| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Intervista a Francesco Farioli, preparatore dei Portieri

di Mario Bocchetti, 01 Aprile 2016

Oggi abbiamo l’onore e il piacere di parlare con un vero amante del calcio, un ragazzo che ha fatto della propria passione il proprio lavoro: Francesco Farioli.

Francesco, a dispetto della giovane età, ha un curriculum davvero eccezionale: dopo un lungo e fruttuoso periodo di studi durante il quale ha anche conseguito l’abilitazione di allenatore e di preparatore dei portieri della Figc ha anche conseguito una laurea in filosofia con la tesi “Filosofia del gioco: l’estetica del calcio e il ruolo del Portiere”. Chi meglio di Francesco poteva accompagnarci nel magico mondo dei portieri.

Ciao Francesco, ti chiediamo subito una curiosità: ti sei laureato all’università di Filosofia con la tesi “Filosofia del gioco: l’estetica del calcio e il ruolo del Portiere.”. Qual è vero “ruolo” del portiere?

La premessa che accese la mia curiosità fu una frase di Jean Paul Sartre:"Il calcio è una metafora della vita." Avevo sempre percepito questa sensazione, senza tuttavia averla mai realizzata, o meglio, mai con questa chiarezza. Quella frase - poi - mi ha cambiato tutto, ha segnato un bivio, ha tracciato una rotta. Ero un romantico del ruolo, un Portiere con la P maiuscola nonostante le mie doti non fossero certo eccelse, ma ero un Portiere coerente, in campo e nella vita. Più che un ruolo, il Portiere, è una missione. La vita e il calcio si possono affrontare in molti modi, ma se sei un Portiere, non puoi nasconderti. Devi affrontare e convivere con le responsabilità, devi fare un passo in avanti e prendere di petto tutto quel che passa davanti.

Questo - per me - vuol dire essere e sentirsi Portiere.

 

 

Noi siamo convinti che il calcio è Una Questione di Centimetri, quanto contano questi “centimetri” per un portiere?

Questa domanda mi ha sempre tenuto sulla retta via. Mi spiego. Come detto in precedenza, come Portiere non ero certo un cima, non avevo nessuna prospettiva, ma tanta passione e tanto determinazione. Fino all'ultimo anno che ho giocato (a 21 anni in seconda categoria) ho sempre creduto che, lavorando, sarei potuto arrivare a giocare in nazionale o una finale di Champions. A 16 anni, il sabato sera alle 9 e mezzo andavo a letto, tutte le sere facevo le mie sedute di addominali prima di addormentarmi e non ho mai avuto la tentazione di fumare una sigaretta o di cadere in altri vizi d'età. Mi sono sempre detto: "Con tutti questi sacrifici che faccio, se un giorno arrivassi a giocarmi la partita della vita e non dovessi arrivare a togliere una palla decisiva per un tiro di sigaretta... Non me lo perdonerai mai."

Si, la vita è una Questione di Centimetri, ed averlo capito presto, grazie agli insegnamenti ricevuti dalla mia famiglia e dai miei allenatori, certo non mi ha reso un calciatore professionista, ma sicuramente un ragazzo migliore.

 

Quali sono le maggiori difficoltà per un preparatore dei portieri che si deve approcciare con i giovanissimi portieri?

Dopo cinque anni sono tornato a lavorare con il settore giovanile e, in una realtà come il Qatar, è un'esperienza che vale doppio. Seppur lavorando con i giovani delle nazionali giovanili qatariote, qui la predisposizione mentale dei giocatori non è certo quella europea. Passare da lavorare con calciatori professionisti, a tornare a lavorare con i giovani è sicuramente un'esperienza d'impatto. I ragazzi hanno bisogno di un sacco di attenzioni in più, in ambito tecnico, tattico, ma anche e soprattutto dal punto di vista emotivo. Hanno necessità più variegate, bisogno di attenzioni diverse e questo, ogni tanto, è bello e importante ricordarselo.

 

Quanto conta la preparazione mentale per un portiere e come la si può allenare?

L'aspetto mentale del Portiere è determinante. E' la qualità che fa la differenza, che distingue un Portiere da Serie A, da un Portiere destinato ad altre categorie.

Come si può allenare... beh, l'allenamento cognitivo, l'allenamento attentivo sono metodologie di lavoro ormai affermate e in continuo sviluppo. Conoscere certe strategie aiuta e può far migliorare molto il nostro atleta, ma credo che sia giusto essere coscienti del fatto che ci sono qualità che non si allenano.

Possiamo lavorare sul 99% delle cose, ma in quell'1% rimanente c'è quella famosa differenza di cui parlavamo prima.

Tutti possono migliorare, ma l'eccellenza assoluta (che tuttavia deve essere coltivata) è e rimane una dote.

Buffon se non si fosse allenato con determinazione e costanza sotto la guida dei più grandi maestri forse non sarebbe stato esattamente lo stesso Buffon, ma senza dubbio sarebbe stato sicuramente un ottimo Portiere. La natura ha dato il più grande contributo, Buffon (e chi ha lavorato con lui) ha fatto in modo che quel potenziale diventasse azione, diventasse - appunto - Buffon.

Il più grande tra i grandi.

 

Quanto conta un portiere con un Dna da Leader in una difesa, come si potrebbe sopperire ad una mancanza di carisma?

No, sono scettico sul fatto che un Portiere possa non essere Leader.

Può esserlo in modalità diverse certo: c'è chi più estroverso (si prenda Perin) o chi più introverso, ma chi accetta di mettersi i guanti deve avere la forza di sostenere il peso di quella scelta.

Aborro quando sento dire che il Portiere deve essere un pazzo.

No, Portiere è coraggio. E' accettazione. E' presa di coscienza. E' consapevolezza. Tutte caratteristiche proprie di quello che sui vocabolari, comunemente, definiamo con Leader e Leadership.

 

In Italia abbiamo un nuovo fenomeno calcistico e mediatico: Gigi Donnarumma. A tuo avviso quali sono i suoi difetti da dover correggere e soprattutto cosa più ti impressiona da un punto di vista tecnico di questo ragazzino del Milan?

Gigio Donnarumma. Che dire... la più bella sorpresa di questa stagione 2015/16. Credo vada reso merito ad Alfredo Magni (suo allenatore dei Portieri al Milan), a Mister Mihajlovic e al resto dello Staff per aver preso una decisione coraggiosa. Coraggio non vuol dire follia, perché in questi mesi ha dimostrato di saperci stare alla grande. Credo che, come detto anche sopra, ci sia sempre da migliorare (e pensiamo al cambiamento di un Buffon ormai trentenne nel gioco con i piedi) soprattutto se si ha 16/17 anni e, invece di giocare la domenica mattina con gli allievi, si gioca alle 20:45 un derby a San Siro.

Donnarumma ha bruciato le tappe, ha bruciato le esperienze e quindi non ha avuto la QUANTITA' di tempo necessaria per poter crescere un maniera armonica, ma proprio questo strappo con la normalità, lo rende straordinario. Credo che nel tempo avrà modo di affinare i dettagli, per il momento mi piace osservarlo nell'insieme e, le sue più grandi qualità, sono quelle di essere un portiere che regge le pressioni, ma soprattutto un Portiere che capisce.

Un portiere che capisce il gioco. A lui e a Mister Magni, i miei più grandi complimenti.

 

Hai un gran curriculum e sei ancora giovanissimo, quali sono i tuoi obiettivi per il futuro e soprattutto quali sono i tuoi sogni?

Fare progetti mi piacerebbe, ma a 26 anni mi risulta un po' difficile, e le spiego perché...

A 5 anni dissi a mia nonna Franca che da grande sarei voluto diventare Papa. Un Francesco come massima carica pontificia adesso c'è , ma non sono certo io. A 15, quando iniziai il liceo, volevo diventare Ingegnere aereo spaziale. A 18 capii che la matematica non era il mio forte, e mi iscrissi a Filosofia, senza idea di quelle che potessero essere le prospettive future. Ad oggi è la scelta migliore che abbia mai fatto. Mi ha cambiato la vita, perché mi ha segnato come uomo. Ha rotto i miei dogmi e mi ha consegnato una valigia di punti interrogativi. «Il sapere non è possedere le risposte, ma dimorare nei paesaggi delle domande.» Da sempre avrei voluto essere calciatore professionista, senza esserci tuttavia mai riuscito. Capirà bene che diventa difficile per me ritenermi un "modello di riferimento". Ho fallito tutti i miei obiettivi, uno dietro l'altro. Ma c'è una cosa che mi rende orgoglioso! Tutto quello che ho fatto, l'ho sempre fatto mettendoci tutto me stesso, spremendo energie che pensavo di non avere. E se c'è qualcosa che mi auguro per il mio futuro, è proprio questo: non smettere mai di spingere sull'acceleratore. Un saluto a Mario Bocchetti, ideatore di una pagina piena di significati e che dire... grazie per questa bella chiacchierata, tra metafore e centimetri.

 

 

(Per ulteriori informazioni e continuare a seguire Francesco, cliccare QUI!)

 

 

 

© 2016 Una Questione di Centimetri. Tutti i diritti riservati. Il sito è interamente ideato e realizzato da Ciro Ruotolo e Mario Bocchetti.

L'immagine di testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.