| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Intervista ad Alfonso De Nicola, responsabile area sanitaria del SSC Napoli

di Mario Bocchetti, 14 Giugno 2016

A margine della conferenza "Il calcio al femminile: realtà in espansione a Napoli e in Campania" organizzata dall’Università di Napoli “Federico II” nell'ambito del progetto Lo Sport in Accademia, tenutosi nella meravigliosa cornice del Real Museo Mineralogico di Napoli, siamo riusciti ad intervistare il responsabile dell’area sanitaria della SSC Napoli, il Dr. Alfonso De Nicola, al quale abbiamo chiesto come si potrebbe migliorare il movimento del calcio femminile in Italia e quali differenze e soprattutto benefici potrebbe portare all’intero universo calcistico Italiano.

 

 

 

 

Salve Dr. De Nicola, le chiediamo subito una curiosità: dal punto di vista medico come sarebbe il lavoro in una società di calcio femminile?

 

Da un punto di vista medico non ci sono grandi differenze. L’unica differenza potrebbe essere che naturalmente avresti bisogno anche di un ginecologo nello staff medico. Noi nel Napoli ci serviamo dell’urologo. Ovviamente in una squadra femminile questa figura sarebbe soppiantata dal ginecologo.

 

Limitandoci ad una mera questione fisica, quanto può crescere il calcio femminile e di conseguenza avvicinarsi a quello maschile?

 

Secondo me c’è molto da fare e soprattutto possono essere utilizzate tutte le esperienze fatte nel calcio maschile, cosa che ovviamente già avviene in parte anche nel settore tecnico. Anche da un punto di vista medico-sanitario sarebbe molto importante. Tutta la fase di presa dati sarebbe di grande interesse: tutto il lavoro che fa il mio staff nel Napoli è soprattutto di tipo statistico. Abbiamo raccolto nel tempo tantissimi dati, per ogni nostro calciatore sappiamo praticamente tutto dai capelli fino alla punta dei piedi. Naturalmente potremmo applicare tutto il metodo anche alle donne senza dover cambiare quasi nulla.

 

Il poter applicare queste metodologie ad un “campione” diverso potrebbe, quindi, aiutare anche il calcio maschile?

 

Certamente. Molte delle nostre idee sono arrivate proprio dai confronti. Ad esempio, abbiamo capito come curare la pubalgia andando a studiare il particolare caso dei ballerini che non presentavano casi di pubalgia, né tra le donne né tra gli uomini. Da questi confronti abbiamo compreso i disordini biomeccanici responsabili di tali lesioni ed abbiamo trovato il giusto modo per intervenire. Sicuramente, più casi hai da studiare più sei avvantaggiato nei percorsi scientifici che intraprendi.

 

Nel corso della sua esperienza al servizio del Calcio Napoli sono stati ottenuti dei risultati importanti dal punto di vista della preparazione fisica dei calciatori. Come si spiega la bassissima incidenza di infortuni registrata negli ultimi anni in casa azzurra?

 

Sarebbe riduttivo cercare in poche parole di spiegare il lavoro di tutto lo staff. Sicuramente il nostro modo di pensare ed organizzare il reparto sanitario della nostra società ci ha portato a questi risultati. Siamo partiti da una semplice analisi di quello che succedeva durante la stagione e abbiamo posto alcuni obiettivi: ad esempio siamo partiti con il 45% di indisponibilità derivanti da problemi muscolari e abbiamo iniziato a lavorare sulle possibili cause. Tieni presente che ogni anno a fine campionato facciamo un’analisi degli infortuni che abbiamo avuto cercando di andare molto nel dettaglio analizzando anche tutti i dati clinici: ad esempio siamo abituati a ripetere tutti gli esami emato-chimici ogni mese e cerchiamo di mettere in correlazione i risultati con periodi di particolare sofferenza dei calciatori. Questo è lo studio vero, che ha portato ai risultati odierni dopo 10 anni di lavoro. Tutto questo è accompagnato a cose di ordine pratico come la formazione dei terapisti e dei medici. Noi non lasciamo nulla d'intentato: persino i rapporti interpersonali sono studiati bene. Abbiniamo alcuni terapisti ad alcuni calciatori, già dal ritiro di Dimaro stabiliamo i gruppi di calciatori che devono essere seguiti da un particolare terapista per creare un migliore rapporto interpersonale. Tutto questo succede anche per i medici.

 

Lei ha parlato delle alchimie particolari che si raggiungono tra le persone e l'importanza che queste possono avere durante la stagione per la tenuta fisica del giocatore. Visto che ha lavorato con diversi staff che si sono susseguiti a Napoli, a seguito dei cambi di panchina, c’è stata una maggiore empatia con gli staff italiani oppure non c'è stata alcuna differenza?

 

Sicuramente sì, c’è stata una maggiore empatia tra gli italiani. L’intelligenza delle persone però si misura con la capacità di adattarsi alle situazioni. Io dico sempre a tutti che siamo noi che dobbiamo adattarci agli altri. In realtà ci siamo trovati bene con tutti gli staff dei vari allenatori.

 

Le chiedo, infine, un’ultimissima curiosità: da un punto di vista fisico chi è stato il miglior calciatore azzurro che lei ha conosciuto?

 

Ti do una risposta secca: Cavani.

 

 

 

 

Ringraziamo il Dottor De Nicola per la disponibilità e per il tempo che ci ha concesso.

 

© 2016 Una Questione di Centimetri. Tutti i diritti riservati. Il sito è interamente ideato e realizzato da Ciro Ruotolo e Mario Bocchetti.

L'immagine di testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.