| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

King George, il campione che rese onore all’Africa

di Roberto Scalas, 11 Settembre 2015

Fece la storia del Pallone d’Oro, non solo per la sua immensa classe, che lo ha reso un immortale del mondo del calcio, ma anche per essere stato il primo calciatore non europeo ad aver vinto il trofeo.

Ecco a voi George Weah.

 

Il talentuoso liberiano unì alla tecnica sopraffina una forza fisica invidiabile, il che lo rese un centravanti unico nel suo genere. Estro, velocità e fisico prestante al servizio della squadra: il precursore dell’attaccante del calcio moderno.

In Liberia lavorò da centralinista mentre cullava il sogno di diventare un giocatore professionista militando in alcune squadre del suo paese fino a ricevere un’offerta dai camerunensi del Tonnerre Yaoundé, il primo trampolino che poté rendere quel sogno realtà.

La chiamata nel calcio che conta non tardò ad arrivare e, dopo un una sola annata in Camerun, il Monaco di Arsène Wenger mise sotto contratto King George.

 

Nel Principato Weah riuscì ad incidere sin da subito ma, nonostante il suo contributo, la squadra non fece il pieno di trofei. Nel 1991 conquistò la Coppa di Francia, il suo primo trofeo in terra francese, e raggiunse il punto più alto con i monegaschi la stagione successiva mettendo a segno 18 reti in campionato e raggiungendo la finale di Coppa delle Coppe poi persa contro il Werder Brema.

Lasciò i biancorossi per approdare al Paris Saint Germain e a Parigi si consacrò come uno dei migliori attaccanti del mondo. Nel 1993/94 vinse uno scudetto da protagonista e l’avventura europea in Coppa delle Coppe si arrestò in semifinale contro l’Arsenal.

Nel 1995 George dimostrò al mondo intero tutto il suo valore. Il PSG fu protagonista di una grande cavalcata in Champions League vincendo a punteggio pieno il suo girone lasciandosi alle spalle il Bayern Monaco e superando nei Quarti di Finale il Barcellona di Romario e Stoichkov. Gettarono la spugna in semifinale contro il Milan, proprio contro quel Diavolo che si innamorò di King George.

Weah fu il capocannoniere di quella edizione di Champions e ciò gli valse la chiamata rossonera e non solo.

France Football variò il regolamento del Ballon d’Or dando ai giocatori di nazionalità extra-europea la possibilità di ambire al trofeo e George si trovò al posto giusto nel momento giusto. La vittoria del Pallone d’Oro del liberiano fu netta, arrivando sopra a gente del calibro di Klinsmann e Litmanen, grande protagonista dell’Ajax campione d’Europa.

 

George sollevò al cielo il Pallone d’Oro in maglia rossonera e, nello stesso anno, fu nominato anche Fifa World Player e calciatore africano dell’anno.

Il ’95 fu nel segno di George Weah.

Diventò il pupillo dei tifosi rossoneri risultando decisivo sin dalla sua prima partita, quando a Padova fece goal e mandò a rete Franco Baresi, che siglò il suo ultimo goal della sua eterna carriera da storico capitano rossonero.

Contribuì alla vittoria di due scudetti regalando tante emozioni, come nell’occasione della fantastica sgroppata che fece l’8 settembre del 1996 quando, contro il Verona, sfruttò un calcio d’angolo a favore degli avversari avventurandosi in un coast to coast memorabile. Nessun giocatore scaligero fu in grado di arrestare la corsa del liberiano: 90 metri di puro atletismo, classe e fantasia.

Con gli occhi di un tredicenne vidi una giocata meravigliosa, una folle corsa verso la porta saltando gli avversari come birilli. Uno spot unico per il calcio, tutto ciò che un bambino può desiderare di vedere durante una partita di calcio.

 

A fine carriera sbarcò in Inghilterra giocando per il Chelsea, con il quale vinse un FA Cup, e il Manchester City. Dopo la parentesi inglese tornò in Francia giocando con la maglia del Marsiglia e dimostrando a tutti che la classe non ha età.

Attirato dai petroldollari, chiude la sua carriera nel 2001/02, negli Emirati Arabi con l’Al-Jazira regalando ai suoi tifosi 13 reti in 8 apparizioni.

 

Grazie al suo talento rese onore a tutto il continente africano.

George è stato un giocatore immenso, e prima ancora di essere il calciatore che tutti abbiamo imparato ad ammirare, è stato ed è un grande uomo.

 

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