| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

L’Unione di Kalmar ai tempi del calcio

di Francesco Cositore, 25 Novembre 2016

Quello scandinavo, si sa, è un piccolo mondo a parte, un po’ distaccato dal resto d’Europa. È come se fosse una specie di “continente nel continente”, tanto che è sconosciuto dalle nostre parti. Sì, perché le terre del Grande Nord non sono solo le madri di vichinghe e vichinghi belli da guardare e da desiderare, e non sono soltanto le sedi di famose aziende internazionali. C’è molto ancora di ignoto in Nord Europa, e anche per il calcio la situazione non cambia. Alzi infatti la mano chi conosce qualcosa in più del solito Rosenborg o chi conosce altri calciatori svedesi contemporanei oltre il solito Zlatan. Se già ora le mani alzate sono sicuramente poche, ancora di meno saranno quelli che avranno sentito parlare di Nordisk Mesterskap, una competizione riservata alle sole nazionali nordeuropee. Per i pochi che la conoscano già, tanto di cappello; per tutti gli altri, è arrivato il momento di porre rimedio.

 

La NM (così la chiameremo per brevità), infatti, ha avuto in passato una grande importanza per il calcio di quei paesi, che spesso la usavano come palestra in vista dei Mondiali e delle Olimpiadi. Era, inoltre, un evento attesissimo dagli stessi tifosi, che la vedevano come un’opportunità di divertimento, ma anche di affermazione calcistica sui paesi vicini, tra i quali comunque c’era (ieri come oggi) una sana rivalità sportiva basata su uno spirito d’amicizia. Insomma, anche se era solo nello sport, in quel momento la Scandinavia era unita in un unico evento, un po’ come una novella Unione di Kalmar, cioè l’unione politica dei paesi scandinavi che nacque e crollò negli ultimi decenni del Medioevo. Sarà pure un caso, ma buona parte delle imprese del calcio scandinavo - come la Svezia e la Danimarca alle finali dei campionati del mondo - sono nate proprio quando esisteva questa manifestazione, alla cui morte invece ha fatto seguito un netto declino del pallone nordico.

 

Ad ogni modo, la competizione nacque per iniziativa della Danimarca per sostituire un accordo, scaduto nel 1919, secondo il quale Norvegia, Svezia e Danimarca stessa dovevano giocare l’una contro l’altra due partite all’anno. L’obiettivo era quello di affrontarsi in partite amichevoli al fine di rafforzarsi reciprocamente, e fin qui l’analogia con i tempi dell’Unione regge, perché questa fu voluta dalla regina danese per creare un unico forte stato scandinavo. L’idea trovò concreta attuazione in occasione del 35° anniversario della DBU, la federazione danese, che nel 1924 organizzò il Jubilæumspokal, letteralmente “Trofeo dell’anniversario”. Questo consisteva in un unico girone con tre nazionali (quella danese, quella svedese e quella norvegese), che si sfidavano tra loro una volta all’anno per quattro anni. Il torneo si concluse infatti nel 1928, ma aveva a modo suo accompagnato un fatto storico: nel ’24 la Norvegia giocò la sua partita casalinga contro la Danimarca (1-3 il risultato) a Kristiania, mentre nel ’25 ospitò la Svezia (3-7 finì la partita) a Oslo. Vale a dire che nel frattempo la capitale norvegese aveva riacquisito il suo antico nome, e questa novità fu ben accolta dai cittadini del paese. I risultati elencati finora però non devono stupire: La Norvegia aveva in quei periodi ben altri problemi a cui badare, tra cui quelli linguistici, in quanto secoli di dominazione prima danese e poi svedese avevano frammentato il paese in una miriade di dialetti diversi l’uno dall’altro. Inoltre, le regioni del nord erano praticamente isolate e mal collegate col resto della nazione, per cui il numero di calciatori a cui attingere era davvero esiguo. La Svezia e la Danimarca, più sviluppate e più aperte anche agli influssi del calcio inglese, ebbero dunque vita facile contro i più inesperti cugini: con 16 punti il trofeo andò nella bacheca dei danesi, seguiti a tre punti di distanza dagli svedesi, mentre i norvegesi chiusero con un misero punticino, strappato nel 1926 a Oslo alla Danimarca. Il capocannoniere del torneo fu un certo Sven Rydell (13 reti), un nome sconosciuto perché non ha mai potuto giocare ai Mondiali o a qualche coppa europea. Tuttavia, egli fosse penalizzato dal fatto che il calcio internazionale fosse ancora agli albori, fino al 4 settembre 2014 è stato detentore di un record: è stato il più grande marcatore di sempre nella storia della nazionale svedese con 49 gol. A superarlo, nemmeno a dirlo, è stato Zlatan Ibrahimović, che quel giorno segnò un gol nel 2-0 all’Estonia in amichevole, arrivando a 50 marcature nella classifica di tutti i tempi (oggi è arrivato a 62, quindi il record è stato abbondantemente superato dopo più di 80 anni).

 

Sulle successive edizioni sarebbe eccessivo dilungarsi, perché se la seconda edizione (1929-32) vide l’ingresso della Finlandia ma la vittoria della Norvegia, le successive nove edizioni videro altrettante vittorie consecutive della Svezia, che in quel periodo raggiungeva ovviamente l’apogeo della sua storia. Ovviamente, di queste la più travagliata fu la quarta edizione: iniziata nel 1937 e organizzata dalla federazione finlandese, durò addirittura per dieci anni e terminò nel 1947. Il motivo è ovvio: lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale impedì di fatto di giocare, e comportò la sospensione di molti campionati europei. Nel 1939, però, a dire il vero si continuò a giocare fino a ottobre, cioè ben dopo l’invasione della Polonia da parte delle truppe di Hitler che diede il via al conflitto. La decisione fu sofferta, ma alla fine si decise di concludere l’edizione nonostante la guerra. Lo stop, dunque, fu imposto dalla situazione politica: il 30 novembre l’URSS attaccò la Finlandia che aveva rifiutato alcune rettifiche di confine, scatenando la famosissima Guerra d’Inverno che terminò nel marzo del 1940 con un trattato di pace. Venuto meno il paese organizzatore, continuare il torneo sarebbe stato difficile non solo per motivi pratici, ma anche perché nessuno se la sentiva di giocare in una situazione simile. Il torneo fu definitivamente sospeso, comunque, quando appena un mese dopo la pace tra sovietici e finlandesi la Germania attaccò Danimarca e Norvegia, conquistandole. Al termine del conflitto mondiale, si riprese a giocare, e la Svezia nel frattempo impose la propria forza sulle vicine, favorita anche dal fatto di essere stata risparmiata dall’invasione tedesca in virtù della sua neutralità. Sono gli stessi in cui gli svedesi ospitano un mondiale e lo perdono in finale contro il Brasile per 5-2, gli anni d’oro del calcio svedese.

 

Verso gli anni ’70, però, l’interesse verso la competizione inizia a scemare, anche a causa dell’aumento del numero di incontri internazionali tra coppe europee, amichevoli, Europei e Mondiali. Inizia a venire meno anche lo spirito iniziale che aveva fatto nascere la competizione, e ogni nazione inizia a cercare di fare i propri interessi. L’unica che cerca ancora di tenere in piedi l’NM è la Danimarca, proprio come accadeva ai tempi dell’Unione. Motivo? Verso la fine del decennio i danesi iniziano ad affermarsi come potenza calcistica mondiale, e nelle edizioni 1978-1980 e 1981-1985 rubano il trono alla Svezia. L’affermazione della Danimarca, la terza nella storia del torneo, è il canto del cigno: l’unione si sfalda nel momento di maggior potere da parte di Copenaghen, ma ormai il calcio danese è talmente maturo da riuscire a conquistare gli Europei nel 1992 (prima e finora unica Nazionale scandinava a riuscire nell’impresa di vincere un titolo).

 

Per la NM, però, non è ancora detta l’ultima. La Danimarca, eliminata ai quarti dei Mondiali di Francia 1998, nel nuovo millennio prova ancora una volta a riesumare la competizione, e addirittura stavolta vengono invitate le nazionali dell’Islanda e delle Far Oer, in modo che tutto il Nord Europa sia finalmente riunito. Nessun paese organizzatore stavolta, ma amichevoli in libertà. La prima parte del torneo si svolge a La Manga, in Spagna, dove molti club scandinavi svolgono la preparazione nei mesi invernali; la seconda parte, invece, si gioca nelle varie città dei paesi partecipanti. Tuttavia, il tentativo di riesumare la NM si rivela un flop nonostante l’ingresso di islandesi e faroesi: il pubblico accoglie freddamente l’iniziativa, ignorata anche da molti giornali scandinavi, per cui la fine del torneo è ingloriosa. L’ultima partita, a Oslo tra Norvegia e Far Oer, viene addirittura cancellata: la Finlandia ottiene matematicamente la vittoria, così come l’Islanda agguanta il secondo posto. Un abbandono, quello di norvegesi e faroesi, più che simbolico: la Finlandia è sola a festeggiare la vittoria mentre le altre nazionali scappano. Anche la Danimarca rimase sola nell’Unione dalla quale tutti scappavano perché nessuno aveva più interesse a starci.

 

 

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