| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

L’importanza di chiamarsi Johannesen: storia di due faroesi omonimi diventati Primo Ministro!

di Francesco Cositore, 03 Gennaio 2017

Quante volte avete sentito dire slogan come “il potere ai cittadini” o cose del genere? Tante, forse troppe in un’epoca come la nostra che abbonda di facili e ingannevoli populismi. Alle Fær Øer una frase del genere non solo verrebbe ritenuta insensata, ma sarebbe immediatamente tacciata di essere – appunto – uno slogan insignificante, perché da quelle parti davvero chiunque può “andare al potere”. La prova è data dal fatto che sono diversi i calciatori che, appese le scarpette al chiodo, hanno intrapreso la carriera politica, arrivando fino ai suoi vertici. Questa cosa è possibile soltanto in paesi con un campionato non professionistico come appunto le Fær Øer: in tutti gli altri paesi nordici, e nelle stragrande maggioranza dei paesi del mondo, questo salto sarebbe semplicemente impensabile. Pensiamo all’Italia, dove sicuramente si scatenerebbero polemiche infinite se si verificasse qualcosa di simile. D’altro canto, però, bisogna riconoscere che questa cosa così apparentemente assurda è forse possibile soltanto in comunità molto piccole come quella faroese.

 

Comunque, andando oltre queste considerazioni, prima di scoprire questo aspetto poco conosciuto delle Fær Øer, è necessario dare qualche informazione preliminare per evitare di creare confusione. Per chi non lo sapesse, queste isole dal nome inconfondibilmente nordico si trovano esattamente al centro di un triangolo composto da Scozia, Islanda e Norvegia. Vista la loro posizione geografica, si potrebbe pensare che sono indipendenti, ma non è così. Infatti, appartengono al Regno di Danimarca insieme alla Groenlandia e alla Danimarca stessa. Tuttavia, dal 1948 godono di un’ampia autonomia alla pari dei groenlandesi, ma a differenza di questi ultimi i faroesi in passato hanno spinto per una totale indipendenza, mentre oggi questa spinta si è leggermente affievolita. Non a caso, sono quasi dieci anni che le isole non hanno un primo ministro indipendentista. Ed è proprio dagli ultimi due premier che vogliamo partire per il nostro racconto di oggi.

 

Nominato il 15 settembre 2015, Aksel Vilhelmsson Johannesen è il capo del governo in carica. La sua carriera però parte da molto lontano, nel 1989, quando gioca già diciassettenne come attaccante nella squadra della sua città natale, il KÍ Klaksvík. Non sempre schierato titolare, risultò però decisivo nella conquista di due titoli: il campionato del 1991 (vinto grazie alla miglior differenza reti rispetto al B36 Tórshavn) e la coppa del 1994, strappata al B71 Sandoy in una più che emozionante finale terminata 2-1. Con la maglia azzurra in quegli anni gioca anche due partite nelle coppe europee: Champions League 1992-1993, primo turno preliminare. I faroesi sfidano i lettoni dello Skonto, ma perdono sia in casa (1-3) che in trasferta (0-3) e vengono eliminati. Johannesen è autore di due prove scialbe, ma nel frattempo già medita l‘addio al calcio. Nel frattempo si diletta anche in altri sport: sempre nel ’94 si laurea campione nazionale nei 100 metri, e negli anni successivi lascia il calcio per la pallavolo. Dopo una breve esperienza con il Mjølnir, la squadra della sua città, abbandona il mondo dello sport e si laurea in giurisprudenza a Copenaghen, per poi tornare in patria e diventare prima avvocato e poi politico. Siamo nel 2007, e da lì inizia la rapida scalata. Per un breve periodo è presidente del KÍ in quelli che forse sono gli anni più bui della storia del club, ma nel 2009 lascia l’incarico perché viene nominato Ministro della Salute, incarico che a sua volta lascerà il 21 febbraio 2011 per assumere nello stesso giorno quello di Ministro delle Finanze. Poco dopo viene eletto presidente del Partito Socialdemocratico (Javnaðarflokkurin) e quindi vice primo ministro, ma viene sconfitto alle urne in quello stesso anno. Arriviamo così al 2015, quando il suo partito raccoglie oltre il 25% dei consensi e sale al governo. I voti raccolti dallo stesso Johannesen – alle Fær Øer si votano i singoli rappresentanti – sono ben 2405, un record storico per il paese, considerando che la popolazione totale dell’arcipelago non arriva a 50.000 unità. Trattandosi di un paese con elevata stabilità politica, il suo governo non dovrebbe avere difficoltà ad arrivare alla fine naturale della legislatura, prevista per il 2019.

 

Una carriera ancora più brillante è stata quella del suo predecessore al governo, anche lui di cognome Johannesen! Ma se Aksel si è dato a vari sport ma nel calcio non ha mai raggiunto livelli eccelsi, Kaj Leo ha giocato anche in nazionale. Esordisce ventenne come portiere nell’HB Tórshavn, la squadra più vincente dell’arcipelago, con la quale gioca a periodi alterni per ben vent’anni dal 1984 al 2004. Nel giro di un ventennio conquista tre campionati e otto coppe nazionali, raccogliendo 299 presenze soltanto in campionato. I periodi in cui non gioca a calcio corrispondono a quelli in cui gioca per il Kyndil, la squadra di pallamano della capitale faroese, con la quale realizza 625 gol in 163 partite. Come portiere di calcio, però, si toglie più soddisfazioni, ottenendo anche diverse convocazioni in nazionale. Il suo esordio internazionale avviene da sostituto il 25 settembre 1991 a Landskrona, in Svezia, in una partita di qualificazione a Euro 1992. Di fronte c’è la Danimarca, che vincerà 3-0 e che l’anno dopo diventerà a sorpresa campione d’Europa. L’anno successivo gioca addirittura tre partite: un’amichevole a Oslo con la Norvegia (persa 2-0) e due gare di qualificazione ai Mondiali del 1994, entrambe in casa. La prima di queste, giocata contro il Belgio il 3 giugno e terminata 3-0, è anche l’unica che vede titolare Kaj Leo; l’altra, persa 2-0 con Cipro, lo vede partire dalla panchina. La sua ultima convocazione in nazionale risale al 1995, e due anni dopo viene eletto consigliere municipale di Tórshavn tra le fila del Partito dell’Unione (Sambandsflokkurin), di centro-destra ma favorevole all’unione con la Danimarca così come i socialdemocratici. Nel 2004 lascia definitivamente il calcio e viene nominato segretario del partito, e alle elezioni per il parlamento danese (cui partecipano anche faroesi e groenlandesi) raccoglie oltre il 23% dei voti, conquistando uno dei due posti riservati alle Fær Øer. Alle elezioni faroesi del 2008 raccoglie invece il 21% e forma un governo di coalizione con il Partito Popolare (Hin føroyski fólkaflokkurin, indipendentista di centro-destra) e quello Socialdemocratico (unionista di centro-sinistra). Nonostante le inevitabili tensioni interne, il governo resiste per tutta la durata della legislatura, ma qualsiasi tentativo di riforma viene bloccato. Nel 2011 vince le elezioni col 24,7% dei voti e può formare un governo da solo che regge fino al 2015.

 

Le storie dei due Johannesen sono simili, e risaltano ancora di più se si pensa che entrambi erano prima calciatori e poi sono diventati primi ministri, tra l’altro uno dopo l’altro. Si tratta di due casi particolari, ma questo fa capire anche quanto il calcio faroese sia diverso da come lo intendiamo noi ma anche dal resto del Nord Europa: qui il calcio ha mantenuto intatte le due radici, è ancora un passatempo per lavoratori, non una professione. E questo permette che ci siano storie che altrove sarebbero sicuramente ritenute miracolose. Ecco, quello che altrove è un miracolo o un’utopia, a queste latitudini è meravigliosamente realtà. Quando mancano ancora due appuntamenti alla fine della nostra rubrica, forse iniziate a capire perché abbiamo scelto di partire alla scoperta di questo mondo.

 

 

 

 

 

 

© 2016 Una Questione di Centimetri. Tutti i diritti riservati. Il sito è interamente ideato e realizzato da Ciro Ruotolo e Mario Bocchetti.

L'immagine di testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.