| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Intervista a Luca Vargiu

di Mario Bocchetti, 19 Maggio 2017

Negli ultimi anni sono diventati troppi i tuttologi del calcio, tutti a parlarne, tutti a dare massime e consigli, tutti a blaterare ma nessuno ha mai davvero provato a cambiare il calcio. Oggi siamo qui con Luca Vargiu, un vero conoscitore del calcio che attraverso i propri libri ha cercato di far recuperare l’antico splendore romantico ad uno sport che troppo spesso si è dimenticato le proprie origini.

 

Ciao Luca, senza tanti giri di parole mi faccio subito portare giù all’inferno: Perché il calcio giovanile in Italia non funziona?

Non funziona come dovrebbe funzionare perché non tutti hanno la giusta attenzione verso i giovani che giocano a pallone. Gli investimenti sono pochi e limitati a un numero ristretto di società, occorrono strutture adeguate e preparatori capaci di insegnare a giocare a calcio e non impegnati (talvolta ossessionati) dal risultato per fare curriculum. Chi lavora sui giovani investendo oltre a un po' di denaro anche del tempo, raccoglie i risultati.

 

Quali sono a tuo avviso le problematiche ambientali e culturali che non rendono possibile un vero sviluppo del nostro movimento calcistico?

Uno dei problemi è che oltre a non crescerli al meglio, vogliamo che i nostri giovani calciatori siano pronti subito. Non diamo loro tempo di prendere le misure, crescere, sbagliare e crescere ancora. Diamo loro poche possibilità per mettersi in mostra e quando ne hanno una devono subito sfruttarla bene fin da subito altrimenti rischiano di bruciarsi. Certo per crescere un giovane dovrebbe confrontarsi con il calcio dei grandi, perché, tolti i casi in cui il talento si manifesta subito ed il giovane è pronto per fare il salto di qualità, molte volte il percorso è un po' più lungo. Nel nostro calcio manca quello spazio intermedio tra il mondo giovanile e quello del calcio degli adulti dove si fa davvero sul serio. Spazio che però non deve essere valutato solo perchè imposto per regolamento o confuso da parte delle società solo come via per mettere in tasca un po' di moneta. Tutto questo, ovviamente al netto dei danni che i tanti furbacchioni che girano intorno al mondo del calcio giovanile creano essendo liberi di operare e muoversi sfruttando l'ingenuità di chi crede che la via del pallone sia semplice e risolutiva e porti sempre al successo.

 

Visto che stiamo all’inferno ti chiedo: Quali sono le potenzialità di questo settore e come si potrebbero sviluppare?

Le potenzialità sono tante, perchè i numeri dei giovani che giocano a calcio sono enormi senza dimenticare che la nostra eredità calcistica ci rende capaci di fare un calcio di qualità, purtroppo la mia sensazione è che non ci sia questa reale voglia di prendersi cura seriamente del futuro delle nuove leve. Alle parole seguono sempre pochi fatti e quasi nessuno dice nulla. Ci si accontenta del poco e poi si dimentica.

 

Ti giuro che è l’ultima domanda su argomenti scomodi. In molti pensano che uno dei mali del calcio sono i procuratori dei giovani calciatori, cosa pensi di questo settore e quali regolamentazioni dovrebbero essere introdotte?

Fa comodo un po' a tutti dire che il male del calcio sono i procuratori ma non la penso così. Mi spiego meglio, credo che all'interno di questa categoria ci sia un buon numero di farabutti, anche ad alti livelli, che di sicuro non aiuta a rendere simpatica questa categoria ma vale anche per presidenti e direttori che spesso fingono di essere vittime quando in realtà sono complici. Per un giovane una figura seria e preparata che aiuta nel percorso di crescità sicuramente può essere utile ma non è facile trovarla in mezzo al plotone di improvvisati che già era numeroso quando esisteva un albo agenti e che, dopo il 2015 con la “deregulation”, è ulteriormente aumentato. Il problema è che manca la preparazione, la competenza e non c'è controllo, non si riescono a bloccare i furbastri che vendono fumo a genitori “leggeri” che sembra aspettino solo di essere fregati.

 

Parliamo di qualcosa di legato al campo. Quanto conta la singola persona nel contesto di una gara?

Conta parecchio perchè nonostante si dica che il calcio sia uno sport di squadra la giocata del singolo può fare la differenza nel bene e nel male. Mi piace molto concentrarmi, guardare, studiare, analizzare il singolo.

 

Rifacendomi al tuo ultimo libro: Che cosa è un contrasto? E soprattutto quanti abili “contrastatori” abbiamo oggi bisogno in Italia?

Il contrasto è un impedimento, qualcosa che interrompe un'azione di gioco. Anche in modo definitivo. Nel libro il contrasto è quel preciso momento in cui il protagonista si trova da solo ad affrontare un momento di tormento della sua vita sportiva e che potrebbe cambiarla in un modo positivo o negativo per sempre. Undici storie di protagonisti più o meno famosi alle prese con un ostacolo da superare che toccano alcuni argomenti tabù per il mondo del calcio come la disabilità e l'omosessualità.

 

I “contrastatori“ nel mondo del calcio mi piacciono. Parlando di parole, sono quelli che lo raccontano analizzando anche gli aspetti più nascosti e scomodi. Non sono in tanti ma sono abili. Poi ci sono anche io che provo nel mio piccolo a raccontare il mio mondo pallonaro.

 

 

A noi non resta che ringraziare Luca per la disponibilità dimostrata e soprattutto invitarvi tutti a leggere ancora l'ultimo libro del nostro ospite che potrete trovare a questo link

 

 

 

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