| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Intervista a Giampietro Piovani

di Mario Bocchetti, 26 Febbraio 2016

Tutti coloro che hanno assaggiato i campi professionistici, che hanno incassato l’amore di un’intera tifoseria prima o poi nella vita scelgono di dedicare tutta la propria passione ad insegnare tutti i dettami che hanno imparato durante i lunghi ritiri e le faticose sessioni di allenamento. Oggi abbiamo il piacere di parlare con un mister che ha scelto la strada più difficile, ha scelto di dedicarsi anima e corpo ad un settore giovanile che negli ultimi anni sta regalando parecchie soddisfazioni alla propria società. Siamo lieti di presentarvi Mr Giampiero Piovani

 

 

Salve Mister, quanto è importante per una squadra avere un grande settore giovanile?

Secondo me è importante lavorare sui giovani anche se ultimamente in Lega Pro questa attenzione sta un po’ scemando. In serie A e in serie B il settore giovanile è ancora abbastanza curato. Io ho la fortuna di lavorare in una squadra come la FeralpiSalò che crede molto nel settore giovanile e sta raccogliendo parecchie soddisfazioni anche se siamo solo da 7-8 anni tra i professionisti. Dobbiamo ancora crescere molto, il fatto che il nostro presidente crede molto nei giovani è sicuramente per noi allenatori un vantaggio importante.

 

 

Nel calcio professionistico il salto tra la prima squadra e la primavera è davvero troppo marcato. Come si potrebbe livellare questa differenza?

Forse alzando il livello dell’età in primavera, anche se non è più come qualche anno fa quando quelli bravi venivano buttati dentro anche a 18 anni. Adesso per essere considerato in prima squadra devi essere davvero tanto bravo, a volte le tue sole qualità non bastano. Sostanzialmente è una questione di fiducia: i tanti ragazzi che fanno bene con la primavera e con la berretti dovrebbero avere più fiducia magari aggregandoli alla prima squadra. La mia berretti ha passato già qualche ragazzo alla prima squadra allenata da Aimo Diana. Penso che in un contesto forte un ragazzo con buone doti caratteriali e tecniche può crescere molto.

 

 

Il grande salto da primavera a prima squadra potrebbe essere livellato con allenatori più preparati nelle giovanili, in fondo a quell’età serve un vero maestro di calcio?

Effettivamente noi allenatori oggi dobbiamo essere prima di tutto psicologi e poi allenatori. In fondo, come dicevo prima, il calcio oggi è cambiato parecchio: prima la parola del mister era insindacabile adesso devi allargare i tuoi orizzonti e capire anche i problemi esterni che ha il ragazzo. Nei master di Coverciano c’è una grande parte dedicata alla psicologia e personalmente tutto quel lavoro mi sta aiutando davvero tanto nel rapporto con i miei ragazzi. I calciatori pensano per loro, l’allenatore deve pensare per tutti.

 

 

Hai giocato con parecchie squadre di alto livello, per citarne alcune: il Brescia, il Parma, il Cagliari, il Piacenza, del quale eri una bandiera. Qual è l’allenatore da cui hai preso di più?

Io ho avuto parecchi grandi allenatori. Il primo che mi ha dato i tempi di gioco è stato sicuramente Sacchi. Nella mia carriera ho avuto la fortuna di allenarmi con Ranieri, Simoni, Cagni, Materazzi, ma forse l’allenatore che mi ha dato di più, forse perché ero verso la fine della mia carriera è stato Osvaldo Jaconi che adesso allena la Fermana in Serie D. A livello di campo noi eravamo una squadra abbastanza esperta, con gente del calibro di Protti e Ruotolo; non ci ha dovuto dare molto in quel senso, ma a livello umano mi ha insegnato davvero tante cose che mi porto con me e cerco di trasmetterle ai miei ragazzi. Fuori dallo spogliatoio è molto bravo a creare gruppo e a darti tanto calore umano, è lui l’allenatore che mi ha dato di più. Ovviamente nella tua vita ti porti dentro tutte le cose positive che ti hanno trasmesso tutti i tuoi allenatori.

In Italia negli ultimi anni abbiamo visto parecchi allenatori venuti dall’estero e molto spesso questi allenatori non abituati al nostro calcio non hanno ottenuto i risultati sperati.

 

 

Ti aspettavi il fallimento di alcuni progetti non tanto in linea con la nostra tradizione?

Tutti gli allenatori che vengono da fuori devono un po’ abituarsi al nostro calcio, in Spagna, Germania, Inghilterra è diverso dal nostro modo di fare. Rispetto gli altri paesi noi badiamo al risultato e difficilmente vediamo bel calcio, spesso gli allenatori che vengono qui per proporre bel calcio sono messi in discussione troppo presto. Io ho visto lavorare Luis Enrique nella “Cantera” del Barcellona e ho avuto un’ottima impressione, l’ho rivisto a Roma quando ho fatto il corso di allenatore e vedevi ritmi molto più bassi rispetto la Spagna. Lui era convinto che anche qui i ritmi fossero alti ma ha poi pagato dazio. Ora è tornato al Barcellona e sta rifacendo grandi cose. Magari anche l’ambiente che in Italia trasmette più pressione potrebbe essere un elemento di disturbo per tanti allenatori non abituati al nostro calcio.

 

 

Ti chiedo una curiosità: Chi hai apprezzato di più fuori dal rettangolo di gioco nella tua vita da calciatore?

Nella mia carriera ho avuto la fortuna di giocare con tanti campioni, ho visto crescere i vari Inzaghi, Gilardino. Da avversario quello che mi ha colpito di più è sicuramente Baggio, che ho avuto come compagno al corso a Coverciano: è il Top non solo come calciatore ma anche come persona e come allenatore, anche se non ha mai avuto la possibilità, e forse la voglia, di intraprendere quella strada, in fondo ha fatto il corso per “Sfizio”. Come si comportava in campo Baggio e per come l’ho conosciuto al Master direi che senza dubbio è lui il migliore.

 

 

L’ultimissima domanda: quali sono i tuoi progetti e il tuo sogno per il futuro?

Nell’immediato il mio obiettivo è quello di far crescere i giovani della FeralpiSalò come stiamo facendo, vista la grande solidità della società e grazie alla passione e alla voglia di emergere del nostro presidente. Per il futuro spero di crescere, ero arrivato su una panchina in Lega Pro al Rodengo Saiano e dopo esserci salvati fallì tutto il progetto. Adesso sono ripartito dai giovani ma non nego che il mio obiettivo è tornare ad allenare una prima squadra anche perché penso che tutti nella propria vita devono essere ambiziosi. Se non dovessi riuscirci continuerò il mio lavoro sui giovani con grandissimo entusiasmo

 

 

Ringraziamo Mister Piovani e gli auguriamo di raggiungere tutti i suoi obiettivi e magari di scoprire il nuovo “Roberto Baggio”

 

 

 

© 2016 Una Questione di Centimetri. Tutti i diritti riservati. Il sito è interamente ideato e realizzato da Ciro Ruotolo e Mario Bocchetti.

L'immagine di testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.