| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Intervista a Gigi Cagni

di Mario Bocchetti, 15 Aprile 2015

 

Un “vecchio” allenatore che ama il calcio, che lo conosce, che non finisce mai di studiarlo, che non smette di innamorarsi della semplicità insita nel gioco, la stessa semplicità che permette all’Allenatore dei miracoli dell’Empoli di fare una lunga e piacevole chiacchierata con noi. il suo curriculum farebbe impallidire molti allenatori giovani o esperti che siano, il calcio fa parte della sua vita e le sue risposte mai banali offrono grandi spunti di riflessione. Dimenticavo di sottolineare la grande cordialità e genuinità del Mister. Cari amici ecco a voi Gigi Cagni!

 

Salve Mister, cosa ne pensa di questa serie A sempre più livellata verso il basso?

Il problema è che il nostro sistema è sbagliato, i giocatori importanti non vengono più in Italia preferendo altri campionati dove ci sono sicurezze maggiori, dove il calcio è migliore. Dove la qualità della vita è migliore. La pressione che c’è in Italia non soltanto in partita ma soprattutto fuori dal campo non c’è in nessun altro paese europeo.

 

Dall’alto della sua esperienza cosa ne pensa dei paradossali campionati di Napoli e Roma?

Una cosa importante che mi sento di dire è che le opportunità che vengono date agli allenatori stranieri non sono concesse agli italiani, e la difficoltà maggiore in Italia non è vincere ma confermarsi. A questo punto un giudizio su un allenatore o su un giocatore dovremmo darlo dopo qualche anno. Sul Napoli dico da anni che se non si insegna a difendere non si riesce a vincere niente. Se non tieni in considerazione allo stesso modo della fase offensiva e quella difensiva puoi far bene ma non vinci. Certo Benitez due trofei li ha portati a casa, se ti accontenti di questo va tutto bene, ma si parlava di scudetto.

Per quanto riguarda la Roma non riesco a capire la situazione. Un minimo di idea me la sono fatta: non so se dipende dai maggiori impegni ma non corre più come l’anno scorso, questo porta ad avere una squadra più stanca e più prevedibile.

 

Può aver influito la brutta sconfitta contro il Bayern?

L’ho detto anche io che sono mazzate da cui è difficile riprendersi, ma ormai sono passati mesi. Appellarsi ancora a questo sarebbe una cosa gravissima, un sintomo di mancanza di personalità, di carattere. La cosa che non mi piace degli allenatori stranieri, e purtroppo iniziano a farlo anche gli Italiani, è che danno sempre la responsabilità ai giocatori.

 

Visto le voci che girano nel mondo rossonero darebbe un'altra occasione ad Inzaghi?

Sono il primo che ad inizio anno diceva: Se prendete Inzaghi non potete pretendere. Bisogna dargli fiducia e difenderlo alla morte, per avere risultati immediati occorreva un altro allenatore

 

Mister forse la favola Guardiola ha portato a promuovere troppi giovani inesperti?

La storia di Guardiola non la raccontano bene, ha fatto la serie B stesso con il Barcellona B. Ha incontrato il presidente e gli ha chiesto la prima squadra. Non dimentichiamoci che comunque parliamo di un fenomeno che ha dimostrato di avere una personalità fuori dal comune. Noi ci innamoriamo della moda del momento, senti presidenti che prendono allenatori per vedere un “CALCIO MODERNO”, quando non dimentichiamoci che abbiamo inventato noi la tattica.

Il problema è che in Italia gli allenatori sono più preoccupati di migliorare la propria immagine rispetto alle proprie qualità. Abbiamo dimenticato cosa è la Meritocrazia.

 

Mister come mai non riusciamo più a lanciare talenti come i vari Buffon, Cannavaro, Totti?

Se non investiamo bene sui nostri settori giovanili e mettiamo il macellaio come allenatore per pagarlo poco dove vogliamo arrivare? L’altro giorno leggevo la storia degli ultimi anni della Germania dopo il fallimento dell’Europeo del 2004, hanno fatto una cosa semplice: la federazione ha preso i migliori professionisti e hanno ricostruito il loro calcio.

 

Negli ultimi mesi ha viaggiato parecchio per conoscere nuove culture calcistiche. Ci racconta questi movimenti che bussano prepotentemente alle nostre porte?

In America hanno capito che il calcio sarà un business e lo stanno costruendo partendo dalle fondamenta: Stadi e strutture adatte per chi ne usufruisce. In questo momento il campionato ha un interesse marginale: i ragazzini iniziano a preferire il calcio ad altri sport, verranno gettate le basi in questi anni per strutturare il campionato più importante al mondo tra quattro-cinque anni.

A Dubai il discorso è diverso, loro il calcio lo guardano solo in Tv, hanno un concetto diverso della vita rispetto al nostro , ma ti rendi subito conto che hanno un ordine e un’organizzazione che non trovi neanche in America. Il calcio Asiatico è in grande ascesa, penso che presto possa esplodere.

 

Le chiedo un’ultima curiosità: come mai la scelta di prendere il brevetto di volo?

È perché sono vecchio (ride ndr). Essendo vecchio coltivo sempre passioni per rimanere giovane. Non ci credeva nessuno quando ho preso il brevetto, neanche il mio istruttore. Questo ti porta ad essere sempre vivo.

 

 

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