Intervista a Stefano Bedeschi!

Intervista a Stefano Bedeschi

di Mario Bocchetti, 09 Dicembre 2015

Il Calcio è di chi lo ama: di chi lo gioca, di chi lo guarda e anche di chi lo racconta. In effetti solo attraverso le parole dei cantori moderni possiamo assaporare il sapore ormai perduto di imprese del passato che altrimenti rischierebbero di sparire. Il nostro amico di oggi, Stefano Bedeschi, è uno dei cantori che attraverso i suoi libri ci permette di conoscere storie, imprese e virtù dei più grandi eroi del Pallone.

 

 

Ciao Stefano sei un profondo conoscitore del mondo del calcio e soprattutto del mondo juventino. Come valuti la stagione bianconera fino a questo momento?

Sicuramente a due facce. Molto positiva, addirittura oltre le previsioni considerata la difficoltà del girone, in Champions League, dove erano tanti anni che la Juve non si qualificava con un turno di anticipo. Negativa in campionato, dove la falsa partenza ha condizionato il cammino fin qui percorso. Ora la squadra bianconera è quasi obbligata a vincere sempre, per non perdere altro terreno dalle capoliste e non potersi agganciare nemmeno al treno della Champions.

 

Da Juventino come spieghi i giudizi a dir poco altalenanti sull’operato di Mr Allegri?

C’è da fare una premessa: quando Allegri arrivò a Torino, ci furono tantissimi mugugni (per usare un eufemismo: famoso lo sfogo di Linus, tanto per fare un esempio) da parte dei tifosi juventini che fecero molta fatica ad accettare di vedere “quello del goal di Muntari” sulla panchina dello Stadium. Poi, come sempre accade, i successi hanno firmato una specie di armistizio, che è durato poco a causa della bruttissima partenza in campionato. Io penso che Allegri sia un tecnico molto intelligente e preparato, un pochino troppo aziendalista e sicuramente molto in gamba quando si tratta di prendere in mano una squadra già formata. Così fece con il Milan e così l’anno scorso con la Juve: seppe motivare al massimo i giocatori bianconeri, inducendoli a dimostrare che le vittorie erano state ottenute per merito loro e non solo di Conte. Però, lo stesso livornese ha dimostrato parecchie difficoltà quando si è trattato di “costruire” una squadra nuova: in pratica, la Juve non ha ancora un gioco degno di tale nome, vive delle prodezze dei singoli (uno su tutti Dybala) e solo da qualche settimana ha adottato un modulo fisso. Prima era un continuo esperimento e un continuo rivoltare la formazione come un calzino. Non voglio nemmeno parlare di Padoin regista e di Coman titolare solo per alzare le quotazioni di mercato! Oltre a questo, a mio parere, non ha capacità di gestire i giovani: lampanti i casi di Marrone l’anno scorso e Rugani quest’anno. Senza contare che Dybala lo ha schierato solamente per la sommossa popolare, altrimenti sarebbe ancora a “marcire” in panchina.

 

Quale campione della Juventus hai maggiormente apprezzato dentro e soprattutto fuori dal campo?

Per quanto riguarda il passato è facilissimo fare i nomi di Boniperti, Scirea e Del Piero. Grandissimi campioni e ancora più grandi uomini fuori dal rettangolo di gioco. Oggi, direi che Marchisio è il degno erede di questi grandi personaggi. Anche se, devo ammettere di non amare molto i giocatori che usano i social a tutto spiano o che hanno costantemente le cuffie nelle orecchie.

 

Dopo averti chiesto del tuo bianconero preferito non possiamo non chiederti quale avversario hai “nel cuore”?

Il mio idolo non juventino è stato Johan Cruijff, al quale ho dedicato anche uno dei tanti libri che ho scritto. Ritengo l’olandese degno di entrare nel top-five dei più grandi di ogni tempo, insieme a Pelé, Maradona, Di Stéfano e Messi. Mi piace anche menzionare Giacomino Bulgarelli che avrei sempre voluto in maglia bianconera. Giacomino è sempre stato sottovalutato, “colpevole” di non aver mai voluto abbandonare la sua Bologna. Ma io ritengo che sia stato un dei più grandi giocatori italiani del dopoguerra.

 

Per quanto riguarda l’attualità, sicuramente Leo Messi, uno dei pochi capace di farmi divertire e di esaltarmi con le sue grandissime giocate.

 

Parliamo di un campione del passato il cui stile lo ha consacrato tra le leggende: Gaetano Scirea. Quanto manca una figura del genere al calcio italiano e secondo il tuo parere chi potrebbe essere il nuovo Scirea?

Un personaggio come Scirea non può non mancare enormemente a questo calcio italiano, fatto di corruzione, di isterismi, di violenza, di mancanza di etica, di regole, di rispetto. Gente che fa a gara a urlare più forte, che parla senza azionare il cervello, che opera solamente per il proprio tornaconto personale. E che, per il “dio denaro” è pronto a calpestare tutto e tutti. Il nostro calcio è moribondo, ma gli addetti ai lavori fanno finta di non accorgersene, per poter raschiare le ultime briciole dal fondo del barile.

Non esiste un altro Scirea e credo che non esisterà mai più. I tempi sono troppo cambiati, oggi comandano i social, i tatuaggi e i Balotelli. Conta stupire e pazienza se lo si fa solo fuori dal campo!

 

La Juventus ha sempre fondato i propri successi su una dirigenza autorevole. Come ha vissuto la separazione con Del Piero? Poteva essere gestita in maniera migliore?

Poteva sicuramente essere gestita in modo migliore, credo che si sarebbe dovuto aspettare almeno la fine della stagione per dare l’annuncio e non nel bel mezzo del campionato che avrebbe potuto destabilizzare l’ambiente e comprometterne il felice esito. Penso che sia stato uno sbaglio, perché un Del Piero utilizzato “alla Altafini” avrebbe fatto comodo, soprattutto in Champions.

 

Come ho vissuto questa separazione? Beh, credo come tutta la stragrande maggioranza dei tifosi juventini: con tantissimo dolore. Anche se, un “vecchio” tifoso come me di queste separazioni ne ha vissute tante. Ma diciassette anni sono tanti e non potrà non mancare sempre Del Piero, per quello che ha rappresentato e per tutte le gioie che ci ha fatto provare.

 

Ti chiediamo un’ultimissima curiosità: riuscirà Conte a ripetere il miracolo Juventus ai prossimi Europei con la Nazionale?

Penso proprio di no, il gap fra la Nazionale di Conte e le altre squadre è troppo ampio per essere colmato. E non parlo solamente della Germania o della Spagna, ma anche delle nuove realtà come il Belgio, la Polonia, l’Austria. D’altronde, se le squadre del nostro campionato continuano a schierare dieci o undici stranieri e non diamo maggior importanza ai vivai, sarà sempre più difficile per la Nazionale riuscire a primeggiare. Conte è “costretto” a chiamare il blocco juventino, oramai abbastanza logoro, e giocatori francamente mediocri. Manca la qualità, il giocatore che potrebbe accendere la luce nei momenti di difficoltà. C’è solo la grinta e la voglia di vincere di Conte, ma non credo che basterà.

 

 

 

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