| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

L'ultima Bandiera

di Mario Bocchetti, 08 Febbraio 2018

L’ultima Bandiera si è ammainata sul golfo. Napoli, da sempre, è una città nostalgica, una città pervasa da antichissimi valori che ti legano in maniera indissolubile alla terra che, baciata dal sole, sembra azzurra. I detrattori continueranno la cantilena sprezzante di disprezzo del “Pizza, Sole e Mandolino…”, continueranno ad accusare il popolo dell’Amore di esser innamorato di una cartolina che nasconde problemi insormontabili. In questo clima, di invidia, attaccano l’ultimo vero rappresentante di un calcio che ormai non c’è più. La data di questo triste trasferimento sarà la data simbolica della fine del calcio romantico per l’arrivo di questo calcio moderno fatto di spettacolo e tanti soldi.

 

Abbiamo toccato il tema dei soldi, il tema dei suoi accusatori. Hamsik va in Cina per i soldi? Vero. Lo fa a fine carriera, lo fa quando il Napoli ha dimostrato di essere all’inizio di un nuovo ciclo, lo fa quando ormai la sua fase calante è chiara, lo fa dopo dodici anni in cui nessuno ha sentito una sola parola fuori posto, lo fa con sei mesi di ritardo e qualche milione perso per permettere ad Ancelotti di rimodellare il Napoli di Sarri. Non ha abbandonato la Nave, come accusa chi ogni sei mesi chiede un aumento, l’ha lasciata in buone mani, l’ha lasciata quando il Napoli ha scoperto due nuovi “Hamsik”, due calciatori che farebbero la fortuna di qualsiasi grande squadra.

 

Questa scelta non è stata semplice, da un lato tanti, ma tanti soldi, dall’altro il dover cambiare radicalmente la propria vita. Il doversi adattare ad una cultura completamente diversa e lontana dall’Europa che da sempre lo ha cullato.

 

Il capitano lascia uno spogliatoio che ora ha bisogno di nuovi leader: il nuovo capitano è stato svezzato ed è pronto a trascinare i suoi, Ancelotti sarà la garanzia per il prossimo ciclo e soprattutto cercherà di regalare l’ultimo trofeo a questo gruppo che ha strabiliato e ha reso di nuovo il Napoli un principe del campionato che tutti gli anni lotta contro la regina degli ultimi anni. Gli addii sono sempre struggenti, e noi non vogliamo cadere in questo tranello. La maglia numero 17 non deve essere ritirata, ma non deve essere assegnata a cuor leggero. Personalmente vorrei che ad indossarla sia un giovane scugnizzo della primavera, che potrà nei prossimi anni portare in alto lo stendardo Azzurro, come negli ultimi 12 anni ci ha pensato questo napoletano-slovacco. Capace di rendere migliore anche il piccolo paese che ha scelto come dimora.

 

Il legame con la nostra terra è però imperituro. Esiste un “entanglement azzurro”, che come quello quantistico che non ha un corrispettivo classico, non ha un analogo per tutte le altre squadre nel mondo. Chi ha lasciato il suo cuore qui, non potrà mai più andare lontano. Il ritmo cardiaco inizia a battere all’unisono con il Vesuvio, e prima o poi dovrà tornare all’ombra del Vesuvio per placare la sete di Napoletanità.

Forzatamente bigamo (ma non lo dite in giro!). Divido il mio cuore tra la passione per la Napoletanità e il calcio. In molti mi definiscono un sognatore dalla maglia azzurra, ma allo stesso tempo sono convinto che Maradona non può fare i miracoli. Il mio amore incondizionato per la cultura che mi avvolge mi ha regalato una seconda Mamma, la mia città che mi accompagna e mi incoraggia in ogni mio scritto. In fondo anche Troisi disse: Chi ha detto che non è serio amare due donne nello stesso momento, o perder tempo per fare la formazione della propria squadra?

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