| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Intervista a Francesco Repice, giornalista e paroliere italiano

di Mario Bocchetti, 19 Febbraio 2015

A tutti è capitato almeno una volta nella vita di ascoltare una partita alla radio: l’emozione è particolare, le parole del radiocronista sono tutto quello di cui avete bisogno per immaginare i vostri campioni. Alcune di quelle voci sono nel cuore di tutti gli sportivi, quei suoni che ci raccontano, ci parlano, ci rivelano, ci trasportano al centro della scena, nel bel mezzo di una vittoria entusiasmante o di una sonora e deprimente sconfitta.

Noi abbiamo avuto l’onore di parlare con un grande radiocronista dei nostri giorni: Francesco Repice!

 

 

Ciao Francesco, nella tua carriera hai raccontato tante partite, la prima curiosità che volevamo chiederti è: Quale partita ti ha emozionato di più?

Sicuramente la finale di Champions a Wembly tra il Barcellona e il Manchester United, per la qualità del gioco espresso dal Barcellona e per la vicenda di Abidal, che secondo me è stata meravigliosa. Penso sia stata la partita che mi ha emozionato di più in assoluto.

 

Sei nel mondo del calcio da tantissimi anni, quale calciatore ti ha colpito di più fuori dal rettangolo di gioco?

Fuori dal rettangolo di gioco due calciatori mi hanno sempre dato da pensare, uno è sicuramente Diego Armando Maradona, perché lo considero un grandissimo anche fuori dal campo. Forse un grandissimo più fuori che dentro il campo: solo chi cade è capace di rialzarsi. Lui è caduto, lo ha fatto in maniera pubblica, non ha nascosto il suo male a nessuno, eppure ha saputo riprendersi, ha saputo risollevarsi e credo che, al contrario dei ben pensanti che usano andare in televisione a sputare sentenze, Maradona sia un vero esempio per i giovani. L’esempio di come si possa cadere e ci si possa rialzare.

L’altro esempio, per le cose che fa per gli altri e non le fa conoscere a nessuno è Francesco Totti. Fa delle cose immense, grandiose, senza che nessuno lo sappia.

 

Il nostro calcio è palesemente in crisi. La situazione del Parma ne è una triste conferma. Cosa ne pensi della situazione che si sta creando e soprattutto come si possono evitare in futuro situazioni del genere?

Sinceramente questo non lo so. In giro ci sono tanti maghi della finanza, tanti colleghi che dalla fine degli anni ’90 si sono riciclati in esperti di economia, di borsa, di tesoretti … Io di queste cose non ci ho mai capito nulla, e l’ho sempre ammesso candidamente. Quel pochissimo che capisco, se lo capisco, è all’interno di un rettangolo di gioco. Non credo che il problema del calcio si possa risolvere, finanziariamente parlando, in maniera avulsa rispetto ai problemi che ha il paese. Nella mia assoluta ignoranza, penso che quando il paese tornerà a correre, lo farà anche il mondo del calcio.

 

In questo mercato invernale le grandi squadre si sono rinforzate con parecchi giovani Italiani, per dirne alcuni: Gabbiadini, Sturaro, Destro, Antonelli. Secondo te è sintomo di un cambio delle strategie o un effetto della crisi?

È un effetto della crisi e quindi un cambio delle strategie. Magari non è un fatto assolutamente negativo, se la necessità porta virtù, ben venga la necessità.

 

Chi, tra i vari giovani, ti ha colpito di più?

Antonelli. Un ragazzo sveglio, di grande personalità, è passato dal Genoa al Milan con una facilità enorme, ha fatto goal a Torino, ha giocato come un veterano, è bravo tecnicamente, è intelligente tatticamente. Non escludo che presto sarà stabilmente in azzurro con Antonio Conte.

 

Sappiamo, per tua stessa ammissione, che il tuo cuore è giallorosso. Come valuti la stagione della Roma, e secondo te quali obbiettivi saranno raggiunti a fine anno?

Non so quali obbiettivi raggiungerà la Roma, so che lotterà fino alla fine per lo scudetto. Questa stagione è stata compromessa da infortuni clamorosi: Castan, De Rossi, Iturbe, Strootman. Penso che a qualunque squadra togli quattro pedine di questo calibro, la stagione se non è compromessa poco ci manca. La Roma, tuttavia, ha avuto la forza di rimanere lì nonostante questi infortuni e un mese di gennaio pessimo. Credo che recuperanti alcuni uomini possa pensare di lottare fino all’ultima giornata per lo scudetto, come d’altronde dice Massimiliano Allegri e tutti i giocatori della Juve.

 

Tra il mercato Invernale e quello estivo la Roma ha cambiato qualche pedina. Quale calciatore ti ha entusiasmato di più?

Bisognerà vedere, perché poi alla fine il fiore all’occhiello della campagna acquisti invernale è stato Doumbia, e non lo abbiamo ancora visto. Se ci riferiamo alla campagna estiva, penso che Seidou Keita sia un giocatore super, un giocatore di cui non si può fare a meno in nessuna squadra. Giocherebbe titolare dappertutto, è un giocatore di livello e di caratura superiore. Un grandissimo acquisto!

 

Quest’anno sembra che le italiane puntino all’Europa League. Secondo te, chi può arrivare in fondo per caratteristiche di rosa e di gioco?

Il Napoli. Ha un giocatore che trasforma in oro tutto il lavoro che fa la squadra, ovviamente mi riferisco a Gonzalo Higuain, credo che sia l’attaccante più forte del nostro campionato insieme a Tevez. Penso che il Napoli possa arrivare in fondo anche perché ha un allenatore abituato a giocare partite importanti in questi tornei.

 

Vogliamo chiederti l’aneddoto che più ti ha colpito durante una radiocronaca?

Me ne sono successe tante di cose. Ricordo che una volta ero convinto di parlare durante una partita di Coppa dei Campioni ma la linea era saltata da una decina di minuti. Praticamente ho fatto una radiocronaca per me stesso. Dopo l’arrabbiatura iniziale, mi ha fatto molto ridere.

 

Ti lasciamo con un’ultimissima domanda: da tifoso, secondo te, qual è il segreto dell’eterna giovinezza di Totti?

Che si allena con grande scrupolo e grande serietà. È una persona seria in campo e fuori dal campo, nei comportamenti e nelle parole.

 

 

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