico di tutti i calciatori. Lui aveva smesso da poco di giocare, si sentiva ancora calciatore. Io ho avuto la fortuna di essere allenato da lui per tre anni e sono convinto che è l’allenatore più forte che c’è in circolazione. Ti insegna davvero a giocare a calcio.

 

Considerando la carriera di Spalletti non dovrebbe risentire più di tanto della pressione della piazza romana. Secondo te quali problemi si troverà ad affrontare e soprattutto secondo te riuscirà a superarli?

 

Secondo me l’unica difficoltà in questo momento è lo spogliatoio. Si sa che a Roma ci sono pilastri importanti da dover gestire. Roma è una piazza difficile vivono di calcio dal Lunedì mattina fino al Lunedì mattina seguente. Ma Luciano in questo è bravo: ha già fatto benissimo a Roma, ha vinto anche da altre parti, ha avuto anche come presidente Zamparini. Sono sicuro che tra un paio di partite si vedrà la sua mano.

 

Passando ad un altro allenatore della tua carriera da calciatore, Giampiero Ventura, come spieghi l’insofferenza dei tifosi nei suoi confronti nonostante gli ottimi risultati ottenuti?

 

Anche Torino è una piazza molto ambiziosa, è sempre una delle società storiche del nostro calcio. Io ho avuto la fortuna di essere allenato e aver imparato tanto anche da lui. Ha fatto bene ovunque sia andato, forse l’unica parentesi negativa l’ha avuta proprio con noi alla Sampdoria in un anno maledetto. Penso che Ventura sia un grandissimo allenatore Italiano.

 

Hai definito Batistuta l’attaccante più forte con il quale hai giocato. Il più forte che hai visto da vicino?

 

Ho avuto la fortuna di giocare con lui. In quegli anni là però ho avuto un “occhio particolare” per George Weah. Per eleganza, movenze, bellezza calcistica… mi hanno davvero impressionato. Bati è un’altra cosa, sono comunque due giocatori diversi. Sicuramente Batistuta è stato l’attaccante più forte venuto in Italia negli ultimi anni, e ne abbiamo visti di veramente forti, ma lui aveva qualcosa in più. Io ho avuto la fortuna di aver fatto parte anche del gruppo di un certo Maradona, mi sono allenato con Careca. Semplicemente uno degli attaccanti più forti che hanno mai calcato i campi di calcio. Sul piano umano era unico, se avesse giocato in questi anni altro che pallone d’oro…

 

Passando da un Argentino ad un altro, anche se non si assomigliano molto, da Batistuta parliamo di Higuain?

 

Bati era un’altra cosa era il classico centravanti che fa reparto da solo. Higuain è un giocatore straordinario, fa reparto da solo come Bati ma gioca più per la squadra. Higuain è un giocatore molto più tecnico, elegante, ha delle movenze uniche. Batistuta era istinto, forza, nei colpi di testa era eccezionale potenza nel calcio.

 

A questo punto la domanda è d’obbligo: chi sceglieresti tra Higuain e Careca?

 

Oh, oh (ride ndr). Ti rispondo con diplomazia. Ai suoi tempi Careca era il più forte, adesso Higuain è l’attaccante più forte in Europa.

 

Riferendomi ai difensori, qual è stato l’avversario che hai apprezzato di più?

 

Ho avuto la fortuna di giocare contro Baresi, Costacurta, Maldini. Ho giocato in una partita contro Bergomi che mi ha marcato ad uomo in una partita importantissima, alla fine mi ha fatto anche i complimenti. A quei tempi c’era anche il nostro Ciro Ferrara, Fabio Cannavaro. Uno che mi ha messo davvero in difficoltà è stato Lilian Thuram: un giocatore straordinario di un’eleganza pazzesca. Oggi magari ti avrei potuto fare un solo nome, in quegli anni erano tutti campioni dai portieri agli attaccanti.

 

Come ti spieghi questo netto calo tecnico nel calcio, non solo del campionato Italiano ma a livello mondiale?

 

Negli ultimi anni è peggiorato davvero tanto. Per fortuna in Italia si sta risollevando il Napoli, la Roma, un pochino la Lazio. Gli ultimi campionati erano vinti da una squadra di un livello nettamente superiore alle altre.

 

Ti chiedo un’altra curiosità: l’aneddoto più divertente che non hai mai raccontato?

 

Ce ne sono tanti. Ho avuto in squadra Flachi che era un pazzo scatenato, Pasquale Luiso che era ancora più pazzo, a Firenze ho giocato con Edmundo. Proprio con Edmundo ho vissuto un paragrafo importantissimo della mia carriera, un giocatore tanto forte quanto indisciplinato. Faceva tantissime cavolate: secchiate d’acqua addosso ai turisti arrivati nella hall, suonava alle porte di notte.

 

Ti lasciamo con un’ultimissima domanda: visto che le tue squadre del cuore sono Avellino, Napoli, Empoli e Sampdoria, cosa ti aspetti da questo finale di stagione?

 

Io auguro a tutte il meglio. Auguro al Napoli di vincere qualcosa di importante, per lo scudetto è difficile visto il ritorno della Juventus. Spero nella salvezza dell’Empoli e nella ripresa della Sampdoria e soprattutto che l’Avellino “faccia”, non diciamo altro. L’anno scorso per un pelo non è arrivata la serie A dopo una partita a dir poco strameritata. Speriamo che vada tutto nel verso giusto.

 

A noi non resta che ringraziare Carmine per la disponibilità dimostrata

 

 

 

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